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Inter Udinese
, , 30 Marzo 2025

Inter-Udinese 2-1, Considerazioni Sparse


Contro un'Udinese mai doma l'Inter mette in mostra le sue due più grandi passioni: il bel gioco e il masochismo.

Nella prima partita di primavera, quella che segna l'inizio del rush finale della stagione di entrambe le squadre, Inter e Udinese danno piena prova delle loro caratteristiche più significative, della loro natura più sincera. In un San Siro tutto esaurito e illuminato da un tramonto milanese insolitamente radioso l'Inter domina il primo tempo con autorevolezza e concretezza, riuscendosi a portare su un doppio vantaggio frutto di una delle migliori prestazioni di questo 2025 in termini di gioco espresso ma anche figlio dell'atteggiamento forse poco equilibrato e decisamente un po'troppo disordinato dell'Udinese, che non rinuncia ai suoi stilemi più identitari e ne paga le conseguenze nella prima metà di gioco.

Per quarantacinque minuti il pressing alto ed arrembante dei friulani viene mandato fuori giri dal palleggio disinvolto, vellutato dei padroni di casa e dalla fluidità dei movimenti dei braccetti e delle mezzali di Simone Inzaghi, che banchettano con gli spazi creati e/o lasciati sguarniti tra il centrocampo e la retroguardia bianconera. La squadra di Runjaic soffre in particolar modo i movimenti centrali di Mkhitaryan, bravissimo a rompere le linee e offrire progressioni e verticalità che mettono in difficoltà la difesa dell'Udinese che tende invece a mantenersi più alta. Contro quel collettivo di Granatieri di Potsdam del ventunesimo secolo che è l'Udinese di Bijol, Solet e compagnia l'Inter decide (non che abbia molta scelta) di metterla sulla qualità e fa benissimo, visto che la prestazione non solo del centrocampista armeno ma anche quelle di Dimarco, Arnautovic e Thuram si distinguono per una raffinatezza tecnica di altissima fattura e sono decisive per indirizzare la partita e il risultato, in modo in fin dei conti decisivo.

E forse è proprio il modo facile e incontestato in cui arriva il doppio vantaggio che induce la squadra di Inzaghi a ritenersi fuori dai guai troppo presto. Come spesso accade, e in modo peraltro legittimo considerando i problemi di formazione che attanagliano i nerazzurri e il calendario che li attende nel mese di aprile, l'Inter abbassa i ritmi, si concede quasi di buona volontà al palleggio degli ospiti che dal canto loro tornano in campo con una formazione e un atteggiamento più offensivo e propositivo ma sopratutto con delle idee più chiare su cosa fare, una lucidità stimolata dalla passività dell'avversario che almeno dal sessantacinquesimo in poi comincia a pensare più al Milan che all'assalto dei friulani. La rete meravigliosa di un giocatore meraviglioso (per quanto oggi non brillante come sempre) come Solet è importante perché sembra arrivare nell'esatto momento in cui l'Inter perde completamente l'inerzia della gara e non sembra più in grado di riprenderla. Serve un Sommer miracoloso per negare il pareggio prima a Lucca e poi allo stesso Solet, con due parate che, per importanza nella partita e nel campionato, si pongono di diritto nel novero delle migliori di questa stagione.

L'Inter può comunque dirsi soddisfatta dei tre punti preziosissimi e della sua prestazione, almeno per tre quarti. La capolista ha giocato bene e si è confermata in grado di soffrire anche priva di tanti elementi importanti, dando prova anzi da un lato di una condizione fisica in crescita e della buona presenza mentale delle seconde linee, a partire dai Match Winners Arnautovic e Frattesi che per una volta regalano gioia e non rimpianti ai loro tifosi grazie ad un cinismo inedito ma provvidenziale che supplisce bene alla mancanza realizzativa di Thuram e Lautaro. L'austriaco in particolare merita una considerazione in più viste la responsabilità e l'efficacia con cui sta rispondendo presente al difficile compito di tappare i buchi dell'attacco nerazzurro in questo mese di continui infortuni. Ma il secondo tempo dimostra anche quanto e come questa squadra non possa assolutamente permettersi di abbassare la guardia sotto i livelli di sicurezza: il primo tempo contro il Monza e il secondo di questo pomeriggio hanno in comune proprio il fatto che l'Inter è stata presente in campo con la carne ma non con la mente.

L'Udinese colpisce per l'approccio volitivo che Runjaic chiede ai suoi ragazzi fin dai primi minuti, un approccio del resto in linea con le tendenze più recenti della squadra friulana. Ma quest'idea di calcio fatta di aggressione e baricentro molto alti risultano sia nel breve che nel lungo periodo insostenibili contro una squadra come l'Inter che, per sfortuna dei bianconeri, come detto si sta ritrovando dal punto di vista fisico ma anche tecnico dopo un lungo inverno in cui aveva dimostrato di soffrire soprattutto le squadre che proponevano un pressing asfissiante. L'Udinese paga in fin dei conti proprio l'insostenibilità di questa organizzazione e, nonostante il merito di non aver mai gettato la spugna, la sensazione è che se l'Inter non avesse tirato in remi in barca e ammainato le vele, la squadra di Runjaic non sarebbe stata in grado di tornare in partita con questa pericolosità. Rimane comunque encomiabile la volontà del tecnico tedesco di non snaturare la squadre ed insistere sui suoi principi, ma forse per i friulani sarebbe stato meglio dar prova di sapersi fare concavi e convessi piuttosto che rimanere immutabilmente sé stessi.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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