
Quale Bayern Monaco affronterà l'Inter?
Come gioca il Bayern Monaco di Kompany, e cosa aspettarsi dal doppio confronto di Champions League con l'Inter.
Qualche stagione fa non ci si sarebbe sognati di arrivare a un quarto di finale di Champions League tra Bayern Monaco e Inter equilibrato: i bavaresi sono sempre stati una superpotenza europea difficilmente raggiungibile per ogni squadra italiana, per motivi economici e non. Eppure, a una settimana dalla gara d’andata, siamo in attesa della doppia sfida più incerta tra le 4 proposte dal tabellone.
I nerazzurri hanno una squadra di gran livello, soprattutto negli 11 titolari; i tedeschi hanno speso tanto negli ultimi anni e dispongono, specie nel reparto offensivo, di ampia scelta anche a gara in corso. La rosa del Bayern Monaco è profondissima, piena di giocatori di caratura internazionale e, quantomeno sulla carta, da quel punto di vista sembrano avvantaggiati. A compensare il divario potrebbe essere la diversa esperienza delle guide tecniche.
Kompany è stato scelto in estate un po’ a sorpresa: il belga ha sicuramente idee audaci, ma è privo della canonica gavetta (esperienze al Burnley, con cui è stato promosso in Premier League per poi l’anno successivo retrocedere in Championship, e all’Anderlecht) per permettergli di allenare una big europea come il Bayern Monaco. La dirigenza bavarese solitamente non si espone a tali rischi: qualcosa è evidentemente cambiato dopo i ribaltamenti in corsa dell’anno passato, che ha portato Nagelsmann ad allenare la Germania e Tuchel a traghettare la squadra.
Nonostante l’inesperienza in tali scenari, Kompany è 1° in Bundesliga e sembra avviato a far tornare il titolo in Baviera dopo la vittoria del Leverkusen nella passata stagione. In Champions League, invece, il Bayern ha faticato un po’: ha fallito l’accesso alle prime 8 nella fase campionato con un paio di sconfitte pesanti come quella a Barcellona e il 3-0 subito dal Feyenoord; ha rischiato di non avanzare agli ottavi contro il Celtic nel Playoff, salvato dal gol allo scadere di Davies che ha evitato pericolosi supplementari; il riscatto europeo è arrivato agli ottavi nel derby tedesco contro il Bayer Leverkusen (5-0 complessivo).
Come arrivano a questo quarto di finale Kane e compagni? Quali sono i principi tattici che contraddistinguono il calcio di Kompany? Che quarto di finale possiamo aspettarci contro l'Inter?
[NB: la maggior parte delle immagini in seguito conterranno Jamal Musiala: queste sono state graficate prima dello strappo nella parte posteriore della coscia sinistra subito dal tedesco nella sfida con l'Augsburg]
Parola d’ordine: sfrontatezza
L'audacia delle idee dell’ex capitano del Manchester City si abbina bene con la fase di possesso dei bavaresi: un palleggio infinito contro ogni avversario, in Bundesliga o in Europa. Nel campionato domestico i bavaresi hanno sempre dominato in ogni voce statistica, anche e soprattutto nel possesso palla, ma erano 8 anni che non toccava il 70% di possesso palla medio come nel 2024/25, come erano 8 anni che non superava il 65% di possesso palla in Champions League.
Il mantra è: comandare la partita con il pallone costantemente tra i piedi. D’altronde, quando si ha una squadra con un talento offensivo così spiccato (Gnabry, Coman, Guerreiro, Müller, uno tra Goretzka e Pavlovic spesso siedono in panchina!) è una strategia che può sempre pagare. Fondamentali per questo scopo sono Olise, Kimmich e Kane, giocatori a cui Kompany non rinuncia mai.
Come fa questa squadra ad assediare sempre la metà campo avversaria? Grazie alla struttura in fase di possesso. I tedeschi infatti usano di norma 4 costruttori: due difensori centrali e due centrocampisti, coi terzini che occupano posizioni intermedie sia in fase di rifinitura sia nel tratto medio. Gli avversari sono costretti a difendere con tutti gli effettivi per non lasciare nessun reparto in inferiorità numerica: la rinuncia automatica alle ripartenze deriva dall'assenza di giocatori liberi da coperture in caso di recupero palla.

I due mediani possono ruotare a proprio piacimento: solitamente uno si piazza tra i due centrali, lasciandoli allargare (salida lavolpiana), con l’altro a supporto. Kimmich tende a non fare solo smarcamenti dentrolinea ma anche fuorilinea, andando sul centro destra; Pavlovic predilige invece posizionarsi tra le linee dietro la prima pressione; la zona preferita di Goretzka è il centro-sinistra. Una cosa è certa: i due mediani non rimangono mai uno accanto all’altro a supporto dei difensori. Anzi: più la manovra avanza, più si dispongono in verticale.

Questa libertà è data dai movimenti degli esterni bassi (spesso Laimer e Davies, con Guerreiro prima alternativa per entrambe le fasce): questi rimangono stretti a supporto fin quando il pallone non supera il centrocampo.


Gli esterni bassi non si buttano tassativamente nel mezzo spazio: rimangono più a metà, per aggredire i corridoi centrali in maniera dinamica. Questa posizione strategica non viene replicata nella prima costruzione, dove si forma un classico 4+2. In questa fase, l'ordine è aspettare l’aggressione di un pressatore: quello è il trigger per i due mediani, che creano separazione per trovare il terzo uomo (il centrale rimasto libero). Talvolta il centrale di sinistra è più alto e largo, favorendo gli smarcamenti di Kimmich e permettendo la salita del terzino di fascia mancina.

La prima costruzione del Bayern Monaco non è la sua miglior fase di gioco: se pressati con intensità, i bavaresi possono andare in difficoltà, come ha dimostrato soprattutto il Mainz in campionato. Il motivo? Non c’è grande tasso tecnico diffuso nella prima linea, quantomeno negli aspetti che determinano l’efficacia dell’uscita palla. Con Neuer "tra i pali", infatti, se oltre il centrocampo c’è una parità numerica, die Roten non disdegnano il lancio cercando gli 1v1 degli esterni.
La costruzione alta è però la fase che più contraddistingue le partite dei tedeschi: in Champions League, il Bayern Monaco guida la classifica dei tocchi nel terzo centrale del campo.
Forzare le squadre a giocare con blocchi bassi e in 30 metri di campo davanti alla propria area è sicuramente un aspetto positivo: si evince la grande tranquillità che hanno i giocatori nel tenere il pallone, subendo in rari casi transizioni veloci, non tanto per una copertura del campo ottimale (spesso e volentieri le fasce sono sguarnite) ma perché le ali avversarie hanno troppo campo da fare prima di prendere di sorpresa i difensori bavaresi. In più, la retroguardia di Kompany è formata da freak atletici (Upemecano e Davies su tutti), che non hanno problemi nel coprire 50 metri in pochi secondi.
Questa esasperazione del possesso mostra comunque problemi sistemici: non è raro vedere il Bayern Monaco girare attorno a un blocco basso senza trovare sbocchi. Il gioco è quasi esclusivamente orientato sulle fasce, ma non si nota spesso un gioco in catena particolarmente bello o efficace: Olise e Sané hanno responsabilità creative molto, forse troppo, importanti.
La posizione dei terzini accentrata favorisce le giocate dirette in ampiezza, gli esterni sono costretti a puntare l’uomo in situazioni statiche, ma non è questo l’unico modo che hanno per attaccare la linea. Una maniera più dinamica è la sovrapposizione interna dei terzini partendo dal mezzo spazio: il centrocampista di riferimento può sfruttare l’assenza dell’aiuto dell’esterno avversario (impegnato col terzino accentrato) per sovrapporsi esternamente, lasciando sguarnita una porzione di campo importante per le eventuali transizioni.

Un altro possibile difetto è l’assenza di giocatori che attaccano la profondità: quello con una maggiore indole nel buttarsi dentro tra gli esterni offensivi è Gnabry, non il primo per minutaggio.
Il ruolo della coppia di riferimenti centrali avanzati è intrigante. Kane e il sostituto di Musiala rimarranno in linea, o uno attaccherà la profondità mentre l’altro viene incontro? Musiala andava incontro ai costruttori per toccare palloni e dare una soluzione centrale da play (quando i mediani si abbassano tra i difensori), non agendo da sottopunta, nonostante lui e l'ex Tottenham Hotspurs calpestino simili zolle (mezzo spazio sinistro).
Quando il Bayern cerca di associarsi, è lì nascono le cose più interessanti: tra l’attaccante che fa raccordo, i terzini nei corridoi interni e i trequartisti che svariano su tutto il fronte, spesso e volentieri i bavaresi sovraccaricano la zona centrale e cercano di combinare nello stretto. Non è la soluzione preferita, nonostante sia molto remunerativa se fatta bene.


Il tasso tecnico del reparto avanzato del Bayern Monaco è talmente elevato che, anche non trovando situazioni di attacco linea dinamiche, la squadra di Kompany crea moltissimo: i tedeschi sono secondi in Champions per NPxG per 90’.
Una fase di non possesso spregiudicata
Quella del Bayern Monaco è una delle fasi di non possesso più aggressive d’Europa. Kompany ha voluto creare una squadra prepotente in tutte le fasi: voler comandare la partita con la palla non esclude il farlo anche senza palla, a partire dalla transizione negativa, caratterizzata sempre da una ricerca della riconquista del pallone.
I tedeschi tendono a scoprire le fasce quando attaccano: il Bayern attacca con così tanti effettivi che costringe i giocatori offensivi avversari a stare molto bassi, impedendo ogni tipo di smarcamento preventivo e non creando troppo campo da recuperare prima di rendersi pericolosi con la palla.
Upamecano, Kim e Davies: coprire 50 metri di campo diventa più facile, se si ha il personale per farlo. Kompany opta giustamente per una linea difensiva molto alta e marcature a uomo, sia in prima pressione sia in fase di blocco medio-alto. Pressare così porta ad affidarsi a duelli individuali per recuperare il pallone: giocatori come Kimmich, Goretzka e altri vincono spesso e volentieri.
La prima pressione è abbastanza aggressiva: contro squadre che costruiscono a 4, solitamente i bavaresi pressano con Kane e uno dei due esterni sui centrali, sul terzino dal lato dell’esterno che va sul centrale sale il terzino di riferimento (se Sané va sul centrale, sale anche Davies sull'esterno basso), il difensore da quel lato scala sull’esterno di riferimento.
I centrocampisti sono spesso uomo su uomo sul centrocampo avversario: il trequarista centrale va sul vertice basso, Goretzka sul secondo play, Kimmich sull’uomo più avanzato. Proprio il capitano è incaricato ad assorbire gli inserimenti dei centrocampisti avversari volti a "bucare" una linea sempre molto sfilacciata.
Questo modo di aggredire comporta rischi: avendo riferimenti così estremi sull’uomo, anche con super atleti in campo, molte volte viene liberata una traccia centrale molto pericolosa verso le punte.
Il Barcellona, in Champions League, è stata la squadra che ha messo più in crisi le marcature a uomo dei tedeschi, portandoli dove voleva in campo e sfruttando poi gli spazi creatisi con gli inserimenti senza palla, specialmente di Raphinha.


I riferimenti sull’uomo portano il Bayern a non avere una struttura fissa anche quando si abbassa: essendoci spesso un trequartista tra gli avversari, con Kimmich fisso su di lui, si può dipingere un simil 4-1-4-1.


Il comportamento dei centrali del Bayern Monaco è molto aggressivo: nessuno si fa mai troppi problemi ad accorciare sugli attaccanti, a volte anche in situazioni di palla scoperta. Questo potrebbe rivelarsi un problema: basta un contromovimento fatto bene per mandare fuorigiri il contenimento, attaccando lo spazio che si verrebbe a creare.

Molti dei gol subiti dal Bayern Monaco in stagione vengono proprio da imbucate centrali a seguito di tentativi di anticipo frettolosi: avere una difesa incentrata sull’uomo porta ad avere distanze più lunghe tra compagni, e conseguentemente più libertà per mettere un filtrante o dettare uno smarcamento in profondità
Nonostante tutto, il Bayern Monaco è la 5° squadra che concede meno NPxG a partita in Champions League, secondo il modello Opta: i bavaresi hanno dominio territoriale e del pallone per maggior parte della partita, oltre ai giocatori adatti per prendersi determinati rischi.
Quando il Bayern Monaco si prende rischi, però, rischia sul serio. I bavaresi sono 10° in Champions League per NPxG/shot (0.12): è la big europea col dato peggiore. Ad esempio, l’Inter registra uno 0.06: i nerazzurri sono disposti a difendersi con blocco basso, a ogni tiro avversario ci sono tanti uomini davanti alla traiettoria, diminuendo la pericolosità del tiro; il Bayern Monaco difende altissimo, quindi concederà più probabilmente un tiro aperto.
Qual è il modo migliore per attaccar una difesa così aggressiva? Il Bayer Leverkusen ha affrontato il primo confronto in campionato giocando con una difesa a 3 e 2 costruttori. Contro costruzioni a 3 Kompany manda il tridente d’attacco sui 3 centrali, i terzini sui quinti e il centrocampo uomo su uomo.

La distanza tra difesa e centrocampo è "facilmente" attaccabile con palloni diretti verso le punte: queste devono essere brave, spalle alla porta, a far diventare quel pallone giocabile, per un lancio in profondità verso l’esterno o un centrocampista che si inserisce, con la combinazione palla avanti-palla dietro-palla nello spazio.
Il Bayern Monaco può allungarsi anche per la differenza di attitudine difensiva tra i vari giocatori. I 6 più arretrati sono molto abituati a correre all’indietro in tempi veloci; Olise, Kane e Sané possono essere più pigri, lasciando la difesa delle transizioni ai compagni.
La sfida contro l’Inter: le chiavi del confronto
Conoscendo i pregi dell’Inter e i difetti del Bayern Monaco, si intuisce come i nerazzurri abbiano le armi giuste per attaccare i bavaresi. La squadra di Inzaghi si esalta contro le marcature a uomo (vedasi le partite contro l’Atalanta) e nelle transizioni offensive rapide, specie in Champions, dove difficilmente la si è vista controllare il pallone.
Se in Serie A l'Inter tocca il 60% di possesso palla, in Europa quel dato si abbassa attorno al 50%: in Champions League, l’Inter non ha mai voluto la palla in maniera costante. Le squadre tendono a pressare più alte per creare transizioni veloci: nel 2023/24, contro l’Atletico Madrid, si è visto più volte l'Inter arrivare a centrocampo, coi Colchoneros tutti sottopalla, per poi tornare indietro da Sommer attirando il pressing avversario. Questa indole si sposa bene con l’atteggiamento aggressivo del Bayern.
Contro l’Inter in particolare, i bavaresi potrebbero conoscere anche difficoltà nel creare azioni e movimenti dinamici, rischiando di arrivare a contare sulle "sole" abilità in 1v1 di Sané, Olise e Musiala.
Le assenze, chiaramente, giocheranno una parte importante di questa sfida. Per la gara d'andata, ai bavaresi dovrebbe mancajare Davies: Guerreiro è probabilmente il miglior "rimpiazzo" in quel ruolo del mondo, ma non può comunque sostituire l’importanza del canadese nel coprire i tanti metri di campo che la retroguardia ha dietro quando pressa. Davies è dotato inoltre di ottime doti in dribbling e incursione partendo da quella posizione accentrata: l'ex BVB invece è più un playmaker e potrebbe sfruttare maggiormente le doti da crossatore e tiratore.
A sfruttare l’assenza però non ci sarà Dumfries, quantomeno nella gara d’andata: l’atletismo del neerlandese è fondamentale per attaccare il campo lungo e dare un opzione di uscita palla alle punte che saranno impegnate spesso a fare un lavoro spalle alla porta difficile e logorante.
Upamecano è un’altra defezione che potrebbe minare le certezze in transizione dei tedeschi: a sostituirlo sarà Dier probabilmente, privo della fisicità e del passo per correre all’indietro con la stessa efficacia.
L'ultima in ordine di tempo, ma sicuramente non per importanza, è quella di Jamal Musiala: si parla di un 22enne a cui Kompany ha potuto/voluto rinunciare dal calcio d'inizio solamente in 11 delle 43 gare stagionali disputate dal Bayern. In quella posizione le alternative potranno sorprendere in sede di preparazione l'Inter in quanto potenzialmente molto diverse tra loro - Müller, Guerreiro e Olise -, ma non assicureranno in alcun modo la completezza tecnica del classe 2003 di Stoccarda.
Questi imprevisti tuttavia non dovrebbero minare i piani di Kompany nella preparazione della partita: vedremo il solito Bayern arrembante e la solita Inter paziente.
La chiave per i (pochi) possessi interisti sarà capire come sfruttare le marcature a uomo dei tedeschi e quali movimenti potrebbero soffrire di più, partendo dalle situazioni di costruzioni dal basso. Possiamo prefigurare la tendenza di Thuram di attaccare la profondità e il piede di Bastoni: Lautaro Martinez potrà andare incontro attirando Dier (i centrali non dovrebbero cambiare marcatura), lasciando ancora più spazio per lo smarcamento in profondità del francese.

La struttura in possesso interista si accoppia bene con l’atteggiamento del Bayern: la squadra di Inzaghi costruisce con l’ampiezza alta di sinistra "disoccupata" - Dimarco agisce da costruttore, esattamente come fa il Bayer Leverkusen con Grimaldo. Le "aspirine" sfruttavano l’aggressione del terzino destro sul quinto di sinistra per svuotare la fascia poi attaccata dalla mezzala: facendosi seguire da Kimmich, a liberarsi era poi la linea di passaggio per le punte.

I nerazzurri dovranno inoltre sfruttare la verve offensiva di Bastoni sulla sinistra e le doti in fase di raccordo di Lautaro per attaccare l’indole aggressiva dei centrocampisti bavaresi in marcatura sui diretti avversari. I movimenti "a svuotare" di Calahanoglu e Barella potrebbero aprire tanti spazi, attaccabili specialmente dal braccetto sinistro di Inzaghi.
Bastoni, quando Calhanoglu si aggiunge alla linea difensiva per costruire, può andare in ampiezza: a seguirlo ci sarà Olise (contro squadre che costruiscono a 3, il Bayern Monaco manda gli attaccanti sui tre centrali), non brillante per propensione difensiva.

Il "giochino" può essere replicato anche da Barella o, in caso estremo, contemporaneamente da entrambi: l'obiettivo sarà svuotare il centrocampo e favorire palloni diretti verso le punte.

Proprio in queste situazioni bisognerà vedere l’atteggiamento di Dier nel seguire Lautaro, che spesso compensa ai movimenti dei centrocampisti per portare superiorità a centrocampo: l’inglese seguirà a prescindere l’argentino o, in situazioni dove Martinez sarà ancora più vicino del solito ai centrocampisti, lo mollerà? Se Dier rompesse sempre la linea, Thuram potrebbe approfittarne ed attaccare lo spazio lasciato vuoto dal centrale in profondità.

Lato Bayern, la posizione stretta dei terzini farà probabilmente soffrire l’Inter nel giro palla: quando i nerazzurri sono bassi, sono le mezzali ad aggredire gli esterni bassi. Mkhitaryan e Barella hanno solitamente il tempo per scalare, insieme al pallone che raggiunge il diretto avversario: se i terzini sono più stretti, il tempo per raggiungerli diminuisce.
Applicando concetti simili, la squadra di Inzaghi ha faticato a uscire dalla propria metà campo contro l’Arsenal: i Gunners sfruttavano i movimenti ad allargarsi dal mezzo spazio di Trossard (il braccetto in quella partita, Bisseck, non lo seguiva così lontano) per avere la superiorità numerica in fascia.

In queste situazioni ai terzini del Bayern Monaco piace toccare la palla velocemente verso l’esterno, prendendo in contrattempo il marcatore e attaccando lo spazio interno. L’Inter dovrà paradossalmente non essere troppo aggressiva per assorbire i tagli in profondità nei tempi giusti.
Da questa dinamica, in ogni caso, nasceranno tutti i tempi della partita difensiva interista: è da lì che nascono tutte le trame della squadra di Kompany. Saranno da coordinare i movimenti tra difensori e centrocampisti: quando Kane si proporrà sulla linea della palla, potrebbe occupare l’uscita del braccetto; la mezzala non potrà uscire sul "terzo" in costruzione, preoccupandosi invece del terzino.

Quando Goretzka (o chi per lui) si allargherà sul centro sinistra, come si comporterà la catena destra nerazzurra? La fascia sarà molto densa e verrà provocata la rottura della linea di Pavard nel mezzo spazio: si libera la traccia interna per un attacco alla profondità sia di Kane che, più probabile, di Sané. L’esterno non dovrà essere troppo aggressivo sul tedesco: la prerogativa, in quei casi, è proteggere la profondità.

Un altro tema è l’atteggiamento di Acerbi su Kane, che tende ad abbassarsi molto per toccare palloni e sbloccare la manovra. L’inglese funge da regista offensivo più che da boa, un prototipo di attaccante che l’Inter può soffrire: Kane fornisce spesso superiorità a centrocampo, quindi è probabile che Acerbi non lo segua sempre.
L'Inter non parte sfavorita
I tifosi interisti dovranno soffrire molto, durante le fasi di gara in cui si vedrà una squadra rinunciataria ed attendista: al possesso del Bayern non si comanda, tutte le squadre vanno sotto. Persino il Barcellona ha avuto una percentuale di possesso palla minore: quantomeno all’Allianz, la Benamata dovrà fare di necessità virtù con una partita di sacrificio. In aggiunta, probabilmente mancherà Dumfries, uomo fondamentale per le transizioni e l’attacco della profondità.
La squadra di Inzaghi dovrà capitalizzare al massimo i pochi possessi che avrà a disposizione: sarà imprescindibile il lavoro delle punte spalle alla porta, che dovranno imbeccare gli esterni nei contropiedi. Resistendo in Germania, i nerazzurri avrebbero poi ottime possibilità in casa col recupero dell’esterno ex PSV.
I presupposti passare il turno in un confronto che solitamente esalta le caratteristiche interiste ci sono tutti: il Bayern Monaco sarebbe la prima vittima importante in un’eliminatoria europea del ciclo inzaghiano, a cui in questi 4 anni più volte è mancato il centesimo per fare l'euro. La curiosità principale rimane nel vedere se l’allenatore piacentino riuscirà a far valere la maggior esperienza, contro un Kompany mai testato da mister in occasioni come questa.
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