
Super guida alla Copa Libertadores 2025
Tutto, ma proprio tutto, quello che volete sapere sulla Libertadores che sta per cominciare.
Nella notte tra martedì 1 e mercoledì 2 aprile inizia la fase a gironi della Copa Libertadores 2025, che per la ventiseiesima edizione consecutiva coinvolgerà 32 squadre suddivise in 8 gruppi. Nelle scorse settimane si sono tenuti tre turni preliminari, con 19 concorrenti tra le quali Alianza Lima, Bahia, Cerro Porteño e Barcelona di Guayaquil si sono accaparrate i 4 posti rimasti disponibili per la quarta e ultima fascia del sorteggio.
Anche quest’anno, ogni nazione si presenta in Copa Libertadores con almeno due contendenti: il Brasile ne porta 7, l’Argentina 6, l’Ecuador, il Perù e il Paraguay 3, mentre Cile, Colombia, Venezuela, Bolivia, Uruguay soltanto 2. I pronostici vedono ancora una volta favorite le brasiliane, che hanno vinto le ultime 6 edizioni e, con un altro successo, raggiungerebbero le argentine per numero di titoli, un traguardo fino a pochi anni fa impensabile.
Non sarà invece possibile spodestare l’Independiente, che guida la classifica tra i club con 7 vittorie, pur non trionfando dal 1984: al secondo posto con 6 c’è infatti il Boca, eliminato ai rigori nel secondo turno preliminare di Copa Libertadores dall’Alianza Lima, dopo che al 97’ Cavani si era divorato una clamorosa occasione a porta vuota.
Per quanto riguarda i calciatori, spicca l’assenza di Gabigol, che con 31 gol in 53 presenze è il calciatore in attività più vicino al record dell’ecuadoriano Alberto Spencer, che ne segnò 54 tra il 1960 e il 1972. L’ex nerazzurro ha lasciato dopo 6 stagioni il Flamengo per trasferirsi al Cruzeiro, con cui giocherà la Copa Sudamericana, offrendo l’opportunità del sorpasso al quasi trentasettenne Lucas Pratto, che si è trasferito all’Olimpia di Asunción anche per provare a ritoccare il suo score di 30 gol nella Copa Libertadores.
Le brasiliane
Botafogo
All’eliminazione precoce nel campionato Carioca si sono aggiunte le nette sconfitte in Supercopa do Brasil contro il Flamengo e nella Recopa CONMEBOL contro il Racing di Avellaneda, vincitore della scorsa Copa Sudamericana. Il presidente John Textor ha minimizzato, affermando che una stagione da 11 mesi è insostenibile e quindi queste competizioni vanno considerate quasi come amichevoli pre-stagionali. Il problema è che la squadra, priva di un allenatore dopo le dimissioni del portoghese Artur Jorge, è stata esposta a brutte figure che hanno aumentato la tensione tra i calciatori, come hanno dimostrato alcuni gesti di nervosismo in campo e le esternazioni pubbliche di due giocatori-chiave come Alexander Barboza e Jefferson Savarino.
Per la panchina è stato poi scelto un altro portoghese, il cinquantacinquenne Renato Paiva che in Brasile ha già allenato il Bahia e sembra intenzionato a proporre anche in Copa Libertadores un gioco di posizione piuttosto ortodosso. A preoccupare maggiormente sono però le cessioni di Luiz Henrique e Thiago Almada, soprattutto considerando che quest’ultimo è stato girato in prestito gratuito al Lione - che versa in condizioni finanziarie difficili e fa capo allo stesso gruppo imprenditoriale - pochi mesi dopo essere stato pagato quasi 20 milioni di €.

La proprietà ha comunque speso cifre importanti anche in questa sessione, portando a Rio giocatori interessanti come il fantasista uruguaiano Santiago Rodríguez (24 gol e 21 assist in 116 gare di MLS col New York City), l’ala mancina Artur - in cerca di rilancio in Copa Libeertadores dopo le deludenti esperienze con Palmeiras e Zenit - e l’attaccante Rwan Cruz, grande protagonista in Bulgaria con il Ludogorets.
Per rinforzare la retroguardia si è puntato forte sul classe 2005 Jair Cunha, arrivato per 12 milioni dopo la promozione ottenuta col Santos: dotato di ottimo tempismo negli interventi, è molto forte nel gioco aereo (è alto 1,98) ma sembra ancora grezzo nella gestione del pallone ed è probabile che per quest’anno sarà la terza scelta alle spalle di Barboza e dell’ex laziale Bastos.
Palmeiras
Dopo più di 4 anni alla guida del Verdão, per la prima volta la posizione di Abel Ferreira potrebbe iniziare a scricchiolare. Nulla potrà togliere al portoghese lo status di leggenda del club, con cui ha vinto due Copa Libertadores (2020 e 2021), due campionati nazionali (2022 e 2023), una coppa nazionale (2020) e tre campionati statali (2023, 2023 e 2024), ma l’ultimo titolo risale a più di un anno fa e, nonostante il secondo posto finale nello scorso Brasileirão, inizia a serpeggiare un certo malcontento, soprattutto per lo scarso rendimento negli scontri diretti.
Lo scorso giovedì, nella finale di ritorno del campionato Paulista, il Palmeiras non è riuscito a calciare in porta su azione nemmeno una volta, nonostante dovesse recuperare lo 0-1 dell’andata: il portiere del Corinthians si è sporcato i guanti “solo” per respingere il rigore di Raphael Veiga.
Eppure l’ultima sessione di mercato è stata la più dispendiosa degli ultimi anni, finanziata non solo dalle cessioni dei giovanissimi Endrick, Vitor Reis ed Estêvão Willian - che dovrebbe unirsi al Chelsea a luglio, dopo il compimento dei 18 anni - ma anche dalla partecipazione al neonato Mondiale per Club, in cui la società ripone grandi aspettative.
I rinforzi principali sono arrivati dalla metà campo in su: a Vitor Roque, di ritorno dalla deludente esperienza europea, si aggiungono gli acquisti di Paulinho - capocannoniere del Brasileirão 2023 con l’Atlético Mineiro - e dell’esterno mancino uruguaiano Facundo Torres, di ritorno in Sudamerica dalla MLS dove ha segnato 37 gol e 15 assist in 93 presenze con l’Orlando City. A completare un reparto stellare ci sono il centravanti argentino José Manuel Flaco López e Felipe Anderson, il cui impatto è stato però molto al di sotto delle aspettative.
In attesa che Paulinho recuperi dalla frattura da stress alla tibia che non gli ha ancora permesso di esordire, si è vista poca intesa nel tridente con Estêvão e Torres ai lati di Vitor Roque; l’uruguaiano in particolare non è apparso a proprio agio sulla sinistra ed è probabile che, con la partenza di Estêvão, verrà riportato nel suo ruolo naturale, ma per il momento Abel sembra intenzionato a privilegiare quest’ultimo, già devastante nello scorso campionato con 13 gol e 9 assist nonostante la giovanissima età.
Flamengo
Scorrendo la classifica dell’ultimo Brasileirão troviamo un’altra partecipante al prossimo Mondiale FIFA, il Fla che sotto la guida di Filipe Luís ha riscattato vincendo la Copa do Brasil una stagione deludente, con l’onta dell’eliminazione dalla Copa Libertadores per mano del Peñarol che costò la panchina a Tite.
Pur essendo alla sua prima esperienza da allenatore, l’ex terzino è molto rispettato dai calciatori - alcuni dei quali sono stati suoi compagni di squadra - e dalla stampa, anche grazie a uno stile comunicativo diretto e risoluto. Addirittura, si è parlato di lui come possibile sostituto dell’esonerato Dorival Jr. alla guida della Seleção.

Tra i reduci dal leggendario 2019 sono rimasti solo Gerson, De Arrascaeta e Bruno Henrique, ma la rosa è completa in ogni reparto ed è stata rafforzata non solo con giocatori nel fiore degli anni - Léo Ortiz, Viña, Pulgar, De La Cruz, Luiz Araújo, Pedro, Everton Cebolinha - ma anche con l’esperienza di Danilo e Alex Sandro, che con l’aria di casa ha ritrovato almeno un po’ di quella verve offensiva che in Italia era sopita ormai da anni. Dopo aver vinto senza troppa fatica la Supercopa e il campionato statale, ancora una volta il Flamengo parte come favorita in tutte le competizioni nazionali e continentali. Guardando al sorteggio, l’aspetto più insidioso di questa Copa Libertadores è quello logistico, con le lunghe trasferte a Quito, San Cristóbal e Santiago del Estero.
Fortaleza
Grazie al 4° posto dello scorso campionato - eguagliando il piazzamento del 2021 - il club dell’omonima capitale cearense giocherà la Libertadores per la seconda volta nella propria storia. Tornato in Série A nel 2019, sotto la guida di Rogério Ceni, il Leão do Pici è riuscito negli anni seguenti ad assestarsi stabilmente nella parte sinistra della classifica grazie all’eccellente lavoro del tecnico argentino Juan Pablo Vojvoda, che con quasi 4 anni è secondo solo ad Abel Ferreira per longevità dell’incarico nel Brasileirão.
Con una stile di gioco diretto e riaggressioni feroci, Vojvoda è riuscito a imprimere un’identità molto riconoscibile alla sua squadra, grazie anche alla pazienza della società che gli ha confermato la fiducia anche nelle fasi in cui i risultati non arrivavano a causa dei fisiologici cali di condizione che, quando il calendario è particolarmente congestionato, rendono difficile praticare il suo calcio ad alta intensità.
La fiducia è stata ripagata con gli interessi e il Fortaleza sta vivendo i migliori anni della propria storia, arrivando nel 2022 a sfiorare il primo titolo internazionale con la finale di Copa Sudamericana persa contro il RB Bragantino. All’esperienza dell’attaccante esterno Marinho, già finalista con il Santos nel 2020, il mercato ha aggiunto quella di David Luiz, del centrocampista ex-Boca Pol Fernández e dell’istrionico centravanti Deyverson, che nel cammino dell’Atlético Mineiro fino alla scorsa finale ha fatto la differenza non solo coi gol, ma anche con sceneggiate e mind games ai limiti del regolamento
Internacional
Grazie a un’ottima seconda parte di stagione, il Colorado è riuscito a risollevare parzialmente una stagione ben al di sotto delle aspettative che avevano generato gli arrivi degli esperti Enner Valencia, Santos Borré, Thiago Maia, Fernando e Lucas Alario.
La stagione è stata complicata anche dalle gravi inondazioni che, tra aprile e maggio, hanno paralizzato lo stato del Rio Grande do Sul, costringendo anche il calcio a fermarsi e, di conseguenza, a recuperare le partite in seguito, intasando ulteriormente il calendario. Con l’arrivo in panchina di Roger Machado la squadra ha cambiato marcia, con un girone di ritorno secondo solo a quello del Botafogo nonostante le tre sconfitte finali, quando la qualificazione alla LIbertadores era ormai acquisita.

La nuova stagione è iniziata nel migliore dei modi, con la vittoria del campionato Gaúcho da imbattuta. Se nella partita secca l’Inter è in grado di battere chiunque, potrebbe destare qualche preoccupazione la tenuta fisica di una squadra che da metà campo in su fa grande affidamento su giocatori molto esperti come il centravanti Valencia (‘89), i centrocampisti Fernando (‘88) e Bruno Henrique (‘90) e il fantasista ex-Shakhtar Alan Patrick (‘91), che con la sua straordinaria tecnica e visione di gioco è il principale regista offensivo della squadra.
San Paolo
A proposito di campioni dalla grande esperienza, lo stadio Morumbi ha accolto dopo quindici anni il ritorno di Oscar, che si aggiunge a un altro idolo di casa come Lucas Moura in un reparto che può contare anche sulle qualità di Luciano e del centravanti argentino Jonathan Calleri. Tornato ad agosto 2023 con la prospettiva di trasferirsi dopo qualche mese in MLS, Lucas ha preso in mano le chiavi della squadra e non se n’è più andato, regalando al Tricolor una stagione da 14 gol e 10 assist e mostrando una condizione atletica invidiabile con e senza palla.
Il rendimento nel Paulista non è stato entusiasmante - anche se l’eliminazione in semifinale è arrivata per un rigore generoso concesso al Palmeiras - ma davanti si sono viste alcune combinazioni tecniche promettenti, anche se non è ancora chiaro se e come tutti e quattro i giocatori citati possano convivere in campo. Il tecnico argentino Zubeldía sembra ancora in cerca dell’assetto migliore: ha alternato difesa a tre e a quattro, e nella gara di ritorno ha provato Oscar nei due di centrocampo, compensando il quadrilatero magico con lo schieramento dei terzini Cédric Soares (arrivato dall’Arsenal) ed Enzo Díaz come esterni a tutta fascia.
Bahia
Di ritorno nella competizione dopo 36 anni, il Bahia curiosamente esordirà proprio contro l’Internacional, da cui fu eliminato ai quarti nel 1989. Grazie agli investimenti del City Group e all’ottimo lavoro di Rogério Ceni, il Tricolor de Aço gioca oggi un calcio tra i più interessanti del Brasile, in cui fioriscono le associazioni ad alto tasso tecnico tra Everton Ribeiro, Cauly e Caio Alexandre a rifornire il giovane attaccante uruguaiano Luciano Rodríguez, che a due anni da un grande Sudamericano Sub-20 sembra finalmente sul punto di esplodere.
A fargli da chioccia è arrivato il trentatreenne Willian José, reduce da un’esperienza non entusiasmante con lo Spartak Mosca, mentre sull’esterno c’è curiosità per il ritorno in prestito di Kayky, ala mancina classe 2003 di proprietà del Manchester City, che lo pagò dieci milioni nel 2021.
Il gruppo F sulla carta è il più equilibrato: l’Internacional parte favorito, ma per il resto il Bahia dovrà misurarsi con sfide affascinanti contro due grandi storiche come il Nacional di Montevideo e l’Atlético Nacional de Medellín, entrambe plurivincitrici della Copa.
Le argentine
Estudiantes
A fine 2024, il presidente Juan Sebastián Verón ha firmato un accordo con il gruppo Foster Gillett - ex proprietari del Liverpool tra 2007 e 2010 - con il fondo multimilionario che entrerà come socio commerciale del club, dopo aver acquisito (con qualche opacità) il Rampla Juniors in Uruguay. La chiave per entrare nel club sarebbe un accordo fra i $150 milioni e i $400 milioni. L’obiettivo del gruppo non è solo migliorare il livello sportivo del club ma anche le infrastrutture: costruire una nuova sede, uffici e nuovi campi per tutte le discipline.
In attesa che un’assemblea dei soci approvi l’ingresso del magnate statunitense come socio commerciale, il Pincha ha avuto la possibilità di migliorare, e svecchiare, una rosa già competitiva e che poteva vantare alcuni fra i migliori talenti del calcio argentino.

L’acquisto più eclatante è avvenuto già gennaio, quando il gruppo ha versato 15 milioni nelle casse del Boca per prelevare Cristian Medina, in rotta con Gago e con Riquelme, assicurandosi un centrocampista versatile che completa un reparto già molto ben assortito. Medina si combina perfettamente con Santiago Ascacibar, forse il miglior cinco posizionale del paese, che insieme alla fascia ha assunto un ruolo sempre più centrale dal punto di vista tecnico - ha già segnato tre gol in undici partite - e carismatico, ereditando lo scettro lasciato vacante da Enzo Pérez e trovando in Gabriel Neves un ottimo compagno in mediana.
Sulla trequarti c’è ancora l’eterno José Sosa che, pur vedendo ridotti suoi minuti, ha sempre il guizzo che disequilibra una squadra molto quadrata. L’Estudiantes è una squadra che fa del controllo di palla e del dominio del centrocampo uno dei suoi nuclei, ma non ha disdegnato nel rinforzare l’attacco con due cavalli di ritorno.
È stato, infatti, riportato in patria uno dei centravanti di culto per gli appassionati di FIFA dell’ultimo decennio (e non solo): Lucas Alario. Dopo un semestre in Brasile dove ha raccolto poco o nulla, l’ex-River ha deciso di tornare in Argentina per essere di nuovo protagonista e il tecnico Eduardo Domínguez lo ha scelto come terminale offensivo per una squadra al quale mancavano i gol e i movimenti che Alario ha assimilato formandosi nelle giovanili del River.
Fino a qui l’Estudiantes non ha ancora perso in casa e questo ci dice molto di come sarà impostata la fase a gironi della Copa, dove sarà fondamentale ottenere tutti e nove i punti disponibili a La Plata, viste le trasferte difficili a Rio (contro i campioni in carica) e a Santiago (U De Chile). Dopo la campagna fallimentare dell’anno scorso ora il Pincha sembra aver trovato tutti gli ingredienti per raggiungere, quantomeno, la fase ad eliminazione diretta e - chissà - spingersi anche oltre.
River Plate
Il mercato del River è un’ottima cartina di tornasole per capire lo stato del calcio argentino, che cerca di rimanere competitivo con i più ricchi vicini brasiliani, pescando dall’Europa e puntando sul rimpatrio di giocatori formati nelle giovanili del club.
Dopo l’interregno di Demichelis, sulla panchina del Millo è tornato a sedersi l’idolo massimo dell’istituzione, ovvero sia Marcelo Gallardo, che ha calamitato a sé un pacchetto di giocatori che fino a pochi mesi fa erano protagonisti in Europa. Solamente in difesa il River può schierare tre campioni del mondo - Pezzella, Acuña, Montiel - e un campione d’America - Martinez Quarta - che seppur non ottimali per giocare tutti insieme danno al Muñeco una varietà di soluzioni con pochi eguali nel continente.
A questi giocatori di sicuro affidamento il River affianca giovani creati nel loro splendido settore giovanile e giocatori che hanno scollinato il loro prime ma che possono concedersi ancora qualche ballo sul palcoscenico più importante del continente.
I migliori rappresentanti della prima categoria sono Franco Mastantuono e Agustín Ruberto. Il primo è stato già cercato dal Real Madrid ed è la nuova stellina del calcio argentino, potendo occupare tutti i ruoli dell’attacco e sapendo calciare in modo divino sia dentro che fuori dall’area (chiedere al San Martín di San Juan) e dotato di una fantasia picassesca che gli permette di spezzare la linea difensiva con passaggi per le punte o combinando con i centrocampisti. Ruberto è invece una colonna della nazionale Sub-20, con cui è andato a segno due volte nel Sudamericano di gennaio prima di rompersi il crociato. Occorrerà tempo per rivederlo in campo e il River sentirà sicuramente la mancanza di un attaccante grosso - un metro e ottantatre - ma comunque mobile e tecnico che ribalta lo spettro rispetto a Borja, molto più macchinoso e nueve.
Il reparto più arrugginito è il centrocampo ma ciò non significa che manchi la qualità. Il creatore di gioco è - ancora - Nacho Fernandez, eletto da Riquelme e Maradona come miglior giocatore del calcio argentino, con due hinchas come Enzo Pérez e Matias Kranevitter (che perderà la prima giornata per infortunio) che morirebbero per rivincere la Copa con il River e che saranno fondamentali per integrare - e integrarsi - con uno dei migliori giocatori della Copa America come Kevin Castaño, arrivato pochi giorni fa dal Krasnodar.
Il sorteggio è stato molto clemente con il River che si candida come una delle favorite alla vittoria finale, sfumata la scorsa stagione sotto i colpi - e gli sfottò - di Deyverson.
Central Cordoba
La cenerentola di questa edizione si è qualificata grazie alla vittoria dell’ultima Copa Argentina ottenuta insieme allo status di giant killer, dopo aver eliminato Estudiantes, Newell’s e Huracán, prima di battere in finale il Vélez. Il Central Cordoba non sembra avere una rosa all’altezza della competizione, formata per lo più da giovani giocatori in prestito da squadre più blasonate come Perelló e Verón dell’Argentinos, Barrera del Talleres o Alfonso del River.
El Ferroviario, che comunque è quinto nel suo girone di campionato, si fa rappresentante di una delle province più povere dell’Argentina, Santiago del Estero, dove la Libertadores è stata accolta come un evento storico e come un’opportunità per dimostrare come il calcio in Argentina non sia appannaggio solo delle grandi di Buenos Aires.
La storia più interessante di questo già peculiare club è quella del suo allenatore. Già tecnico di Vélez, Independiente e Newell’s, Omar De Felippe non è solamente un ottimo tecnico, con principi radicati e idee molto chiare, ma anche un veterano delle Malvinas, dove ha rischiato la morte quando aveva appena vent’anni.

De Felippe non ha mai amato parlare del suo passato sotto le armi, se non per ricordare o omaggiare compagni caduti, ma sicuramente il Central Cordoba onorerà il suo sforzo bellico nella partita di inaugurazione della Copa Libertadores, che cade proprio il 2 aprile, giorno in cui le truppe argentine diedero il via all’Operación Rosario per riprendersi le isole.
Per il Ferro sarà un’avventura nuova ed intrigante alla ricerca della prima vittoria continentale della sua storia.
Talleres
Fresca della vittoria nella Supercopa Internacional, trofeo che si assegna con una partita fra la vincitrice del Campionato e la squadra con il maggior numero di punti nella classifica generale (non fatevi domande, è l’Argentina) ai danni del River, la T è una delle squadre che più è cresciuta nelle ultime stagioni, passando da formazione di contorno a contender per il campionato.
Sulle ali dell’entusiasmo generato dal secondo posto della scorsa stagione hanno investito massicciamente sul mercato per puntellare una rosa già molto competitiva. L’acquisto più altisonante è stato il figliol prodigo Bebelo Reynoso (l quale i rivali cittadini del Belgrano hanno risposto con Lucas Zelarayan) che deve fare da trampolino per gli attacchi di Nahuel Bustos e Federico Girotti, che costituiscono un tandem in attacco ben oliato e ancor meglio assortito.
Nonostante una rosa sicuramente competitiva, la T ha iniziato il campionato a rilento, vincendo solo una partita su dieci, senza risultare particolarmente pericoloso in attacco - cinque gol fatti - e con una difesa che sente tremendamente l’assenza di Catalán (fuori per la rottura del crociato), l'assenza della cui leadership è compensata dalla coppia Rodriguez-Portillo (quest’ultimo in particolare da tendere d’occhio).
È proprio la difesa la pietra angolare sulla quale dovrà impostare la sua squadra il tecnico uruguaiano Medina, nell’attesa che la variabile Reynoso inizi ad essere un fattore - che con il River ha sbagliato un calcio di rigore ma è stato fra i più positivi in campo - e cercando di spremere ancora qualche goccia da Cristian Tarragona, la cui esperienza sarà fondamentale in una competizione particolarmente dura, anche a livello mentale, come la Libertadores.
Racing
Negli ultimi mesi i tifosi dell’Academia non hanno fatto altro che esultare: prima in Paraguay dove hanno alzato la Copa Sudamericana, e in seguito a Rio De Janeiro, dove si sono aggiudicati la Recopa ai danni del Botafogo. Questa doppietta ha contribuito a togliere dalle spalle del club quella reputazione da fratello sfigato che gli è sempre stata additata dai tifosi dell’Independente. Il condottiero di questa cavalcata è stato Gustavo Costas, già capitano del Racing come giocatore, che è tornato a sedersi sulla panchina del suo cuore dopo un pellegrinaggio in giro per il mondo durato quasi vent’anni.
Costas è un allenatore sanguigno - celebri i suoi riti scaramantici prima del fischio d’inizio - e riesce a trasmettere alla sua squadra un attaccamento e un senso di appartenenza al club che spinge i suoi giocatori a fare di tutto per lui. Dato che questo Racing è la squadra del destino non possiamo non citare la storia del suo centravanti, Adrián Maravilla Martínez. Arrivato al calcio, dilettantistico, molto tardi - a 17 anni - Martínez accompagnava la sua attività sportiva al suo vero lavoro, ovvero sia quello di raccoglitore di rifiuti a Villa Dalmine, la sua città natale.
Nel 2014, ad appena 22 anni, ha trascorso sei mesi in carcere con l’accusa di aver derubato e poi bruciato la casa dell’assassino di suo fratello, prima di riuscire a provare la sua innocenza e, finalmente, uscire per affacciarsi al calcio professionistico.
La scalata, che si è conclusa con la vittoria contro il Botafogo dove Martínez è entrato in entrambe le azioni da gol, è stata lunga e ha temprato un attaccante che gioca come vive, o viceversa. Mai domo, presente su ogni pallone e in grado di infastidire anche difensori più grossi ed esperti, Martínez sarà la punta di lancia di una squadra molto forte che può contare fra gli altri sul nazionale sub-23 Marco Di Cesare in difesa; su un pacchetto di centrocampisti nel pieno prime come Matías Zaracho, Santiago Sosa e su una giovane gemma pronta a sbocciare come Juan Nardoni; e su attaccanti rodati come Vietto e Santiago Solari.
Il Racing deve affrontare la Libertadores guidata dal suo centravanti e ricordarsi che in questa competizione spesso gli outsider posso arrivare molto lontano, come insegna Adrián Martínez.
Vélez Sarsfield
Se il tuo cuore batte per il Fortín, gli ultimi mesi hai vissuto su una montagna russa dal punto di vista emozionale. Solo a dicembre scorso il Vélez si è coronato campione d’Argentina spuntandola in un duello a tre con Huracán e Talleres, e quel pomeriggio sembrava il punto di inizio per un nuovo ciclo vincente della V. Invece, da quando il titolo di campione d’Argentina è nella bacheca dell’Amalfitani, al Fortín sembra andare tutto male. Sebastián Domínguez è stato esonerato dopo dieci partite in cui il Vélez non ha segnato un singolo gol e la panchina è stata affidata al sergente Barros Schelotto, chiamato a dare continuità a quanto di buono fatto al Boca.
Schelotto si trova in mano una rosa infarcita di ottimi giovani che dovrà plasmare e a cui dare un’identità ben precisa. Fra i più interessanti ci sono: Alvaro Montoro, centrocampista offensivo di 17 anni fatto di dribbling e spunti, e i suoi compagni di reparto Maximiliano Porcel e Leonel Roldán, che in due non arrivano neanche a 40 anni.
Davanti il solito Brian Romero deve portare la croce e cantare la messa cercando anche di essere una buona guida per Maher Carrizo, promosso in prima squadra dopo la vendita del Toto Castro al Bologna. Schelotto è molto esperto della competizione e sa assolutamente come ci si approccia a un torneo del genere; visti i tanti giovani ed un girone non facilissimo con Peñarol, Olimpia e San Antonio Bulo Bulo, l’obbiettivo primario sarà mettere nel bagaglio di questi ragazzi una buona dose di esperienza e consapevolezza e, magari, costruire l’intelaiatura per il Vélez del futuro.
Le paraguaiane
Superando il confine in direzione tropico arriviamo in Paraguay, che quest’anno porta ben 3 squadre alla fase a gironi del torneo.
Partendo dalla più blasonata Olimpia - campione nel 1979, 1990 e nel 2002, unica paraguaiana a vincere la Libertadores -, troviamo un sacco di influenze del calcio albiceleste. La squadra di Asuncion si presenta a questa Libertadores con Martín Palermo come mister e con la coppia d’attacco Benedetto-Pratto: i due dovranno mettere da parte la rivalità Boca-River per trovare una chimica che consenta ai paraguaiani di superare il girone.

Anche il Cerro Porteño ha deciso di approfittare della vicinanza con i cugini più forti e blasonati, affidando la panchina a Sergio Martínez, reduce da un semestre non felicissimo al Boca. Gli Azulgrana del Barrio Obrero possono schierare, fra le facce note, Juan Manuel Iturbe e Sergio Araujo: una coppia dal sapore di un pomeriggio passato su FIFA dei primi anni '10.
Sempre ad Asunción sventola la bandiera del Libertad, sorretta da Óscar Cardozo e Roque Santa Cruz - proprio loro, non omonimi -: la candidatura alla coppia di attaccanti più vecchia del torneo è credibilissima.
Le ecuadoregne
L’Ecuador è un bacino che rifornisce ormai da anni il calcio europeo con talenti formati da alcuni dei migliori tecnici del continente. Questa sarà l’ultima Libertadores, o meglio l’ultima fase a gironi, di Kendry Páez: a giugno è già pronto un biglietto in direzione Londra, sponda Blues. Insieme a lui, tra le fila dell’Independiente del Valle, c’è il 16enne Justin Lerma, trequartista con uno spiccato senso per l’assist e per le giocate spettacolari.
Rimanendo sempre a Guayaquil, troviamo il Barcelona, il cui allenatore ha fatto parlare di sé per gli outfit proposti in panchina da Segundo Castillo: molte delle speranze poggiano sulle spalle di Felipe Caicedo, che fa da contraltare al 23enne Joaquín Valiente, arrivato dal Defensor Sporting.

Abbandoniamo il mare per salire fino ai 2800 mt di Quito dove ci aspetta la Liga Deportiva Universitaria: grazie all’espansione del City Group in Bolivia, i capitolini hanno preso in prestito Gabriel Villamíl, ottimo centrocampista di trama e ordito con uno spiccato senso per il gol, da affiancare all'argentino Lautaro Pastrán, mandato in Ecuador dal Belgrano con la speranza di riavere un giocatore pronto e senza dover sacrificare i minuti che spetterebbero a Zelarayán.
Le peruviane
Il calcio del Perù non vive un momento storico brillante. La generazione che ha conquistato la partecipazione ai Mondiali 2018 e la finale di Copa América 2019 è ormai al tramonto: la Blanquirroja languisce all’ultimo posto nelle qualificazioni per il Venti Ventisei e i risultati delle nazionali giovanili non lasciano ben sperare per il futuro.
La crisi è lampante soprattutto in attacco: il CT Óscar Ibáñez nelle ultime uscite ha rispolverato nientemeno che Paolo Guerrero. 41 anni compiuti il 1° gennaio, El Depredador lo scorso agosto è tornato all’Alianza Lima, lì dove era cresciuto prima di trasferirsi al Bayern nel 2002 e con cui ha superato tutti e tre i turni preliminari di questa Copa Libertadores - l’unica peruviana a riuscirci - lasciando sulla propria strada, oltre al Boca Juniors, il Club Nacional di Asunción e il Deportes Iquique.
L’attempato centravanti si gioca una maglia con un altro vecchio bucaniere dell’area di rigore, El Pirata Hernán Barcos: classe ‘84, nel cammino di qualificazione ha già timbrato il cartellino 4 volte.
Insieme ad Asunción, Lima è la città più rappresentata in questa fase a gironi con 3 squadre: oltre agli Aliancistas troveremo l’Universitario de Deportes e lo Sporting Cristal, campione e vicecampione della scorsa Liga I.
Con l’esperto allenatore argentino Fabián Bustos, La U viene da 2 titoli nazionali consecutivi e sembra la più attrezzata tra le 3, anche grazie all’esperienza internazionale dei vari Aldo Corzo, Edison Flores, Andy Polo e Diego Churin. Se apprezzate i centrocampisti flemmatici dal piede fatato, potreste innamorarvi del cileno Rodrigo Ureña.
Spostandoci verso il centro città troviamo l’Estadio Antonio Gallardo, casa dello Sporting Cristal. Rispetto alle concittadine, il progetto tecnico dei Celestes fa maggiore affidamento sui giovani, ma la storia da raccontare è quella di Martín Cauteruccio. Centravanti classe '88, discreta carriera tra Uruguay, Argentina e Messico, lo scorso anno è sbarcato in Perù, dove ha fatto le fiamme. 35 gol in 29 partite di campionato, quasi il doppio del secondo miglior marcatore.
Le cilene
A proposito di movimenti calcistici in crisi, quello del Cile se possibile se la passa pure peggio, considerata l’escursione tra la generazione dorata campione continentale nel 2015 e nel 2016 e quella emergente, che molto probabilmente mancherà la qualificazione ai Mondiali 2026.
Campione nazionale in carica, il Colo Colo vive un anno di festa per il Centenario che ricorre il 19 aprile e può contare sull’esperienza di Mauricio Isla e Arturo Vidal, autore di una buona stagione dopo l’accoglienza da re riservatagli dal Monumental.

Ceduto al Boca l’esterno Carlos Palacios, miglior giocatore della scorsa stagione, è stato fatto un investimento importante per ingaggiare il centravanti uruguaiano Salomón Rodríguez, mai troppo prolifico nelle stagioni trascorse in Argentina; il centrocampo danzerà al ritmo del brevilineo Vicente Pizarro, metronomo 22enne nel giro della Roja.
A pochi isolati di distanza troviamo l’Estadio Nacional: tra pochi giorni l’Universidad de Chile ospiterà il Botafogo dopo 6 anni di assenza dalla competizione. Dopo stagioni difficili in cui, tra problemi economici e amministrativi, è arrivata a un passo dalla retrocessione, nel 2024 la squadra si è risollevata con acquisti pesanti come Matias Zaldivia e Leandro Fernandez: quest'ultimo, a 34 anni, viene da un’ottima stagione da 13 gol e altrettanti assist e rappresenta un pericolo costante sulle palle inattive.
Le colombiane
Dopo l’exploit del 2016 - l’Atlético Nacional di Franco Armani, Marlos Moreno e Miguel Borja vinse la Copa battendo in finale l’Independiente del Valle -, le squadre della Colmbia sono riuscite a superare la fase a gironi solo 5 volte. Anche in questa edizione, come nella precedente, entrambe le partecipanti alle fasi preliminari sono state eliminate.
Le speranze principali ricadono ancora una volta sui Verdolagas di Medellín, vincitori del Torneo Finalización 2024, che però hanno avuto la sfortuna di pescare due brasiliane dalla seconda e quarta fascia. La stella è l’imprevedibile fantasista ex Boca Edwin Cardona: da quando è tornato a casa a metà 2024 ha fatto la differenza, e ha iniziato il 2025 con 5 gol e 6 assist in 11 gare.
Alla sua esperienza si aggiunge quella del centrale difensivo Tesillo, dei centrocampisti Campuzano e Uribe e del Bufalo Alfredo Morelos: dopo un infelice passaggio al Santos, il centravanti sta ritrovando la vena realizzativa che fece impazzire i tifosi Rangers.

L’altra rappresentante dei Cafeteros è l’Atlético Bucaramanga, di ritorno nella competizione dopo quasi 30 anni, campione dello scorso Torneo Apertura (primo titolo nazionale della sua storia!). Curiosamente, l’Auriverde conta su ben 3 vecchie conoscenze del calcio italiano: oltre all’ormai trentottenne Cristián Zapata, ci sono i due attaccanti venezuelani Adalberto Peñaranda (arrivato in prestito dal Sarajevo FK) e Andrés Ponce.
Le uruguagie
In rappresentanza dell’Uruguay ci sono sempre loro, Nacional e Peñarol: negli ultimi tempi starebbero provando ad accordarsi con la federazione brasiliana per giocare il campionato statale del Rio Grande do Sul - il Campeonato Gaúcho -, in cerca di maggiore competitività.
Le due squadre di Montevideo sono un’istituzione del calcio continentale e, quindi, anche della Libertadores, avendone 8 in bacheca (5 il Peñarol, 3 il Nacional). Sono pronte ad incunearsi fra brasiliane ed argentine, come fanno da sempre, in campo e non.

Oltre a nomi già noti come Edu Vargas e Nico López (Nacional), Felipe Avenatti, Jaime Báez e Gastón Silva (Peñarol), il nome più interessante è quello di Jeremía Recoba, figlio del Chino, che in questa prima parte di stagione ha già segnato 3 gol. Il Nacional conta tanto su di lui: pare che alcune squadre europee lo abbiano già adocchiato. Questa Libertadores sembra la vetrina perfetta per mettersi in mostra e, chissà, ripercorrere le orme del padre nel calcio europeo.
Le venezuelane
Se la Vinotinto sta vivendo il periodo migliore della propria storia - anche a livello giovanile, a partire dal secondo posto nel Mondiale U20 2017 - lo stesso non si può dire delle squadre di club, costantemente relegate al ruolo di comparse nei tornei continentali. Nella scorsa stagione, Caracas e Deportivo Táchira hanno raccolto un solo punto a testa: l’ultima volta che una squadra venezuelana ha superato la fase a gironi risale al 2009.
Nonostante i 3 titoli nazionali conquistati negli ultimi 4 anni, il Deportivo Táchira non nutre molte speranze di qualificazione nel girone con Flamengo, LDU di Quito e Central Cordoba, ma anche quest’anno possiamo confidare in qualche magia del trentaduenne Maurice Cova, fantasista dal culto minore, che ha chiuso la scorsa stagione con 10 gol e 7 assist.

Maurice Cova
Per la prima volta nella propria storia, grazie alla vittoria dello scorso Torneo Apertura della Liga FUTVE, si è qualificato per la fase a gironi il Carabobo, lo scorso anno eliminato ai playoff dall’Atlético Mineiro tra l’ironia dei brasiliani - in portoghese, “cara bobo” significa letteralmente “tipo scemo”.
Il club, che porta il nome dello stato di cui fa parte la città di Valencia, è stato fondato solo nel 1997, in seguito alla ristrutturazione e ridenominazione del Valencia FC. Il sorteggio non lascia spazio a molte possibilità di superare il girone; si può sperare in un terzo posto che varrebbe la retrocessione in Copa Sudamericana.
Le boliviane
Ovviamente, le due squadre più contraddittorie della competizione dovevano essere boliviane. Da una parte il Bolívar, di proprietà di uno dei gruppi più influenti nel mondo sportivo - il City Group -, che grazie ai capitali emiratini sta effettuando massicci investimenti sia in campo che fuori; dall’altra una squadra che fino a qualche anno fa giocava fra i dilettanti, il San Antonio Bulo Bulo (nome paz-ze-sco).

Ramiro Vaca, stella del Bolívar
Con sede a Cochabamba, il San Antonio è stato fondato nel 1962 in un mercato della città: ha vivacchiato per mezzo secolo nelle serie minori del calcio boliviano, fino a che non è stato acquistato dall’imprenditore Juan Tardío nel 2021. Il suffisso Bulo Bulo, aggiunto con l'arrivo della nuova proprietà, altri non è che il nome di una regione di grandi miniere d’oro e di idrocarburi vicino a Cochabamba.
Da questo momento in poi il San Antonio ha iniziato una scalata che lo ha portato ad essere la prima squadra in ordine cronologico a qualificarsi a questa edizione della Copa, grazie alla vittoria del Torneo Apertura. Nota di colore abbastanza random, premio per chi è arrivato fino a qui: il logo del San Antonio è una copia in tutto e per tutto di quello della Federazione del Brasile ma con l’aggiunta di alcune palme nella parte bassa come omaggio al tropico cochabambino. La Bolivia, un paese davvero fantastico.
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