
Calcio e comproprietà: una storia tutta italiana
10 anni fa l'Italia diceva definitivamente addio al controverso regime delle comproprietà: riviviamone i capitoli più oscuri
"Si stava meglio quando si stava peggio / non trovo lavoro, non trovo parcheggio", declamava Fabri Fibra in "La Soluzione" nel 2007, un periodo storico in cui il calcio italiano faceva ancora fatica ad immaginarsi privo di quel meccanismo che ne ha scritto pagine curiose, talvolta grigie, certamente importanti: il regime delle comproprietà, o compartecipazioni che dir si voglia. Il rapper marchigiano denuncia quella tendenza a provare nostalgia per dinamiche o eventi che hanno in realtà ampiamente fatto il loro tempo: le comproprietà erano diventate, per l'appunto, la soluzione per eccellenza, dando vita a situazioni grottesche e confuse che meritano una corposa rispolverata.
Vecchio Frac
Il capolavoro di Domenico Modugno è ispirato al suicidio del principe Raimondo Lanza di Trabia, compianto presidente del Palermo, una delle figure più iconiche del calciomercato degli anni '50, solito interloquire con direttori sportivi e procuratori da dentro la vasca da bagno della sua stanza dell'Hotel Gallia, completamente nudo. È proprio in questo periodo che la federazione italiana introduce due importanti novità, che stravolgeranno le dinamiche del mercato: il diritto di opzione e la comproprietà, quest'ultima definita come "l'acquisto del 50% del cartellino, per la quale il tesserato veniva a trovarsi al servizio di due padroni".
Il termine padroni potrà sembrare antiquato, ma è in realtà emblematico di un'epoca in cui la volontà dei calciatori, nelle dinamiche del mercato, contava veramente poco. Salvo rare eccezioni, erano i club a decidere le destinazioni, senza che questi potessero opporsi; l'istituzione delle comproprietà conferiva ulteriore potere alle società, e non di rado accadeva che i calciatori rimbalzassero di squadra in squadra senza capire a chi appartenessero i propri diritti. Il primo calciatore in comproprietà della storia è il centrocampista Lucio Dell'Angelo, il cui cartellino viene diviso a metà tra Fiorentina e Prato nell'estate del 1959.
"Ho speso un sacco di soldi per acquistare un ragazzino di cui sconosco persino il nome" dichiara nello stesso anno il presidente del Milan Andrea Rizzoli. Il ragazzino in questione è Gianni Rivera, che si rivelerà uno dei calciatori più importanti della storia rossonera; un anno dopo, il diavolo riscatterà la seconda metà del suo cartellino dall'Alessandria, per la considerevole cifra di 65 milioni di lire. Alla moneta sonante, il Milan aggiungerà il cartellino di Giancarlo Migliavacca e il prestito di Sergio Bettini: le formule ibride erano già in voga sin dagli albori.
C'è da aspettare giusto un decennio per le prime controversie, naturalmente ispirate dai poco dettagliati regolamenti dell'epoca. Nel 1969 il difensore del Vicenza Paride Tumburus, campione d'Italia nel 1964 col Bologna, finisce in comproprietà al Rovereto, in C: accordo valido per due anni, il massimo previsto dalle norme. Nel 1971 nessuna delle due società si fa avanti per acquistarne il cartellino per intero: si va alle buste (ne parleremo), il Vicenza offre 175 lire, il Rovereto arriva a 25, metà del prezzo di un quotidiano.
La vicenda Tumburus desta grande scalpore: sui giornali le cifre del suo trasferimento vengono definite "lesive della dignità umana". La FIGC correrà ai ripari, imponendo a 100mila lire l'offerta minima per il riscatto di un calciatore professionista. In realtà era stato il calciatore stesso, intenzionato a smettere di giocare per iniziare la carriera da allenatore, a suggerire alle due squadre di inserire in busta offerte molto basse, per un cartellino di fatto dal valore nullo. Il Vicenza non offrirà nessun contatto a Tumburus: lui appenderà gli scarpini al chiodo e comincerà ad allenare.

Non sono una Signora
Nell'estate del 1978 il protagonista principale del mercato è Paolo Rossi, due titoli da capocannoniere consecutivi, uno in B e uno in A, record che 30 anni dopo sarà eguagliato da Alessandro Del Piero. Non ancora 22enne, l'attaccante è in comproprietà tra Vicenza e Juventus, ha giocato per il Lanerossi nelle ultime due stagioni. La Signora vorrebbe riprenderselo, il Lane non cede di un millimetro per il suo asso: le società vanno alle buste, coi bianconeri evidenti favoriti per assicurarsi le prestazioni del futuro Pablito.
"Noi combatteremo con i moschetti, loro con i bazooka"; Giussy Farina, presidente del Vicenza rivelazione, reduce da un 2° posto in A proprio alle spalle della Juve, ci ha preso gusto a stare al tavolo dei grandi, e punzecchia così Giampiero Boniperti e l'avvocato Agnelli. Farina sa che la Juve può superare agilmente il miliardo di lire, ma vuole assolutamente trattenere Rossi, al punto di sondare il terreno tra i suoi compagni di squadra, chiedendo loro quanto spenderebbero, se fossero nei suoi panni, per la metà del cartellino di Paolo appartenente alla Juventus.
A Torino, invece, l'Avvocato fa una richiesta ben precisa a Giampiero Boniperti, deus ex machina di quella Juventus che però doveva comunque render conto alla proprietà Agnelli: "Una valutazione tecnica e non di mercato". In un periodo complicato per la classe operaia, FIAT non può permettersi passi falsi per non compromettere irrimediabilmente la propria reputazione: le cifre da investire sul calciomercato vanno pianificate in maniera estremamente oculata.
Farina, di concerto con l'allenatore dei Vicenza G.B. Fabbri, è orientato a valutare il calciatore intorno al miliardo e 400 milioni. La sera prima dell'apertura delle buste riceve una telefonata di un informatore anonimo: "Se vuoi assicurarti Rossi, sappi che la Juventus ha pronta un'offerta da due miliardi e mezzo di lire". Arriva il gran giorno: il Vicenza offre due miliardi e 600 milioni, la Juve qualcosa come 850 milioni, evidentemente meno interessata alle prestazioni di Rossi di quanto si vociferasse. La somma messa sul piatto da Farina sconquassa il mondo del calcio, tanto da portare alle dimissioni del presidente della FIGC Franco Carraro.
Il lieto fine, per il Vicenza, è solo temporaneo: il Lanerossi passa dal secondo al terzultimo posto, che significa Serie B. Rossi finisce in prestito al Perugia, ma viene in seguito squalificato a causa dei fatti relativi allo scandalo del Totonero. Chi sarà a scommettere - scusate il gioco di parole - su di lui e ad aspettare la fine della squalifica per poterlo finalmente riavere tra le sue fila? Proprio la Juventus.
Star Wars
"Si apre la busta e si abbracciano tutti, come a C'è Posta Per Te"; non è propriamente di quel tipo di buste che parla Massimo Pericolo nel suo featuring con Fibra, ma la sua barra ci aiuta a introdurre un mutamento radicale nell'utilizzo delle comproprietà da parte dei club nel corso degli anni '90, sempre meno rivali e sempre più complici nel cercare di sfruttare a proprio vantaggio tale meccanismo.
Ci avviciniamo a grandi passi a uno dei periodi più bui del calcio italiano: chi si indignava per l'affare Rossi non poteva immaginare che di lì a poco il calcio italiano sarebbe stato colpito da un uragano di ben altre proporzioni: lo scandalo del calcioscommesse, o Totonero, che nel 1980 coinvolgerà un numero impressionante di calciatori, società e dirigenti di Serie A e B. Per provare a riabilitare l'immagine del nostro pallone, la FIGC cerca di eliminare tutte quelle pratiche che possano minare la trasparenza del sistema e dei propri tesserati: ne fanno le spese le tanto amate comproprietà, che vengono formalmente abolite nei primi anni '80.
Nondimeno, le società italiane continuano a trattare frazioni dei cartellini dei calciatori tramite la pratica delle scritture private, fin lì non regolamentata, che permetteva ai club di accordarsi su riscatti e controriscatti senza rendere contro alla FIGC. La situazione raggiunge proporzioni incontrollabili: negli anni '90 le comproprietà, nei fatti mai abbandonate, vengono reintrodotte in via ufficiale nei regolamenti federali. Quasi una resa di fronte ai club, che avevano di fatto ignorato il veto posto un decennio prima.
Il volume di affari che circonda il mondo del calcio cresce a dismisura, e gli artifici finanziari per abbellire i bilanci delle società sportive si sprecano; tra questi, rientra anche un utilizzo delle compartecipazioni con finalità prettamente economiche, relegando in secondo o in terzo piano l'effettivo valore sportivo del giocatori. Senza entrare troppo in tecnicismi - ben spiegati in questo articolo del giornale online dell'Agenzia dell'Entrate -, la comproprietà a bilancio viene suddivisa in una cessione iniziale dell'intero cartellino e in una successiva partecipazione a metà del cartellino, operazioni tra loro legate sportivamente ma non finanziariamente
Ne giovano i piccoli club, che tramite tale istituto hanno la possibilità di dividere l'investimento con i più grandi, e le big stesse, che di fatto "bloccano" i cartellini dei calciatori più promettenti. A differenza del prestito secco, in cui la società che beneficia dei diritti sportivi del calciatore non ha reale interesse nella sua valorizzazione, il calciatore in comproprietà può veder lievitare il valore del suo cartellino, e di conseguenza l'incasso proveniente da un'eventuale cessione della seconda metà. La "parte lesa" sembrano essere i calciatori stessi, che possono addirittura ritrovarsi a metà tra due società ma in prestito ad una terza.
Un esempio? Ousmane Dabo, oltre 150 presenze con la Lazio negli anni 2000. Prima di trovare stabilità in biancoceleste, fatta eccezione per una breve parentesi al Manchester City, il centrocampista francese era finito suo malgrado nel tornado delle comproprietà, del tutto sconosciute nel resto del mondo che non parlasse italiano. Nel 1998 Dabo, assieme al futuro centrale dello United Mikaël Silvestre, passa all'Inter al termine del contratto con il Rennes. Dopo 5 presenze in nerazzurro tra agosto e dicembre, a gennaio Dabo va in prestito al Vicenza, che retrocederà in Serie B, e a fine stagione rientra a Milano.
Nel dicembre del 1999 il ventiduenne Dabo viene ceduto in comproprietà al Parma; l'intero cartellino del centrocampista è valutato quasi 30 miliardi di lire, cifra per la quale i ducali in estate avevano ceduto Juan Sebastián Verón alla Lazio, fatto che dovrebbe già far alzare più di qualche sopracciglio. Investiti i 15 miliardi per il 50% di Dabo e per i suoi diritti sportivi, dopo 6 mesi in gialloblu il francese se ne va in prestito ad una terza società, il Monaco; da gennaio a giugno 2001 giocherà nuovamente al Vicenza, che lo acquisisce ancora una volta a titolo temporaneo.
La trama s'infittisce: nell'estate del 2001, la metà del cartellino appartenente all'Inter finisce all'Atalanta. I giornali parlano di "cessione in comproprietà da parte del Parma": è probabile che i ducali abbiano riscattato il restante 50% di Dabo dall'Inter per poi girarlo alla Dea per 8 miliardi, poco più della metà di quanto investito 2 anni prima. Le annate a Bergamo del calciatore sono positive, ma alla fine della seconda l'Atalanta retrocede, ed è costretta a cedere Dabo alla Lazio. Con che formula? Ovviamente in comproprietà, presumendo anche qui un riscatto della metà appartenente al Parma.
Terminata la sua prima stagione a Roma, Atalanta e Lazio non trovano l'accordo per la cessione di Dabo e decidono di andare alle buste: a spuntarla sono i biancocelesti, che nel 2004 acquisiscono a titolo definitivo un calciatore il cui cartellino, per quasi 5 anni, non era mai appartenuto a una singola società. Siete confusi? Provate a mettervi nei panni del povero Dabo.

Nello stesso periodo, nell'estate del 2002, Inter e Parma si accordano per un'altra comproprietà: Adriano. Il brasiliano, giovane talento in rampa di lancio, era stato portato in Italia dai nerazzurri la stagione precedente, trascorsa per metà a Milano e per metà in prestito alla Fiorentina. Ai nastri di partenza del 2002/03 l'Inter però si priva delle prestazioni di Adriano: cede il 50% del suo cartellino al Parma per una cifra che, a seconda delle fonti, varia tra i €12,8 e i €15 milioni. Moratti giustificherà candidamente la scelta di cedere in comproprietà il brasiliano con motivazioni di carattere economico: "Tutte le società di calcio hanno bisogno di liquidità".
Il club nerazzurro "restituirà il favore" nel gennaio 2004: sceglie di richiamare alla base uno straripante Adriano, risolvendo la comproprietà con sei mesi di anticipo. Le prestazioni del brasiliano hanno però fatto lievitare il prezzo della metà di proprietà del Parma, che viene riacquistata dall'Inter per una cifra superiore ai €20 milioni.
Diverso destino per Bernardo Corradi, che resta in comproprietà con i nerazzurri per 2 anni vestendone la maglia per soli 4' in gare ufficiali. L'attaccante arriva all'Inter nell'estate del 2000, nell'ambito dell'operazione che porta in nerazzurro Fabio Macellari; reduce da un'annata da 0 gol in Serie A, viene subito girato in comproprietà al ChievoVerona, in quel momento in B. I clivensi conquistano la promozione in massima serie, la comproprietà di Corradi viene prolungata di un ulteriore anno, per poi essere risolta con l'acquisto dell'altra metà da parte dell'Inter per €4 milioni.
Afferma Oriali: "Abbiamo raggiunto uno dei nostri obiettivi di mercato. Corradi è un attaccante importante e sarà fondamentale in questa stagione". Dopo una sola presenza contro lo Sporting CP, Corradi viene ceduto per €12 milioni alla Lazio nell'affare Crespo: il suo valore è cresciuto di €1 milione per ogni minuto giocato con la maglia nerazzurra. 5 anni dopo l'operazione finirà nel mirino della Guardia di Finanza.
Vip in trip
"Vai a capire che c'è dietro / Anzi vai a capire chi c'è dietro". Fabri Fibra torna ancora utile per raccontare quelli che erano i meccanismi delle comproprietà, non esattamente limpidissimi. È capitato, infatti, che - una volta giunti alle buste - dietro all'offerta importante di una delle due parti ci fosse una terza squadra già pronta ad acquistare il calciatore.
Avviene esattamente così il trasferimento di Montella alla Sampdoria nel 1996. L'aeroplanino è uno dei migliori prospetti del calcio italiano, reduce da una stagione da 21 gol in B col Genoa, che detiene metà del suo cartellino: l'altra metà è dell'Empoli. Le due società vanno alle buste per il giocatore: se lo aggiudica il Genoa per 3,6 miliardi di lire, ma la Sampdoria è interessata al giocatore e contatta l'Empoli, promettendo un pagamento di 9 miliardi di lire.
I toscani ascoltano la proposta blucerchiata e disattendono l'accordo con il Genoa offrendo 5,1 miliardi, ricevuti nel frattempo in prestito dal Parma, che dalla Sampdoria sta acquistando Enrico Chiesa. L'Empoli gira immediatamente Montella ai doriani, che possono sostituire in questo modo il loro attaccante. Da quell'episodio in poi, Fabrizio Corsi e Aldo Spinelli (ai tempi presidente del Genoa) non si sono più parlati.
Spinelli sembra però aver imparato da quell'episodio. Nel 2004 - diventato proprietario del Livorno - si trova dall'altro lato della barricata. Gli amaranto e la Roma condividono il cartellino di Giorgio Chiellini, cresciuto in Toscana ma acquisito per metà dai giallorossi nell'ambito della trattativa per il passaggio di Marco Amelia ai labronici.
Tra Spinelli e Sensi c'è un accordo di massima, ma alla porta dell'ex presidente del Genoa bussa la Juventus. Al Livorno bastano €3 milioni per tornare ad avere tutto il cartellino di Chiellini e cederlo poi alla Juventus per €6 milioni. I bianconeri, peraltro, spediranno immediatamente il futuro capitano alla Fiorentina... in comproprietà, riacquistandone la metà viola due estati dopo per €4,3 milioni.
Non c'era nessuno, invece, a muovere i fili dietro alla Ternana del presidente Longarini e alle mega offerte per continuare a tenere in ostaggio il cileno Luis Jimenez. Il Mago arriva in Italia nel 2002 grazie al club umbro: nel 2006 la metà del suo cartellino viene acquistata dalla Fiorentina per €2,5 milioni. A fine stagione la Ternana retrocede in C1: ci si aspetta che i viola si assicurino anche l'altra metà con relativa facilità.
Il club rossoverde, però, offre €3 milioni e rientra in controllo dell'intero giocatore, che non ha nessuna intenzione di giocare in terza serie. Longarini non ha intenzione di cederlo: quando il cileno chiede di passare alla Lazio, lo mette fuori rosa. Solo un accordo extragiudiziale, in seguito alla denuncia per mobbing intentata dal giocatore, permetterà a Jimenez di trasferirsi in prestito alla Lazio. Tutto risolto per il cileno, che l'anno successivo passa - sempre in prestito - all'Inter? Forse no.
Dopo un primo anno di prestito, per continuare a indossare la maglia nerazzurra Jimenez rinnova il contratto con la Ternana e resta a Milano, ma in comproprietà. Le due società prolungano l'accordo dopo il primo anno, poi al termine del secondo - trascorso dal cileno in prestito al West Ham - vanno alle buste, dove l'esito in favore dell'Inter sembra scontato.
Longarini scrive però l'incredibile cifra di €3,2 milioni: Jimenez torna tutto di una società di Lega Pro, dopo aver giocato per anni tra Serie A e Premier League. Sottolineiamo: Longarini - che ha ceduto il club nel frattempo - e non la Ternana, perché il cartellino del calciatore cileno viene gestito direttamente da lui, come specifica anche il nuovo presidente degli umbri. Jimenez si riuscirà a liberare dalle grinfie di Longarini solo sfruttando l'Articolo 17 del regolamento FIFA sui trasferimenti.

Se ci sono giocatori che le società vogliono a tutti i costi, ce ne sono altri per cui le buste diventano una partita di ciapanò. È, incredibilmente, il caso di Martin Jorgensen, nel 2004 passato dall'Udinese alla Fiorentina in comproprietà. La prima stagione in viola del danese è sottotono, nessuna delle due lo vorrebbe in rosa nel 2005/06. L'Udinese non offre nulla, la Fiorentina solo €500, che finiscono per garantirgli il giocatore. Un grandissimo affare, col senno di poi.
€500 sono anche la cifra per cui il Napoli si assicura nel 2011, non volendolo, Daniele Mannini. Il centrocampista è per metà dei partenopei e per metà della Sampdoria: le due si accordano per non mettere nulla nella busta e fare in modo che resti a costo zero in Liguria, dove aveva disputato l'ultima stagione. Le due società interpretano diversamente il concetto di "nulla": la Sampdoria non presenta la busta, mentre il Napoli scrive "0". La formula scelta dal Napoli vale, però, il minimo federale di €500 secondo le regole: De Laurentiis si ritrova a Castel Volturno un giocatore che non voleva (lo cede immediatamente al Siena).
Un errore ancora peggiore lo fa chi si occupa di compilare la busta che dovrebbe portare il Bologna a detenere il 100% del cartellino di Emiliano Viviano. L'Inter è pronta a lasciare il giocatore e offrirà €4,1 milioni, mentre è previsto che i rossoblù mettano sul piatto €4,7 milioni. Il direttore generale del Bologna Pedrelli commette un errore e indica i €4,7 milioni come valore totale del cartellino, mettendo in busta di conseguenza la metà.
Viviano - per cui era già pronto il trasferimento alla Roma con percorso inverso per Curci - finisce all'Inter, che non sa cosa farsene. I nerazzurri ne cederanno la metà prima al Genoa e poi al Palermo, che poi lo riscatterà interamente nell'estate del 2012.
My Love Song
Col progredire degli anni 2000, i rapporti tra alcune squadre si fanno sempre più stretti, quasi simbiotici, dando adito alle immancabili quanto sterili polemiche, del tipo "X ha in prestito Y giocatori da Z, è normale che si scansi". Tra i primi amanti riportiamo Milan ed Empoli, protagonisti di un numero importante di operazioni tra il 2005 e il 2008: il primo a spostarsi sull'asse tosco-lombardo è Nicola Pozzi, che viene acquistato dal Milan nel gennaio 2004 per €2,5 milioni ma che non vestirà mai la maglia rossonera, sballottato di prestito in prestito fino alla comproprietà con l'Empoli, risolta nel 2008 in favore dei toscani.
Quanto è realmente costato Pozzi all'Empoli? Si parla di €750mila per la prima metà e €1,25 milioni per la seconda, facendo registrare al Milan una plusvalenza di €1,47 milioni per un calciatore in realtà mai preso in considerazione. Il giochino funziona, così negli anni successivi i rossoneri spediscono a Empoli 3 giocatori cresciuti nel vivaio: Lino Marzorati (erroneamente noto fino al 2007 come Marzoratti), Ignazio Abate e Luca Antonini.
Il primo verrà riscattato dall'Empoli e si affermerà come centrale in squadre tra la bassa Serie A e l'alta Serie B; Abate e Antonini diventeranno, anni dopo, i terzini titolari del Milan scudettato del 2010/11, pur seguendo percorsi diversi. Nel 2008 il Milan riscatta la metà di Abate dall'Empoli, la gira al Torino e un anno dopo la riacquista nuovamente, integrandolo finalmente in rosa. Nello stesso anno anche Antonini viene riscattato dai rossoneri, che però non sborsano denaro cash per assicurarselo a titolo definitivo, ma scambiano la sua metà con quella di un altro calciatore. Indovinate di chi parliamo? Marzorati!
La liaison tra Empoli e Milan impallidisce però di fronte al rapporto pluriennale che i rossoneri costruiranno con il Genoa di Preziosi, invischiato anche in diversi affari con la sponda nerazzurra di Milano. Il primo a passare dal rossonero al rossoblu è Marco Borriello: nell'estate del 2007 il Milan ne cede al Genoa la metà per €2 milioni: l'attaccante disputa una grande stagione segnando 19 reti, così a fine anno il Diavolo nel riscatta l'altra metà per €7,5 milioni più la comproprietà di Davide Di Gennaro, che viene subito spedito in prestito alla Reggina e che il Milan riprenderà a titolo definitivo a fine stagione. Confusi?
Nell'agosto del 2010 il Genoa acquista dal Portsmouth, appena retrocesso dalla Premier League, Kevin-Prince Boateng, per €5,7 milioni, parzialmente "tamponati" dal cartellino di Vanden Borre, inserito nell'affare. "Avevamo tanti centrocampisti offensivi, da noi non sarebbe stato titolare, così l'ho proposto al Milan", la poco convincente spiegazione di Preziosi in merito all'immediata cessione in comproprietà ai rossoneri. Anche la formula è decisamente cervellotica: per il 50% di Boateng il Milan versa una parte cash esigua, pari a 1,5 milioni di euro, assieme alla "metà di alcuni giovani", che in realtà finanziariamente faranno parte di un secondo affare, ovvero lo scambio di comproprietà tra Papastathopoulos e Marco Amelia.
Nonostante si riveli uno dei calciatori più decisivi per la vittoria dello scudetto, nell'estate successiva il Milan riscatta la seconda parte di Boateng per soli €7 milioni, lasciando al Genoa la comproprietà di Beretta e Sokratis e ottenendo i cartellini di Paloschi, Amelia, Strasser, Oduamadi e Zigoni, operazioni comunque slegate dall'acquisto del ghanese. A finire sotto i riflettori è però un'altra operazione sull'asse rossoneroblu: il passaggio di Stephan El Shaarawy, talento cresciuto nel Genoa che nella stagione precedente tanto bene aveva fatto in prestito a Padova, in comproprietà al club di Berlusconi.
In rossoblu, insieme ai €7 milioni versati dal Milan per il 50% di El Shaarawy, arriva Alexander Merkel, coetaneo del Faraone, anch'egli in comproprietà, la cui metà viene valutata €5 milioni. Definito da Preziosi "un giovane già pronto per la Serie A", nel giro di 6 mesi il centrocampista torna al Milan, dove troverà poco spazio anche a causa di un infortunio al collaterale. Arriva l'estate del 2012, e con lei la risoluzione delle comproprietà tra Milan e Genoa: El Shaarawy diventa totalmente rossonero, mentre Merkel è a titolo definitivo un calciatore del grifone. A lasciare perplessi, ancora una volta, sono le cifre dell'affare.
Preziosi stesso, un anno prima, aveva parlato di El Shaarawy come "un affare da €25 milioni", e in effetti i numeri sembravano dargli ragione (12 complessivi per la metà), almeno fino allo scioglimento delle comproprietà. Il Genoa valuta la seconda metà di Merkel €2,5 milioni, ragionevole per un calciatore che ha trovato poco spazio ed è stato vittima di infortuni. Ma allora perché El Shaarawy, dopo la sua prima stagione in A, costa al Milan 6 milioni più la metà di Merkel, cioè MENO dei €12 milioni spesi per la prima metà nell'estate del 2011? Perché il Genoa si "accontenta" di €20,5 milioni, oltretutto comprendenti un giocatore che 6 mesi dopo verrà sbolognato all'Udinese?

Dove sta Zaza?
Gli ultimi, gloriosi anni di comproprietà si arricchiscono di un nuovo e imperscrutabile attore: il Sassuolo. Promosso in Serie A nel 2013, è già legato in svariati modi a diverse squadre del massimo campionato, su tutte la Juventus, sodalizio che negli anni darà vita alle più svariate dietrologie e teorie del complotto. Nell'anno della promozione, i neroverdi si poggiano su due giovani ghanesi, arrivati in prestito, di proprietà della Juve, anche se solo a metà: Richmond Boakye, in comproprietà tra Juve e Genoa, e Yussif Raman Chibsah, cresciuto nelle giovanili del Sassuolo ma in quel momento a metà tra Juventus e Parma.
L'uomo chiave è però Domenico Berardi: nemmeno ventenne, l'attaccante è protagonista della promozione in A del Sassuolo, e finisce nel mirino della Juventus, che acquisisce la comproprietà del suo cartellino in cambio della metà di quello di Luca Marrone. Le due metà vengono entrambe valutate €4,5 milioni: uno scambio alla pari, con entrambi i calciatori in Emilia nel 2013/14. Nella stessa finestra di mercato, la Juve gira al Sassuolo anche Simone Zaza, prelevato dalla Sampdoria in seguito alla stagione positiva con la maglia dell'Ascoli: la Signora ne acquisisce l'intero cartellino per €3,5 milioni, poi ne gira la metà agli emiliani per €2,5 mln, pagabili in tre esercizi.
La risoluzione della comproprietà di Zaza, nell'estate successiva, introduce una di quelle "nuove formule" che andranno a sostituire le comproprietà in seguito all'abolizione: il Sassuolo paga la seconda metà del centravanti (9 gol in 33 gare alla prima, vera stagione in A) il triplo della prima, €7,5 milioni, ma la Juventus si riserva un diritto di riacquisto, da poter esercitare nei due anni successivi. Nella stessa estate, la Juve si riprende la metà di Marrone, €5 milioni contro i €4,5 mln della stagione precedente; fermo per una stagione intera, complici alcuni problemi fisici, il centrocampista girerà per anni in prestito, lasciando definitivamente Torino soltanto nel 2018.
La fine dei rapporti tra Juve e Sassuolo è datata estate 2015, scadenza ultima degli accordi di comproprietà. Se Zaza si veste finalmente di bianconero - la Juventus esercita la propria opzione assicurandoselo per €18 milioni -, Berardi viene interamente riscattato dal Sassuolo, che ne acquisisce la seconda metà per €10 milioni. I bianconeri si riservano il diritto di riacquisto, valido fino al 2017, ma esso non verrà mai esercitato: Mimmo Berardi diventerà una vera e propria bandiera dei neroverdi, per i quali gioca ancora oggi.

Giusto la metà di me
“Non tutte le società erano d’accordo, ma la maggioranza si è espressa a favore dell’abrogazione. La proposta è stata avanzata direttamente dalla Federcalcio, non dalla Lega. Nei prossimi mesi faremo un censimento della situazione, era evidente l’atipicità di questo istituto nel quadro normativo europeo e in quello fiscale. Sarà possibile rinnovare per un anno al massimo solo quelle esistenti”. Queste parole del presidente della FIGC Giancarlo Abete, pronunciate in un giorno di fine maggio del 2014 determinano - come accaduto già negli anni '80 - la fine formale della lunga storia delle comproprietà. Entro l'estate del 2015 i club devono dunque risolvere, alle buste o accordandosi, tutte le compartecipazioni esistenti.
La decisione della FIGC arriva, però, in un momento in cui - come abbiamo visto - l'istituto della comproprietà è tutt'altro che in disuso. Nell'estate del 2014 i giocatori in compartecipazione sono talmente tanti che non si sa precisamente quanti: secondo Eurosport sono 164, molto più probabilmente, come sottolinea Calciomercato.com elencandoli, sono 283. Di questi, 69 (SESSANTANOVE) - secondo alcune fonti addirittura 71 - fanno capo tutti ad una stessa società: il Parma di Tommaso Ghirardi.
Negli stessi giorni in cui vengono abolite le comproprietà, ai gialloblu viene negata la licenza UEFA, scoperchiando il vaso di Pandora che porterà alle vicende della stagione successiva e al successivo fallimento. Nel 2014 il Parma ha un indebitamento lordo di €197 milioni, cresciuto del 1200% dall'inizio della gestione Ghirardi 7 anni prima, e ha uscite doppie rispetto al fatturato (€111 milioni contro €55 milioni).
A tenere in piedi, per quanto possibile, la baracca, ci sono tante, tantissime plusvalenze, ottenute in gran parte grazie a giocatori in comproprietà, che spesso e volentieri non hanno visto Parma nemmeno in cartolina. Il prodotto del vivaio dell'Inter Lorenzo Crisetig, la cui metà viene acquistata dal Parma nel gennaio 2012, è ripresa dai nerazzurri due anni dopo senza che il centrocampista abbia mai indossato la maglia dei ducali.
L'operazione porta un beneficio contabile di €8,1 milioni al Parma, ma la risoluzione della comproprietà in realtà avviene contestualmente a quella di Ishak Belfodil, che torna tutto degli emiliani dopo che l'Inter ne aveva acquistato la metà un anno prima per €9,1 milioni. Il Parma paga così €11,5 milioni per riprendersi la metà di Belfodil, mentre l'Inter sborsa €9,5 milioni per riscattare il 50% di Crisetig e altri €2 milioni per quello di Eloge Yao, che, neanche a dirlo, non ha mai messo piede in campo con la maglia crociata.
Tra il 2011 e il 2014 il Parma fa questa mossa un numero infinito di volte: dà al Padova il 50% di Galli per il 50% di Portin (0 presenze in gialloblù) valutandoli entrambi €4 milioni, la metà di Pedrinelli (0 presenze) viene invece acquistata per €1,5 milioni dal Brescia, che per la stessa cifra riceve metà Mandorlini, con il Novara scambia le metà di Casarini e Davighi entrambi valutati 1,2 milioni, senza che nessuno dei due abbia mai esordito con il Parma.
Addirittura Storani viene valutato €3,2 milioni al momento di cederne la metà all'Ascoli (in cambio di quella di Gragnoli), quando il valore contabile del giocatore è di €2.900. Con lo stesso sistema i ducali entrano in possesso del 50% del difensore del Bari Ceppitelli, per poi riscattarlo e venderlo immediatamente al Cagliari nel 2014, dopo due stagioni in comproprietà e zero presenze con il Parma.
C'è poi anche il caso di Riccardo Saponara, di cui il Parma acquisisce il 50% dall'Empoli nel 2013 mentre il giocatore è già a metà tra i toscani e il Milan, sulla base di "accordi verbali" presi in precedenza. I rossoneri si prenderanno nel 2014 anche la seconda parte di Saponara per €1 milione, senza che il giocatore entri mai al Tardini da giocatore della squadra di casa.
Assieme a lui, quando viene decretata la fine delle comproprietà, sono per il 50% del Parma anche Defrel, Dellafiore, Manuel Coppola, Chibsah, Nicola Sansone, Gabionetta, Pedro Mendes, Russotto, Gianmarco Ferrari, Benalouane e Biabiany. Molti di questi non hanno mai giocato con il Parma o ci hanno giocato anni prima. I giocatori per metà del Parma sono ancora 12 un anno dopo, quando le comproprietà rimaste vanno risolte una volta per tutte. Nel frattempo, però, i gialloblu sono falliti dopo aver attraversato vicende ben note, che meriterebbero un articolo a parte.
Finiscono così alle buste, senza che il Parma possa offrire alcunché, Caio Secco, Sall, Brighenti, Davighi, Favalli, Fabbri, Casarini, Rossini, Palermo, Malivojevic, Sandrini e Defrel, per cui il Cesena mette comunque €51.000 nella busta per aiutare gli ex dipendenti del club ducale rimasti senza lavoro. Nelle stesse ore la Roma si assicura Politano, Bertolacci e Nainggolan, il Milan Verdi, il Napoli Luperto e Jorginho, la Sampdoria De Silvestri, tutti giocatori che potranno per sempre fregiarsi del titolo di ultime comproprietà del calcio italiano.

Paganini
"Troppo svegli per sto gioco, cambieremo modus": la soppressione del regime delle comproprietà non coglie impreparati gli addetti ai lavori, che architettano in tempo zero escamotage fantasiosi per rendere il più indolore possibile l'addio alle tanto amate compartecipazioni. In cima alla lista c'è il diritto di riacquisto, reso noto sul suolo italiano grazie alla famigerata recompra inserita nel contratto di Morata, passato dalla Juventus al Real Madrid e dopo due anni tornato merengue, grazie all'accordo inserito nel suo contratto, indipendente dalla volontà del giocatore.
Tale ufficio si complica quando, oltre al riacquisto, viene inserita l'opzione per un possibile contro-riscatto da parte della società che si vede privare del calciatore, opzione solitamente valida per più anni, artificio che somiglia più a un rinnovo di comproprietà che a una cessione vera e propria, pur essendo differente dal punto di vista contabile. A precorrere i tempi sono Roma e Barcellona con l'affare Bojan Krkic: l'attaccante spagnolo si trasferisce in giallorosso in prestito con diritto di riscatto, il Barça si riserva un'eventuale opzione di riacquisto, ma anche la Roma sua volta può esercitare una contro-opzione per mantenerne il controllo.
Tra le alternative alle comproprietà più in voga c'è senz'altro la percentuale sulla rivendita, che da premio di valorizzazione va sempre più trasformandosi in un frazionamento del cartellino di un calciatore, soprattutto quando le percentuali arrivano a sfiorare il 50%. Anche qui assistiamo ai salti mortali più disparati: la "percentuale sulla sola plusvalenza" o la "percentuale soltanto oltre una certa soglia" sono stratagemmi che falsano completamente il valore dei calciatori, per assurdo più dipendente dalla formula che non dalle prestazioni sportive.
Tantissime sono le formule nate o riesumate nell'ultimo decennio, non tutte legate alla sparizione delle comproprietà, ma comunque volte a minimizzare i rischi d'investimento: dai premi di valorizzazione, per spingere le squadre "deboli" a impiegare il più possibile i calciatori in prestito dai club "forti", ai prestiti con obbligo di riscatto condizionato, a condizioni sempre più astruse e che impattano fortemente sulle scelte degli allenatori, presi in mezzo tra le necessità economiche delle società e gli interessi sportivi.
Ci hanno tolto il nostro giocattolo preferito, quello che era solo nostro, che probabilmente nessuno ci invidiava, ma a noi piaceva quindi andava benissimo così. In un mondo del calcio sempre più globalizzato, la pratica delle comproprietà trasudava Italia da tutti i pori, nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. Anche se è stata complice di mostri come il Parma di Ghirardi, quando la ricordiamo lo facciamo sempre col sorriso, anche se è il sorriso sollevato di chi sa di esserne finalmente uscito per sempre.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














