
Federica Brignone, Ex Ungue Tigridem
Una stagione da record, per la 34enne di La Thuile: Federica Brignone è di nuovo ''Regina d'Inverno''.
Dopo un primo successo del 2020 passato in sordina a causa del COVID-19, Federica Brignone ha inanellato una serie di vittorie che le hanno permesso di essere incoronata ''Regina d'Inverno'' dello Sci Alpino mondiale. 10 vittorie, 15 podi, senza dimenticare le due medaglie ai Mondiali di Saalbach: numeri eccezionali che hanno permesso all'atleta azzurra di conquistare la Coppa del Mondo Generale più altre due di specialità: Discesa Libera e Slalom Gigante.
Da bravi italiani scaramantici si è aspettata la matematica prima di celebrare con tuti gli onori questo storico risultato, ma la vittoria sulle nevi di casa a La Thuile non ha lasciato adito a dubbi. Forse nemmeno tanto per la vittoria sull'amica-rivale Sofia Goggia per un solo centesimo, quanto più per l'apparizione per la prima volta sugli schermi della madre Ninna Quario. Fino a quel momento si è sempre sottratta alle telecamere, nascosta per non mostrare l'incontenibile emozione di una madre. Questa volta no, questa volta ha deciso di non nascondere l'emozione: sapeva benissimo che la vittoria di sua figlia, della sua Federica, era arrivata quel giorno. Con buona pace dell'aritmetica.
Trovare un momento chiave nella stagione di Federica Brignone è difficile, sia per la continuità nella sciata che per il dominio della valdostana in tutte le discipline. La sua stagione può andare di pari passo con quella di Marco Odermatt, soprannominato ''Der Ausländer'' - L'Alieno per un motivo. L'unica differenza è che per l'asso svizzero non ci sono mai stati concreti rivali, neanche dopo una partenza in sordina: Brignone ha mostrato gli artigli ad atlete del calibro di Shiffrin, Robinson, Goggia e Gut-Behrami, che proprio alle Finali americane è riuscita a portar via la Coppa di SuperG, in una gara che nulla ha da invidiare ad un film di Alfred Hitchcock.
Era fine ottobre quando è arrivato il primo ruggito della Tigre, l'esordio della stagione sul Rettenbach, il ghiacciaio di Sölden. Una vittoria davanti alla neozelandese Robinson, che certo lasciava ben presagire. Ma che questa coppia sarebbe stato anche quella delle contendenti alla Coppa di Slalom Gigante, era difficile pronosticarlo. 5 mesi dopo, dall'altra parte del mondo, queste due si ritroveranno al cancelletto per giocarsi un trofeo.

La stagione di Federica Brignone è filata liscia senza intoppi? Tutt'altro. Dopo il bell'esordio sono iniziati i problemi: il primo risponde al nome della svedese Sara Hector. Specialista dello Slalom Gigante, fino ai primi di febbraio era in testa con Fede macinando podi e vittorie come quella di Killington, dove l'azzurra era caduta. Il secondo sono stati i problemi di salute imprevisti: un ascesso a un dente e l'influenza a fine febbraio hanno rischiato di complicare non poco le cose. A Beaver Creek si è salvato il salvabile - un 9° e un 5° posto in velocità non fanno mai male -, ma quello accaduto a Sestriere a febbraio è da prendere e mettere in copertina a ''Les Annales'' di Marc Bloch e Lucien Febvre. ''Dall'unghia si riconosce la tigre'', come si è deciso di titolare: dopo una settimana di influenza, vincere due gare contro Gut-Behrami e Robinson rende l'idea di cosa abbia fatto Federica Brignone questa stagione.
I giorni passano, le gare diventano materia per gli almanacchi sportivi, eppure Federica è sempre lì davanti, una presenza troppo ingombrante per essere spodestata dalla leadership della Generale. Non ci sono Shiffrin o Gut-Behrami che tengono, nemmeno il furore di Robinson o la grinta di Ljutić possono tenere il passo di Brignone. Eppure, sarebbe bastato così poco a guastare di nuovo una sinfonia che già nello scorso inverno era in via di composizione, un mese storto come quello di gennaio 2024. Basta una ferita per far accorrere le iene pronte a spartirsi i quarti del grande favorito: ne sa qualcosa proprio Shiffrin, che da 2 anni ha esposto il fianco in materie non sue come in velocità. La Tigre invece è rimasta paziente ad aspettare il momento giusto per affondare, senza giocarsi la preda in un solo disperato assalto quando la fame ti logora dentro. Sentimento più che condivisibile dopo la mezza beffa della scorsa stagione. Tutta la classe di Brignone è uscita da qui, dalla reazione agli sgambetti del destino.
Manca solo una cosa a suggellare l'epopea di Federica, qualcosa di più solenne di una coppa di cristallo. Un passaggio di testimone! Ci pensa Deborah Compagnoni, davanti alle telecamere di Che Tempo Che Fa, una settimana prima delle Finali americane. Si parla della controparte di Alberto Tomba, che guarda negli occhi una ragazza in divisa d'arme e le dice ''Tu sei la migliore!''. Il resto poi spetterà a lei.

22 marzo 2025, comprensorio di Sun Valley - Idaho (USA). Ore 21:00 italiane: viene annullata la Discesa Libera femminile, a causa delle copiose nevicate degli scorsi giorni. Federica, senza colpo ferire, intasca Coppa Generale e di Discesa. Testa al giorno dopo: c'è in ballo la Coppa di SuperG. Da battere c'è Lara Gut-Behrami: una bestia da arena tanto quanto Federica, che non si arrenderà senza vendere carissima la pelle. Il sospetto inizia a dilagare nel momento in cui Lara stacca la precedente leader provvisoria di quasi 2 secondi. Niente da fare: la Freccia del Ticino è ingiocabile, piccola rivincita stagionale presa.
Manca però lo Slalom Gigante, disciplina regina, che ha plasmato tutte le altre e che manca nel palmares di Federica. Chi se la gioca con Fede? Una 2001 nata nella terra degli All Blacks, che scende sulla neve come Ritche McCaw correva sul prato di Twickenham. La veterana Federica Brignone e la new wave Alice Robinson. La Kiwi è avanti in classifica, seppur di poco quando accade il patatrac: la neozelandese cade, senza conseguenze fisiche ma il morale si disintegra. La Robinson piangerà calde lacrime fino alla premiazione, quel traguardo che tante atlete hanno solo sognato era così vicino. Anche Federica Brignone lo aveva sognato, per poi vincerlo d'ufficio in quel terribile 2020, con la classifica congelata a causa della pandemia, un successo che non le è mai stato riconosciuto realmente fuori dai nostri confini. Oggi la storia ha riconsegnato le insegne di un'impresa che non può essere dimenticata.
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