
Menšík e Draper sono diventati grandi
Menšík, Draper, Zverev e non solo: promossi, rimandati e bocciati del doppio Master 1000 sul cemento nordamericano.
È terminato uno dei periodi più belli e intensi della stagione tennistica. Il mese di marzo, insieme alla primavera e all'ora legale, porta con sé i due ATP Masters 1000 dell'anno: Indian Wells e Miami, i principali tornei statunitensi - forse i più importanti e certamente i più ricchi della categoria - dopo gli US Open, nonché quelli che sanciscono la fine momentanea della stagione sul cemento e l'inizio della terra rossa europea. Quest’anno i due tornei nordamericani hanno regalato più emozioni del solito, dal momento che sia in California che in Florida abbiamo visto due nuovi vincitori di tornei 1000: Jack Draper e Jakub Menšík.
A Indian Wells è stata la volta di Jack Draper, che ha superato Holger Rune in una finale mai in discussione. A Miami, invece, è stato Jakub Menšík a trionfare sul suo idolo d’infanzia Novak Djokovic, che ha dovuto momentaneamente rimandare il suo centesimo titolo ATP. Quindi, al termine di questi due tornei, chi sono i quattro tennisti promossi, rimandati o bocciati?
Prima di cominciare, però, è doverosa una honorable mention. In questa “classifica” non sarà presente Nole, sia perché ormai è una certezza, sia perché con i suoi standard ci ha abituato a non sorprenderci più se raggiunge la finale in un Master 1000. La stagione del serbo non era certo cominciata nel migliore dei modi, dopo l’infortunio patito nella semifinale degli Australian Open contro Zverev ha rimediato due sconfitte al primo turno a Doha ed Indian Wells rispettivamente contro Berrettini e Van de Zandschulp. A Miami, invece, abbiamo rivisto sprazzi del vero Novak Djokovic. Che sia un buon auspicio in vista della stagione su terra?
I promossi: Draper, Menšík e ... ?
Impossibile non mettere tra le note positive Jack Draper, che solamente due settimane fa trionfava sul centrale di Indian Wells. Il britannico in California ha trovato un tennis spaziale, ha superato brillantemente un esordio tutt’altro che semplice contro lo starboy Joao Fonseca e poi ha messo in fila Taylor Fritz, Ben Shelton, Carlos Alcaraz ed infine Holger Rune. Tutto questo perdendo solamente un set in semifinale contro lo spagnolo. A Miami invece si è arreso subito. A chi? A Jakub Menšík.
Il ceco ha scelto un bel torneo dove vincere il suo primo titolo ATP. Prima di ieri il classe 2005 aveva disputato solamente una finale nel circuito maggiore e l’aveva persa lo scorso anno a Doha contro Karen Khachanov. Alla sua prima volta nella finale di un 1000 Jakub Menšík non ha sentito la pressione, ma invece l’ha affrontata con la calma e la tranquillità di un veterano. A Menšík serviva un acuto di questo tipo. In stagione fino ad ora aveva collezionato la brutta sconfitta con Fokina al terzo turno di Melbourne dopo che si era trovato due set a zero sopra ed aveva anche servito per il match, mentre ad Indian Wells si era arreso al secondo turno a Khachanov.
La settimana prima di Miami, Menšík aveva disputato il Challenger di Cap Cana (Repubblica Dominicana), uscendo in semifinale contro Dzumhur. Era a un passo dal ritirarsi prima dell’esordio contro Bautista Agut a Miami per un problema al ginocchio, ma poi ci ha ripensato. Il resto è storia: Menšík oggi è il numero 24 della classifica mondiale.
Non un acuto, ma tanta solidità e un ottimo tennis. Potremmo descriverle così le esperienze nordamericane di Francisco Cerundolo ed Arthur Fils, anche loro reduci da un mese più che positivo ed entrambi eliminati ai quarti di finale sia ad Indian Wells che a Miami. L’argentino in California ha collezionato lo scalpo di Alex De Minaur prima di capitolare più che dignitosamente contro Carlos Alcaraz. Nello Stato del Sole, invece, Fran ha eliminato Tommy Paul e Casper Ruud prima di sfiorare la semifinale perdendo ai quarti di finale al tie break del terzo set contro Grigor Dimitrov.
Cerundolo da tempo non è un giocatore solamente da terra rossa, e questo marzo l’ha dimostrato ampiamente. Arthur Fils, invece, ad Indian Wells si è arreso ai quarti di finale contro Daniil Medvedev perdendo 9-7 il tie break del terzo parziale dopo essere stato anche avanti 4-2 e servizio nel corso del set. A Miami ha estromesso la prima testa di serie Alexander Zverev in due ore di gioco, ma poi non è arrivato al meglio contro Jakub Menšík, che ha comunque meritato la vittoria.
I rimandati: Medvedev croce e delizia, Alcaraz dove sei?
In questa categoria troviamo chi non ha convinto a pieno, chi magari ha disputato un buon torneo (ma malissimo l’altro), oppure chi ha fatto vedere sprazzi di buon tennis, ma poca concretezza. Daniil Medvedev rientra esattamente qui. Ad Indian Wells vediamo qualche lampo del russo, che supera Tommy Paul ed Arthur Fils mostrando tanta solidità, ma cade in semifinale contro un ispiratissimo Holger Rune, mentre a Miami capitola all’esordio contro Jaume Munar, certamente non un tennista eccezionale sul cemento.
Carlos Alcaraz dov’è? Dove ha lasciato il suo talento e la sua esplosività? Lo spagnolo, dopo aver perso ai quarti di finale degli Australian Open contro Novak Djokovic, aveva reagito bene vincendo l’ATP di Rotterdam, ma a Doha aveva di nuovo zoppicato vincendo al terzo set contro Luca Nardi e perdendo ai quarti di finale contro Jiri Lehecka. Alcaraz gioca singhiozzando. Prima ammiriamo i suoi lampi, quelli che gli hanno permesso di arrivare in vetta alla classifica mondiale e di vincere quattro slam, ma poi per diverse fasi della gara spegne la luce. Cerca sempre di entrare nello scambio e di prendere in mano il punto, ma incappa in tantissimi errori non forzati. Ad Indian Wells non riesce a difendere il titolo dello scorso anno e perde in semifinale da Jack Draper, a Miami cade all’esordio in tre set contro David Goffin. Vediamo se la terra europea gli sarà più clemente.
Holger Rune: c’eravamo quasi. Il 2023, fino a Wimbledon, era stato il suo anno. Successivamente un problema alla schiena l’aveva reso l’ombra di sé stesso, mentre l’inizio del 2024 era stato caratterizzato da tanta confusione ed un cambio continuo di coach. Indian Wells è stato uno dei suoi tornei migliori. Volontà di sacrificio, accelerazioni giuste e tanta solidità. Le gare contro Stefanos Tsitsipas e Daniil Medvedev sono state ottime, ai limiti della perfezione.
Poco da recriminare sulla finale, dove Jack Draper gli è stato superiore. Peccato, però, che la sconfitta contro Reilly Opelka all’esordio a Miami grida vendetta ancora adesso, così come la sua protesta inutile al tie break del terzo set. Adesso arriva la terra, superficie sulla quale si esprime meglio.
Casper Ruud: mese da dimenticare. Tra i rimandati e non nella categoria inferiore solamente perché ad Indian Wells non era al meglio fisicamente e si è letteralmente offerto a Marcos Giron. Ci si aspettava molto di più a Miami, dove nel 2022 fece anche la finale, ma si è arreso all’ottimo tennis di Francisco Cerundolo. La stagione su terra, però, può rappresentare un’importante boccata d’ossigeno anche per Ruud.
I bocciati: Tsitsipas ci ha tradito, Rublev in una spirale senza fine
Stefanos Tsitsipas ci ha illuso. Il greco, che sta anche valutando un cambio di racchetta ed una separazione dalla sua storica Wilson Blade, vincendo a Dubai aveva ridonato le speranze ai suoi tifosi e ai suoi appassionati mettendo in luce di nuovo un ottimo servizio ed un dritto fulmineo. Ad Indian Wells al terzo turno gioca una grande gara contro Matteo Berrettini, ma perde al turno dopo da Holger Rune. Diverso il discorso, invece, a Miami, dove rischia una debacle all’esordio contro Tseng e poi si arrende a Sebastian Korda al terzo turno. Ora deve raccogliere i cocci e ritrovare la lucidità perché a Monte-Carlo difende il titolo dello scorso anno.
Andrey Rublev è in crisi. La stagione era iniziata male con l’eliminazione all’esordio ad Hong Kong contro Marozsan e con quella rimediata al primo turno degli Australian Open contro João Fonseca. La vittoria a Doha era stata una notizia lieta che doveva ridonargli fiducia, ma pochi giorni dopo ha perso subito a Dubai contro Quentin Halys. Tra Indian Wells e Miami non ha collezionato nemmeno una vittoria perdendo prima contro Matteo Arnaldi sul cemento californiano e poi contro Zizou Bergs su quello della Florida.
Ultimi Alexander Zverev e Alex De Minaur. Il tedesco sembra accusare molto la pressione della chance di diventare numero 1 al mondo e post Melbourne non ha mai ritrovato il suo miglior tennis. Piuttosto amara è stata anche la sua scelta di disputare prima due tornei sulla terra sudamericana ed il torneo di Acapulco (dove è stato eliminato da Tien al primo turno). Ad Indian Wells è stato estromesso all’esordio da Tallon Griekspoor, a Miami, invece, si è arreso agli ottavi di finale ad Arthur Fils.
C’era qualche aspettativa in più anche su Alex De Minaur, considerato che manca ancora il suo acuto in uno di questi tornei. L’australiano, però, non è mai andato oltre gli ottavi di finale subendo una sconfitta in California per mano di Francisco Cerundolo ed una in Florida contro Matteo Berrettini. Ora il cemento è da mettere momentaneamente da parte, si apre una nuova parte di stagione sulla terra rossa europea con tanti eventi entusiasmanti come Monte-Carlo, Madrid e Roma prima del grande ballo finale al Roland Garros.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.













