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juve merda coreografia
, 3 Aprile 2025

Non si può più dire "Juve merda"?


Dodici tifosi fiorentini sono sanzionati per la coreografia di qualche settimana fa, su attiva richiesta della Juventus.

Finalmente, la Juventus ha ottenuto giustizia: la Fiorentina e alcuni (dodici) suoi tifosi pagheranno (letteralmente) per la coreografia realizzata in Curva Ferrovia domenica scorsa. Martedì mattina il Giudice Sportivo ha condannato l’ACF Fiorentina al pagamento di una “ammenda di €50.000.00 [...] per avere i suoi sostenitori posizionati nel settore denominato ‘Curva Ferrovia’, prima dell’inizio della gara, esposto una coreografia contenente un’espressione oltraggiosa [sic!] nei confronti della squadra avversaria; per avere inoltre i suoi sostenitori, nel corso della gara, intonato cori beceri nei confronti di calciatori e tifosi della squadra avversaria; per avere, infine, lanciato tre fumogeni nel settore occupato dai sostenitori della squadra avversaria”.

Inoltre, stando a quanto riportano La Nazione e, a ruota, diversi altri quotidiani, undici tifosi viola sono stati condannati a pagare una multa di €166 cadauno per “non aver occupato il posto assegnato, evidenziato sul titolo di accesso, essendo invece rimasti in piedi durante il corso dell’incontro, sulla balaustra metallica all’interno del settore Ferrovia” mentre una sola persona, “che ha sottoscritto la relativa richiesta di allestimento, la violazione ha riguardato l’organizzazione, ad inizio gara, di una coreografia difforme da quella autorizzata dal Gruppo Operativo per la Sicurezza” potranno esserci conseguente più gravi, probabilmente un DASPO (divieto di accesso alle competizioni sportive).

Facciamo un passo indietro per chi avesse passato l’ultima settimana in Antartide e completamente privo di connessione internet – o per chi, semplicemente, non segua ossessivamente le vicende interne e tangenti alla Serie A. Lo scorso 16 marzo si è giocata Fiorentina-Juventus (vinta 3-0 dalla squadra di casa, che ha probabilmente messo la pietra tombale sul “progetto Thiago Motta” e su qualsiasi speranza o ambizione dei tifosi bianconeri, ma questo è un altro discorso) una partita che ha un valore che va molto oltre il calcio giocato e che la Curva Ferrovia ha voluto celebrare utilizzando il più classico degli insulti – anzi, degli sfottò – calcistici nella più classica e spettacolare forma di espressione del tifo organizzato: la coreografia. Risultato, un monumentale JUVE MERDA, scritto in bianco su sfondo viola e realizzato con circa quattromila fogli di plastica colorata. Un’opera di indubbio ingenio artistico e organizzativo, realizzazione massima per dimensioni e spettacolarità di uno sfottò quasi onnipresente negli stadi italiani, uno slogan diffuso in tutto lo stivale e impresso su sciarpefelpe, cappellini e ogni sorta di indumento o accessorio da tifosi.

Certamente un’espressione poco elegante ma, che piaccia o no, è diventata identitaria per un gran numero di piazze e un po’, come succede normalmente nei processi di creazione dell’identità, anche per gli stessi juventini, spesso orgogliosi di essere sostenitori della squadra più amata e più odiata d’Italia.

"Juve merda" è arrivato persino al Parlamento Europeo

Poco elegante, dicevamo, ma a mio avviso del tutto moralmente accettabile non rappresentando un insulto (ma nemmeno una presa in giro) a singoli individui, a persone deboli o indifese, non facendo leva né sul sesso né sul genere né sulla fede religiosa, l’origine etnica, eccetera eccetera. Insomma, questo benedetto JUVE MERDA altro non è che l’espressione più banale e meno violenta di una rivalità storica, una componente fondamentale del successo del calcio e dello sport in generale come fenomeni di massa, questo indipendentemente dal nostro giudizio in merito.

La rivalità tra le due tifoserie – e sottolineo tifoserie, non gruppi ultras – è una delle più radicate nel calcio italiano all’infuori dei derby ed è particolarmente sentita a Firenze, dove ha un peso emotivo maggiore di qualsiasi altra. Anche di quelle con le altre squadre toscane che, storicamente, non sono mai state in reale competizione con i viola. Scavando nel passato di questa acrimonia, c’è chi la fa risalire addirittura al 1928, quando la Fiorentina venne sconfitta per 11-0 dai bianconeri: secondo chi sostiene questa tesi, l’umiliazione non sarebbe mai stata perdonata.

Tuttavia, conoscendo anche solo superficialmente le dinamiche del tifo e l’irrilevanza dei risultati in sé e per sé dei singoli risultati in questi processi, sembra più sensato guardare agli ultimi cinquanta o sessant’anni. Sul finire degli anni Sessanta, quando la Fiorentina si giocava (e in un caso vinceva) lo Scudetto, la Juventus era ovviamente una delle principali rivali sul campo. Fu proprio in questo periodo che, a quanto si racconta, i tifosi del Torino accorsero in sostegno dei Viola per uno Juventus-Fiorentina e che un’amicizia nata dal più classico “il nemico del mio nemico è mio amico” è rapidamente sfociato in un gemellaggio che dura fino a oggi: un elemento che, di sicuro, ha contribuito a cementare l’antipatia dei fiorentini verso la Juve.

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Tifosi fiorentini e torinesi celebrano il proprio gemellaggio prima di Fiorentina-Torino 2012/'13

Come spesso accadeva in quel periodo, rivalità e sfottò si declinarono in scontri tra ultras che costellarono gli anni Settanta, ma il vero momento di deflagrazione dell’odio (sportivo) va collocato nella stagione 1981-’82, quella del cosiddetto “scudetto rubato”, arrivato senza soluzione di continuità dopo un altro presunto “scudetto rubato” dalla Juventus, quello del gol annullato a Turone. Come scriveva Giuseppe Pastore qualche anno fa “l'instabilità emotiva di una città che attendeva da tredici anni lo scudetto, che d'altra parte sta ancora rincorrendo, trasforma un episodio dubbio, ma non certo campato in aria, in un ‘furto’ con tanti punti esclamativi”. La rivalità proseguì per tutto il decennio e raggiunse un nuovo apice di isteria (e di violenza) nell’estate 1990, quando Roberto Baggio lasciò Firenze per passare proprio alla Juve e, sebbene senza mai toccare nuovamente quel picco, è proseguita tra calcio giocato e calciomercato (ricordate il caso Berbatov nel 2012?) fino al giorno d’oggi.

Ora, avendo chiara l’origine di queste vecchie ruggini, torniamo alla coreografia di domenica scorsa e alle sue dolorose conseguenze. Va detto, innanzitutto, che le multe alle società per i comportamenti scorretti o comunque non leciti dei tifosi sono all’ordine del giorno. Ogni singola settimana le società si trovano a pagare ammende per l’accensione o il lancio di fumogeni, la presenza di striscioni, bandiere o coreografie non autorizzate, per cori ritenuti ingiuriosi o discriminatori e via dicendo. Dunque, il fatto che la Fiorentina si trovi a dover pagare non è una sorpresa per nessuno. Ciò che ha sorpreso, però, è la cifra, che solitamente si aggira intorno alle poche migliaia – al massimo una dozzina – di euro. La sanzione che più si avvicina sono gli €25.000 inflitti al Napoli il 3 ottobre 2023, quando i tifosi in trasferta a Lecce avevano lanciato un gran numero di fumogeni e bottiglie di plastica e vetro in campo e verso i tifosi avversari oltre ad aver intonato “un coro becero”. Ciò significherebbe, calcolatrice alla mano, che soltanto la coreografia costerà alla società ben €25.000. Nulla da ridire, le regole sono queste, al massimo si può cercare di farle cambiare, si potrebbe dire.

La famigerata coreografia dei laziali nel derby del 2001

Il problema però, come spesso accade, è che le regole sembrano essere applicate in maniera del tutto arbitraria nel corso degli anni e i precedenti sono tutt’altro che chiari. Quando nel derby del 29 aprile 2001 la Curva Nord dell’Olimpico esibì un pantagruelico AS ROMA MERDA, non arrivò nessuna multa. Quando invece, un anno e mezzo dopo, i tifosi del Modena decorarono il settore ospiti del Dall’Ara con un BOLOGNA MERDA, la società dovette pagare €15.000 – sanzione attenuata perché la gara era giocata in trasferta – che comprendevano anche lancio di bengala accesi sui tifosi di casa, lancio di seggiolini in campo e altri comportamenti “pericolosi per l’incolumità pubblica”.

Arrivando al caso più recente, qualcuno ricorderà l’enorme INTER MERDA coreografato con le torce dei cellulari nel buio di San Siro nel derby milanese del 9 febbraio 2020: un’idea così riuscita da non essere stata punita dal Giudice Sportivo. Insomma, a guardare i precedenti l’unico criterio individuabile è che la coreografia NOME-DELLA-SQUADRA-AVVERSARIA-MERDA sia accettabile solo se si tratta di una stracittadina.

https://www.youtube.com/watch?v=7eGPQclVL88

Quel che è più grave, tuttavia, non è la multa salata – e condita da diffida! - imposta alla società, ma l’intervento della società avversaria, la Juventus, che si è mossa direttamente chiedendo alla questura di Firenze l’individuazione e i responsabili della famigerata coreografia “oltraggiosa”. Il termine utilizzato dal Giudice Sportivo (e, immagino, condiviso dalla Juventus) indica “un’offesa grave o lesiva della dignità”, fatto che sembra tutto da dimostrare.

Davvero un insulto (se così vogliamo chiamarlo) così semplice e bambinesco, oltre che radicato nelle dinamiche del tifo italiano, può offendere o addirittura ledere la dignità di una società miliardaria e globale o quella dei suoi tifosi? Davvero si pensa che in qualche modo l’allontanamento dalla curva un capro espiatorio, il povero cristo che si è preso la responsabilità di una firma in questura, possa aiutare a fare in modo che le altre quattromila persone che hanno partecipato alla realizzazione della coreografia e tutte le centinaia di migliaia (o milioni) che ogni anno gridano “Juve merda” negli stadi italiani, cambino idea e smettano di farlo? Oppure che, magari, inizino a odiare (sportivamente) meno la Juventus e i suoi tifosi? O che addirittura questo tipo di repressione possa in qualche maniera attenuare la rivalità, far spegnere quel fuoco che brucia dal 1982, e sradicare l’antijuventinismo dall’Artemio Franchi e dagli altri stadi italiani? La risposta a tutte queste domande è, ovviamente, un secco no e la Juventus lo sa perfettamente. Questa mossa non è stata altro che un’infantile vendetta, se non una sorta di querela intimidatoria (mi ha ricordato molto la querela del presidente Giorgia Meloni al comico Daniele Fabbri di cui si sta parlando in questi giorni), una reazione non dissimile da quella del bambino che si rivolge alla maestra lamentando che in giardino il compagno di classe ha detto “cacca”.

Per concludere, va sottolineata anche l’arbitrarietà di queste sanzioni. Chi scrive non è certo un amante del far west negli stadi, di un ambiente in cui (almeno in curva) l’unica regola che comanda è quella della prepotenza e della forza fisica. Non sono nemmeno dell’idea che qualcuno debba essere al di sopra delle regole, oppure esserne esentato per motivi contingenti. Allo stesso tempo, però, mi rifiuto di accettare che le regole non valgano per nessuno, tranne che per quei pochi che di volta in volta si decide di colpire. Le regole, allo stadio come ovunque, devono innanzitutto aderire alla realtà.

Negli stadi italiani ogni singolo biglietto o abbonamento corrisponde a un preciso posto a sedere ed è “diritto e dovere” del pubblico occuparlo “seppure non utilizzato da altri soggetti” ma sappiamo benissimo che – almeno in curva – nessuno ha mai rispettato questa regola. Unico precedente in cui si abbia notizia di sanzioni per non aver rispettato il posto è stato all’Olimpico, quando una cinquantina di tifosi romanisti, laziali, udinesi e juventini è stata multata nell’arco di tre partite (sì, solo in quelle tre partite). Tutti gli altri, immagino, erano rigorosamente seduti al posto assegnato. Così come tutti gli altri 4000 fiorentini in Curva Ferrovia domenica e le altre decine di migliaia nelle curve degli stadi italiani di ogni categoria.

Lungi da me dall’auspicare un sistema severo e repressivo come quello britannico ma lì, va detto, le regole si applicano in maniera uguale per tutti. Se il problema è non rispettare il regolamento dello stadio occupando un posto che non è quello assegnato, che le questure quantomeno si prendano l’onere di multare ogni singola persona che occupa un posto diverso da quello scritto sul proprio abbonamento o biglietto. Se lo sfottò – che sia coro, striscione, bandiera, due-aste o coreografia – è oltraggioso, che lo sia sempre e non soltanto quando solleva polemiche e piagnistei.

Oppure, a mio avviso scelta più saggia, società, federazione, giudici sportivi e questori potrebbero dedicare i propri sforzi a individuare e colpire chi compie reati, discrimina, inneggia a fascismo e razzismo all’interno degli stadi, abolendo regole inapplicabili e inapplicate sul posto da occupare e su sfottò, rendendo gli stadi in cui il tifo possa esprimersi anche attraverso la rivalità e l’insulto, da sempre cuore (almeno in parte, ovviamente) della passione per il calcio.


Questo articolo è uscito originariamente su Catenaccio, la newsletter di Sportellate. Per ricevere Catenaccio gratuitamente o leggere i numeri arretrati, puoi cliccare qui.

  • Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce in ritardo per lo scudetto ma in tempo per la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio nel 1998, puntuale per la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua imperterrito a seguire il calcio e a frequentare Marassi su base settimanale. Oggi è interessato agli intrecci tra sport, cultura e società.

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