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Milan Fiorentina Jovic gol
, 6 Aprile 2025

Milan-Fiorentina 2-2, Considerazioni Sparse


Partita pazza a San Siro: la Fiorentina avanti di due gol al 10', ma il Milan trova la rimonta con l'ex Jovic.

Questo Milan-Fiorentina è stato soprattutto un attentato alle coronarie. Due gol nei primi dieci minuti, il pari in rimonta dei padroni di casa, due reti (splendide) annullate, un'alluvione di errori individuali e collettivi che provoca una marea di esaltanti transizioni veloci. Lascia un po' sfiniti e perplessi questa partita, un turbinio di emozioni - positive e negative - che alla fine porta nulla ai rossoneri e poco, almeno in ottica rimonta Champions, alla squadra gigliata.

Sta diventando proverbiale la capacità della Fiorentina di terrorizzare gli avversari sin dalle prime battute di gara. Se la Juventus contro i viola al ventesimo era già uscita dalla partita, e l'Atalanta dava l'impressione di non esserci mai entrata nonostante lo svantaggio arrivato solo nel recupero della prima frazione, a San Siro il Milan pare durare una manciata di passaggi: il pasticcio più grosso a questo giro lo combina Musah, perdendo goffamente al 7' un pallone sanguinoso sulla trequarti, sul quale Thiaw mette la firma finale, andando a tabellino con un'autorete per una sfera di cuoio che tutto sommato dava l'impressione di poter esser spazzata. C'è tanto delle attuali condizioni del Diavolo in questo avvio horror, certificato tre minuti dopo dal raddoppio del solito Kean, certo. Ma di fronte c'è anche una Fiorentina brillante, in apparenza matura e consapevole dei propri mezzi, capace di far leva con grande facilità sulle debolezze, tattiche e soprattutto emotive, dell'avversario.

Ma questa gara, che è stata un costante guardare l'altra faccia della medaglia, svela anche come possa riscoprirsi fragile la Fiorentina, soprattutto fuori dalle mura amiche (19 punti lontano dal Franchi contro 33). Allo stesso tempo, pare confermare come il Milan sia in realtà una squadra dagli imponenti mezzi tecnici, ma la cui disorganizzazione dentro e fuori dal campo rende lo sfoggio di questi mezzi un qualcosa di estemporaneo e puramente emotivo. In questo, il "fattore San Siro", luogo infernale che spesso ha fatto tremare le gambe anche a chi lo calca abitualmente, può esser stato a questo giro un piccolo ma incisivo bonus per il Milan. Dopo tanti mugugni, e dentro una partita che ha visto l'ennesima esecuzione dalla panchina di Musah (sostituito al minuto 22 da Jovic, mossa peraltro alla fine efficace), la sensazione trasmessa dal pubblico di casa è stata quella di un sostegno più caldo e protettivo verso la propria squadra nel momento del pieno sbandamento. Magari sostegno rianimato a sua volta e rinfocolato dalla fiammata di Abraham, di nuovo a segno dopo il derby di Coppa Italia e di nuovo con un gran gol.

Restando su questa sfera emotiva, l'unica sostanziale assenza di giornata dei viola non poteva essere più pesante. Il mancato recupero di Robin Gosens ha infatti privato la Fiorentina di uno dei suoi maggiori leader, giocatore fondamentale, oltre che sul piano tecnico, anche nella guida dei compagni dentro le difficoltà. Ai viola è mancata lucidità e serenità nella gestione del vantaggio, e si sono lasciati trascinare in quel vortice di errori e contropiedi nel quale l'isterico Milan pare tutto sommato sguazzare. Dopo l'avvio caratterizzato da ordine e intensità nell'aggressione alta, la perdita delle distanze corrette tra i reparti è stata lenta ma inesorabile, aggravata dalla prestazione negativa di Pablo Marí da vertice difensivo. I viola quando hanno perso l'iniziativa del possesso hanno faticato a digerire le imbucate centrali, aspetto sul quale sembravano impenetrabili in tempi recenti. Complici gli show reciproci di Theo Hernandez e Dodô che portavano entrambe le squadre a una notevole tensione nelle coperture su quel lato, Cataldi prima e Mandragora dall'uscita dell'ex Lazio si sono ritrovati con tanto campo da coprire e hanno faticato ad assorbire quei tagli centrali, resi ancor più pericolosi proprio dalle rotture di linea spesso fuoritempo di Pablo Marí. Ai viola sul piano tattico sarebbe forse servita un po' più di calma e di fosforo in entrambe le fasi di gioco per smorzare le folate rossonere: in questo si può spiegare la sostituzione di Gudmundsson per Beltran (ma probabilmente troppo anticipata); molto meno l'ingresso di un Ndour abulico e mai nel flow della gara per il pur sfibrato Cataldi.

Se è facile ironizzare cabalisticamente sul gol dell'ex Jovic, è evidente come il serbo (già tornato a segno dopo eoni contro il Napoli) abbia aiutato non poco il Milan anche sul piano della creatività in avanti (una chicca la palla per Gimenez sventata da De Gea in uscita). Ma quanto detto per le difficoltà della Fiorentina nel coprire in campo, vale ancor più per il Milan: il modo con cui i rossoneri devono stare in campo per trovare soluzioni in avanti appare insostenibile, specie tenendo conto dello scarso affiatamento di un reparto difensivo (oggi con Tomori rispolverato affianco a Thiaw) in condizioni critiche. Sono state spesso e volentieri tragiche le letture dei difensori rossoneri, pari e forse peggio di quelle dei colleghi dirimpettai in maglia gigliata. Se questo è valso a esaltare Maignan, degno sfidante di De Gea (encomiabile e decisiva la prestazione di entrambi), la costante fragilità difensiva del Milan sembra innanzi tutto l'ennesimo aspetto di quella disorganizzazione ad ogni livello sopra citata, vero grande macigno della stagione rossonera. E questo pari, raffreddando gli ardori, forse dice che almeno sul fronte campionato è tardi per scollarselo di dosso. In Coppa Italia, chissà...

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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