
Fiorentina-Parma 0-0, Considerazioni Sparse
Anche la Viola si arena contro Chivu: 5° pari consecutivo per il Parma, Fiorentina manca l'aggancio alla zona Europa.
Se il Parma di Chivu non vince (l'unica vittoria del tecnico rumeno è quella dell'esordio contro il Bologna), quantomeno non perde più. Sotto la pioggia del Franchi gli emiliani trovano il quinto pari consecutivo, costringendo la Fiorentina a cogliere l'ennesimo inciampo nei bassifondi del campionato. Un piccolo, piccolissimo tassello per i primi in ottica salvezza; una partita che sa di occasione sciupata per i toscani, ancora ottavi nonostante tanti risultati importanti e non in grado di approfittare del derby capitolino, ghiotta occasione per recuperare punti su Roma e Lazio.
Il doppio centravanti scelto da Chivu con Bonny-Pellegrino, che schiera persino capitan Delprato come quinto di centrocampo al posto di Almqvist, lascia intuire quale sarà il piano gara degli emiliani, così tanto efficace in quel secondo tempo contro l'Inter. Starebbe alla Fiorentina l'onere e l'onore di assumersi l'iniziativa del gioco, anche solo per scrollarsi di dosso quell'etichetta di squadra da ripartenze e spazi, così tanto in grado di mettere alle corde le big del campionato quanto poi in imbarazzo contro le "piccole": non è andata esattamente così. I viola, forse spaventati dal blitz iniziale di Bernabé (miracoloso De Gea), passano gran parte della loro gara ancorati sulle proprie zone di competenza, minimizzando i rischi da correre ma senza quasi mai avere spunti davvero buoni in avanti, e affidandosi quasi solo alle sfrontate scorribande di Dodô, qui in vena di tunnel e rulete.
Per quanto le scorie di Conference (i viola sono reduci dalla vittoria di misura in Slovenia contro il Celje, per l'andata dei quarti di finale) potevano dirsi ridotte al minimo grazie al turnover pesante di giovedì, la Fiorentina è parsa da subito mancare di brillantezza proprio come nell'ultima sfida europea. La fatica che fa la squadra di Palladino nel proporre gioco in determinate situazioni sembra andar oltre l'aspetto tattico: se è indubbia la maggior difficoltà di scardinamento che comportano i blocchi bassi come quello proposto dai parmensi, l'eccessiva prudenza (talvolta accompagnata da una certa superficialità) che la Fiorentina mostra in date gare sembra - anche - di natura psicologica. L'ansia nel lasciare scoperte le posizioni, di perdere un duello per subire una palla sopra, racconta di una Fiorentina capace di esaltarsi sul piano motivazionale in sfida all'apparenza disperate, ma anche di una squadra ancora, e nonostante tutto, non pienamente consapevole dei propri mezzi e con una certa tendenza ad approcci più o meno compassati a seconda dell'avversario di turno. Con 19 punti in 12 gare contro le attuali prime sette della classifica, ma solo 17 punti in 11 gare contro le attuali ultime sette, il processo di maturazione dei gigliati è ancora tutto da definire, a così poche giornate dal termine.
Il Parma fa una partita "ordinatamente distruttiva", come solo chi si deve aggrappare a ogni punto per la salvezza sa e può fare: linee strette, saturazione degli spazi, duelli bruschi e qualche fiammata in verticale, appoggiandosi sulle proprie boe e sfogando soprattutto sulla corsia sinistra con Valeri, proprio là dove l'esuberanza in avanti di Dodô può far trovare spazi da attaccare. La poca fluidità della Fiorentina poi gli viene in soccorso quando, specie nella ripresa, c'è soprattutto da difendersi; e in effetti gli emiliani concedono pochissimo nonostante lo sforzo quantitativo dei gigliati. Suzuki, rimasto inoperoso nella prima metà di gara, fa il primo intervento al 57' su una punizione nei pressi della bandierina calciata direttamente in porta da Fagioli, mentre la prima parata vera la fa sul solito Dodô al 70', nell'ennesimo sfondamento palla al piede sul quale il brasiliano punta la porta. Alla fine, la sensazione è che sia stato De Gea quello tra i portieri che ha corso più rischi: 0.8 xG per la Fiorentina contro gli 0.6 del Parma, ma i valori si impennano per gli emiliani sul grado di pericolosità dei tiri nello specchio (la miglior occasione dei viola, sui piedi di Kean, si è spenta a lato).
Il giocatore viola che più sembra soffrire di questa sterilità posizionale dei compagni è Albert Gudmundsson, oggi visto e rivisto andarsi cercare il pallone fin sotto i quaranta metri anche solo per scaricarlo indietro ai difensori. Il modo in cui il Parma ha congestionato quegli spazi tra le proprie linee ha spinto l'islandese ad abbassare sempre più il proprio raggio di azione, secondo un copione già visto e rivisto ma alla fine sempre alquanto estraneo all'ingranaggio viola. Per quanto Kean resti giocatore in grado di esaltarsi anche nella gabbia composta da Vogliacco, Valente e dal giovanissimo Leoni, in quelle poche situazioni dove la Fiorentina è riuscita a sfogare le proprie ambizioni verticali hanno visto il centravanti della Nazionale completamente privo di supporto. Eppure, quella possibilità di ricevere già girato verso la porta per puntare direttamente l'avversario dovrebbe essere una situazione gradita ad Albert. Anche qui, sembra continuare a mancare una soluzione consolidata ai viola, sul quale il Parma ha saputo far leva con abilità.
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