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Formula 1
, 7 Aprile 2025

Formula 1, GP Giappone, Considerazioni Sparse


Verstappen vince, tutti gli altri guardano. E il pubblico della Formula 1 si annoia.

Dopo il Gran Premio di Formula 1 della Cina, dove McLaren ha celebrato la sua 50ª doppietta con Piastri e Norris rispettivamente al 1° e 2° posto, ci si aspettava che la scuderia britannica continuasse il suo dominio anche in Giappone. Invece, il GP di Suzuka ha raccontato una storia diversa, caratterizzata da una gara monotona e priva di emozioni, con Verstappen che ha spezzato le aspettative.

Quella di Suzuka è stata, senza mezzi termini, una delle gare più piatte e prive di contenuto degli ultimi anni di Formula 1. Nessun incidente, nessuna safety car, nessun brivido. Una processione ordinata dal primo all’ultimo giro, in un tracciato leggendario che, questa volta, non ha fatto nulla per ravvivare lo spettacolo. La sensazione è che si stia entrando in una fase della stagione in cui la Formula 1 rischia di farsi schiacciare dalla sua stessa prevedibilità.

In tutto questo grigiore, Max Verstappen è stato l’unico a brillare davvero. Non per la macchina - ormai non più così dominante rispetto al resto del panorama di Formula 1 - ma per il talento assoluto con cui è riuscito a piegare la concorrenza. Il giro in qualifica per conquistare la pole è stato straordinario, esempio perfetto di cosa significhi portare una monoposto al limite assoluto, senza sbavature, senza esitazioni. Quel giro ha fatto la differenza nel weekend: partire davanti a Suzuka è fondamentale. In gara, poi, ha gestito tutto con la solita freddezza, costruendo un margine, controllando il ritmo, non sbagliando mai. È la Red Bull a non essere più dominante, ma Verstappen resta il punto di riferimento. Un pilota che sa nascondere i limiti della vettura e sfruttarne ogni singolo punto di forza, anche quando sembrano non esserci.

Verstappen ha dimostrato ancora una volta perché è considerato uno dei migliori piloti della sua generazione in Formula 1. Nonostante una Red Bull non più dominante come in passato, l'olandese ha saputo estrarre il massimo dalla sua monoposto. Dopo la straordinaria qualifica, che di certo ci ricorderemo per moltissimo tempo, in gara ha mantenuto la leadership con una guida impeccabile, gestendo con maestria ogni fase della corsa.

La McLaren, sulla carta, era la grande favorita. Una macchina che tutti, nel paddock e fuori, definiscono la più completa, la più equilibrata, la più pronta tra tutte quelle in Formula 1. E invece, anche con due piloti di qualità come Norris e Piastri, si è dovuta accontentare del secondo e terzo posto. Risultato che, visto così, può sembrare solido, ma che in realtà rappresenta una mancanza. Perché quando hai in mano la macchina migliore e ti fai battere da chi non ce l’ha, il problema non è tecnico. Il problema è umano. È il pilota. Verstappen ha battuto non solo le altre auto, ma soprattutto i limiti dei suoi avversari. Norris ha fatto una gara buona, ordinata, ma mai brillante. Piastri ha tentato di impensierire il compagno di scuderia, ma senza successo. E la domanda è semplice: quanto pesano davvero le qualità del pilota, oggi, nella costruzione di un weekend vincente? A giudicare da questo GP, tantissimo.

La McLaren, nonostante il doppio podio, esce da Suzuka con più interrogativi che risposte. Considerata la monoposto più competitiva del momento, ci si aspettava una vittoria certa. Tuttavia, sia Norris che Piastri non sono riusciti a concretizzare questo vantaggio. Norris ha concluso al secondo posto, mentre Piastri ha chiuso terzo, evidenziando una certa difficoltà nel tradurre la superiorità tecnica in risultati concreti.

In Ferrari, il weekend di Formula 1 è stato ancora una volta una via di mezzo tra il possibile e il mancato. Leclerc, 4° al traguardo, ha fatto il massimo con quello che aveva, ma non è mai sembrato realmente in lotta per il podio. La sensazione è che la macchina abbia dei limiti cronici, soprattutto nella gestione delle gomme e nella costanza di rendimento nei long run. Ma a preoccupare di più è la situazione di Hamilton, che alla sua terza gara in rosso continua a sembrare fuori fase. I problemi al retrotreno non sono solo tecnici: dietro c’è un rapporto con la macchina che ancora non funziona, un’intesa da costruire. Hamilton continua a lottare per adattarsi alla SF-25, lamentando problemi di feeling con la vettura. È evidente che il team dovrà lavorare intensamente per mettere il sette volte campione del mondo nelle condizioni di esprimere al meglio il suo potenziale. E in un campionato in cui ogni millesimo conta, non c’è tempo per rincorrere sensazioni. Hamilton ha il talento, l’esperienza, ma al momento è bloccato in un contesto che al momento non lo valorizza. Il successo nella sprint del Gran Premio di Cina è ormai solo un ricordo.

Formula 1 Giappone

Per quanto riguarda Mercedes, è difficile farsi un’idea precisa. La macchina è in ritardo, e si vede. George Russell ha chiuso al 5° posto, consolidando la sua posizione nella classifica piloti con una prestazione piuttosto piatta. Ma la notizia vera del weekend è il talento di Andrea Kimi Antonelli, che a soli 18 anni ha scritto un pezzo di storia della Formula 1, diventando il più giovane a guidare una gara e a firmare il giro più veloce. Due record in un sol colpo: in una gara dove non c’era nulla da rischiare, lui ha mostrato coraggio, personalità e ambizione. Un segnale chiaro, non solo per Mercedes ma per tutta la griglia: la nuova generazione è qui, e non ha intenzione di aspettare.

Formula 1 Giappone

Tra i rookie, Isack Hadjar ha ottenuto i suoi primi punti in Formula 1 con un ottavo posto al volante della Racing Bulls. Partito settimo, ha mantenuto una condotta di gara solida, battagliando con piloti più esperti e dimostrando di meritare il suo posto nella massima serie . Anche Oliver Bearman della Haas ha segnato punti, chiudendo decimo e continuando a mostrare segnali positivi nel suo percorso di crescita.

Yuki Tsunoda, al suo debutto con la Red Bull nel Gran Premio di casa, ha vissuto un weekend altalenante. Dopo una qualifica difficile, ha concluso la gara in dodicesima posizione, lontano dalla zona punti. Le aspettative erano alte, ma Tsunoda non è riuscito a capitalizzare l'opportunità di correre davanti al pubblico giapponese. Certo, adattarsi ad una nuova monoposto non è mai semplice, ma Yuki dovrà dare presto risultati.

Infine, Carlos Sainz. Il suo passaggio in Williams è stato un salto nel buio, e la gara di Suzuka lo ha confermato. Dopo anni in scuderie di vertice in Formula 1, il salto in una squadra di metà classifica si sta rivelando impegnativo. Problemi fisici, ritardo alla cerimonia dell’inno, penalità, e una macchina con cui è impossibile lottare per qualcosa di concreto. L’impressione è che, almeno per ora, si trovi in una fase di transizione forzata, in attesa di tempi migliori. Ma per un pilota del suo calibro, lottare per le ultime posizioni non può essere sufficiente. La Williams dovrà lavorare sodo per fornire allo spagnolo una vettura più competitiva, mentre Sainz dovrà adattarsi rapidamente a questa nuova realtà per cercare di ottenere risultati migliori nelle prossime gare.

Formula 1 Giappone

In sintesi, un weekend di quelli da dimenticare. L’unica vera notizia è che Verstappen è ancora il migliore, anche quando non dovrebbe esserlo. E che il resto della griglia deve fare molto di più per essere alla sua altezza. Non dovremo aspettare molto per rivedere le monoposto in pista: il prossimo appuntamento è fissato per il Gran Premio del Bahrain, che si terrà dal 11 al 13 aprile sul circuito di Sakhir. Sarà interessante vedere come le squadre si adatteranno alle condizioni del deserto e se la Red Bull riuscirà a colmare il divario con la McLaren, o se quest'ultima consoliderà ulteriormente la sua posizione di leader nel campionato costruttori.

  • 24 anni. Laurea in Comunicazione, addetta all'ufficio stampa e copywriter creativo presso l'agenzia pubblicitaria YES. Appassionata di scrittura e storytelling, Appassionata di storie, in particolare di Formula 1 e MotoGp.

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