
Fiorentina-Atalanta 1-0, Considerazioni Sparse
Cade ancora l'Atalanta: al Franchi la Fiorentina miete un'altra vittima tra le big.
La Fiorentina vince e convince, l'Atalanta annaspa e manda preoccupanti segnali di disgregazione. Ennesima vittoria tra le mura amiche per la squadra di Palladino contro una big, a rinfocolare la nomea dei viola di ammazzagrandi del campionato, vittoria timbrata dal solito, smagliante Moise Kean (sedicesimo gol in campionato per lui). Un successo quello dei viola, oltre che pesantissimo sia per valori dell'avversario sia in ottica classifica, meno minimale di quanto il punteggio possa far sembrare, con una Viola capace di apparire dominante in ogni zona del campo, in grado di azzerare la batteria offensiva atalantina (0 tiri in porta per gli uomini di Gasperini, evento più unico che raro) e di mettere gli ospiti in imbarazzo su aspetti almeno in teoria più caratteristici del loro gioco: duelli, riaggressioni e seconde palle.
Il primo tempo della Fiorentina è alquanto fuori da quei canoni sui quali i viola si erano orientati negli ultimi mesi: squadra più aggressiva nel solito in fase di non possesso e baricentro più alto per accorciare con più facilità in avanti, pur sempre con l'idea di sviluppare in maniera molto diretta e verticale cercando di approfittare degli spazi che la difesa uomo su uomo dell'Atalanta può concedere. Una Fiorentina meno attendeista, non disposta a far acclimatare troppo la Dea in casa sua e cercando di morderla con insistenza; un indice dello stato di fiducia dei viola ancora freschi del successo contro la Juventus. La prima frazione di gara è condita proprio da numerose di quelle situazioni sulla carta terreno prediletto dei nerazzurri, dove invece sono i gigliati a spuntarla sistematicamente complice la poca reattività dei bergamaschi. Una certa imprecisione da parte di entrambe le squadre al momento della rifinitura fa latitare le occasioni da gol, ma l'Atalanta va mostrando più di una difficoltà tanto nel costruire quanto nello scardinare le linee avversarie, specialmente messa a confronto con la ritrovata fluidità verticale dei viola. Nonostante un'apparente equilibrio, sono i padroni di casa a padroneggiare meglio il flow della gara.
L’approccio dell'Atalanta è più “basso” del solito, per poi alzarsi gradualmente, invitando la Fiorentina al palleggio per aggredire in un secondo momento e coprire più staticamente il centro. Come dal post Bruges, invece, la scelta in possesso dell’Atalanta rimane quella di limitare il più possibile le costruzioni dal basso. Un inizio più compassato, flemmatico, in linea con tutte le altre occasioni in cui non è Gasperini a dirigere da bordo campo ma Tullio Gritti. Un paio di uscite troppo superficiali di Pasalic (chiamato a sostituire lo squalificato Ederson in mezzo) e de Roon rappresentano al meglio il quasi assente movimento senza palla in fase di manovra del primo quarto d’ora: le urla di Gasperini (in sottofondo alla telecronaca di DAZN) si riferiscono alle poche rotazioni in uscita. I parecchi errori di misura del primo tempo si condensano poi in occasione del vantaggio di Kean, dove il retropassaggio di de Roon diretto sul piede sbagliato di Hien e il controllo difettoso dello svedese, al primo passaggio a vuoto in 46’, sono una punizione severa ma giusta. La squadra più vicina all’esecuzione del proprio piano partita si porta avanti sulla squadra più lontana dal concretizzare qualsiasi proposta.
Nel complesso, la peggior partita della stagione dell’Atalanta, al netto delle incognite fisiche (Lookman, Retegui, Djimsiti e Pasalic lontani dalla miglior condizione) che la sosta porta sempre con sé, e probabilmente una delle migliori della Fiorentina, quantomeno sull'aspetto del controllo della gara ma non solo. In questo giro di campionato, rispetto a Bologna, Juventus e Roma – principali avversarie dell’obiettivo possibile dei nerazzurri - anch’esse lontane da prestazioni brillanti, per la Dea le differenze sono state un avversario sicuramente più solido (e probabilmente destinato a rientrare in questa corsa per la Champions) ma, soprattutto, la sensazione che non si potesse trovare peso offensivo in alcun modo. Anzi, un momento a dir la verità c’è stato, in cui un attaccante di Gasperini è sembrato poter abbassare da solo il baricentro viola: Charles De Ketelaere, tra il 62’ (spostamento del belga a sinistra nel tridente e Daniel Maldini a occupare la fascia centrale) e il 67’. Una manciata di minuti, in cui lo staff nerazzurro non ha visto (o ha fatto finta di non vedere, pur di non derogare da una gestione di cambi “programmati”?) come CDK avesse messo a disagio Pongracic e Dodo nel gestire i suoi inserimenti.
Se diventa quasi ridondante sottolineare il peso specifico di Moise Kean nella Fiorentina, nel quadro di una partita perfetta sono da sottolineare le prestazioni di Fabiano Parisi e Rolando Mandragora. Il primo, schierato a sorpresa sulla corsia mancina causa defezione dell'ultimo minuto di un giocatore-perno (nonché grande ex di turno) come Robin Gosens, nei 70 minuti in campo stravince il duello con Bellanova. Il secondo riconferma con una prova davvero notevole lo stato di grazia che lo accompagna nelle ultime settimane, in gran parte coinciso con il passaggio a tre del centrocampo viola e il suo riutilizzo come centrocampista invasore, per massimizzarne la lettura degli spazi e ridurne gli incarichi di prima costruzione. Chi salvare invece nell’Atalanta? Marco Carnesecchi e Sead Kolasinac, assolutamente. Isak Hien, nonostante tutto. E, stando all’1-0 del Franchi, nient’altro, per mille motivi. Impressionante in tal senso la controprestazione di capitan de Roon: 34 anni compiuti ieri, una delle peggiori tra le 389 partite in nerazzurro in carriera, epitome del passo di ritardo in ogni fase di gioco mantenuto da tutto il gruppo della Dea e barometro per comprendere lo stato fisico e d’animo dell’Atalanta che scenderà in campo. Relativizzare e contestualizzare il pomeriggio del Franchi è però d’obbligo: un’Atalanta sotto ritmo è sempre e comunque un’Atalanta brutta e difficile da guardare. La si è già vista nelle prime sei giornate di questa Serie A, la si è vista a cavallo del playoff di Champions League col Bruges, e sempre i nerazzurri hanno fatto seguire un rimbalzo di prestazioni. La speranza per la Dea è che non ci sia due senza tre. Cosa che magari la Fiorentina spera proprio di aver propiziato.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














