
Newcastle, la maledizione è finita
A Wembley il Newcastle alza al cielo la Carabao Cup battendo il Liverpool per 2-1 con le reti di Dan Burn e Isak.
Solamente 9 anni fa il Newcastle sprofondava in Championship. Ne erano passati ben 70 dall’ultima volta che vinse un trofeo domestico. Le Magpies, però, nella sempre stupenda cornice di un Wembley stracolmo hanno messo fine a questo lunghissimo digiuno superando meritatamente il Liverpool e alzando al cielo la prima Carabao Cup della storia. Il Newcastle non vinceva un trofeo domestico dalla FA Cup 1955, da allora si è potuto consolare solamente con una Coppa delle Fiere vinta nel 1969. È il primo trofeo della nuova proprietà, un simbolo dell'ottimo lavoro di Eddie Howe, ma anche, per i meno scettici, la fine della maledizione che colpiva la Toon Army.
Per cominciare il racconto di questa storia, dobbiamo tornare proprio alla stagione 1954-1955, quando le Magpies avevano da poco messo in bacheca la loro 6° FA Cup vincendo in finale, ovviamente sempre a Wembley, il Manchester City. Il Newcastle era attivo dal 1892 e nei suoi primi 63 anni di storia aveva vinto quattro Premier League, sei FA Cup ed un Community Shield. Pochi giorni dopo il trionfo nell’atto conclusivo della coppa inglese più importante contro i Cityzens, un gruppi di Travellers decise di accasarsi nel campo di allenamento del Newcastle a Benwall. Dopo pochi giorni, in mezzo a tensioni e proteste, vennero allontanati, ma prima di andarsene decidono di lanciare una “maledizione zingara” alle Magpies che le avrebbe condannate ad una vita di sconfitte e fallimenti.
Da allora il Newcastle perse 3 finali di FA Cup e 2 di Coppa di Lega, ma cosa più importante: nel 1995-1996 divennero la prima squadra inglese a perdere il campionato dopo essere stata in testa con ben 12 punti di vantaggio sulla seconda (il Manchester United che si laureò poi campione). Gli anni delle Magpies non furono complicati solamente perché orfani i trofei, ma anche perché per la maggior parte poveri di emozioni e risultati, ad eccezione di quei dieci anni dal 1995 fino al 2005 circa in cui il Newcastle sfiora per ben due volte la Premier League e la FA Cup, disputa sia l’Europa League che la Champions League, ma soprattutto perché assapora le giocate di campioni come Michael Owen o Alan Shearer.
I primi 2000, però, non sorridono al Newcastle che deve affrontare per ben due volte la retrocessione. La svolta per un popolo tanto fedele quanto bisognoso di tornare a sognare ed entusiasmarsi arriva nell’ottobre del 2021 quando terminano i quattordici anni travagliati della proprietà di Mike Ashley. A prelevare le Magpies è un consorzio guidato dal Public Investment Found, ovvero il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, affiancato da PCP Capital Partners e RB Sports & Media. È una proprietà senza dubbio molto ambiziosa ed anche molto ricca. Risuona come un premio alla Toon Army, un riconoscimento della vita alla loro sfortuna ed alla vicinanza che hanno sempre mostrato al club che amano nonostante le tante decadi senza trofei, le retrocessioni e la mancanza di una proprietà che tenesse davvero al club. Ora, sono ricambiati.
Non confondete il Newcastle con le altre società ricche. Nelle prime sessioni di mercato con i nuovi proprietari, infatti, le Magpies non hanno strapagato giocatori al tramonto o nomi altisonanti, ma hanno deciso di investire su giocatori giovani da sviluppare ed anche di valorizzare elementi già presenti in rosa. Hanno affidato la panchina a Eddie Howe, giovane tecnico inglese che aveva legato il suo nome al Bournemouth passando ben otto stagioni sulla panchina delle Cherries. Nel gennaio del 2022 il sacrificio economico viene fatto per assicurarsi le prestazioni di Bruno Guimarães, centrocampista brasiliano che era in forza all’Olympique Lione, che ancora oggi è insieme a Tonali ed al connazionale Joelinton il pilastro della mediana del Newcastle.
Tra l’estate e l’inverno successivo si decide di ritoccare l’attacco acquistando prima Isak e poi Gordon, ma anche la difesa non viene trascurata e le Magpies riescono a mettere le mani su Botman strappandolo al Lille dopo un grande duello di mercato contro il Milan. Infine nell’estate del 2023 viene aggiunto l’ultimo tassello necessario a costruire una squadra davvero competitiva: si tratta di Livramento, terzino duttile scuola Chelsea e pallino di Howe.
Ecco il Newcastle, la squadra che ha battuto per 2-1 il Liverpool di Arne Slot nella finale di Carabao Cup disputata a Wembley. La squadra che per arrivare a questa tanto attesa coppa ha messo in fila nel suo cammino Nottingham Forest, Chelsea, Arsenal ed infine Liverpool. Un cammino impervio che si è rivelato dolcissimo. Le reti di Burn e Isak hanno deciso una finale che ha avuto dal primo minuto sempre e solo un padrone. Dominare in un atto conclusivo il Liverpool non è da tutti, ma le Magpies ne sono stati capaci. Eddie Howe ed il Newcastle avevano un conto in sospeso con Wembley e con la finale di Carabao Cup dal momento che l’avevano già raggiunta nella stagione 2022/2023, ma ne erano usciti sconfitti contro il Manchester United. Maledizione sfatata e conto con il fato pagato.
Si può sfruttare l'aiuto dei numero per comprendere meglio le individualità del Newcastle. Partiamo con Alexander Isak, che in questa stagione si sta confermando uno dei migliori attaccanti a livello mondiale. Lo svedese è un centravanti moderno, un grade finalizzatore, ma anche eccezionale nell’essere associativo. In Premier League è il secondo giocatore ad aver partecipato a più goal ed assist (è a quota 24), mentre secondo FBref, se paragonato agli altri attaccanti d’Europa, è nell’89° percentile per passaggi progressivi ed è anche nel 91° per passaggi chiave. Oltre alle reti, il suo forte sono le conduzioni: è nel miglior 8% d’Europa per quelle progressive, nel miglior 12% per quelle che portano nell’ultimo terzo di campo e nel miglior 6% per quelle che conducono nell’area avversaria. Un attaccante totale che eccelle in tantissimi fondamentali e di fatto pecca in nessuno.
Bruno Guimarães è il vero metronomo del centrocampo del Newcastle. Tocca tanti palloni, è bravo a creare superiorità numerica (96° percentile per dribbling tentati e 94° per quelli riusciti), segna e distribuisce assist (miglior 5% d’Europa tra i centrocampisti per G+A). Un giocatore indispensabile che ha sposato e compreso benissimo anche le Magpies come testimoniano le sue lacrime post vittoria contro il Liverpool seguite dalla frase “Appena sono arrivato qui ho sognato sin da subito di lasciare la mia firma nella storia del club”. Bene Bruno, ci sei riuscito.
Ora il Newcastle è sesto ad un punto di distanza dal Manchester City quinto e a due dal Chelsea quarto, ma ha anche una partita in meno, quindi virtualmente potrebbe superare entrambe. Con l’elevata probabilità che anche la 5° classificata della Premier League possa qualificarsi per la Champions League, le Magpies sono una delle possibili candidati. La vittoria nella Carabao Cup ha dato loro la certezza di avere un posto ai playoff della Conference League, ma il Newcastle vuole ben altro, vuole tornare ad ascoltare la musica dell’Europa che conta di più.
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