
Monza-Torino 0-2, Considerazioni Sparse
All'ora di pranzo il Torino si mangia in due bocconi un Monza scoraggiato.
Vince ancora il Torino, e lo fa per 0-2 sul campo di un Monza all'ultima spiaggia: i granata, dopo la vittoria con il Milan, superano un esame di maturità importante grazie alle reti di due nuovi, Elmas e Casadei, con quest’ultimo a prendersi i panni indiscussi di MVP del lunch match. Il Monza inanella l’ennesima sconfitta, l’undicesima nelle ultime tredici gare, e in realtà non dà mai l’impressione di poter entrare in questa partita: i brianzoli subiscono le offensive granata dal primo all’ultimo minuto, dando ancora una volta l’impressione di esser poco, troppo poco anche per questa povera Serie A. Con questa vittoria, il Torino può quasi smetter di guardarsi le spalle, qualcosa di impensabile solo fino a qualche mese fa: per guardare verso l’alto, invece, è decisamente troppo tardi.
Vanoli aveva chiesto di interpretar questa gara “come una finale”: non si sa bene di cosa, dal momento che la situazione di classifica del Torino sembra esser grossomodo delineata, ma rende l’idea di quanto il tecnico varesino voglia puntare su quell’attitudine mostrata nelle ultime uscite. I suoi lo prendono alla lettera con un atteggiamento corsaro, occupano la metà campo monzese e dominano il match sul piano fisico, vincendo tutti i duelli: quelli difensivi con Coco e Maripan, quelli a centrocampo con Ricci e Casadei, deputando le invenzioni in verticale ai piedi di Vlasic, Adams, Elmas e Lazaro, che entrano infatti nelle azioni dei due gol. Da un paio di mesi a questa parte è un gran bel Torino, conscio dei suoi limiti ma tosto e quadrato: questa ossatura solida, unita a qualche piccolo rientro (Tameze) e miglioramento di forma individuale (Biraghi, Elmas stesso), può regalare un finale senza pensieri in cui divertirsi.
Il Monza sembra alla ricerca di una formula magica per guarire, o quantomeno per trovare una cura palliativa: alcune mosse di formazione, in quest’ottica, sembrano disperate o cervellotiche (o entrambe), si veda alla voce Birindelli mezz’ala. La squadra di Nesta parte con un blocco basso, a difendersi da chissà cosa o forse a subire l’intensità avversaria, ed è un peccato, perché quelle volte che sale e supera la metà campo dimostra che potrebbe perfino diventare pericolosa. Oltre alla poca qualità tecnica, i brianzoli palesano un atteggiamento decisamente remissivo, da dead men walking in attesa che il loro destino si compia: è una squadra condannata ad onorare le partite che restano, e poi bisogna vedere come si ripartirà, chi dirigerà la rifondazione, se sarà ancora Galliani e se avrà le energie per farlo.
Il mercato del Torino, tanto vituperato, in realtà sta dimostrando di non esser così male: i dubbi sulla forma fisica di Elmas si sono dissipati e il macedone sta tornando ad essere quello visto a Napoli, ma il vero crack sembra essere Casadei, che sarà anche acerbo ma mette in campo uno strapotere fisico dominante, sigla il raddoppio spaccando la porta e già si intende alla grande con Ricci. Con questa premessa, è quasi doveroso chiedersi cosa sarebbe potuto essere il Torino con un ingresso anche in attacco a sostituire Zapata. Lo stesso non si può dire del Monza, la cui sessione invernale è stata caratterizzata da cessioni importanti e saldi in entrata: Ganvoula resta un oggetto misterioso e anche oggi non la vede mai, Keita Balde sicuramente ha una caratura diversa ma non sembra al top, Palacios commette un errore vitale sul secondo gol.
Nesta e Vanoli sono due tecnici con pedigree decisamente diversi. Sandro Nesta è stato uno dei migliori giocatori espressi dal calcio italiano, ma come tanti altri suoi colleghi iridati del 2006, sta dimostrando che il passaggio dall’esser campioni in campo all’esserlo in panchina non è per nulla scontato: sicuramente il suo Monza presenta delle lacune a livello di rosa, ma l’ex capitano della Lazio non sembra mai esser riuscito a dare uno sprint necessario, né come filosofia di gioco né dal punto di vista dell'atteggiamento. Vanoli, onesto giocatore di Serie A, da allenatore ha fatto tantissima gavetta: quella che probabilmente lo ha aiutato nelle tempeste di questa stagione, dalle quali è uscito con la forza delle idee e dell’empatia, ridisegnando un sistema tattico ed emotivo per la sua squadra. Per questo, dopo la brillante promozione con il Venezia, si può dire che il tecnico granata sia alla seconda bella stagione consecutiva, e stia continuando a costruirsi gli anticorpi per un futuro importante.
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