
God Save The Premier #20 - Patto di non belligeranza (e ode a De Bruyne)
Lo sciatto derby di Manchester, la sconfitta del Liverpool, la legacy di KDB e altro dalla settimana di Premier.
Buongiorno appassionati di calcio inglese (e non),
sono Paolo Bellini e questa è God Save the Premier, una rubrica che vi terrà compagnia fino a fine stagione per raccontarvi con cadenza settimanale tutto quello che succede nel massimo campionato inglese di calcio. Uscirà ogni martedì, per darvi il tempo di recuperare dal solito weekend impegnativo a base di Premier e divano.
La rubrica sarà strutturata in questo modo: un tema centrale (nell'uscita di oggi: Lo sciatto derby di Manchester, due o tre avvenimenti che hanno attirato l'attenzione, spesso situazioni di partite, descritte in poche righe ma nella maniera più esaustiva possibile (oggi: La sconfitta del Liverpool e La legacy di Kevin De Bruyne)
Spiegazione terminata, cominciamo!
Lo sciatto derby di Manchester
Nonostante avesse dovuto essere la partita più sentita per la città, il 196° derby disputato domenica tra Manchester United e Manchester City era stato presentato come una delle partite più insignificanti della storia tra queste due squadre, con poco spettacolo e aspettative ridotte al lumicino. Così è stato, e questa non è una cosa positiva.
"Questo è un derby che sembra un amichevole" ha detto Roy Keane a fine primo tempo. "Andranno a cena insieme stasera" ha aggiunto Gary Neville al termine della partita, a sottolineare la mancanza di ferocia agonistica che solitamente contraddistingue questo tipo di partite.
Due stagioni definite "miserabili" sia per una che per l'altra squadra, messe in mostra domenica ad Old Trafford, o meglio messe in scena, perché da mostrare in vanto c'era poco o nulla, compreso lo 0-0 che ha concluso il match. Le due maggiori occasioni sono arrivate dallo United, con una situazione creata da Garnacho nel primo tempo e una conclusione di Zirkzee nel secondo, ma decisamente troppo poco per una gara di così alto spessore: nel primo tempo, addirittura, il combinato dei tiri tra le due squadre è stato di 8, il terzo dato peggiore dalla stagione 2003-2004.
I problemi dei Red Devils sono evidenti da inizio stagione, prima sotto la gestione Ten Hag e poi sotto quella Amorim. In 11 delle 31 partite di Premier League in questa stagione lo United non ha messo a referto nemmeno un gol e, a parte le partite contro le tre squadre destinate alla retrocessione (Ipswich Town, Leicester e Southampton), ha segnato due o più gol in sei occasioni, compresa la sconfitta casalinga contro il Nottingham Forest il 7 dicembre, tanto che l'allenatore portoghese ha sottolineato nel post partita la mancanza di pericolosità della sua squadra, la stessa che si è vista nella partita infrasettimanale di martedì al City Ground contro il Nottingham Forest.
Molti giocatori sono, ovviamente, rimasti dalla gestione Ten Hag, personale non adatto al modo di giocare di Amorim e (forse) al livello a cui il Manchester United vuole aspirare nei prossimi anni.
"Voglio concentrarmi sui nostri punti di forza e cercare di usare il nostro club per portare uno o due giocatori, grandi giocatori", ha detto. "Quando dico grandi giocatori, non sono giocatori del Real Madrid, sono grandi giocatori nel modo in cui vedo il gioco". Questa è di per sé un'ammissione di debolezza, un po' più facile da fare se sei un allenatore subentrato senza responsabilità a riguardo, ma è anche un ridimensionamento espresso a tutte le parti interessate della squadra, un leit motiv portato avanti dall'ex tecnico dello Sporting Lisbona da quando è arrivato ad Old Trafford.
La protesta che va avanti da settimane, e che si è ripetuta al termine del match di domenica, da parte di "The 1958 Group" sulla gestione dei Glazer è figlia dei risultati inaccettabili per un club di questo calibro, sia a livello sportivo che economico, con scelte difficilmente comprensibili che hanno portato lo United al tredicesimo posto in campionato che ricopre ora.
Il Manchester City è nel bel mezzo di un rebuilding, una rifondazione che si è resa necessaria e evidente fin dall'inizio della stagione, passando prima dall'eccessiva dipendenza da Haaland, dovuta ad una scarsa pericolosità sotto porta di tutti gli altri che non fossero il norvegese, e poi dall'infortunio di Rodri, fino ad arrivare a quanto abbiamo visto negli ultimi mesi.
Per sua stessa ammissione, Guardiola ha scelto la scorsa estate di mantenere la fiducia nel gruppo storico che così bene aveva fatto negli ultimi anni, i vari De Bruyne, Bernardo Silva, Ederson e via dicendo.
A gennaio sono arrivati giocatori che, nell'idea del tecnico catalano, saranno le basi per iniziare un nuovo ciclo: i vari Marmoush, Khusanov, Vitor Reis e Nico Gonzalez sono stati portati a Manchester con l'obiettivo di iniziare ad instaurare un nuovo nucleo giovane da cui ripartire per gli anni a venire, considerando ancora il giudizio sospeso per le 115 accuse relative al PSR che pendono sulla testa del City Football Group.
Il City si trova attualmente quinto, a un punto di ritardo dal Chelsea, uno davanti all'Aston Villa e due sul Newcastle (che ha due partite in mano).
Non me ne vogliano le due squadre, tuttavia quanto andato in scena domenica ad Old Trafford, considerando la grandezza della partita, è stata un'ora e mezza di niente.
La sconfitta del Liverpool
Il pareggio "in maschera" dell'Arsenal a Goodison Park, con Arteta che ha fatto partire dalla panchina Odegaard, Saka e Martinelli in vista dell'andata dei quarti di finale di Champions League contro il Real Madrid, ha probabilmente abbassato la soglia di attenzione del Liverpool per il suo match a Craven Cottage sul campo del Fulham, dove la squadra di casa non vinceva contro i Reds dal 2011.
Il Fulham, tra l'altro, era reduce dalla partita di mercoledì proprio contro l'Arsenal nel turno infrasettimanale, dove aveva fornito una prestazione remissiva con pochi lampi di intensità.
Nel primo tempo di domenica, invece, la pressione sulla trequarti offensiva dei padroni di casa e la mancanza di concentrazione degli ospiti, hanno portato alle reti di Sessegnon, Iwobi e Muniz che hanno ribaltato il vantaggio iniziale di MacAllister.
Il gol di Diaz nel secondo tempo e il tentativo della squadra nel finale di arrivare al pareggio non sono serviti al Liverpool, che è tornata da Londra come ci era arrivata, a 11 punti di vantaggio sull'Arsenal.
Al termine dell'incontro sono state mosse delle critiche nei confronti di Slot e sulla mancanza di rotazione dei giocatori tra le varie partite e competizioni, a cui il tecnico olandese ha risposto: "Ci sono stati quattro giorni in mezzo [tra il match disputato contro l'Everton e quello di domenica] e abbiamo dimostrato molte volte in questa stagione che non è un problema per noi [giocare sempre con gli stessi uomini]". Non credo che gli errori che abbiamo commesso abbiano avuto a che fare con la stanchezza dei giocatori."
Mi sento di dare ragione a Slot su questo punto: le sbavature difensive di Van Djik e Robertson, in particolare, non credo siano dovute ad un largo impiego dei due in questa stagione e alla mancanza di turnover in generale, quanto piuttosto ad una giornata storta di tutta la squadra, che ha pagato i passaggi a vuoto che ha avuto durante la gara; è indubbio, inoltre, che il pareggio dell'Arsenal del giorno prima possa aver sollevato in parte i giocatori della necessità di essere focalizzati al 110% sul match di domenica, visto il grande gap in classifica e le sole sette giornate rimaste ancora da giocare.
Nessun allarmismo, il Liverpool vincerà comunque la Premier League.
La legacy di Kevin De Bruyne
Neanche il tempo di annunciare che Kevin De Bruyne avrebbe lasciato il Manchester City a fine stagione che Guardiola aveva già richiesto una statua in suo onore fuori dall'Etihad.
Il belga è a mani basse uno dei migliori giocatori della storia del City e della Premier League, secondo Roy Keane il miglior straniero (non inglese) dopo Thierry Henry: un'affermazione forte, opinabile, considerando che in Inghilterra sono passati anche giocatori del calibro di Drogba, Aguero, Fernando Torres, Suarez e via dicendo.
Dopo essere stato scartato da Mourinho al Chelsea e aver mostrato una parte del suo potenziale al Wolfsburg, il City ha sborsato nel 2015 €64 milioni, una cifra enorme dieci anni fa, per riportarlo in Inghilterra, facendolo una delle colonne portanti del ciclo vincente di Guardiola.
Con i suoi 19 trofei vinti, se ne va anche l'ultimo giocatore presente nel club prima dell'arrivo del tecnico catalano, sempre per quel discorso del rebuilding di cui parlavamo nel primo blocco.
Kevin De Bruyne with his first Champions League trophy. pic.twitter.com/zbac89ewbs
— City Report (@cityreport_) June 10, 2023
"Tutti possono fare un'azione, due azioni, assist, ma durante quanti anni e quante partite?", ha chiesto retoricamente Guardiola venerdì. "Questo lo rende unico".
Da quando è arrivato sulla sponda blu di Manchester, il belga ha segnato 159 gol e fornito 176 assist tra tutte le competizioni; in Premier, in questo lasso di tempo, è primo per occasioni create (827), big chances create (193) e assist (117).
Sempre in terra inglese, De Bruyne è secondo dietro solo a Ryan Giggs (162) nella classifica degli assist di tutti i tempi della Premier League (118), di cui 117 per il City (uno per il Chelsea) e nonostante il distacco da Giggs, ha il miglior rapporto minuti per assist nella storia della competizione di giocatori con 50+ presenze, comodamente davanti a Dennis Bergkamp.
Tutti questi numeri sono l'espressione statistica di un giocatore sublime, meraviglioso da vedere; come scrive Jonathan Liew sul Guardian "Perché al di là della sua tecnica squisita, ciò che definisce De Bruyne è quell'intensità strozzante, non solo il passaggio killer ma il passaggio killer alla fine di uno sprint che spacca i polmoni, non solo il cross millimetrico ma i sei passaggi e corse precisi che lo impostano".
Un giocatore talmente forte che io in primis ho dato per scontato, che non ha mai ricevuto il giusto (gigantesco) credito, forse per il fatto di non essere un "personaggio" come altri, e che ci mancherà non poterlo più adorare, venerare, e, quando guarderemo le partite della prossima stagione del City di Guardiola e vedremo un passaggio filtrante sbagliato sulla trequarti, penseremo "ah, ci fosse stato De Bruyne...".
Ci salirà quella nostalgia, giustificata, di un giocatore che passa una volta ogni tanto, che spariglia le carte di un qualsiasi piano di gioco avversario, perché la classe non puoi allenarla, la metti solo a disposizione di chi ti sta ammirando.
Ne parlo già al passato perché il vero De Bruyne non è quello visto domenica nel derby e più in generale in questa stagione, i troppi infortuni ne hanno ovviamente condizionato gli ultimi anni.
E anche per questo fatico a pensare ad un suo futuro in Europa, ad alto livello, e il mio cervello rifiuta di considerare la possibilità che possa finire in una squadra mediocre.
Più probabile che si accasi nella Saudi Pro League, dove squadre Ultimate Team di Fifa composte da giocatori reali si danno battaglia a suon di figurine "quasi-vecchie glorie".
Ci metteremo un po' a metabolizzare un futuro senza De Bruyne: guarderemo i suoi highlights su Youtube, mentre facciamo colazione in una calda giornata estiva, o nei cinque minuti liberi tra una cosa e l'altra, ritornando con la mente a quelle giocate, ma non potremo più aggiornare l'album dei ricordi, e questo farà male.
Long Story Short
- Il post con cui Kevin De Bruyne ha comunicato che lascerà il Manchester City a fine stagione
- Il Southampton è matematicamente retrocesso
- L'Under 18 del Manchester United ha vinto 13-1 contro il Leeds
- La continua battaglia di Postecoglu contro il VAR
- Il processo contro Lucas Paquetá per calcioscommesse è slittato a giugno
- Il Southampton ha licenziato Juric dopo la matematica retrocessione
Going Deep
- Continuano le proteste dei tifosi del Tottenham contro la proprietà
- Il Southampton di quest'anno è la peggior squadra nella storia della Premier League?
- La stagione sopra le righe di Valentino Livramento a Newcastle
- Il capocannoniere del Chelsea nel 2025 è Cucurella, e questo è un problema
- Numeri alla mano, Ivan Juric è stato probabilmente il peggior allenatore nella storia della Premier League
- Andrea Berta, il nuovo direttore sportivo dell'Arsenal
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