
Venezia-Napoli 0-0, Considerazioni Sparse
Niente di nuovo sotto il sole del Penzo: continua la pareggite di Venezia e Napoli, ma gli umori sono i più diversi.
Che sarebbe stata una gara rognosa, per il Napoli, si era capito ampiamente già alla vigilia: non solo il Venezia è una squadra decisamente in salute che, pareggio dopo pareggio (Lazio, Atalanta e Como nelle ultime 3 uscite), sta lentamente risalendo dalle sabbie mobili della zona retrocessione, ma anche un Napoli che, dopo due prove buone ma non perfette contro Inter e Fiorentina, non ha ancora risolto i suoi problemi in fatto di continuità di risultato, specialmente quando i punti pesano come oggi, quando il calendario si diverte a incrociare i destini di tante squadre nel giro di poche partite;
La tensione presente in campo, teatro di lotte scudetto e guerriglie buone per la salvezza, finisce per gravare sulle spalle degli azzurri, i quali ne finiscono lentamente schiacciati: non è una tensione che paralizza gli azzurri, sia chiaro, i quali al contrario hanno avuto le occasioni migliori del match, specialmente all'inizio quando il palo risputa fuori il pallone battuto a rete quasi a botta sicura da Raspadori. È infatti di una natura più subdola, che fa perdere lucidità e riferimenti, sbagliare passaggi e scelte che avrebbero potuto cambiare la storia del match;
Dall'altro lato c'è un Venezia che invece si mostra non solo combattivo, quando con un pressing portato altissimo e iniziato dalla coppia di centravanti inedita Fila-Maric (scelta nata certamente per la parziale indisponibilità di Oristanio, ma poi sfruttata bene da Di Francesco, bravissimo a fare di necessità virtù), ma anche molto intelligente bello sfruttare le debolezze strutturali degli avversari: il cambio di campo sul lato debole tra i due quinti è stato un canovaccio seguito con applicazione e costanza per scombussolare la difesa avversaria.
Col passare dei minuti il Napoli, pur guadagnando sempre più campo visto il calo del pressing avversario che ha reso più agevole per gli azzurri iniziare l'azione, smarrisce sempre più le sue certezze, continuando a incappare sempre negli stessi errori, nelle incertezze e in quella che sembra essere una paura atavica nel mancare l'appuntamento col destino. Una paura che, pian piano, gli azzurri concretizzano, con il fischio finale di Mariani che sa di sveglia al lunedì mattino, richiamando gli azzurri dai sogni di gloria;
Tra i più positivi per il Napoli finiscono Raspadori e McTominay, unici capaci di creare con continuità apprensione e superiorità numerica in mezzo al campo, che sia con la loro intelligenza tattica o tramite l'evidente strapotere fisico. Molto generosa la prova di Politano, che però sul finale rischia di trasformare l'ultima occasione per strappare in extremis i tre punti in un suicidio che avrebbe lasciato i partenopei addirittura a bocca asciutta. La prova, insomma, che la generosità è importante su un campo di calcio, ma non è certo tutto: a questo proposito, per la seconda volta consecutiva Simeone finisce in copertina per i motivi sbagliati. Vero, un calciatore incredibile e calato appieno nella lotta, ma che non segna dalla seconda giornata di campionato. Non un bel segnale, se di mestiere fai il centravanti...
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