Logo sportellate
Cartellino rosso a Israele
, 10 Marzo 2025

Cartellino rosso a Israele


Tifoserie di tutto il mondo stanno chiedendo alla FIFA di sospendere Israele da tutte le competizioni

Decine di tifoserie calcistiche, da alcune settimane, stanno utilizzando gli spalti degli stadi per veicolare un messaggio semplice, chiaro e potenzialmente dirompente: “Show Israel the red card” ovvero “mostra il cartellino rosso a Israele”. L'iniziativa è parte Una campagna internazionale promossa dalle Green Brigade, gruppo del tifo organizzato del Celtic di Glasgow, che vede coinvolte tifoserie da tutto il mondo, unite dalla voglia di giustizia che si traduce nella richiesta avanzata alla FIFA di sospendere Israele da ogni competizione come previsto dallo Statuto della stessa Federazione.

Obiettivo che si evince leggendo il comunicato diramato dalla tifoseria dei bianco-verdi il 13 febbraio scorso: “Chiediamo ai tifosi di calcio di tutto il mondo, che valorizzano la vita, l'umanità, la dignità, la libertà, la pace e la giustizia, di essere coraggiosi e di usare la loro voce per opporsi ai crimini di Israele e schierarsi con la Palestina. [...] È tempo che UEFA e FIFA pratichino i valori che predicano: uguaglianza, rispetto e diritti umani”.

Una richiesta di sospensione che le tifoserie coinvolte hanno legittimato denunciando le ripetute violazioni dello Statuto della FIFA, in primis dell'articolo 4. La Curva Nord del Pisa, durante la partita giocata sabato 22 febbraio contro la Juve Stabia, ha esposto una maxi coreografia raffigurante Handala, iconico fumetto diventato simbolo della resistenza palestinese, e una parte dell'articolo sopracitato: la discriminazione di qualsiasi tipo nei confronti di un paese, un soggetto o un gruppo di persone per motivi di appartenenza etnica, sesso, lingua, religione, appartenenza politica o per qualsiasi altro motivo è da ritenersi rigorosamente vietata e punibile con la sospensione o l’espulsione.

Una campagna che insitamente risuona come una critica e denuncia nei confronti delle massime istituzioni del mondo del calcio che sembrano adottare due pesi e due misure a seconda delle Federazioni coinvolte. C'è chi come la Federazione Calcistica Russa, infatti, è stata esclusa da ogni competizione appena quattro giorni dopo l'inizio dell'invasione su larga scala Ucraina, e con giustissime motivazioni che, tuttavia, stridono molto con il trattamento riservato a Israele.

La coreografia della Curva Nord Pisa contro la Juve Stabia

Il comunicato con cui si ufficializzava la sospensione della Federazione Russa utilizzava parole che sembra assurdo non vengano applicate parimenti alla nazionale israeliana: "il calcio è pienamente unito qui e in piena solidarietà con tutte le persone colpite in Ucraina. Entrambi i Presidenti (della FIFA e della UEFA ndr) sperano che la situazione in Ucraina migliori in modo significativo e rapido in modo che il calcio possa nuovamente essere un vettore di unità e pace tra i popoli".

Paradossalmente, invece, un mese fa la Federazione del Pakistan, è stata temporaneamente sospesa dalla FIFA (il ban è già stato sollevato) per non aver modificato il proprio statuto nell'ottica di garantire una governance equa e trasparente come gli era stato richiesto. Tutto corretto, l'indipendenza delle Federazioni dalla politica è un punto fondamentale del regolamento FIFA, ma alla luce di questa severità sembra davvero incredibile come la Federazione Calcistica di Israele continui a non subire alcuna ripercussione, nonostante le reiterate violazioni dello statuto e una richiesta ufficiale di sospensione avanzata dalla federazione palestinese nel marzo del 2024. Il caso di Israele, per altro, non è stato ignorato del tutto, anzi. In questi mesi è arrivato sulla scrivania dei massimi dirigenti FIFA ed è stato discusso più volte nelle sedute del FIFA Council. senza però che questa prendesse mai una decisione in merito.

Un silenzio e un doppio standard che, secondo il comunicato dellìa Green Brigade "è il risultato di decenni di disumanizzazione del popolo palestinese, radicata in un profondo razzismo, islamofobia, imperialismo e pulizia etnica, tutti sostenuti dall'Occidente". Anche perché "abbiamo visto, più recentemente nel 2022, come la Russia sia stata rapidamente sospesa dal calcio e da altre competizioni sportive in risposta all’escalation del conflitto in Ucraina. Contraddicendo le loro stesse politiche di 'no politics' in football", UEFA e FIFA hanno mostrato un enorme sostegno all'Ucraina, mentre la solidarietà con la Palestina continua a essere ignorata dal mondo del calcio. Una discrepanza di giudizio e di azione che ha spinto il mondo delle tifoserie ad organizzarsi e a mobilitarsi dando vita a quello che Leyla Hamed, giornalista sportiva di The Athletic, ha definito un movimento che potrebbe dare vita ad una delle più grandi rivoluzioni guidate dai tifosi di calcio nella storia recente.

v

In effetti, viste la viralità e la capillarità della campagna, la prospettiva ipotizzata dalla giornalista non appare poi così blasfema. Inghilterra, Francia, Belgio, Germania, Spagna, Irlanda, Irlanda del Nord, Romania, Grecia, Cipro, Turchia, Libia, Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Australia, Indonesia, Stati Uniti, Messico, Cile, Brasile sono solo alcuni dei Paesi in cui le tifoserie hanno risposto all'appello e partecipato attivamente all'iniziativa.

In Italia la campagna ha visto aderire fino ad oggi oltre 30 curve sparse su tutto lo stivale, rendendo l'Italia uno dei paesi più attivi e presenti. Da nord a sud, dalle leghe professionistiche a quelle dilettantistiche, da Genova a Napoli, passando per Empoli, Livorno, Pisa, Terni, Roma, Bologna, Torino, Lucca, Lecce, Parma, Avellino, Bergamo, Milano, Padova, Perugia e Brescia ci si è organizzati per portare all'interno del mondo del calcio - e del dibattito - una questione che rimanda alla giustizia sociale e a quei valori di cui lo sport (e il calcio) dovrebbero farsi promotori. In Serie A, per esempio, i tifosi dell'Empoli lo scorso 23 febbraio hanno dato vita ad una coreografia realizzata con centinaia di cartellini rossi e uno striscione con su riportato lo slogan della campagna: “Show Israel the Red Card”.

Un'immagine diventata virale in pochissimo tempo grazie alla condivisione sui social di tantissimi utenti evidentemente solidali con la Palestina che, tuttavia, non ha trovato spazio sui media mainstream. In Serie B, invece, è stata la già citata Curva Nord del Pisa ad aderire; mentre in Serie C si è registrata l'adesione della Curva Est della Ternana e della tifoseria della Virtus Verona. Il tutto in attesa di altre tifoserie che hanno già fatto sapere che si attiveranno nelle prossime settimane.

israele red card empoli

A inaugurare la campagna per l’Italia, era stata il 15 febbraio, la società e tifoseria dell’ASD Football Livorno, squadra di calcio popolare che ha così motivato la scelta di aderire: "crediamo che il calcio debba essere uno strumento di giustizia e solidarietà. Quello che sta accadendo in Palestina è senza ombra di dubbio un genocidio e la Federazione Israeliana sta violando impunemente i regolamenti FIFA e UEFA, sfruttando - tra l'altro - territori occupati illegalmente. Come squadra di calcio popolare, basata sui valori dell'antifascismo, dell'antirazzismo e dell'antisessismo, riteniamo che sia nostro dovere prendere posizione".

Un sentimento condiviso da tantissime squadre che costellano il mondo del “calcio popolare”: lo Spartak Lecce, la Stella Rossa 2006 di Napoli, l’Atletico San Lorenzo e la Torpedo entrambe di Roma, il Paco Rigore, l’Aurora Vanchiglia e il Partizan Pinerolo di Torino e provincia, la La Paz Antirazzista di Parma, l’Athletic Brighela di Bergamo, il Socrates Carpignano della provincia di Avellino, la La Resistente di Genova, la Popolare Trebesto di Lucca, la Lokomotiviadipietreto di Chiesina Uzzanese (Pistoia), la Polisportiva San Precario di Padova, l’Hic Sunt Leones e il Prest Ninja di Bologna, il St.Ambroeus e la Lokomotiv Ortomercato di Milano e lo United L’Aquila.

Squadre che, insieme alle proprie tifoserie, hanno voluto mostrare il cartellino rosso a Israele e denunciare la compromissione delle istituzioni calcistiche mondiali, non lesinando qualche critica anche a quelle italiane, come ci hanno riferito alcuni rappresentanti della squadra abruzzese: "non ci stupisce il silenzio delle istituzioni italiane. Anzi, da un certo punto di vista toglie ipocrisia a quello che è sempre accaduto nella storia, ma che non si ha mai avuto il coraggio di dire: c'è un noi occidentale, bianco e privilegiato e un loro fatto di alterità e di popoli oppressi. Nel genocidio "noi", italiani ed europei, siamo dalla parte sbagliata della storia. Le federazioni sportive, con tutti i soldi e il potere che muovono, non possono essere da meno. Sono solo le braccia di chi decide di opprimere, occupare territori, deportare, fare pulizia etnica e apartheid. In Palestina così come nelle altre zone dove "noi giusti" ce la prendiamo, più o meno direttamente, con i popoli oppressi. Il calcio su questo non fa eccezione, anzi istituzioni come la FIFA rappresentano la faccia più becera e sfacciata del capitalismo".

Le tifoserie, da sempre cuore pulsante di uno sport che ha smarrito la strada diventando strumento di propaganda nelle mani del potere politico e mediatico, hanno deciso di organizzarsi per fare sentire la propria voce e quella di tutti gli altri tifosi e tifose a denuncia dei crimini contro l'umanità commessi da Israele. Una campagna - costruita con tanto impegno e altrettanta convinzione - che rimanda direttamente al mondo dell’attivismo e della solidarietà e che sta unendo, come poche altre volte si era visto nel mondo del calcio, tifoserie di tutto il mondo con la speranza che anche gli stadi di calcio diventino - o per meglio dire tornino ad essere - spazi di attivi di dibattito, luoghi in cui si riflettano senza tante ipocrisie i problemi, le lotte e le discussioni sociali che si sviluppano al di fuori e che qualcuno, le istituzioni sportive in primis, vorrebbero rendere sigillati dal mondo esterno.


  • Attivista sociale, frequentatore di stadi e collezionista di t-shirt da gioco, è appassionato di sport e politica. Ha unito queste passioni nel progetto di "Calcio&Rivoluzione" di cui è tra i co-fondatori.

  • Attivista da più di dieci anni nelle lotte di Napoli e provincia. Per lui i fenomeni sociali sono strettamente connessi alla politica, calcio incluso.

pencilcrossmenu