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God Save the Premier
, , 18 Marzo 2025

God Save The Premier #19 - Tante domande, poche risposte


Una brutta partita all'Emirates, il solito indecifrabile Manchester City, il buon momento dello United e altro dalla settimana di Premier.

Buongiorno appassionati di calcio inglese (e non),

sono Paolo Bellini e questa è God Save the Premier, una rubrica che vi terrà compagnia fino a fine stagione per raccontarvi con cadenza settimanale tutto quello che succede nel massimo campionato inglese di calcio. Uscirà ogni martedì, per darvi il tempo di recuperare dal solito weekend impegnativo a base di Premier e divano.

La rubrica sarà strutturata in questo modo: un tema centrale (nell'uscita di oggi: Una brutta partita all'Emirates, due o tre avvenimenti che hanno attirato l'attenzione, spesso situazioni di partite, descritte in poche righe ma nella maniera più esaustiva possibile (oggi: Il solito indecifrabile Manchester City e Il buon momento dello United)

Spiegazione terminata, cominciamo!


Una brutta partita all'Emirates

Domenica è andata in scena la partita più attesa di questo turno di Premier League, Arsenal-Chelsea, due squadre che sono ancora in corsa per le coppe europee - i Gunners sfideranno il Real Madrid nei quarti di finale di Champions League, mentre i Blues se la vedranno con il Legia Varsavia nei quarti di finale di Conference League - e che ricoprono ad oggi rispettivamente il secondo e il quarto posto in campionato.

Tuttavia, quella vista all'Emirates è stata una gara tutt'altro che affascinante, con un totale di 1.12xG combinato tra le due formazioni: le assenze di Saka, Havertz e Gabriel Jesus da un lato e di Jackson, Palmer e Madueke dall'altro hanno limitato la potenza di fuoco espressa sul terreno di gioco, e lo spettacolo ne ha risentito.

L'ha spuntata l'Arsenal con un gol di Merino al 20' del primo tempo sugli sviluppi di un calcio d'angolo, grazie ad un colpo di testa che ha scavalcato Sanchez, ed è stata fondamentalmente anche la parola fine sulla speranza di creare qualche altra occasione, tanto che dal 64' c'è stato solo un tiro in porta tra le due squadre.

La mancanza di pericolosità di Arsenal e Chelsea è stata a tratti disarmante, tanto che forse dovremmo fermarci un attimo e iniziare a parlare del poco impatto che alcuni giocatori hanno avuto sulle rispettive squadre.

A partire da Nkunku, che come Werner prima di lui, sembra la bruttissima copia di quello vista a Lipsia - è vero che Maresca avrebbe dovuto impiegarlo di più, ma come biasimare il tecnico italiano per aver trovato una conformazione che ha funzionato finora ed essere rimasto con essa, proseguendo con Pedro Neto e Sancho, due giocatori che sembrano lontani dalla loro forma migliore, con il primo che non ha ancora fatto il definitivo salto di qualità da quando è arrivato dal Wolverhampton e il secondo che non è mai tornato quello visto a Dortmund.

Proseguendo con Trossard e Merino, con l'ex Brighton che, a mio avviso, è arrivato a Londra non per fare il titolare, ma un sostituto di uno dei due esterni, Saka e Martinelli, e lo spagnolo che per esigenze di Arteta continua a venir schierato da falso nove, quando il suo ruolo prediletto sarebbe una trentina di metri più indietro, da mezz'ala.

Arsenal e Chelsea sono due squadre ancora incompiute, con grandi aspettative per i prossimi anni, però con la sensazione che gli ultimi mesi di campionato siano più di mantenimento che di sviluppo, due formazioni forti, ma non fortissime, che sono molto lontane dal rendimento del Liverpool.

In campo europeo, i Gunners, a mio avviso, hanno poche speranze di passare il turno contro il Real Madrid e il Chelsea, se vincesse la Conference League - le due avversarie di livello tra le sette rimaste sono la Fiorentina e il Real Betis - avrebbe tutto sommato fatto "il proprio dovere" in questa competizione.

Il solito indecifrabile Manchester City

La corsa per la quarta e la quinta posizione in Premier si preannuncia avvincente, con nove (il Newcastle dieci) partite ancora da giocare e 27 (i Magpies 30) punti tutti da assegnare. Attualmente la quinta piazza è occupata dal Manchester City, altalenante e indecifrabile da inizio anno, con grandissime potenzialità (che non scopriamo di certo quest'anno), ma altrettante lacune e incertezze.

Sabato ad Etihad la squadra di Guardiola ha pareggiato 2-2 contro il Brighton in una partita aperta, che entrambe le squadre hanno provato a vincere ma rischiato di perdere.

I due gol subiti dai Seagulls rappresentano il 39° e 40° gol stagionale, la prima volta che succede al City da quando Guardiola è diventato allenatore; in più, questa è stata anche la tredicesima volta in questa stagione di Premier che il City ha concesso almeno quattro grandi occasioni da gol. I problemi difensivi del Manchester risalgono ad inizio campionato e da lì non sono mai stati risolti: che sia una sproporzione tra il lato destro e il sinistro del campo, che sia l'enorme distanza sulle transizioni negative tra centrocampo e attacco o che sia per errori individuali.

Il primo gol subito, quello di Estupiñán, nasce da un errore di Ortega che non si è posizionato correttamente sul calcio di punizione. Un errore da matita blu (o rossa, fate voi) che non dovrebbe vedersi neanche nelle leghe inferiori e non è un caso che il portiere sia un tema chiave che la proprietà dovrà risolvere in estate, con Ederson più fuori che dentro e il portiere tedesco che non offre a Guardiola le garanzie tecniche di cui ha bisogno.

Il secondo gol subito è un goffo autogol di Khusanov su un tocco di Hinshelwood, che spinge in porta un pallone ch non era assolutamente pericoloso e non sarebbe mai entrato in porta; il difensore uzbeko è stato pagato 40 milioni di euro dal Lens ed è sicuramente un difensore di prospettiva, bravo con i piedi e abituato a difendere in avanti, aggredendo piuttosto che rinculando, caratteristiche ricercate da Guardiola, ma è giovane e frenetico e spesso commette errori banali che poi lo segnano per tutta la partita, come contro il Chelsea o il Real Madrid.

Il Manchester City è una squadra in transizione, questo cambiamento però deve consentire al City di terminare tra le prime cinque e quindi qualificarsi per la prossima Champions League. E dietro, zoppicando e inciampando, le avversarie stanno rimanendo a contatto.

Il buon momento dello United

La vittoria per 3-0 contro i Leicester nel posticipo della ventinovesima giornata di Premier League permette al Manchester United di continuare il suo trend positivo: se non contiamo la sconfitta ai calci di rigore in FA Cup contro il Fulham, la squadra di Amorim è reduce da sei risultati utili consecutivi tra tutte le competizioni, compreso il passaggio del turno, non scontato, in Europa League contro la Real Sociedad.

Il gol del vantaggio è arrivato con un diagonale di Rasmus Højlund, che non segnava dal 12 dicembre, il raddoppio è stato segnato da Alejandro Garnacho, alla sua prima firma stagionale, e il 3-0 finale è stato siglato da Bruno Fernandes, sempre più perno presente e futuro di questa squadra. L'unica nota negativa è stata l'infortunio del giovane Heaven, da valutare nei prossimi giorni, ma che non promette bene per le partite a venire.

Lo United, con la testa già alla prossima stagione - e con il progetto appena presentato per il nuovo stadio - non ha smosso più di tanto la classifica, passando dalla quindicesima alla tredicesima posizione: l'obiettivo è mettere in cascina minuti e permettere ai giocatori, quantomeno quelli che rimarranno l'anno prossimo, di assimilare il prima possibile il sistema di gioco di Amorim.

Dall'altra parte il Leicester è sempre più vicino alla retrocessione, con la tredicesima sconfitta nelle ultime quattordici partite di campionato e nove punti da recuperare sulla terz'ultima. Hanno anche perso le ultime sette partite consecutive in casa senza segnare nemmeno un gol, un record negativo che van Nistelrooij e i giocatori non avevano bisogno di raggiungere.

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