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hamilton ferrari fiorano
, 3 Marzo 2025

Che aria tira a Maranello?


Sensazioni e atmosfere dal quartier generale della Ferrari in attesa del debutto di Hamilton sulla rossa.

Ricordo la primissima volta, quando passai da quel blando fazzoletto di tellurica pianura Padana, tra campi sterminati e fiorenti capannoni fumanti, sbuffando ciuffi bianchi e nemmeno troppo scenografici. Apparentemente una desolata e inanimata zona della mia regione, divisa tra piattume e dolci e verdi colline. Una zona, tuttavia, intrisa di misticismo, leggende e presenza spirituali mai svanite, nonostante il costante cambiamento strutturale e civico dei giorni nostri. Lo capisci già dal casello autostradale di essere in luogo magico, dal DNA motoristico puro e duro, fatto di storia primordiale di generazioni contadine trasformate poi in eccellenze industriali inestimabili e indistinguibili.

La scritta Maranello e Fiorano accende subito alla mente i grandi campioni che hanno avuto il privilegio, essendo selezionati e voluti dal grande Vecchio, saggiare l’asfalto del piccolo Nurburgring, come lo chiamava il Drake, le prove delle loro macchine, le vittorie passate e i drammi che alcuni di loro li hanno segnati per sempre. L’attesa di arrivare alla tanto agognata rete dalla quale scorgere un piccolo transito della nuova Ferrari, è sempre stata, come da quella prima volta, un emozione speciale, quasi infantile nella sua natura.

Questa volta occorre un mese di anticipo, per deliberare questa giornata, da quando la sicurezza della data dello shake down è certa. Il freddo ha sempre caratterizzato questi debutti, ma sono dettagli, vivere di persona e immergersi in questo evento è emotivamente incalcolabile. La leggenda si unisce al più grande campione della F.1, trascurando solo per umani e comprensibili motivi il caro Michael, nella più grande e affascinante sfida sportiva che i nostri attori potessero intraprendere.

Esserci, vedere la prima rossa del baronetto Lewis arricchisce e impreziosisce l’anima appassionata di questo mondo. Mancare, farebbe salire un senso di vuoto, di incompiutezza, mancando di rispetto a un matrimonio epocale. E quindi, si materializza, nel plumbeo ed eterno cielo grigio del febbraio emiliano, il tornante di Fiorano, appena sopra il box lato piazza Schumacher. Brividi, ancora non di freddo, quello sarebbe arrivato a breve subito dopo.

Fiorano Ferrari

Mi colpisce la quantità fluviale di persone accalcate al muro e sulle reti di recinzione, anche nei modi più buffi ma anche staticamente poco sicuri e collaudati. Giovani e giovanissimi, ma anche antichi e rispettabilissimi appassionati, dalla famiglia al gran completo, all’ operaio di passaggio che parcheggia il furgone sul marciapiede sperando nella benevolenza poliziesca. C’è un po’ di tutto, anche solo il curioso, per fare una foto e via, ma anche l’esperto, il competente e il semplice fan a intasare le viuzze attorno alla pista.

Il ponte dei sospiri è inaccessibile dalle prime ore dell’ alba, mai successo in tutti questi anni. Leggo ansia e attesa, speranze e desideri, in chi potrà assistere a una prova solo oggi, ormai a gare, con biglietti introvabili e a prezzi inesorabilmente meno popolari, ci si va via via sempre meno. Un bambino sale sulle spalle del padre e rivedo il film della mia vita, commovendomi come se fossi lui, la prima volta che vidi una macchina in pista. Ne è passato del tempo, tra gare dal vivo e in tv, ma quel bambino è rimasto bambino. Lo vivo, lo sento, lo gusto.

I cappelli sono quasi tutti con il numero 16, quello di Charles, il pilota forse meno atteso della giornata, ma quello che ha il privilegio di far fare i primi giri alla bellissima SF25. Si aspetta con trepidazione quello che è il vero incontro in pista tra il Sir e la Madame, annunciato da un anno, ma prospettato da molto più tempo, dopo vari avvicinamenti e ammiccamenti. Colui che, abbracciando l’Emilia e la sua tradizione motoristica, comunque questa colossale sfida andrà a finire, ha ridato lustro e unicità alla Ferrari, nonostante anni senza hurrà iridati.

Siamo e sono lì tutti per lui, non lo nega e non lo nasconde evidentemente nessuno, essendo consapevoli che questa avventura ha un gusto romantico e storicamente sfavillante, unico. Ha fatto discutere questa scelta, ma lo spirito sportivo della Ferrari è soprattutto sfida, scommessa, sicurezza nei propri mezzi, materiali e capitale umano. La risposta che il pubblico ha dato in questa giornata è veramente concreta, si sente una genuina vicinanza sentimentale, con la promessa che mai ti abbandonerò.

Forse un segno premonitore, fa nascere e splendere un tiepido sole sul casco giallo che, con una mano saluta tutti noi assiepati ancora sui meandri delle reti di Fiorano. La giornata e i chilometri a disposizione come da regolamento volgono al termine e si cerca riparo dal penetrante freddo che ci ha accarezzato tutta la giornata. Il museo Ferrari è tappa obbligata, quando si passa da Maranello e questa volta ancora di più apprezzato per il suo dolce tepore.

Passo davanti alla Ferrari F2004 di Michael e penso, cavolo, sono già passati 21 anni, quante cose sono successe e quanta vita si è vissuta, in fin dei conti… Fuori si sentono gli ultimi giri di Lewis e davanti a me , c’è un passato glorioso, commovente, ma passato… Guardo l ‘abitacolo delle vecchia 156/85 di Alboreto, e mi chiedo come un essere umano abbia potuto guidare in una latta come quella… Non vinse, per demeriti non suoi ma si guadagnò un enorme rispetto umano e sportivo, anche il mio. Perché alla fine, non serve vincere per essere dei vincitori, ma saper emozionare, emozionarci come anche il caro Michele seppe fare.

Saluto la 499P vincente a Le Mans e mi avvio verso casa, guardando le colline modenesi immaginando che su di esse, stia ancora passeggiando il grande vecchio, o a Gilles, che sta sfrecciando con la sua 308 GTS… In bocca al lupo, caro Charles, caro Lewis e cara Ferrari, comunque vada, su quelle colline ci siete già anche voi.


  • Nato il 3 agosto 1982 in un luogo sperduto ma bellissimo dell'Appennino Tosco Emiliano, Camugnano. Mi appassiono a 9 anni di quelle auto particolari chiamate Formula, guidate da quei caschi coloratissimi che mi folgorano l'esistenza. Imola e il suo Autodromo diventano la mia Mecca e le testate settimanali da corsa la mia Bibbia. Ogni veicolo da gara con 4 ruote mi contagia di interesse e mi cattura lo sguardo con il desiderio perpetuo di poterlo vedere dal vivo, ascoltare il suo urlo lacerante. Metto finalmente al servizio comune la mia passione.

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