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Gioco d'azzardo
2 Aprile 2025

Gioco d'azzardo: lo sport e i social lo stanno sdoganando?


I disturbatori di Jacopo Berrettini sono solo l'ennesimo sintomo di un rapporto malato tra sport e gioco d'azzardo.

La scorsa settimana il torneo Challenger di Napoli è tornato nuovamente sotto l'occhio delle cronache sportive nazionali e internazionali e - ancora una volta - non per questioni di tennis giocato ma per l'ennesimo caso di "tifo contro", ovvero di spettatori che disturbano in ogni modo uno dei giocatori in campo (una pratica vietata, oltre che moralmente condannata, nel tennis) sperando così di indirizzare la partita nella direzione conveniente per le loro scommesse.

Lunedì 24 marzo, nel turno di qualificazione tra Jacopo Berrettini (sì, il fratello di Matteo) e Giovanni Fonio, il primo era avanti 5-3 al tie break del terzo set quando dagli spalti hanno iniziato a prenderlo di mira: prima un urlo gli ha fatto sbagliare un dritto molto facile; poi, dopo aver chiesto inutilmente l'intervento dell'arbitro, un altro grido lo ha portato a sbagliare il colpo decisivo facendogli perdere set, partita e, ovviamente, pazienza. A quel punto Berrettini non ci ha più visto e, in un moto di rabbia, ha spaccato la racchetta in terra lanciando sguardi sdegnati e furibondi verso gli spalti.

Come già detto, non ci sono dubbi sul perché qualche spettatore si sia comportato così: ci sono certamente di mezzo le scommesse, proprio come successe l’anno scorso nello stesso torneo, quando la partita tra Pierre-Hugues Herbert e Raul Brancaccio, quando quest’ultimo addirittura subì insulti e minacce provenienti dagli spalti.

Lo scopo di questo articolo, ovviamente, non è l'ennesimo discorsetto morale su quanto siano deprecabili (e per fortuna inusuali nel tennis) comportamenti di questo tipo, bensì riflettere e cercare di capire i danni causati dallo sdoganamento del gioco d'azzardo - perché così si chiama, nonostante stia provando a ripulirsi sotto le etichette più fresche ed esotiche di betting o gambling - e della conseguente ludopatia, a tutti i livelli e in tutti gli sport.

Negli ultimi due-tre anni, dati alla mano, c'è stata un'impennata nella diffusione del gioco d'azzardo tra i giovani, in particolare nell'ambito delle scommesse sportive. L’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa stima che nel 2023 ha giocato d’azzardo il 53% degli studenti tra i 15 e i 19 anni, cioè circa 1,3 milioni di ragazzi, in gran parte minorenni.

Al di là delle cause sociologiche - non siamo in grado di esprimerci e non è ciò che vogliamo fare qui - non si può non riconoscere che l’istigazione al gioco d’azzardo provenga innanzitutto dai media, che hanno avuto la colpa - e probabilmente anche il dolo - di aver fatto passare per un normale divertimento ciò che un normale divertimento non è.

Ci riferiamo prima di tutto agli esperti di scommesse, comunemente chiamati con l’anglicismo tipster (letteralmente "informatore" o "delatore"), la cui ascesa, specialmente sui social media, è stata parallela a quella dell’impatto del gioco d’azzardo tra i giovani.

Si tratta, in breve, di presunti esperti di scommesse sportive, il cui consiglio sulle quote da giocare potrebbe essere utile per vincere. Al di là delle frasi di circostanza sul gioco responsabile che inseriscono per obbligo nei loro canali, la loro influenza negativa è palese.

Grazie a un'immagine da guru ben costruita e a un linguaggio giovanile e amichevole, queste persone riescono a sembrare convincenti e a spingere chi li segue a scommettere, e dunque ad avvicinarsi a una pratica potenzialmente molto dannosa, magari anche con la sicumera di una facile vincita grazie ai consigli del loro guru-tipster.

Inoltre, questi figuri ricevono ampio spazio mediatico anche al di fuori dei loro canali personali. Per fare un esempio, nel 2023 il portale Chiamarsi Bomber ha istituito una sorta di Pallone d’Oro degli "esperti" di scommesse (in questo caso definiti match specialist, altro anglicismo paraculo per cercare di rendere più avvincente il gioco d'azzardo), vinto da tale Pengwin. E proprio il latinense di origini polacche Kristian Tumidajevicz, in arte Kristian Pengwin, rappresenta il vero capofila di questa categoria: attivo sui social già dalla fine degli anni Dieci, è stato probabilmente il primo nella sfera social italiana ad avere successo come esperto di scommesse, aprendo la strada a tutti gli altri.

Il suo profilo Instagram (privato) conta un milione di followers, mentre il canale Telegram in cui fornisce i suoi consigli (toh, anch’esso privato) misura a oggi quasi 800.000 iscritti. Se questo non fosse abbastanza, Tumidajevicz ha addirittura ottenuto uno spazio su DAZN con la trasmissione Zona Pengwin, posta sotto l’egida del sito di scommesse DAZN Bet Fun, mentre su YouTube tiene un appuntamento fisso con il giornalista Sandro Sabatini dal nome di “Calcio selvaggio”.

https://www.youtube.com/watch?v=ZZHqMnlJuEA&ab_channel=DAZNItalia

A fare le fortune del Pengwin sono anche alcuni video in cui esulta in modo sguaiato per le trovate che azzecca - anche nel caso di quote relativamente basse - che colgono il duplice obiettivo di aumentare le sue interazioni e di contribuire a dipingere il momento della vittoria di una schedina come un attimo di esaltazione, gioia e divertimento incontenibili, spingendo chiaramente all'emulazione: chi non vorrebbe provare simili scariche di adrenalina mentre vince dei soldi praticamente senza sforzo?

Grazie a una moltitudine di studi psicologici (e probabilmente anche alla nostra esperienza più o meno diretta) siamo ovviamente a conoscenza di come il gioco d’azzardo sia in grado di procurare momenti di enorme esaltazione, ma condividerli così sfacciatamente stride in maniera inquietante con le frasi di circostanza che invitano alla moderazione e al senso di responsabilità durante il gioco. Per non parlare, poi, di alcune sue puntate a quattro o cinque cifre, condivise sui suoi canali social come fossero la normalità, senza interessarsi del possibile effetto tragico nei confronti di persone più facilmente influenzabili.

Un’altra cosa sorprendente (forse nemmeno così sorprendente, conoscendo l'ecosistema mediatico italiano) è che il Pengwin abbia mantenuto intatto il suo spazio mediatico nonostante alcune gaffe piuttosto gravi, come, per esempio, una presa in giro vagamente razzista alla pronuncia del nome di Timothy Weah, un discorso sessista sulle donne che arbitrano le partite di calcio maschile e uno sfogo in seguito all’ultima Supercoppa italiana nel quale si scagliava contro l’emotività dei tifosi di calcio, dal momento che lui quando perde perde soldi e quando vince vince soldi mentre i tifosi, anche se vincono la Supercoppa, la mattina dopo sarebbero comunque andati a zappare la terra. Sic!

Il punto più basso della sua carriera, però, è arrivato quando gli è stato affidato uno spazio sui media tradizionali, e più precisamente sul Corriere dello Sport, su cui durante la sosta per le nazionali di ottobre 2023 - quella in cui vennero pubblicate le notizie sui problemi con le scommesse di Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, momento che fece parlare di ludopatia giovanile come mai si era fatto in tempi recenti in Italia - il direttore del quotidiano o chi per lui ebbe l’idea di affidare un articolo di opinione proprio al tipster più noto dei social italiani. 

“[...] Purtroppo però in un mondo come quello dei calciatori dove tutto arriva troppo facilmente, manca l’educazione a quelli che dovrebbero essere i valori di base di ciascun sportivo: professionalità, rispetto e impegno. C’è da lavorare e capire: nascondersi dietro la carta ludopatia sarebbe troppo semplice e banale” è la parte finale di una riflessione che somiglia più che altro a una ridicola arrampicata sugli specchi per buttarla sulla retorica moralista (e da che pulpito!) con il fine di non dover ammettere di aver avuto un ruolo attivo nella diffusione - anzi, nella promozione - di una malattia che, come abbiamo visto, è arrivata a colpire anche persone tutt’altro che in difficoltà economiche.

Alla luce di personaggi come il Pengwin, passano quasi in secondo piano le pubblicità televisive su siti di scommesse, che comunque meritano una menzione all'interno di questo articolo. A partire dal 2018, quando il Decreto Dignità vietò la promozione del gioco d’azzardo, gli annunci pubblicitari legati al gioco d'azzardo si sono trasformati in réclame di presunti siti di approfondimento sportivo, che ovviamente altro non erano che siti mirror di normali siti di scommesse.

L’ossessiva pubblicità di Luca Toni che risponde alla domanda “meglio il 4-3-3 o il 3-5-2?” rientra in questo filone. Le sponsorizzazioni dei siti di scommesse, anche se vietate, sono riuscite persino a farsi abbastanza strada da tornare sulle maglie da gioco: l’Inter, per esempio, ha regolarmente Betsson come sponsor principale perché quello presente sulla divisa dei campioni d'Italia è ufficialmente un sito di intrattenimento sportivo e non di scommesse. Comunque, il divieto di pubblicità ai siti di scommesse sportive è stato eliminato e con esso anche i raggiri che in questi sette anni erano stati trovati per bypassare la regola.

Non può essere stata tutta colpa degli esperti di scommesse e delle pubblicità, comunque. Meritano infatti una menzione anche personaggi diventati star (o meme viventi) su TikTok o Instagram come Nevio Lo Stirato, un ex imprenditore che ha sperperato i suoi soldi nelle scommesse fino a mettere insieme debiti che non ha intenzione di ripagare, o il suo compare Filippo Champagne, ricco di famiglia e e apertamente e orgogliosamente dedito a una ludopatia senza confini.

Entrambi i personaggi sono stati resi noti da Giuseppe Cruciani e David Parenzo a La Zanzara, dove hanno pubblicizzato la loro ludopatia, che è più giocosa e superficiale di quella (pseudo) tecnico-analitica degli (sempre pseudo) esperti, ma non per questo meno pericolosa. Su TikTok sono stati e spesso sono tuttora virali una serie di estratti nei quali i due raccontano le loro esperienze con il gioco d’azzardo con simpatica ironia, senza mai affrontare nemmeno tangenzialmente il reale dramma della dipendenza da gioco d'azzardo, finendo per diventare per qualcuno - speriamo non per molti - dei modelli di benessere.

Il risultato di questa propaganda è che TikTok è ormai invaso da meme che esaltano, sdoganano, sdrammatizzano il gioco d’azzardo: vi basterebbe digitare #ludopatia (chiaramente usato con intento ironico) nella barra di ricerca per verificare di persona quanto ampia sia la moltitudine di contenuti sul tema. Anche facendo salva la buona fede di chi condivide certi contenuti (in realtà tutta da dimostrare), considerando che ci troviamo su un’applicazione che in Italia viene frequentata per il 60% da utenti tra i 16 e i 24 anni, il risultato non può che essere distruttivo.

Su internet e sempre più anche nel mondo reale, la ludopatia viene vista non solo come un passatempo come un altro ma anche come un'attività figa e forse anche remunerativa. Ed è spaventoso proprio vedere quanti tra i commentatori di questi video siano poco meno che adolescenti, ragazzi e ragazze (o bambini) che chiaramente potrebbero non avere piena contezza di ciò che vedono, ascoltano e fanno.

Viene da chiedersi, in tutto ciò, perché la ludopatia, sebbene sia dilagante soprattutto tra i giovani, non venga combattuta come vengono combattuti come problemi come il razzismo e la pirateria. La risposta, per certi versi, è facile: a differenza di razzismo e pirateria, il gioco d’azzardo genera un giro di soldi immenso che fa troppa paura contrastare - anzi, la pirateria è un qualcosa che, rimanendo sempre sul piano economico, conviene molto contrastare. Così, al di là di qualche pubblicità in cui Lino Banfi invita al gioco responsabile, si continua a nascondere la polvere sotto al tappeto. È facile poi sorprendersi che tutto questo arrivi anche nei tornei di tennis e chiedersi come sia stato possibile. 


  • Nato nel 2005, appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali. Amante dei non luoghi, della torta Sacher e del mare. Vive nel culto di Guillermo Ochoa.

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