
Torino-Empoli 1-0, Considerazioni Sparse
Nel diluvio, la decide Vlasic: il Torino è tranquillo, l'Empoli è nei guai.
Brutto, sporco e cattivo: questo il Torino che sconfigge l’Empoli tra le mura amiche, sotto una pioggia torrenziale che non agevola di certo lo spettacolo, conducendo ad una partita decisamente poco gradevole per gli spettatori infradiciati. Uno di loro, in rigorosa sciarpa granata, è Willie Peyote: il suo “grazie ma no, grazie” diventa in realtà un inno alle (almeno) due occasioni sprecate dalla squadra avversaria, che non centra il bersaglio difeso da Milinkovic Savic e permette al Torino di restare in gara e piazzare poi, con cinismo, la zampata vincente del ritrovato Vlasic, vero leader tecnico e mentale di questa seconda parte di stagione granata. Con questi tre punti, la squadra di Vanoli è virtualmente salva, e si può divertire da qui alla fine: molto più impelagato nella lotta salvezza l’Empoli di D’Aversa, al momento terz’ultimo ed incapace di vincere da tre mesi.
Vanoli, alle prese con l’acciacco di Lazaro, deve cambiare la formazione iniziale: lo fa spostando Cesare Casadei nei 3 sottopunta e decentrando Vlasic, ma forse anche per questo il Torino del primo tempo è il più brutto dell’ultimo bimestre. Il laterale austriaco, al suo ingresso nel secondo tempo, si conferma il vero trucco di questo nuovo assetto, se non altro perché consente di rimettere tutti al proprio posto: e allora proprio Vlasic, tornato a fare il 10 nello schieramento tattico, fa un gol degno del numero che porta sulla schiena, con colpo da biliardo dal limite dell’area. La prestazione granata, stavolta, è meno brillante di quelle del recente passato, ma questa abilità di vincere una gara sporca segna comunque un passo avanti di una squadra che in questa stagione ha vissuto ben più delle consuete quattro stagioni, ma ha garantito sempre applicazione massima alla causa.
L’Empoli è nei guai: la prestazione dei toscani è tutt’altro che incolore, ma la loro imprecisione tecnica è più volte decisiva sotto rete, con le occasioni nitide fallite da Sambia nel primo tempo e da Gyasi nel secondo. C’è da dire che, se da un punto di vista tecnico la squadra di D’Aversa ha mostrato numerosi limiti, lo stesso non si può dire dell’atteggiamento: l’Empoli ha lottato fino alla fine, impensierendo il Torino e non tirandosi mai indietro nei duelli, ed in fin dei conti non ha nemmeno concesso molto ai granata difensivamente. La classifica non sorride per niente: ad oggi, i toscani sono terz’ultimi, e se il campionato finisse oggi retrocessi, ma la bagarre salvezza in realtà è folta, con moltissime squadre in una manciata di punti. Con questa attitudine e più precisione tecnica, l’Empoli può farcela, ma deve assolutamente tornare al gol.
Promossi e bocciati: già detto di un Torino double face, chi risente più positivamente della variazione tattica sono Casadei e Vlasic, quando rimessi al loro posto. Meno brillanti del solito Elmas, forse affaticato dalle tante gare dopo una lunga inattività, e Ricci, sufficiente ma non troppo accurato nella gestione palla. Per l’Empoli, l’errore decisivo è di Marianucci, che perde il corpo a corpo dell’azione del gol: ed in questo senso, nei frequenti duelli tra attacco e difesa, se Maripan e Coco (e poi Masina, con un buon impatto sul match) vincono quello con l’attacco ospite, non è certo Kouamè a perdere, perché riesce a tener alta la squadra e impensierire parecchio, così come il suo dirimpettaio Adams dall’altro lato, autore di una gara volenterosa di spallate e sponde in solitaria. Insufficienti invece Gyasi, che troppe volte sbaglia l’ultima scelta, e Sambia, veloce in fascia ma reo di sciupare l’occasione chiave del primo tempo.
Casadei in nazionale, Elmas già decisivo, Biraghi in crescita: ma quindi, questo tanto vituperato mercato invernale del Torino non è stato così male? Domanda a cui è difficile rispondere, per due ragioni: la prima è che comunque, a questo mercato manca il sostituto di Zapata, infortunatosi ad ottobre e mai rimpiazzato. La seconda è che questi ingressi, che sicuramente hanno alzato la qualità del roster granata, si sono inseriti alla grande per un motivo chiaro: il Torino, al loro arrivo, era una squadra con un assetto chiaro dal punto di vista tattico ed collettivo estremamente coeso. Di queste due caratteristiche, il merito va dato al tecnico: Vanoli, dopo la burrasca, ha saputo riportare il sereno con la forza delle idee e con un piglio empatico e combattivo. Per questo, ammesso che questo Torino ripartirà con le solite non-ambizioni, non c’è discussione sul fatto che la prima conferma dovrà essere proprio la sua.
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