
Ivan Perišić è intramontabile
Dopo qualche anno difficile, il croato è protagonista di una stagione da Ivan il Terribile.
12 maggio 2022. Stadio Olimpico di Roma, finale di Coppa Italia. Prima stagione dell'Allegri-bis, prima stagione di Simone Inzaghi sulla panchina dell'Inter. Bianconeri e nerazzurri si incontrano nell'ultimo atto della competizione, in uno dei match più caldi e tesi del panorama calcistico italiano.
L'Inter, in questa fase della stagione, è piena di dubbi: il campionato è ancora in bilico, col recupero di Bologna (quel recupero di Bologna) che si deve ancora giocare; Inzaghi, dopo un girone d'andata spettacolare, ha dovuto affrontare il primo momento difficoltà della sua esperienza in nerazzurro, che ha riaperto la lotta scudetto coi cugini del Milan. In più, i tifosi interisti sono in grande apprensione per la trattativa relativa al rinnovo di un giocatore che, nel corso di quell'annata, è stato superlativo: Ivan Perišić.
Tra l'ambiente meneghino e il croato, non è mai stato rose e fiori. Nella memoria c'è la lite con Icardi - i due, peraltro, si erano ritrovati da avversari nella finale di Champions League 2019/2020: ad avere la meglio è stato il nativo di Spalato. Ritorna in mente l'estate da separato in casa, con la famosa foto di Perišić che cerca quasi di non farsi inquadrare, spostandosi a lato e senza abbracciare alcun compagno di squadra. Due esempi, per ricordare quanto la permanenza in nerazzurro abbia trovato diversi ostacoli durante il percorso.
Il culmine di questo rapporto di alti e bassi è arrivato proprio nel 2019/2020: Perišić viene girato in prestito e vince il Triplete col Bayern. Il contributo è considerevole: 35 presenze con i bavaresi, 8 reti e 10 assist - uno di questi fornito in finale di Coppa di Germania contro il Bayer Leverkusen. Incredibilmente, i tedeschi non riscattano Ivan, che fa ritorno alla base. Lewandowski si dice "molto infastidito" dalla scelta della società: il centravanti considerava il croato un "grande giocatore che è stato fondamentale per la vittoria della Champions League".

I destini di Perišić e dell'Inter, dunque, si rincrociano. Il croato diventa un titolare inamovibile nella seconda annata scudettata sotto la guida di Conte, che pochi mesi prima aveva inserito l'ex Wolfsburg nella lista degli indesiderati. Ma la vera, grande stagione che ricorderemo di Perišić tra le fila dei nerazzurri, è la successiva, la 2021/22, con Simone Inzaghi.
Sulla fascia sinistra è una certezza. Per i difensori è una spina nel fianco, fastidiosa e martellante. In fase di non possesso, un rognoso cliente da affrontare, sempre attento a chiudere le diagonali. Perišić raggiunge il culmine della maturazione calcistica, rappresenta un leader tecnico della nuova Inter. Fermarsi agli 8 gol e 7 assist di quel campionato sarebbe riduttivo, anche perché il croato è soprattutto riuscito, in quella stagione, a correggere il difetto che lo aveva limitato sin lì: la cronica incostanza. Perišić diventa una colonna portante dello scacchiere di Inzaghi: anche quando non timbra il cartellino o quando non mette a segno un passaggio decisivo, si rende sempre utile alla squadra, risultando spesso uno dei migliori in campo.
Tornando alla finale di Coppa Italia con la Juventus, quella è stata forse la miglior prestazione del suo lungo soggiorno milanese. In campo è ovunque, sempre utile ai fini del gioco nerazzurro. Il duello con un suo rivale di sempre, Cuadrado, incendia la fascia destra bianconera.

Perišić partecipa attivamente a 3 dei 4 gol segnati dall'Inter. Sull'azione del rigore segnato da Çalhanoğlu, effettua l'appoggio di testa per Lautaro, steso da Bonucci. Nei supplementari, esegue il cross per Dumfries, il quale rimette in mezzo la sfera per de Vrij, anch'esso atterrato, stavolta da de Ligt. Realizza il conseguente rigore, piazzandola nell'angolino alto alla destra di Perin. Il quarto gol dell'Inter, infine, è un capolavoro. Quando Dimarco gli serve il pallone, nell'inquadratura si scorgono solo 4 giocatori dell'Inter: l'ex Parma, lo stesso Perišić, Sanchez, e Barella. Servire questi ultimi è parecchio complicato, il croato deve trovare una soluzione per chiudere l'azione e deve farlo presto. È circondato da giocatori della Juventus.
Ciò che fa, senza pensarci, facendolo sembrare la cosa più naturale del mondo, è stoppare il pallone con l'interno destro - schiacciandolo a terra -,coordinarsi e colpire la sfera di controbalzo, col collo sinistro. Un tiro secco, deciso, che si insacca sotto al sette, di nuovo.
Il rigore: di destro, all'incrocio dei pali. Il secondo gol: stop di destro, tiro di sinistro, all'incrocio dei pali. L'ambidestrismo e i suoi vantaggi, signore e signori.
Tutte le storie hanno però una fine, e termina anche quella tra Perišić e l'Inter. Il croato, per via di richieste salariali che i nerazzurri non possono destinare per un ultratrentenne, si trasferisce in Premier League: a Londra, sponda Tottenham, ritrova Antonio Conte. Dopo una stagione discreta con gli Spurs, però, il 20 settembre 2023, la peggiore delle notizie: il ginocchio destro fa crack. Lesione del legamento crociato anteriore, a 34 anni. Un duro colpo, che lo tiene lontano dal rettangolo verde per svariati mesi.
Perišić decide di dare un'altra svolta secca alla carriera. Smaltire un tale infortunio alla sua età non è una passeggiata: tornare a giocare in un campionato come la Premier League, dopo mesi in infermeria potrebbe risultare traumatico. Perišić fa ritorno al club dove tutto ha avuto inizio: l'Hajduk Spalato. Ci torna in prestito, guadagnando la cifra simbolica di €1 al mese.
Anche qui, però, non trova pace: Gennaro Gattuso lo mette fuori squadra. Perišić si vede costretto a risolvere il contratto, si guarda intorno. La Serie A torna ad interessarsi a lui - il Monza e Adriano Galliani strizzano forte l'occhio -, ma decide di assaggiare un altro campionato. Si va in Eredivisie, al PSV.
Nel Brabante, Perišić rinasce. Torna a essere un titolare inamovibile, nonostante si sia accasato ai campioni in carica dei Paesi Bassi a settembre, in ritardo rispetto all'inizio della stagione. Torna a fare ciò che gli riesce meglio: segnare reti e fornire assist - considerando club e nazionale, in stagione è arrivato in doppia doppia (10 gol e 11 assist) a marzo. Torna, finalmente, a giocare una stagione da Ivan il Terribile.
A marzo, Perišić ha sfornato prestazioni formidabili, mettendo a referto reti davvero pesanti, facendoci fare un salto nel passato. Tra queste troviamo quella in Nations League, con la Croazia, dove ha purgato la Francia nell'andata dei quarti di finale: suo il cross decisivo per la rete di Budimir, suo il tiro al volo insaccato inesorabilmente all'angolino alla destra di Maignan.
Le partite che, però, ci hanno veramente fatto accorgere di nuovo di lui, farci ricordare che giocatore è stato - ed è - Perišić, sono le due di Champions League, ai Playoff, contro la Juventus. All'andata i bianconeri si impongono per 2-1, e la rete del PSV è segnata proprio dall'ex Inter: come qualche anno fa in finale di Coppa Italia, stop di destro, tiro di sinistro, tagliato sul primo palo. Di Gregorio prova a distendersi per parare la sua conclusione, ma nulla può.
Al ritorno, gli uomini di Thiago Motta sono irriconoscibili: il Philips Stadion di Eindhoven trascina i suoi verso un'incredibile rimonta. Noa Lang, uno dei migliori, si accentra partendo dalla fascia sinistra. Scansiona il campo, si prende un istante per decidere cosa fare. Si intravede un corridoio, difficile da pescare, tra Nico Gonzalez e Cambiaso, che libererebbe proprio Perišić. Decide di servirlo: il suggerimento arriva a destinazione, ma è teso, difficile da stoppare. Il numero 5 la controlla come può, col pallone che si alza. Non ci sono giocatori che attaccano il primo palo; servire De Jong - nei pressi del secondo palo - è quasi impossibile. Perišić, tira in porta, non ha scelta: colpisce il pallone prima che tocchi terra. Un tiro secco, deciso. Come all'andata, Di Gregorio non può nulla. È 1-0 per i padroni di casa, con lo stadio che esplode in un urlo liberatorio, proprio come Perišić. L'ennesimo gol difficile e pesante della sua carriera.
Il sipario sulla carriera di Perišić, classe '89, sembrerebbe stia per calare. Non si può dire che abbia vinto poco: 3 campionati nazionali tra Germania e Italia, svariate coppe e supercoppe nazionali, la Champions League 2019/2020. Ha fatto parte della golden generation croata, quella dei Modric, Kovacic, Mandzukic e Brozovic, con cui ha disputato la prima finale della Coppa del Mondo della storia rossocrociata - partita pesante come nessun'altra nel mondo e, ovviamente, timbrata da una rete di Perišić.
Negli ultimi anni Perišić era uscito dai nostri radar: l'esperienza sfortunata in Premier League, quella da dimenticare allo Spalato, il brutto infortunio che ha intervallato queste due fasi difficili della sua carriera. Il 2025, però, è stato un toccasana, per ricordarci chi è Perišić, calciatore terribilmente intramontabile e fortemente sottovalutato.
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