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Premier League Liverpool Salah
, 1 Aprile 2025

Come sta andando la Premier League?


Tra il Liverpool lanciato verso il titolo e la bagarre in zona Europa, il punto sulla situazione della Premier League 24/25.

Diciamoci la verità, la Premier League 2024-2025 è stato uno dei campionati più deludenti degli ultimi anni. In primis, la pessima stagione di alcune big - non solo City, ma anche Spurs e United - e delle tre neopromosse ha contribuito ad abbassare notevolmente il livello del torneo. Per alcune altre squadre poi, letteralmente falcidiate da serie di infortuni sequenziali, i tanti impegni ravvicinati si sono rivelati letali per le speranze di centrare gli obiettivi prefissati. Lo spettacolo è stato spesso sotto le aspettative, tanti campioni non sono stati all'altezza, e, se si escludono rare eccezioni, anche dal punto di vista tattico le novità sono state poche o sporadiche.

Il calcio inglese in generale non vive certo un periodo scintillante. Quel campionato che, non a torto, si vanta di essere il più sfidante al mondo deve ancora trovare una soluzione per problemi strutturali di non poco conto. La classe arbitrale, tra le più scarse in Europa, ha dimostrato di non aver ancora imparato a maneggiare la tecnologia, e ogni weekend la Premier League fa la conta di errori e sviste gravi. La pazienza dei tifosi poi sembra essere arrivata al limite: stremati dal continuo aumento dei prezzi dei biglietti - per la prossima stagione solo Liverpool, West Ham, Tottenham, Leicester e Brentford hanno annunciato di aver congelato le tariffe, mentre altri 11 club hanno già dato il là ad aumenti anche del 5-10% - i fans hanno dato vita a proteste sempre più corpose e pressanti.

In questo contesto non proprio confortante, la Premier League continua ad essere il torneo più ricco e seguito al mondo. Nelle nove giornate che mancano alla fine però, noi incrollabili e fedeli innamorati del calcio d'oltremanica non avremo troppi spunti per saziare la nostra fame di spettacolo. La lotta per il titolo è infatti ormai chiusa da tempo, così come quella per evitare di retrocedere, con le tre squadre salite dalla Championship che ci faranno ritorno dopo neanche 10 mesi al piano superiore. E allora viva l'Europa, nonostante lo slogan sembri quantomeno paradossale per un'isola che negli ultimi anni ha fatto di tutto per staccarsi dal resto del continente: i posti Champions, Europa League e Conference sono ancora tutti da definire e, almeno qui, ne vedremo davvero delle belle.

Chi vince la Premier League?

Beh, risposta quasi scontata. Dopo essere stato fatto fuori da tutte le altre competizioni, domestiche e non, e forte dei dodici punti di vantaggio sull'Arsenal secondo, la strada del Liverpool verso il ventesimo titolo sembra davvero in discesa. Come sappiamo non è di certo il miglior momento per la squadra di Slot, anzi. Prima della sosta, nel giro di quattro giorni sono arrivate due sconfitte fatali, contro il PSG negli ottavi di Champions e contro il Newcastle, a Wembley, nell'atto finale della Coppa di Lega. I reds sono stanchi, mentalmente e fisicamente. Per tutta la stagione Slot ha ridotto le rotazioni a 15-16 giocatori, spalmando le energie dei suoi su ben quattro competizioni diverse contemporaneamente. Se il suo metodo ha funzionato perfettamente fino a metà febbraio, nell'ultimo mese le gambe e la testa dei big del Liverpool hanno presentato il conto.

Premier League Liverpool

Tre, in particolare, paiono essere quelli più provati. Van Dijk non ha riposato neanche di notte, giocando praticamente ogni minuto di ogni partita stagionale. Ad Alexander Isak non pareva vero, due domeniche fa, di trovarsi di fronte una versione così normale di un difensore solitamente dominante. Gravenberch, la sorpresa più positiva della nuova gestione tecnica, chiave tattica preziosa che ha garantito libertà e copertura alle incursioni delle due mezze ali, oggi sembra faticare parecchio a ritrovare il ritmo di qualche mese fa. E poi Salah. L'Egyptian King, nel suo presunto ultimo ballo sotto la Kop, ci ha spinto quasi alle lacrime per larghi tratti di stagione. Nelle ultime uscite invece, proprio nel momento clou della sua recita, Momo è sembrato come anestetizzato, vittima di una sorte di pozione magica che ne ha reso innocuo il veleno.

Nonostante tutto, come detto, il vantaggio del Liverpool sull'Arsenal pare rassicurante. I Gunners inoltre sono ancora impegnati in Champions League, competizione su cui potrebbero giocarsi tutte le fiches, anche se il doppio confronto con il Real Madrid non regala di certo prospettive rassicuranti. Giudicare la stagione dei londinesi non è affatto semplice. Più di tutto, però, resta la sensazione di una grande occasione persa. Proprio nell’anno in cui il City ha alzato bandiera bianca quasi dal principio, alla banda di Arteta è mancata la forza tecnica e mentale per prendersi quel titolo che proprio i blues aveva strappato loro da sotto il naso, nelle due annate precedenti.

Per questo, e per qualche uscita un po’ troppo nervosa, se non addirittura pietosa, Arteta è finito spesso al centro del dibattito. Lo schieramento che lo difende gli concede, ancora oggi, la grossa attenuante degli infortuni occorsi alla sua squadra. Mai come quest’anno infatti l’infermeria dei gunners è stata così affollata. Da White a Kai Havertz, passando per Calafiori, Martinelli, Gabriel Jesus, Odegaard e Saka, a turno quasi tutti i big della squadra, spesso contemporaneamente, hanno dovuto fermarsi per problemi fisici più o meno gravi, complicando oltremisura la rincorsa sul Liverpool.

Dall’altra parte della trincea, coloro che hanno messo il manager spagnolo nel mirino hanno trovato forza nel tempo, facendo leva su campagne acquisti stellari, mancanza di piani tattici alternativi e, più in generale, un coraggio e uno spirito combattivo troppo deboli per poter competere ai massimi livelli. Come ha detto Patrice Evra in una delle sue tante uscite argute e divertenti, guardare l’Arsenal è come guardare Netflix: bisogna sempre aspettare la prossima stagione. E molto probabilmente, anche stavolta, non ci resta davvero che attendere ancora - almeno - un altro anno.

La (non) lotta per evitare la Championship

Cosi come già successo l’anno scorso, anche questa volta, con molta probabilità, a tornare in Championship saranno le tre squadre neopromosse. La questione si sta facendo abbastanza seria, e preoccupante. La Premier League sta diventando una sorta di club esclusivo, in cui chi vi partecipa è troppo più ricco rispetto alle squadre che militano nelle leghe inferiori, e per queste ultime competere con quelle di sopra sta diventando praticamente impossibile. Southampton, Leicester e Ipswich Town, che l’anno scorso militando in Championship non hanno partecipato alla grande abbuffata offerta da sponsor e diritti tv, oggi arrancano nelle ultime tre posizioni della classifica con scarsissime possibilità di salvarsi.

Come si può facilmente immaginare, all’opposto, le squadre retrocesse dalla Premier League diventano automaticamente le favorite per risalire subito. Proprio Leicester e Southampton, ad esempio, hanno sofferto solo una stagione di purgatorio e quest’anno, in Championship, a dominare ci sono Leeds, Sheffield e Burnley, ovviamente tutte appena scese - a parte il Leeds, che ci ha messo un anno in più - dalla ricchissima Premier League. La redistribuzione degli introiti derivanti dai diritti TV è uno dei problemi più seri del calcio inglese. Da anni la EFL, la Lega che organizza i campionati dalla Championship in giù, reclama più equità. Forse è davvero giunto il momento che si trovi una soluzione.

Il Leicester mentre festeggia il ritorno in massima serie con la vittoria della Championship 23/24. Attualmente, è 19esimo in Premier League a -9 dalla quota salvezza.

Per sopravvivere nel mondo dei grandi con un budget di gran lunga inferiore alle avversarie servono, necessariamente, idee superiori. Progetti seri, lungimiranti, come negli anni hanno saputo fare, ad esempio, Bournemouth, Fulham, Brentford e Brighton. Percorsi virtuosi e vincenti che poggiano sulle figure di grandi manager, capaci di elevare lo status del proprio club e di regalargli stabilità e credibilità. Iraola, Marco Silva, Thomas Frank, tutti allenatori che grazie al loro fantastico lavoro hanno alzato il livello generale della competizione. Incredibile davvero come certe big, al bisogno, non siano andate a pescare dal “basso” del loro campionato preferendo importare dall’estero, con risultati quantomeno approssimativi. Ogni riferimento a Spurs e United è puramente casuale.

Southampton e Leicester quest’anno il manager giusto non lo hanno trovato, nemmeno al secondo tentativo. Juric e Van Nisterlooy, subentrati in corsa a Martin e Cooper, non sono riusciti a invertire la rotta di una stagione troppo mediocre. Ci ha fatto sperare invece l’Ipswich, che sembrava avere più entusiasmo, giovani molto interessanti e uno stadio dove sembravano potessero succedere cose miracolose. La banda di McKenna però, dopo aver battuto il Chelsea a fine dicembre, ha collezionato ben otto sconfitte nelle ultime dieci gare di Premier League, compromettendo probabilmente in modo definitivo la possibilità di resistere ai piani alti.

Viva l’Europa!

A nove giornate dalla fine, sono ben 8 le squadre che si giocheranno l’accesso alla prossima Champions League. Il ranking quest’anno omaggerà la Premier League di un posto in più, e dal Nottingham Forest terzo al Bournemouth decimo sono ancora tutte in gioco per assicurarsi le tre caselle vacanti, se consideriamo Liverpool e Arsenal già sicure delle altre due. Una bagarre bellissima, con tanti scontri diretti ancora in calendario e che sarà il vero main event - prolungato - di questa coda di torneo. Elenchiamole tutte, in ordine di classifica e con anche la quota punti: Forest 54-Chelsea 49-City 48-Newcastle e Brighton 47 (magpies con una partita in meno)-Fulham e Aston Villa 45-Bournemouth 44. In una parola, caos.

Non ci sono Tottenham e United, come avrete intuito. In realtà non sono neanche nelle prime dieci. Nemmeno nelle prime dodici, ma magari ne parleremo più avanti. Spurs e Red Devils saranno però le variabili impazzite che potranno decidere il destino delle 8 di sopra. Lo United, tanto per dire, nelle prossime tre se la vedrà con Forest, City e Newcastle. E la miglior versione della squadra di Amorim, se mai davvero ne esistesse una, potrebbe giocarsela ad armi pari contro chiunque - se necessario chiedere a Guardiola del derby di andata. Ovviamente bisognerà anche capire quanta strada faranno entrambe in Europa League, unica competizione rimasta per correggere una stagione fin qui disastrosa. Insomma, Spurs e United non ci sono ma è come se ci fossero.

La stagione del Nottingham Forest ha tutte le chances per finire dritta nei libri di storia. A 9 giornate dalla fine i Garibaldi Reds devono gestire 7 punti di vantaggio sulla sesta, il Newcastle, che però dovrà giocare una partita in più da qui alla fine del torneo. Nel weekend il Forest si è anche assicurato uno storico viaggio a Wembley: battendo il Brighton ai rigori infatti la squadra di Nuno Espirito Santo si è qualificata per le semifinali di Fa Cup, 34 anni dopo l’ultima volta. Il tecnico portoghese è un serio candidato per il premio di miglior allenatore stagionale. Solo diciotto mesi fa, nel novembre 2023, fu esonerato dall’Al Hittiad in Arabia Saudita dopo una serie di risultati negativi - ma anche un campionato vinto e una supercoppa. Oggi, vestito dell’immancabile comoda tuta e con quel ghigno diventato ormai di culto ha riportato il glorioso club della foresta a riassaporare i palcoscenici più importanti.

Il Forest non è l’unica squadra che sta avendo una stagione sopra le aspettative. Tra dicembre e gennaio il Bournemouth ha inanellato una serie di risultati positivi che hanno spinto le cherries ai piani alti di questa Premier League. Iraola è riuscito a sopperire agli infortuni di Senesi e Evanilson lanciando definitivamente Hjusen, oggi uno dei difensori più richiesti d’Europa, e spostando Ouattara al centro dell’attacco. Il risultato è stato sbalorditivo. Il Bournemouth è stato per mesi la squadra più cool della Premier League. Vedere giocare la squadra del tecnico basco è stato uno spettacolo, e fa niente se nell’ultimo mese le prestazioni non siano state all’altezza delle precedenti. E poi c’è il Fulham. In riva al Tamigi le cose continuano ad andare alla grande, nonostante ogni estate i cottagers debbano dire addio ai loro migliori giocatori. Il merito, ovviamente, è tutto di Marco Silva, che dopo tanto girovagare sembra aver trovato nell’ovest della capitale il luogo giusto per poter sviluppare un progetto davvero vincente.

Top 11 Premier League

Pensieri in libertà

Erling Haaland si è fatto male. Poco dopo aver segnato il gol del pareggio - il trentesimo stagionale - nella sfida di FA Cup con il Bournemouth, il norvegese si è dovuto arrendere a un fastidioso problema alla caviglia. Al suo posto è entrato Marmoush, poi decisivo con la rete del 2-1. Brutta tegola per Guardiola, che aveva lasciato intendere di volere usare insieme i due attaccanti, stravolgendo un po’ quella che era stata la struttura della sua squadra nelle stagioni precedenti. Pep dovrà inventarsi ancora qualcosa di nuovo, magari ritrovando la miglior versione di Phil Foden, da tanti mesi a questa parte troppo lontano dai suoi standard.

56 anni dopo aver conquistato l’ultimo trofeo, il Newcastle si è aggiudicato la Coppa di Lega 2025. Titolo strameritato per un gruppo che sognava da tempo una soddisfazione così grande. La degna fine di un ciclo? L’inizio di una nuova era? Solo il tempo ce lo dirà, e anche le scelte della società in estate. Isak e Bruno Guimaraes fanno gola a tante squadre europee, vedremo se la proprietà avrà la forza e la voglia di resistere alle tentazioni. La svolta tattica della stagione è arrivata piazzando Tonali in mediana. L’italiano - ormai idolo assoluto del popolo geordie - da vertice basso del centrocampo si è rivelato perfetto per coprire le spalle a Bruno e Joelington, più capaci di lui di incidere nel terzo di campo avversario.

Ancora una cosa sull’Arsenal. Le ultime due stagioni hanno lasciato strascichi importanti nella psiche del gruppo, Arteta compreso, ma d’altronde sarebbe stato strano il contrario. Arrivare per due volte così vicino all’obiettivo e vederlo sfumare per un soffio non è roba semplice da superare. Ma è proprio questo il gap importante che divide oggi i gunners da chi vince. Ricordate come hanno festeggiato dopo la vittoria sul City, ad Emirates, un paio di mesi fa? Sembrava la celebrazione di un titolo. Se l’Arsenal vuole tornare a scrivere il proprio nome nella storia di questo campionato, battere il City dovrà tornare ad essere solo una tappa del percorso, e non il traguardo.

Quello che ha fatto fin qui Fabian Hurzeler con il Brighton è passato troppo sotto traccia. Nel solco del grande lavoro svolto in precedenza da De Zerbi, il trentaduenne tecnico tedesco ha preso in mano un progetto già ben avviato riuscendo se possibile a migliorarne i contorni. Il Brighton è una squadra che gioca su ritmi importanti, con giocatori che non hanno paura di prendersi responsabilità con il pallone, in ogni parte del campo. Mitoma, Joao Pedro, Minteh, Adingra, Rutter, Welbeck, Gruda: c’è tanta qualità nella trequarti offensiva delle Seagulls, e vederli giocare insieme è uno spettacolo molto divertente a cui assistere. Centrare l’Europa, qualsiasi tipo di Europa, sarebbe un traguardo fondamentale per dare nuova linfa agli sforzi di una proprietà già di suo molto intraprendente.

Per finire, ve lo dovevamo, due righe su Tottenham e United. I Red Devils di Amorim sono riusciti nell’impresa di fare anche peggio della gestione ten Hag. Lo United è una squadra che quando va in campo sembra non abbia preparato nulla. Nonostante i cinque difensori sono già parecchi i gol subiti nella propria area piccola. Davanti invece, il flusso offensivo è sempre legato a doppio filo alle lune di Bruno Fernandes. Insomma, una tragedia. E gli Spurs non sono certo meglio. Postecoglu da un pezzo va dichiarando che lui alla seconda stagione porta titoli. Fuori da tutto però da ormai parecchi mesi, oggi è rimasta solo l’Europa League. Appuntamento a giugno per capire se avrà detto la verità.

  • Milano. Iscritto all’albo dei Match Analyst LongoMatch. Diplomato al Liceo Scientifico, nonostante l’orale della maturità sostenuto il giorno dopo la finale di Berlino. Laureato in Scienze Politiche. Malato di calcio. Al primo appuntamento ho portato la mia ragazza a vedere il derby della Mole, quello dell’eurogol di Bruno Peres. Stiamo ancora insieme.

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