
Napoli-Fiorentina 2-1, Considerazioni Sparse
Napoli dominante per trequarti di gara, poi il lampo di Gudmundsson vale un finale al cardiopalma.
Il Napoli torna alla vittoria con una prestazione maiuscola, ma non senza complicarsi la vita negli ultimi venti minuti, tempo nel quale la Fiorentina esce dall'apnea e agita per gli azzurri lo spettro dell'ennesimo pareggio. La squadra di Conte infatti ha di che recriminare sulla dimensione del punteggio finale, che è valso se non a compromettere la gara quantomeno a far restare con il fiato sospeso il Maradona: David De Gea, nonostante l'incidente in occasione del vantaggio napoletano di Lukaku, ha sfoggiato una prestazione monumentale, negando i gol della sicurezza e mettendo a nudo i limiti dei padroni di casa al momento della finalizzazione.
La Fiorentina sembra finita in un tunnel senza uscita. Non è tanto il risultato di per sé il problema (che comunque vale l'ottavo ko nelle ultime 14 gare di campionato, alle quali si aggiunge la sconfitta di Atene nell'andata degli ottavi di Conference League), perché una sconfitta al Maradona può starci, per quanto dolorosa. Il punto è l'ennesima gara per larghi tratti gestita e affrontata con un atteggiamento troppo speculativo e troppo remissivo, dove il Napoli ha quasi sistematicamente manipolato tutti i riferimenti difensivi dei gigliati, trovando con facilità la via della porta nonostante la grande densità di maglie viola nei16 metri di campo davanti a De Gea.
L'attendeismo dei viola permette al Napoli di fare il bello e il cattivo tempo per buona parte del match, complice anche l'inferiorità dei toscani sui duelli, in particolare in mezzo al campo, e soprattutto per la fatica fatta dalla squadra di Palladino nell'uscire in maniera pulita dalla pressione. Come già visto contro il Panathinaikos e in misura minore contro il Lecce, la Fiorentina con il ritorno della difesa a tre ha ancora molte difficoltà nelle scalate difensive, fattore aggravato dalle abilità tecniche dei partenopei e dalla capacità della squadra di Conte di eseguire vari cambi di posizione, ruotando sul perno centrale Lukaku, con grande facilità. Qualcosa che già aveva notato Cesc Fabregas dopo la pesante vittoria casalinga del suo Como proprio contro il Napoli.
Gudmundsson, croce e delizia. Rilanciato titolare dopo un mese passato tra gli acciacchi, l'islandese alterna una prestazione perfino irritante nei primi 65 minuti, caratterizzata da un'insostenibile pigrizia in non possesso e condita da un'infinità di tocchi errati, con un finale di gara magari a tratti confusionario ma egemonizzante. La fiammata del gol, innescata dalla scintilla del colpo di tacco di Moise Kean (sempre più tuttofare là davanti) scuote sia lui che i compagni, aiutati anche da correttivi arrivati dalla panchina e dal - comprensibile - subentro di ansia degli azzurri. Troppo poco, e troppo tardi, per ribaltare il risultato. L'inquadramento tattico del talento ex-Genoa ad oggi rimane un cruccio all'apparenza irrisolvibile per Palladino: un ennesimo fattore di disarmonia, in una squadra non abbastanza delineata sul piano dei principi di gioco da poterlo sopportare.
Un Napoli da scudetto? Che l'obiettivo sia quello non è un mistero, che il Napoli abbia la qualità di gioco per puntarci nemmeno. Attendendo l'Atalanta, il ritorno alla vittoria consente ai partenopei di rimanere in scia con l'Inter, faticosamente vincente in rimonta contro il Monza, in una vetta di Serie A tanto avvincente quanto imprevedibile. Questi tre punti potrebbero valere per gli uomini di Conte l'uscita dalla crisi di risultati in un momento cruciale della stagione, rinfrancandosi anche della crescita in condizione e fiducia di elementi come Raspadori (decisivo in questa gara). Perdipiù, il Napoli ora ha davanti un calendario sulla carta morbido, dove l'unico ostacolo davvero gravoso potrebbe esser costituito dalla trasferta di Bologna. Ma nell'ottica della gestione delle risorse fisiche e nervose, non chiudere per tempo questo tipo di partite è un qualcosa che rischia di costare caro.
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