
God Save The Premier #18 - Primo (e secondo) strike
Il pareggio di Old Trafford, un altro scalpo illustre del Forest, le 200 panchine di Arteta e altro dalla settimana di Premier.
Buongiorno appassionati di calcio inglese (e non),
sono Paolo Bellini e questa è God Save the Premier, una rubrica che vi terrà compagnia fino a fine stagione per raccontarvi con cadenza settimanale tutto quello che succede nel massimo campionato inglese di calcio. Uscirà ogni martedì, per darvi il tempo di recuperare dal solito weekend impegnativo a base di Premier e divano.
La rubrica sarà strutturata in questo modo: un tema centrale (nell'uscita di oggi: Il pareggio di Old Trafford, due o tre avvenimenti che hanno attirato l'attenzione, spesso situazioni di partite, descritte in poche righe ma nella maniera più esaustiva possibile (oggi: Un altro scalpo illustre del Nottingham Forest e Le duecento panchine di Arteta)
Spiegazione terminata, cominciamo!
Il pareggio di Old Trafford
Molti, anche opinionisti e (tra molte virgolette) giornalisti, pensavano che ad Old Trafford il Manchester United sarebbe andato incontro a una débâcle memorabile, dato che i Red Devils erano reduci dalla sconfitta in FA Cup ai calci rigore contro il Fulham e dal pareggio all'Anoeta in settimana contro la Real Sociedad in Europa League.
Onestamente, ero abbastanza sorpreso da questa linea di pensiero, nonostante l'Arsenal abbia fatto a fette in settimana il PSV fuori casa, battendo gli olandesi per 7-1; la mia cautela riguardava la situazione dell'Arsenal, che non era (e non è) rosea come la vittoria al Philips Stadion dava a vedere: in Premier i Gunners erano reduci da una brutta sconfitta contro il West Ham e da un pareggio opaco contro il Nottingham Forest, che avevano riproposto un problema che la squadra di Arteta ha da inizio stagione, ovvero l'attacco ad un blocco basso.
Domenica a Manchester il canovaccio è stato quello atteso, con l'Arsenal che faceva la partita e lo United più preoccupato a difendersi e ripartire che ha impostare il proprio gioco, un tema tattico, appunto, già visto nelle ultime due uscite dei Gunners. Il 68.2% del possesso palla non si è riflesso in un dominio sul campo degli ospiti, tanto che gli expected goals prodotti sono stati sostanzialmente pari - anzi, leggermente favorevoli al Manchester United - al termine della partita.
L'Arsenal nel primo tempo ha attaccato l'area dello United, ma paradossalmente le situazioni più pericolose sono arrivate da loro ripartenze, nelle rare volte in cui la squadra di Amorim si è affacciata dalle parti di Raya, con la squadra tanto sfilacciata tra i reparti da rimanere costantemente in inferiorità numerica. Tuttavia, il problema dell'Arsenal è sempre quello: non ha un centravanti che può attaccare la profondità e allungare la squadra, non ce l'aveva prima degli infortuni di Havertz e Gabriel Jesus e non ce l'ha a maggior ragione adesso con Merino impiegato da falso nove, che impiega più tempo ad abbassarsi e ad imbastire l'azione dalla trequarti piuttosto che ad attaccare la porta avversaria.
Honours even in the north west.
— Arsenal (@Arsenal) March 9, 2025
All the key moments from this afternoon's 1-1 draw with Manchester United 📺 pic.twitter.com/pvchJkcTnp
Il primo tempo non ha avuto grandi sussulti, fino alla punizione di Bruno Fernandes che ha consegnato il vantaggio alla squadra di Amorim, che al termine della partita ha elogiato le qualità del suo connazionale: "Non è solo la qualità e il carattere. Commette alcuni errori, ma è decisivo con e senza palla. Può mostrare un po' di frustrazione in alcuni momenti. Lo capisco. Vuole vincere. Ma è sempre disponibile, può giocare in diverse posizioni e quando abbiamo bisogno di un gol e di un assist lui è sempre lì."
È indiscutibilmente vero, Bruno è l'anima tecnica e comportamentale della squadra, anche la netto dei tre cartellini rossi e degli evitabili falli da rigore (tra cui il tocco con la mano che ha portato al rigore e al successivo pareggio in settimana di Oyarzabal contro la Real Sociedad) commessi, che sono più frutto di una stagione illeggibile a livello generale che di un suo declino.
Bruno Fernandes ha segnato 12 gol in stagione tra tutte le competizioni, di cui 7 in campionato, più 7 assist in Premier: tutti e tre i dati sono i migliori tra i giocatori del Manchester United in questa stagione. Da quando ha esordito con lo United in Premier League nel febbraio 2020, solo Salah (177) e Son (124) hanno preso parte a più gol di lui (109), simbolo della sua importanza in questo club.
Il gol subìto dal portoghese, però, non ha portato l'Arsenal ad attaccare ancora più ferocemente la porta di Onana, anzi, il portiere più impegnato nel secondo tempo è stato Raya, che più di una volta ha tenuto in partita i suoi con interventi decisivi. La rete del pareggio di Rice ad un quarto d'ora dalla fine ha consegnato un finale di partita elettrico, con Ødegaard prima e, soprattutto, Bruno Fernandes poi che hanno avuto la possibilità di far pendere l'ago della bilancia da una delle due parti, senza però trovare il fondo il gol decisivo.
Il pareggio finale è un risultato che evidenzia i problemi da entrambi i lati e non soddisfa nessuno: non permette all'Arsenal di tenere il ritmo del Liverpool - scrivendo molto probabilmente la parola fine sulle ultime flebili speranze di vincere la Premier - e non da continuità di risultati al Manchester United che, dopo aver vinto l'ultima partita di campionato in inferiorità numerica contro l'Ipswich Town, sperava di accumulare punti fondamentali per la qualificazione europea. Oggi, per i Red Devis, la partita più importante dell'anno si giocherà giovedì contro la Real Sociedad, perché la strada per la qualificazione sembra passare più facilmente da una vittoria in Europa League che da un piazzamento in Premier.
Un altro scalpo illustre del Forest
Sabato è arrivata un'altra vittoria del Nottingham Forest, da Nottingham Forest, questa volta contro il Manchester City, altra vittima illustre. Tra le tante soddisfazioni, spiccano quella di Hudson-Odoi, che ha bissato il gol nel girone di andata contro il Liverpool, e quella di Nuno Espirito Santo, che ha Pep Guardiola battuto per la quarta volta in carriera, sempre in Premier League .
4 - Nuno Espírito Santo has won four Premier League games against Pep Guardiola, in the Spaniard's top-flight league career only Jürgen Klopp (5) has more wins against him. Impressive. pic.twitter.com/mTbEBfmPlS
— OptaJoe (@OptaJoe) March 8, 2025
Il 4-4-2 con cui il Forest ha iniziato la partita, con Elanga più vicino a Wood rispetto alla sua posizione abituale sulla fascia destra, ha chiuso tanti se non tutti gli spazi al Manchester City, con uno dei due attaccanti che in fase di non possesso si abbassava ad aiutare i compagni a centrocampo. I due attaccanti, isolati, hanno ovviamente faticato a a creare occasioni da gol, con il solo tiro strozzato di Wood a fine primo tempo che non ha rappresentato una minaccia ad Ederson.
Nonostante il 69% finale di possesso palla e gli inserimenti di De Bruyne e Marmoush, il City non è mai riuscito ad attentare alla porta di Selz, merito anche del cambio di sistema di gioco di Espirito Santo, che ai cambi di Guardiola ha risposto con l'inserimento di Yates per Dominguez, unito al passaggio dal 4-4-2 al 4-2-3-1, volto a sfruttare le abilità di ripartenza sulle fasce di Elanga e Hudson-Odoi.
È proprio l'ex Chelsea che all'83'esimo' ha battuto un colpevole Ederson sul suo palo: un cambio di gioco dalla propria trequarti di Gibbs-White ha tagliato tutto il campo e costretto il Manchester City ha ripiegare sul lato opposto, il sinistro, al temine di un'azione dei Cityzens conclusa sul lato destro; come già ampiamente visto durante tutto l'anno, la squadra di Guardiola fatica enormemente sulle transizioni difensive e a difendere con molto spazio da coprire (il doppio confronto contro il Real Madrid è un chiaro esempio), con Gvardiol che in occasione del gol non fa eccezione, non chiudendo prontamente la visuale di tiro ad Hudson-Odoi. Ederson poi ci mette del suo, non coprendo il primo palo, il suo, dopo che il difensore croato aveva costretto il match-winner ad andare sul destro, il piede debole, e a poter tirare unicamente sul suo palo.
Questa sconfitta fa male per il morale del City, anche perché è arrivata contro un'avversaria diretta per la partecipazione alla prossima Champions League, ma ovviamente non è la fine del mondo: dal Forest terzo al Fulham decimo ci sono 9 punti, la classifica è molto fluida, e la squadra di Guardiola, seppur nella sua incostanza, è la più attrezzata assieme al Forest e al Chelsea per terminare nelle posizioni tre, quattro e cinque della classifica finale di questa Premier.
Le duecento panchine di Arteta
La partita di domenica contro il Manchester United ha segnato la duecentesima del tecnico basco sulla panchina dell'Arsenal. In questo lasso di tempo, l'ex Everton ha migliorato i Gunners e ha avuto successo, considerando anche il fatto che la squadra arrivava da un periodo tutt'altro che felice sotto Unai Emery. La scommessa di scegliere l'ex assistente di Guardiola al Manchester City per guidare una squadra che dal ritiro di Arsène Wenger era finita in un limbo di anonimato, all'epoca, non aveva fatto scaldare il cuore dei tifosi, ma con il senno di poi i numeri gli stanno dando ragione.
Mikel Arteta is statistically the 5th best Premier League manager of all time after 200 games - and there are people dumb enough to think he should be sacked.
— GoonerTalk (@GoonerTaIk) March 9, 2025
His record is even more staggering when you consider the dreadful squad he inherited. He’s done an incredible job. pic.twitter.com/lsEhBqd5wM
Ha più vittorie nelle sue prime 200 partite rispetto allo stesso Wenger e dal 2019, anno di insediamento di Arteta, solo Guardiola ha vinto più partite e ottenuto più punti in Premier League. I trofei messi in bacheca da allora sono stati tre: una FA Cup e due Community Shields.
Mi permetto una riflessione personale, neanche troppo complicata da formulare su queste prime duecento panchine del basco: Arteta ha risollevato l'Arsenal, l'ha reso nuovamente rilevante non solo in Premier League ma anche a livello europeo, tanto da avere ad oggi un piede e mezzo nei quarti di finale di Champions League; ha dato un tipo di gioco che Emery aveva disegnato solo sulla lavagnetta, ma non era mai stato in grado di riprodurre sul campo; ha fatto crescere giovani importanti come Saliba, Gabriel, Saka e Martinelli, giusto per citare gli ultimi che sono in squadra adesso, ha dimostrato di non aver problemi a lanciarli in prima squadra, come Lewis-Skelly, anche a discapito di giocatori più affermati; ha dimostrato enorme carattere, nel mettere alla porta giocatori che non facevano più parte del progetto e a sostituirli con altri scelti da lui, con determinate caratteristiche, basti a pensare alla faccenda Ramsdale-Raya, risolta senza colpo ferire anche grazie alla professionalità dell'attuale portiere del Southampton.
Ha speso, certo, milioni di sterline, perché nella Premier di oggi non puoi arrivare e rimanere al vertice se non spendi soldi, meglio tanti, per competere: vedo sempre un'enorme fatica nel parametrare le spese di club inglesi con quelli, per esempio, italiani. Negli ultimi anni l'Arsenal ha speso "tanti" soldi per Rice, Calafiori, lo stesso Raya, Merino, e prima per White e Trossard, ma dobbiamo metterci d'accordo su una grande differenza: i soldi spesi sono "tanti", è oggettivo, ma il passaggio da "tanti" a "troppi", a mio avviso, è soggettivo, perché nessuna cifra è da considerarsi eccessiva, a meno che non abbiamo la riprova che lo sia, e nel calcio non funziona così.
Anche il pensiero da bar "Se spendi devi per forza vincere" - perché le supercoppe nazionali non sono considerati a quanto pare trofei prestigiosi - non sta in piedi, perché se analizziamo la situazione dell'Arsenal, non è difficile capire il perché i trofei messi in bacheca siano stati solo tre: dal 2019 al 2024 la motivazione si chiamava Manchester City, quest'anno si chiama Liverpool. La foto mostrata sopra del numero di vittorie nelle prime 200 partite in Premier League per me è eloquente: tra i quattro davanti ad Arteta ci sono Guardiola, miglior allenatore in attività, Klopp, uno dei migliori allenatori degli ultimi anni, Ferguson, miglior allenatore della storia del campionato inglese e Mourinho, che di certo non è scarso e in questo tipo di classifiche c'è sempre.
Detto questo, anche considerando l'arrivo del nuovo direttore sportivo Berta, mi aspetto che l'Arsenal possa competere attivamente per la vittoria della Premier per i prossimi cinque anni, data anche l'età della rosa, così come possa avere voce in capitolo anche in Europa e poi, a quel punto, potremo nuovamente tirare le somme.
Non mi è mai piaciuto giudicare gli allenatori dai trofei, anche perché altrimenti Roberto Di Matteo, vincitore della Champions League con il Chelsea nel 2012, non sarebbe finito fuori dai radar in breve tempo. (Se ve lo state chiedendo, e non vedo perché non dovreste chiedervelo, le ultime notizie di Di Matteo risalgono a metà 2024, e lo danno come consulente tecnico dello Jeonbuk, squadra della Corea del Sud, che ha come stemma un essere che sembra uscito direttamente da Pokemon Perla) (non è uno stemma-shaming, solo una constatazione).
Long Story Short
- I tifosi del Manchetser United hanno organizzato una protesta prima della partita contro l'Arsenal invocando l'allontanamento dei Glazers
- Palmer ha sbagliato il suo primo calcio di rigore domenica contro il Leicester
- Le statistiche non sono dalla parte di Amorim
- Come si rimpiazza (eventualmente) Salah?
- Come rivelano i conti della squadra a fine 2024, questa squadra del Chelsea è la più costosa mai assemblata
- I numeri di Kulusevski e cosa rappresenta la sua perdita per il Tottenham
- Una bellissima foto di un gabbiano, allo stadio dei gabbiani
Going Deep
- Quali saranno i primi compiti di Andrea Berta come direttore sportivo dell'Arsenal?
- In cosa si tramuta il giocare senza centravanti
- Il Liverpool ha firmato un accordo pluriennale con Adidas per le maglie da gioco, rimpiazzando quello esistente con Nike
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