
Inter-Feyenoord 2-1, Considerazioni Sparse
L'Inter disputa una gara non impeccabile ma riesce comunque a strappare un biglietto per i quarti di finale.
Il secondo atto dell'ottavo di finale che ha visto protagonisti Inter e Feyenoord ha visto vittoriosi i padroni di casa, i quali si sono imposti per 2-1 sui biancorossi. Gli uomini di Inzaghi hanno legittimato il vantaggio acquisito in terra neerlandese, qualificandosi per i quarti di finale di Champions League dove affronteranno il Bayern Monaco di Vincent Kompany. Come spesso accade, i nerazzurri non hanno giocato al meglio delle proprie possibilità, alternando fasi nelle quali hanno dimostrato una superiorità schiacciante ad altre dove sono andati a più riprese in difficoltà. Malgrado ciò, anche una prestazione altalenante è bastata per centrare l'obiettivo primario, vale a dire qualificarsi alla fase successiva.
I nerazzurri approcciano bene la gara, dimostrando sin dai primi minuti che questo Feyenoord, largamente rimaneggiato per via delle defezioni, non fa della fase di non possesso il proprio forte. Gli olandesi impostano la partita cercando di infastidire la prima impostazione interista, esponendosi così a ribaltamenti di fronte potenzialmente fatali. Il match sembra incanalarsi nei binari giusti al minuto otto, quando Thuram mette a segno una splendida rete che ha ricordato quella segnata contro il Milan durante la stagione passata. Il Feyenoord però non demorde, e mette sotto l'Inter. Taremi sciupa una buona occasione, e la squadra di Van Persie ha modo di rimettere in piedi una gara che sembrava aver poco da raccontare, visto il passivo di 3-0 nel computo totale: Calhanoglu atterra goffamente in area di rigore il numero sette Moder, il quale si incarica della battuta del penalty realizzando il gol del momentaneo 1-1. La partita rischia di diventare velenosa ed insidiosa per l'Inter, ma l'arbitro Kruzliak concede un ulteriore rigore ai nerazzurri per un fallo su Taremi. Lo stesso Calhanoglu ringrazia e mette a segno la rete che suggella il risultato finale.
La più grande pecca dell'Inter, in questo ottavo di finale, è non aver chiuso la pratica quando avrebbe dovuto farlo. La superiorità dei nerazzurri non è mai parsa in dubbio, né all'andata né al ritorno, ma un'apparente poca attenzione e un'approssimativa cura del dettaglio ha tenuto in gara il Feyenoord. Si può dunque affermare che, se al calcio d'inizio del secondo tempo gli olandesi potevano ancora sperare in un clamoroso ribaltone, ciò è dovuto più ai demeriti dell'Inter che ai meriti dei biancorossi stessi. Analizzando i singoli, non si possono non elogiare le prestazioni di Dumfries e di Mkhitaryan. Il primo è diventato, nel corso di questa stagione, un valore aggiunto imprescindibile per questa Inter. Impegno, corsa e strapotere fisico sono ingredienti che rendono l'olandese un quinto affidabile difensivamente e pericoloso quando fa il suo ingresso nell'area di rigore avversaria. Passando all'armeno, il suo contributo nel palleggio è stato di fondamentale importanza considerando la presenza di Frattesi dal primo minuto. La lettura della gara di Inzaghi, se ci si sofferma al centrocampo, è stata impeccabile: con il Feyenoord che pressava alto ma in maniera piuttosto disordinata, l'ex Sassuolo è stato a più riprese utile per risalire il campo grazie alle sue sgroppate, mentre sono bastati i soli Mkhitaryan e Calhanoglu per dare il via all'azione dal basso.
Piuttosto impietoso il confronto tra i due attaccanti stasera. Thuram, il quale è ancora attanagliato da qualche guaio fisico alla caviglia che lo condiziona da ormai un mese, è ugualmente riuscito a rendersi spesso pericoloso mettendo a segno anche una rete deliziosa. Taremi, invece, continua a far fatica: eppure il pre-campionato faceva ben sperare sul suo conto. Gli va comunque riconosciuto l'impegno che mette in campo - il rigore procurato ne è un chiaro esempio - ma è sotto gli occhi di tutti che l'iraniano, che pare timido e spaesato, non si sia ancora ambientato. Il suo apporto senza palla è senz'altro utile, ma se ogni qualvolta si ritrovi dinnanzi al portiere calcia debolmente o ancor peggio, arriva in ritardo e liscia il pallone, vien ad sé che Inzaghi gli preferisca Lautaro e Thuram.
Quest'anno l'Inter non ha mai eguagliato con continuità il livello mostrato l'anno scorso. Complice rosa che va senza dubbio ringiovanita, un Lautaro meno trascinante e un calendario che è massacrante sia sotto l'aspetto mentale che quello fisico, i nerazzurri stentano a ritrovare la lucidità che li ha contraddistinti nei momenti difficili. Malgrado tutto ciò, va però riconosciuto ad Inzaghi e alla sua squadra che confermarsi in lotta su tutti i fronti a questo punto della stagione, è un risultato tutt'altro che banale. Il rischio di terminare la stagione a bocca asciutta c'è; d'altro canto, non si può certo dire che l'Inter non stia disputando una buona annata.
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