Logo sportellate
Lazio Torino
, 1 Aprile 2025

Lazio-Torino 1-1, Considerazioni Sparse


Gineitis replica a Marusic: per la Lazio, la rincorsa Champions League si complica.

Monday Night per niente pirotecnico all’Olimpico: Lazio e Torino che si spartiscono la posta senza dar spettacolo. Una gara relativamente bloccata, che i biancocelesti, memori della cinquina recentemente subita al Dall’Ara, provano a gestire in maniera accorta, senza riuscire a portar a casa una vittoria che sarebbe stata importantissima nell’ottica della rincorsa alla Champions League. L’1-1 che scaturisce dai gol di Marusic e Gineitis non serve a nessuno: se per il Torino, senza velleità di classifica, è un ennesimo tassello a conferma della sua ritrovata lena, per la Lazio si tratta certamente di 2 punti persi. La squadra di Baroni esce tra i fischi: senza se e senza ma, un gesto ingeneroso, vista la stagione che sta disputando. La colpa del tecnico ex Verona è, probabilmente, quella di aver abituato troppo bene i golosi palati laziali.

Il Torino è pugnace, quadrato, non si dà per vinto: fa specie vedere tutto questo in una squadra che non può cullare ambizioni particolari. Da mesi, la squadra di Vanoli se la gioca sempre e con tutti, collezionando una sola rocambolesca sconfitta (sul difficile campo di Bologna) nelle ultime 13 gare. Andati in svantaggio, i granata potrebbero sciogliersi, ma succede il contrario: Vanoli cambia modulo, inserendo solo uomini offensivi, e viene premiato da un guizzo firmato proprio dai neo-entrati Karamoh e Gineitis. Il lituano è ancora provvidenziale, confermando la sensazione di poter essere un fattore a gara in corso in un centrocampo che, oltre a Casadei e Ricci, ha ritrovato anche Ilic. Tutto sommato bene la difesa, con Maripan solito leader e Coco a ruota: uno dei segreti del cambio di pelle granata è proprio questa stabilità che ha garantito il rientro a buoni livelli dell’ex Monaco, con la sua autorevolezza ed esperienza.

Questa Lazio, con tutti i suoi pregi, manifesta in questo momento due difficoltà: senza Castellanos, manca un riferimento avanzato in grado di fare da sponda agli inserimenti dei centrocampisti; proprio i suoi interni hanno oggi il fiatone, dopo un campionato passato a cantare e portare la croce. Guendouzi e Rovella, termometro e bilancino di questa squadra, non disputano una cattiva gara, ma sembrano mancare di quella verve che ha caratterizzato la prima parte di stagione: davanti, Dia ha caratteristiche forse diverse da quelle che servirebbero in questo momento, senza un riferimento avanzato così abile a svuotare la fascia centrale e associarsi col resto della trequarti, e tutto il reparto sembra risentirne. Nonostante questo, i biancocelesti vanno in vantaggio grazie a un gol di pregevole fattura di Marusic su assist di Pedro; poi, anziché continuare ad aggredire, la Lazio costruisce un bunker di palleggio, rinunciando a ripartire e venendo puniti da una bella infilata avversaria. Che questa Lazio non fosse costruita per la zona Champions era evidente, più che altro per assenza di ricambi: in questo finale proverà ad acciuffarla (ora a -4: Bologna, Juventus e Roma sono in ballo, senza escludere Atalanta, Fiorentina e Milan), ma la conquista di un posto nell’Europa del futuro, magari unito ad altri risultati positivi in quella del presente, non potrebbe che comportare un voto alto alla stagione.

Promossi e bocciati: gli autori dei gol vanno citati da subito, e non solo per i gol. Marusic è una solida certezza nello scacchiere laziale: buono per tutte le stagioni, magari non farà impazzire ma garantisce sempre buone dosi di atletismo e qualche perla. Gineitis, dopo le reti con Fiorentina e Milan e quella con la Lituania, conferma la sua vocazione all’inserimento con vizio del gol: se pensiamo che è “solo” un classe 2004, possiamo intravedere un futuro radioso. Da ambo le parti malino le prime punte (Adams e Dia) e sufficienti i centrali di centrocampo in una bella battaglia (Rovella/Guendouzi vs Ricci/Casadei): tra le mezze punte bene il sempreverde Pedro, che si inventa l’assist per il vantaggio. Infine, una nota di merito per i “cattivi” Maripan e Gigot, che tengono botta per tutto il match, ma anche per Hysaj, che sembra sempre sull’orlo dell’accantonamento, ma trova modo di mostrarsi utile.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

pencilcrossmenu