
Inter-Monza 3-2, Considerazioni Sparse
Inzaghi ringrazia la Goal Line Technology, un po' meno i suoi: l'Inter batte in rimonta il Monza ma con tanta, troppa fatica.
Non chiedete mai all'Inter di darvi indicazioni stradali. La squadra di Inzaghi è maestra nell'arrivare dal punto A al punto B nel modo più difficile e inefficiente possibile, nel complicarsi la vita insomma e nel mettersi in difficoltà e di rimettere in gioco anche le squadre che sembrano già aver detto addio da tempo alla Serie A. A San Siro va in scena uno psicodramma per i tifosi di casa che viene risolto solo per una questione di centimetri, quelli che separano il pallone spinto in rete da Kyriakopoulos e salvato tardivamente da Turati dalla linea di porta. L'Inter vince e allunga momentaneamente in testa e può permettersi di arrivare al grande scontro diretto contro l'Atalanta in una posizione di vantaggio strategico ma lo fa mostrando in un colpo solo le sue luci e le sue tante ombre, a partire da una fibra tecnica e fisica della squadra che sta cominciando a sfilacciarsi sotto la pressione di un calendario sempre più fitto e di avversari sempre più vicini o sempre più bravi a contrastare il gioco nerazzurro.
Eppure sembrava tutto apparecchiato per una vittoria facile contro una squadra derelitta per l'Inter, una di quelle che la squadra d'Inzaghi è abituata a ipotecare schierando i titolarissimi e indirizzandola con un gol in avvio. E invece le cose vanno completamente nel senso opposto, a partire da un Monza che sarà pure ultimo ma che non viene a Milano come mero segno di reverenza nei confronti dei vicini lombardi. Nel segno della pur breve tradizione dei brianzoli in Serie A, la squadra di Nesta entra in campo con l'obiettivo di mettere l'Inter in difficoltà sui due fronti: senza grandi intuizioni ma grazie alla buona applicazione dei centrali e dei mediani, il Monza riesce a chiudere in modo molto compatto gli spazi, creando densità soprattutto in area di rigore e sul centrodestra e a sbarrare la strada alle triangolazioni centrali dei padroni di casa e costringendoli ad un fraseggio circolare e ad una serie di cross facile preda della contraerea biancorossa; dall'altro lato, il Monza è bravo a lavorare in verticale grazie alla profondità che riesce a dare Birindelli e al gran lavoro di Keita e Mota nello schermare Calhanoglu e De Vrij ma soprattutto nel dialogare in velocità e nello stretto mettendo in difficoltà una difesa dell'Inter spesso statica e presa di sorpresa.
I due gol che portano in vantaggio la squadra di Nesta sono due reti bellissime per costruzione o realizzazione ma sono anche tracce molto plastiche delle difficoltà dell'Inter nell'assorbire i movimenti dei giocatori più funambolici e nella capacità di filtraggio del centrocampo. Dopo un uno due del genere capace di stendere anche squadre ben più in forma e attrezzate dei nerazzurri, più per la sua imprevedibilità che per la cifra degli avversari, ciò che salva davvero l'Inter è la rete di Arnautovic su assist di Dumfries, una rete quasi simbolica dello stato attuale dei nerazzurri, che non possono far altro che affidarsi al rendimento di quei, pochi, giocatori in grado d'offrire un impatto rilevante sull'andamento delle partite e su quella volontà di potenza, quel cuore ottimistico di cui Arnautovic è eterno rappresentante da buona mascotte di questa squadra. Su questa base l'Inter costruisce una rimonta fatta di assalto a testa bassa, caotico ma volenteroso, come già successo contro il Genoa, anche in base a premesse diverse.
E al di là del risultato finale indispensabile e del senso di unità che vittorie come queste riescono a restituire, c'è poco di positivo nel parallelismo che si può agilmente costruire tra il successo di due settimane fa e quello di stasera. L'Inter si sta sfaldando e la fatica fatta per avere ragione del Monza è un segnale molto chiaro: la radice del problema sta nel mancato apporto di alcuni singoli che invece erano stati determinanti nella scorsa stagione e nei migliori passaggi di questa. Fra tutti, Mkhitaryan e Pavard sembrano soffrire in modo sensibile d'un'involuzione che si manifesta nella mancanza di lucidità e che si acuisce proprio quando la tensione d'abbassa. All'Inter servirebbero nuove energie fisiche e mentale ma il problema è che non s'intravedono giacimenti da cui attingerle, mentre il triplo impegno sta spingendo la squadra a soffrire di consunzione e ad essere più incline alla frenesia, la peggior nemica di giocatori come Barella e Bastoni, oggi più imprecisi del solito. E allora ecco che la vittoria di questa sera acquista un'importanza ancora maggiore, in attesa di vedere se l'Inter riuscirà ad arrivare a condizioni migliori di queste, mentre i tifosi nerazzurri possono trovare maggior speranza nella prepotenza fisica di Dumfries e nei ritmi di un Calhanoglu oggi apparso decisamente più in palla delle ultime uscite e autore di un gol appagante come pochi.
Chissà come sarebbe cambiata la stagione del Monza se la rimonta dell'Inter non fosse mai iniziata. Probabilmente le cose non sarebbero state poi così diverse visto che i destini dei brianzoli sembrano oramai segnati e forse lo sono già da inizio campionato. Sta di fatto che la vittoria che poteva segnare l'inizio di una riscossa quantomeno emotiva per una squadra in caduta libera si è trasformata nella pietra tombale di una stagione triste, nata sotto i cattivi auspici e proseguita anche peggio. Non bastano neanche il redivivo Keita, né la discreta prestazione della cerniera Bianco-Zeroli ad impedire una sconfitta che sa di destino Shakespeariano: quei millimetri starcrossed che hanno benedetto la rete del tre a due e la serata dell'Inter hanno privato il Monza anche di una simbolica quanto interessante soddisfazione morale.
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