
Qualcuno salvi il Fantacalcio!
Il Fantacalcio, il passatempo più amato dagli italiani, sta iniziando a stancare?
Portato in Italia a fine anni ‘80 dal giornalista milanese Riccardo Albini sulla base di un gioco americano a tema NFL, il Fantacalcio nel corso degli ultimi tre decenni e mezzo si è espanso a macchia d’olio fino a diventare parte integrante dell’immaginario popolare calcistico d'Italia (sì, ci riferiamo agli stemmi che vedrete nelle squadre dei vostri avversari ma che voi non avete ancora adottato). E non solo nel nostro paese: negli ultimi tempi si è diffuso, talvolta con regole parzialmente diverse, in Inghilterra, Spagna, Francia, Germania e nel resto d'Europa - pensiamo ai Fantasy Football della UEFA.
Tra i fattori che hanno contribuito a renderlo così nazionalpopolare negli ultimi 10 anni vi sono prima di tutto i social network, che hanno tolto al Fantacalcio l’etichetta esclusiva di gioco tra amici, quasi fosse un gioco da “secchioni calcistici”, per renderlo definitivamente un gioco di proprietà di tutti. Se pensiamo a chi avuto il merito (o il demerito in base alle opinioni) di catalizzare questo processo ci vengono in mente prima di tutto Gli Autogol: dal 2016 hanno iniziato con enorme successo a fare video su YouTube a tema Fantacalcio incentrati solitamente sul comportamenti del fantallenatore nelle varie fasi della stagione, in particolare l’asta.
Da lì in avanti non ci si è fermati più, tanto che ora anche Sky Sport ha una trasmissione di mezz’ora dedicata ai consigli su chi schierare. Oggi si è arrivati ad avere una pletora di seguitissimi esperti che forniscono consigli che possono variare dalla suddivisione dei crediti per ruolo all’asta ai giocatori da prendere e da evitare, fino agli indici di schierabilità giornata per giornata.
Giusto qualche cifra a corredo: la pagina Instagram @sosfantacalcio conta 327.000 followers, @zonafanta 175.000, @consiglifantacalcioofficial 100.000. I contenuti di queste pagine, in fin dei conti, sono molto simili tra loro: consigli su qualche scommessa da schierare, statistiche su voti e bonus, aggiornamenti sugli infortuni. È senza dubbio un circolo virtuoso che funziona: sono nate applicazioni dedicate esclusivamente ai consigli per il Fantacalcio. Anche su YouTube troviamo cose simili: pensiamo per esempio a CarmySpecial, assoluto punto di riferimento per chi cerca delucidazioni in merito a come svolgere la propria asta. Anche su Spotify sono nati una serie di spazi d’ascolto sull’argomento.
Ma tutto questo ha solo effetti positivi? Una tendenza che si sta percependo è infatti un calo di partecipazione nei confronti del Fantacalcio non tanto in termini quantitativi - anche per i motivi elencati in precedenza, siamo ai massimi storici - quanto in termini qualitativi, specialmente per i fantallenatori di lunga data. Il proliferare di questi esperti ha infatti portato tutti a sapere tutto di tutti, facendo sì che certe conoscenze finissero per risultare sovraesposte. Un esempio di ciò, risalente all’inizio di questa stagione, è rappresentato dal trequartista del Lecce Filip Marchwinski, consigliato da moltissimi “guru” che lo hanno portato a essere conteso in molte aste come se fosse una prima scelta nel reparto. Se solo non fosse che ha giocato la miseria di 14' da agosto a gennaio prima di rompersi il crociato.
Un caso simile, sempre quest’anno, si è verificato anche con Dennis Man, consigliato da molti esperti e spesso pagato uno sproposito sebbene sia pur sempre un (buonissimo) calciatore di una squadra da lotta salvezza. Ma davvero questo può contribuire al divertimento? A quanti è capitato, nel 2018/19, di prendere Piatek a 1 e poi a fine anno classificarsi sopra chi ha preso Ronaldo a più di 150? Oggi probabilmente questa dinamica non sarebbe replicabile, perché sarebbero già arrivati gli esperti a consigliare questo promettente attaccante polacco del Genoa che ha segnato 4 gol al Lecce in Coppa Italia, che così finirebbe per essere una scommessa su cui puntano in molti. In troppi.
Il risultato finale, insomma, non è stato solo quello di rendere scientifico un gioco che ha sempre trovato il suo sale nella capacità di indovinare chi farà una grande stagione semplicemente sulla base del proprio istinto, ma anche quello di appiattire le conoscenze dei fantallenatori, portando a prezzi sproporzionati giocatori che realisticamente potrebbero valere forse la metà.
Una deviazione portata da questa tendenza, inoltre, è quella che ha portato molta gente a pensare che il Fantacalcio sia un gioco quantificabile, quando non bisogna scordarsi che rimane pur sempre un qualcosa che dipende per il 50% dai gol subiti, un fattore incontrollabile. La verità, banalmente, è che un Fantacalcio si decide molto di più al sorteggio del calendario che nelle ore passate davanti a video che spiegano perché prendere un giovane difensore dell’Empoli ti farà svoltare l’asta.
È probabilmente anche così che si spiega il buon successo riscontrato negli ultimi anni dalla formula Mantra, basata sullo schierare i giocatori non solo sulla base dei ruoli (portiere, difensore…) ma anche sulla base delle posizioni (terzino sinistro, difensore centrale…): questo formato, per molti aspetti più ostico di quello classico, può essere un modo efficace per mantenere “difficile” un gioco che troppe persone hanno cercato di razionalizzare fino all’inverosimile.
Oltre a questo, bisogna anche citare un problema di tipo strutturale: il calcio spezzatino. Il Fantacalcio infatti nasce e viene pensato in un’epoca calcistica in cui quasi tutte le partite si giocavano di domenica, in grandissima parte allo stesso orario: la formazione veniva consegnata il sabato, magari al proprio barista o a un amico, e i voti della Gazzetta dello Sport del lunedì mattina decretavano il vincitore.
Questo rito è stato prima modificato e poi rivoluzionato dal passare del tempo: oggi la giornata del fantallenatore inizia schierando la formazione il venerdì pomeriggio per l’anticipo della sera e termina con il posticipo del lunedì sera, seguito dal calcolo dei risultati la mattina dopo. Nel frattempo però passano 3 giorni, e chi può garantire che il giocatore del Genoa schierato titolare contro il Venezia per il lunedì sera poi giocherà davvero? Leghe Fantacalcio ultimamente ha provato a ovviare a questo problema con l’inserimento dello Switch - possibilità di cambiare un proprio titolare con un panchinaro qualora il suddetto titolare non venga schierato negli 11 di partenza dalla sua squadra -, ma è chiaro che il meccanismo si è irrimediabilmente appesantito.
Un altro aspetto interessante da considerare, inoltre, è quello della sovrapposizione di più leghe per il singolo fantallenatore, frutto di quel processo di cui abbiamo parlato prima che ha portato il Fantacalcio a diventare un gioco sempre più diffuso. Se si hanno 5 leghe (una con gli amici storici, un’altra con i colleghi di lavoro, un’altra ancora con i parenti e così via) la carica emotiva, la cui quota totale è un ipotetico 100, viene divisa in cinque blocchi da 20 che non si sommano tra loro. Prima quel 100 era impiegato in un solo blocco, portando quell’unica lega a essere vissuta con un entusiasmo enorme che adesso rischia di essersi disperso.
Non dobbiamo comunque dimenticarci delle nuove generazioni: molti potrebbero non riconoscersi nelle cose scritte sin qui semplicemente perché si sono ritrovati a fare i conti con il Fantacalcio quando questo era già entrato nell'era social, non potendo sapere insomma se ciò che veniva prima fosse davvero meglio. E il coinvolgimento non sembra essere calato, se pensiamo per esempio alle lamentele di Dovbyk su tutta la gente che gli scrive in privato pregandolo di segnare per il proprio Fantacalcio.
"I social network si sono riempiti di esperti? Normale, è sempre stato così. Le 10 partite di Serie A si giocano in 9 fasce orarie diverse? Perché, che c’è di strano?", penseranno in molti. Questo punto di vista è pienamente comprensibile: chi non ha il metro di paragone di altri più anziani non prova i loro stessi disagi.
Un’altra chiave di lettura, molto più brutale, è che siamo cresciuti, e che se tutto ciò che appartiene alla nostra adolescenza ci sembra migliore allora forse lo stesso vale per il Fantacalcio. Allo stesso tempo, però, molte persone, anche se annoiate dal formato di un gioco che sta soffrendo tanto le forzature quanto il passare del tempo, continuano a giocarci più che altro per conservare i rapporti con persone con cui si condivide una lega ormai da anni. Più che il Fantacalcio in sé e per sé, il vero motore risulta insomma essere la voglia di portare avanti quella che ormai è diventata a tutti gli effetti una tradizione della propria cerchia. In fondo, verrebbe da dire, pazienza se ormai è impossibile prendere una scommessa a pochi crediti perché tutti sanno chi è: se questo è il prezzo per passare una sera con gli amici facendosi quattro risate davanti a qualche birra, lo pago volentieri.
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