
Come sta andando la Ligue 1?
Il Paris Saint-Germain non risparmia nessuno verso il titolo, ma il resto è tutto in discussione.
La lotta per il titolo, senza lotta
Con 8 partite rimaste e un +19 sul Marsiglia secondo, si può dire che il PSG di Luis Enrique sia a meno di un passo dalla 13° Ligue 1 della propria storia. I parigini hanno nuovamente dominato: in stagione sono imbattuti in campionato con una differenza reti di +48; in Champions League sono ai quarti dopo aver eliminato una delle principali favorite per la vittoria finale, il Liverpool; in Coppa di Francia sono senza dubbio i più quotati (soprattutto vedendo le altre contendenti: Dunkerque, Cannes, Reims).
I punti forti sono sicuramente l'attacco rapidissimo e ultra-tecnico, e la gestione del possesso palla pressoché perfetta del centrocampo. Elencare ogni giocatore che ha brillato in questa stagione per il PSG impiegherebbe troppo tempo: il Team of the Season della Ligue 1 potrebbe essere tranquillamente composto da 10 o 11 Parisiens e non si farebbe un torto a nessuno. Va però sicuramente sottolineata la stagione clamorosa di Ousmane Dembélé, che ha trovato finalmente la continuità e la voglia, insieme a dei numeri da capogiro: 30 gol, più del doppio del suo record personale (13), e 6 assist, tra Ligue 1, Champions League e Coupe de France.
Il segreto di questo dominio in Ligue 1 è facilmente immaginabile, quello per fare così bene in Europa lo è meno: i parigini hanno smesso di gestire il mercato come se fossero su FIFA. Ci si è affidati a Luis Enrique, gli è stato permesso di crescere giocatori giovani (media di età della squadra di 23,7 anni) e più adatti al suo stile di gioco (Desiré Doué e Joao Neves su tutti), quindi bravi a palleggiare, e si è lasciato partire un controproducente Mbappé. Incredibilmente, costruendo un progetto dalle fondamenta solide, i frutti hanno iniziato a maturare: il PSG oggi sembra una grande squadra di calcio. Chi l'avrebbe mai detto? Beh, chiunque.
Per l'Europa bisogna sudare
Tra il 2° e il 9° posto ci sono 12punti: la Ligue 1 è stato finora un campionato equilibrato e combattuto, senza clamorose sorprese o ribaltamenti. Non si possono azzardare previsioni, ma si può capire quali squadre sono sembrate finora più pronte e quali invece hanno convinto meno.
Il Marsiglia si è ripreso alla grande dall'8° posto della Ligue 1 2023/24: è ora 2° e ha condotto una stagione decisamente interessante. L'assenza di coppe internazionali e i movimenti coraggiosi sul mercato hanno aiutato molto De Zerbi, che ha finora convinto con qualche piccola sbavatura. La top 3 della stagione è al momento probabilmente composta dai neo-acquisti Rabiot, Højbjerg, e Greenwood, a riprova del fatto che ci si è mossi veramente bene in estate. I marsigliesi dovrebbero concludere l'annata di Ligue 1 in zona Champions League, nonostante le sconfitte che hanno preceduto l'ultima sosta Nazionali.
Nizza e Monaco hanno vissuto finora una stagione difensivamente piuttosto solida, senza brillare troppo in avanti. Per rimediare, nel Principato hanno deciso di puntare a gennaio su Mika Biereth, ex Arsenal, che con 11 gol e 2 assist in nove partite non sembra essersi ambientato male in Ligue 1. Da sottolineare, in negativo, l'esperienza di Moukoko nel Sud della Francia: il Borussia Dortmund riponeva più di qualche speranza nel prestito a Nizza, sin qui per nulla ripagata (da novembre 2024 a oggi sono 22 i minuti giocati in totale dal 20enne tedesco in Ligue 1). Impossibile prevedere il piazzamento finale delle due compagini, che potrebbero finire ugualmente in Champions come fuori dalla zona Europa.
Per l'Olympique Lyonnais bisogna affrontare un discorso diverso. Se l'intera Ligue 1 sta vivendo un periodo economicamente complicato, l'OL ne sta vivendo uno che non si augurerebbe nemmeno al peggior nemico. Sembra che la proprietà americana abbia accumulato debiti per più di €500 milioni, ricevendo di conseguenza minacce da parte della lega, che potrebbe decidere di applicare un Bordeaux-bis (dichiarato fallito questa estate, ora in 4° serie). Nonostante il clima a Lione non sia dei più rilassati, e nonostante l'unico arrivo di gennaio sia stato Thiago Almada in prestito dal Botafogo (stessa proprietà dell'OL), la stagione non sta andando male: 5° posto a 4 punti dal 2°, differenza reti simile alle tre che la precedono, capitan Lacazette in doppia cifra, Cherki che fa sempre più il fenomeno, un attacco intrattenente e una difesa tutto sommato solida. In aggiunta a ciò, le prestazioni divertenti del georgiano Georges Mikautadze, altro protagonista del prossimo mercato in uscita. In ogni caso, a prescindere dalla posizione nella classifica di Ligue 1 a fine anno, l'OL ha molto di cui preoccuparsi.
Chiudono il discorso lotta per l'Europa altri 4 club: il LOSC di bomber Jonathan David, lo Strasburgo, il Lens, e il Brest. Delle ultime due si può forse dire che abbiano deluso, anche se in fondo non ci si aspettava molto di meglio. Reduci entrambe da annate favolose, Lens e Brest restano comunque club di piccole dimensioni, senza ambizioni e aspettative da big. Certo, forse ci si aspettava che Les Sang et Or di Will Still segnasse un po' di più: il magro bottino di 6 gol raccolti finora da M'bala Nzola è però difficile che abbia deluso qualcuno. Dal Brest invece non ci si aspettava probabilmente un tracollo difensivo come quello al quale abbiamo assistito: 40 gol subiti sono tanti. Tra queste quattro, comunque, è più probabile che nelle coppe ci vada il Lille, ma non si sa mai: gli sprazzi di talento dello Strasburgo made in sinergia col Chelsea sono accecanti.
Chi scende in Ligue 2?
In fondo alla classifica la situazione è più chiara. Il Montpellier è ultimissimo a 15 punti, sembra diretto senza troppi dubbi in Ligue 2: emblematica l'ultima partita casalinga contro il Saint-Étienne, interrotta sullo 0-2 al 63' per via di un incendio appiccato sugli spalti dai tifosi di casa. Non si sa ancora se, come e quando verrà ripreso il match, ma Gasset, allenatore del Montpellier, ha dichiarato: "È finita? Certamente. Se il 18esimo gioca contro il 17esimo, con 5 punti di differenza, e non vince la partita, (...) se non ci mettiamo più voglia, se difendiamo così, forse vuol dire che non abbiamo il livello della Ligue 1". Più che un discorso motivazionale, sembra una resa.
Per il penultimo e il terzultimo posto, che portano rispettivamente in seconda divisione e ai play-off promozione-salvezza, tre le candidate al momento: Saint-Étienne a 20 punti, Le Havre a 21, Reims a 23. Bisogna sicuramente aspettare di capire se all'ASSE verranno confermati i 3 punti della vittoria mutilata contro il Montpellier, che cambierebbero gli equilibri e che renderebbero la corsa per la salvezza ancora più competitiva. Per ora, tra le tre, quella che sulla carta ha più chance di salvarsi è il Reims, nonostante sia in caduta libera da fine autunno.
Un buon rosso di Borgogna e uno Champagne sgasato
La sorpresa principale di quest'anno è l'Auxerre, neopromossa con bassissime aspettative. Si trova ad oggi all'11° posto, grazie ad un centrocampo elettrizzante formato da Perrin (15 tra gol e assist) e Hamed Junior Traoré (ex Empoli, Sassuolo e Napoli in doppia cifra di reti), e a una difesa più che solida. L'unica pecca è il reparto offensivo: con quattro prime punte diverse, tra cui l'ex Brescia Florian Ayé, ha totalizzato 7 gol. La bella annata sarà difficilmente ripetibile l'anno prossimo, visti i problemi economici e la presenza solo in prestito dal Bournemouth di Traoré.
A deludere, invece, è stato sicuramente lo Stade de Reims. Con una rosa ad inizio anno pronosticata senza dubbio nella parte sinistra della classifica, gli Champenois stanno rischiando seriamente di finire in Ligue 2. I problemi del club sono principalmente legati alla mala gestione del mercato (partenze di Munetsi e Agbadou a gennaio) e alla mancanza di leader nello spogliatoio. I giocatori di livello non mancano: Diouf sta facendo una stagione incredibile, da secondo o terzo portiere migliore del campionato; i due giapponesi sulle fasce, Nakamura e Ito, convincono quasi ad ogni prestazione con gol e assist; Atangana ha di fronte a sé un grande futuro come centrocampista di quantità e intensità. Se bisogna trovare un colpevole, probabilmente non si deve guardare in campo, ma sulla panchina e soprattutto in tribuna.
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