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, 27 Febbraio 2025

L'Inter e i suoi "problemi" offensivi


Un'analisi, statistica e tattica, su come l'Inter attacchi diversamente rispetto al 2023/24.

Si può parlare di problemi offensivi per una squadra che sinora in Serie A ha segnato 59 gol in 26 partite e genera 1.66 Non-Penalty Expected Goals a partita (1° in Italia)? Probabilmente no, e suona anche un po' pretenzioso, ma nelle ultime partite l'Inter, complice una lucidità fisica evidentemente non impeccabile, ha mostrato un po' di problemi nella creazione di palle gol nitide, match contro la Juventus a parte. Nel 2-1 casalingo contro la Fiorentina ha creato 2.24 xG ma quasi la metà era frutto di situazioni da piazzato, stesso discorso contro il Milan.

Nelle ultime 5 partite la squadra di Inzaghi ha un non invidiabile 0.08 NPxG/shot: è ampiamente preventivatile avere periodi di down fisico (componente fondamentale nella fase di possesso interista), ma è da inizio anno che la manovra dell'Inter è diversa rispetto alla scorsa Serie A, con conseguenze dirette per i suoi protagonisti e la loro pericolosità. C'è chi, come Dumfries e Calhanoglu, l'hanno aumentata e chi, come Lautaro e Dimarco, l'hanno diminuita.

La Serie A ha fatto compiti

Le squadre italiane hanno abbassato il loro baricentro nell'affrontare i nerazzurri: sempre meno vanno a pressarli alti. Si sono viste spesso partite impostate con blocco medio, volte a togliere verticalità e tracce centrali alla manovra dell'Inter.

Specifichiamo blocco medio e non basso. Si sente specificare tante volte che la squadra di Inzaghi, priva strutturalmente di giocatori dotati di dribbling, soffre a scardinare le squadre che giocano con un baricentro basso. Questo non è vero. Anzi, l'Inter è una delle squadre che gioca meglio in queste situazioni vista la quantità di giocatori che porta in area, le rotazioni e la fluidità nelle fasce (che crea dinamismo nell'azione) e l'alta qualità nei cross di cui sono dotati, tra gli altri, Barella, Bastoni, Calhanoglu e Dimarco.

Rispetto all'anno scorso siano diminuiti i tocchi in area e nel terzo difensivo, aumentando soprattutto quelli nel terzo centrale e (meno) quelli nel terzo offensivo. Nonostante ciò, l'Inter vede invariato il numero di volte che entra in area avversaria.

Fonte: FBref (per 90')Inter 24/25Inter 23/24
Tocchi nella propria area5968
Tocchi nel terzo difensivo188216
Tocchi nel terzo centrale333309
Tocchi nel terzo offensivo169164
Tocchi in area avversaria2626

Il possesso palla è aumentato - dal 57% dell'anno scorso al 60% del 2024/25 -, come i metri guadagnati in conduzione.

Questo approccio "castra" la miglior dote dei nerazzurri: creare transizioni artificiali allungando i reparti avversari. Un fattore non da poco, che intacca non solo la produzione generale (1.66 NPxG a partita, 1.77 nel 23/24), ma anche la qualità dei tiri (0.11 NPxG/shot, 0.12 nel 23/24). I primi a risentire di questi cambiamenti sono ovviamente gli attaccanti.

L'utilizzo di Thuram

Il francese produce meno (0.40 NPxG, 0.48 nel 23/24) e ha occasioni meno pulite (0.15 NPxG, 0.19 nel 23/24), ma i gol sono saliti vertiginosamente grazie a un sinora sconosciuto cinismo, che l'ha portato a centrare di più la porta e conseguentemente a un'importante overperformance realizzativa per la prima volta in carriera - 13 gol a fronte di "soli" 8.10 xG.

A inizio stagione in particolare, Thuram ha siglato un paio di gol "di rapina" o colpi di testa che non gli avevamo mai visto fare prima. Col tempo il rendimento si è normalizzato, anche per colpa di un paio di acciacchi fisici: l'ex Mönchengladbach ha segnato 1 solo gol nel 2025 e, dei 13 gol fatti finora, 9 arrivano da segnature multiple in 4 partite (doppiette contro Genoa, Atalanta e Verona, tripletta contro il Torino).

Da un po' si parla del francese e di come sia cambiato il suo utilizzo rispetto allo scorso anno, più vicino alla porta. Vero è che Thuram, tra le due punte, è quello che allunga la squadra, che detta la profondità sfruttando le doti atletiche, specialmente contro squadre che difendono con un blocco medio. L'Inter, contro squadre corte ma non basse, tende a lanciare molto in profondità oltre l'ultima linea per guadagnare campo e allungare gli avversari, visti anche i pochi spazi per palleggiare in maniera pericolosa: l'ha sempre fatto, non è una novità di quest'anno, ma avere questo Thuram ha spalancato nuovi orizzonti.

Se è vero che la maggior parte della Serie A affronta i nerazzurri adoperando questa tattica, questo spiegherebbe i dati sui tocchi di Tikus: meno nel terzo centrale rispetto alla stagione scorsa (12.7 a partita, 14.1 l'anno scorso), più nel terzo offensivo (18 a partita, 15.9 l'anno scorso). Di certo non è grazie a questo particolare che segna di più: la distanza media dalla porta dei tiri che prende è aumentata di un metro.

Si può provare a fare una cernita dei gol realizzati in Serie A, studiandoli uno per uno: il primo gol contro il Genoa e i primi due col Torino, colpi di testa su cross dalla trequarti; la doppietta con l'Atalanta (due situazioni di palla inattiva) e il terzo gol col Torino sono "di rapina"; il gol col Parma, sugli sviluppi di un angolo; la rete col Como, straordinaria dimostrazione di forza e prepotenza su iniziativa personale; il gol con l'Empoli arriva su contropiede. Dei 13 gol fatti, gli unici in cui c'è effettivamente un attacco alla profondità partito da posizione avanzata sono quelli con l'Hellas Verona, il secondo col Genoa e quello con la Lazio. Tutte reti che sarebbero potute arrivare tranquillamente anche nella Serie A 2023/24.

Spesso e volentieri, Thuram è ora esonerato dal lavoro di raccordo che solitamente fa Lautaro: l'anno scorso i due si alternavano di più, ma era più dettato da scelte dell'avversario che da altro.

Lautaro Martinez, l'altra faccia della medaglia

A risentire maggiormente di questo contesto è stato sicuramente il capitano dell'Inter. L'argentino ci ha messo tanto (troppo?) tempo per lasciarsi indietro le scorie della lunghissima stagione passata, complici gli impegni con l'Argentina in Copa America. Nonostante i successi con l'Albiceleste, il Toro è tornato ad Appiano Gentile con un paio di giorni d'anticipo ma non è bastato: il Lautaro che conoscevamo era lontano parente da quello visto in campo i primi mesi di stagione.

L'argentino era appesantito, non riusciva a eseguire un gesto tecnico in maniera pulita. In alcune partite sembrava giocasse da fermo (e anche lì c'è da dire che poteva essere un valore aggiunto): ciò l'ha forse portato a sfiduciarsi col tempo e, anche quando a livello fisico sembrava si stesse riprendendo, in campo a volte sembrava goffo e poco sicuro di sé.

Ciò che più ha impressionato è stata l'assenza dei suoi movimenti ad attaccare la linea. Lautaro aveva costruito una carriera sul suo ingannare la linea difensiva avversaria con micromovimenti perfetti, eppure ci sono state più occasioni in cui proprio non legge lo spazio da attaccare.

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Palla scoperta: c'è tutto lo spazio per attaccare la profondità, ma Lautaro non detta nemmeno il movimento.

A incidere sul suo rendimento sottoporta c'è la sua lontananza dalla porta: il fatto di essere, tra i due della ThuLa, quello che più spesso va a fare raccordo gli impedisce di arrivare lucido al tiro, e a volte gli impedisce proprio di arrivarci.

I numeri sono particolari: nonostante si sottolinei che fa più lavoro per la squadra rispetto al passato, i tocchi sono drasticamente calati in confronto all'anno della Seconda Stella.

Dati: FBref (per 90')Lautaro 24/25Lautaro 23/24
Tocchi33.839.9
Tocchi nel terzo centrale14.618
Tocchi nel terzo offensivo1719
Passaggi progressivi ricevuti6.745.83
NPxG0.480.52
NPxG/shot0.130.15
Alcuni di questi numeri sono minimi storici: per tocchi nel terzo offensivo, non aveva numeri così bassi dagli anni di Conte, così come a livello di NPxG.

I tocchi così bassi possono sembrare un'anomalia: l'Inter tiene di più il pallone rispetto all'anno scorso ma, con gli spazi congestionati (soprattutto quelli centrali), è normale che le punte fatichino a trovare ricezioni pulite. Quando invece è Thuram a svariare nella trequarti avversaria, Lautaro riesce sempre ad attaccare la porta in modo ottimale, come in questa occasione a Cagliari.

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Mkhitaryan detta la profondità grazie a Thuram che ha attirato il difensore...
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Lautaro può così attaccare nella sua situazione preferita: arriva tardi e cerca uno strano tiro col sinistro, ma è importante capire la differenza che fa Thuram se riesce a venire incontro più spesso.

Il compagno di reparto francese sarà pure formidabile nell'attacco della profondità, ma non sempre riesce a tradurlo in un attacco alla porta efficace: gli manca il killer instinct e le letture che hanno sempre contraddistinto Lautaro, che permettono al #10 di guadagnarsi ottimi tiri anche in situazioni di inferiorità numerica in area.

Nel 2024/25 è proprio questo che sta mancando al capitano dell'Inter: sono queste occasioni che fanno la differenza, che possono metterlo in ritmo. Giusto per rendere l'idea, Martinez non ha ancora segnato su assist di Dumfries, e l'asse Dimarco-Lautaro è meno efficace rispetto al passato.

L'ultimo triennio di Lautaro in nerazzurro potrebbe essere analizzato a partire proprio dalla tipologia di gol realizzati dal nativo di Bahia Blanca. Nel 2022/23 a fare la differenza era la presenza di Lukaku: 5 dei 21 gol in Serie A arrivano dopo dialoghi col compagno d'attacco; 4 da palla inattiva; 10 da rigori, invenzioni personali (tiri da fuori), gol di rapina (magari dopo un pallone conquistato in area avversaria) o contropiede estemporanei; 2 da palla laterale servita da un compagno. L'argentino della LuLa non aveva una soluzione predefinita, un pattern di gioco chiaro grazie al quale segnava; l'unico punto fisso era al massimo la presenza di Lukaku, la cui gravity era tanto attrattiva da permettergli di attaccare la profondità ricevendo il pallone centralmente.

Nel 2023/24 si creano finalmente situazioni di gioco predefinite, che consentono al capitano dell'Inter di convertire palle gol più semplici: i gol fatti su assistenza del quinto o da un cross/cutback laterale sono 8, esattamente un terzo delle 24 reti in campionato; 3 da calcio piazzato; 5 su assistenza di Thuram o dopo lo sviluppo di un dialogo con lui; 7 da giocate individuali; 1 su assistenza centrale della mezzala. In particolare l'asse con Dimarco/catena di sinistra è stato molto remunerativo.

Dei gol realizzati invece nel 2024/25 (aggiungendo pure quelli fatti in Champions League e Supercoppa), 6 arrivano da cross laterali, 4 da giocate individuali, 4 da transizioni centrali, 1 da angolo (arrivato finalmente contro il Genoa: l'argentino era stato sinora poco pericoloso su piazzato). Guardando i gol fatti da cross esterni, la metà sono fatti su situazioni statiche - assist di Bastoni contro lo Slavia Praga, assist di Barella contro il Cagliari- contro una difesa già schierata.

Non sono state molte le situazioni in cui l'argentino ha potuto sfruttare difese in recupero (il principale motivo per cui i NPxG/shot sono così bassi?). Il gol contro il Bologna è tutto ciò che gli servirebbe per essere efficace sottoporta.

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Thuram si allarga a sinistra, Lautaro è il riferimento centrale; Dimarco attacca lo spazio e mette un bel pallone in area per Martinez, che anticipa il difensore e segna di sinistro dopo un bel movimento.

Quando il compagno di reparto francese partecipa di più al gioco diventa veramente complicato per gli avversari, soprattutto i centrali di difesa, avere dei riferimenti da seguire.

Non è un caso se Lautaro nelle ultime partite ha avuto un incremento di occasioni: l'infortunio di Thuram ha portato all'utilizzo di Taremi e Correa, giocatori che per caratteristiche tendono a venire più incontro, lasciando così il compagno d'attacco libero di attaccare la porta.

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Correa si stacca e Lautaro è il riferimento più profondo, Bastoni cambia gioco verso Dumfries...
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... Lautaro è già in posizione per attaccare la porta (Correa è più defilato), fa un ottimo movimento ma la palla non arriva per un grande intervento del difensore avversario.

Può sembrare che si stiano dando tanti alibi all'argentino per essere stato meno incisivo sottoporta, ma non è così. Lautaro stesso ha sprecato più di un'occasione che solitamente non sbaglia, e quelle che pesano di più si sono verificate proprio nelle ultime settimane. Nel derby pareggiato 1-1 sbaglia il tempo d'inserimento: un movimento ad attaccare la profondità che solitamente fa a occhi chiusi, in cui però finisce in fuorigioco.

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In questa occasione serve l'assist a Dimarco nel primo gol annullato del derby.

Contro la Juventus impatta male un ottimo passaggio di Dumfries (il neerlandese di origini surinamesi non ha ancora fatto registrare un assist per l'attaccante!) dopo un buon movimento ad aggredire il primo palo: il più classico dei gol alla Lautaro, però sbagliato.

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Sarà banale, ma per l'Inter è fondamentale che il suo capitano riprenda a fare questi gol e che riprenda ad avere questo tipo di occasioni con costanza: è il modo più ripetibile nel tempo ed efficace per segnare.

Dimarco e Dumfries: l'apporto dei quinti è cambiato

L'esterno oranje è lo specchio del "cambiamento" dell'Inter: senza le occasioni pulite per gli attaccanti, Dumfries è salito in cattedra, affermando la sua verve offensiva e il suo fiuto del gol.

Strano a dirsi, ma è lui il giocatore a cui capitano le occasioni più ghiotte: l'ex PSV registra il dato più alto in rosa per NPxG/shot, 0.16 (0.17 prima della partita col Genoa), il 3° per NPxg per 90' (0.29, record di sempre). Che uno dei quinti riesca ad essere così incisivo sottoporta è indubbiamente positivo, ma lo è meno se è lui a dover convertire le maggior parte delle occasioni pericolose della squadra: nella partita contro la Juve si è visto il perché.

Finora infatti il quinto di destra di Inzaghi ha tirato in porta con grande precisione (48% di tiri in porta): difficilmente sarà sostenibile nel lungo periodo questa presenza ed efficacia nell'area avversaria.

A conferma dell'atteggiamento più attendista delle squadre avversarie contro l'Inter, Dumfries tocca ben 5 palloni in meno nel terzo difensivo rispetto all'anno scorso - non ne ha mai toccati così pochi. A differenza di altri, anche quelli nel terzo centrale sono diminuiti; aumentati invece quelli nell'ultimo terzo e in area (seppur di poco). L'Inter fatica ad arrivare nella zona finale della fascia in maniera dinamica, e questo limita alla grande la produzione di assist del classe '96, che vede diminuire rispetto all'anno scorso i passaggi chiave, i passaggi verso l'ultimo terzo, verso l'area e gli xA.

Discorso analogo per Dimarco, su cui però bisogna aggiungere un paio di appunti, anche tattici. L'esterno sinistro aveva cominciato il 2024/25 alla grande, non solo confermandosi spesso infallibile nell'ultimo passaggio sull'out di sinistra, ma anche grazie a giocate individuali col pallone notevoli, come il gol contro il Parma.

Le ricezioni sono cambiate - più statiche e in zone molto avanzate -, il che comporta più passaggi progressivi ricevuti, facendone però di meno rispetto al solito. I suoi numeri in zona gol hanno risentito pesantemente della mancanza di spazi, facendo risaltare i suoi difetti palla al piede.

Dati: FBref (per 90')Dimarco 24/25Dimarco 23/24
Tocchi nel terzo difensivo1014.7
Tocchi nel terzo offensivo29.427.7
Passaggi chiave1.932.64
Passaggi verso l'ultimo terzo1.882.60
SCA da passaggio2.323.38
xA0.200.32
xAG0.240.37
Molti di questi dati sono i minimi dai tempi in cui ha giocato al Parma: tocchi nel terzo difensivo, xA (expected assist), xAG (expected assisted goal) e SCA (shot creating actions).

Perché Dimarco ha più tocchi nel terzo difensivo di Dumfries? Perché l'Inter fa la prima costruzione a 4 alzando sulla linea degli attaccanti l'esterno dei Paesi Bassi (ed il braccetto destro da "terzino"), mentre Dimarco rimane basso sulla linea dei difensori, partecipando dunque di più alla costruzione. Questo crea una struttura asimmetrica che porta i nerazzurri a non occupare l'ampiezza "alta" del campo a sinistra.

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Questo è il segreto della catena di sinistra interista: lo spazio vuoto può essere riempito in maniera dinamica da Thuram, Mkhitaryan, Bastoni, dallo stesso Dimarco, a volte l'abbiamo visto attaccato addirittura dal braccetto destro. Se l'avversario non pressa viene meno la possibilità di sfruttare gli spazi che si creano, il che porta a meno fluidità e a una manovra più stagnante. Sui meccanismi di questa fascia ovviamente pesano anche le prestazioni di Mkhitaryan, quest'anno decisamente in calo.

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La struttura dell'Inter in costruzione alta: meno "gap" tra la linea degli attaccanti e quella dei difensori, ossia meno spazio da attaccare.

Piano piano, il rendimento di Dimarco è andato calando: da dicembre 2024 non sembra avere la stessa lucidità nel cross e nell'ultimo passaggio, limitando la pericolosità offensiva interista.

Dati: FBref (per 90')Dimarco (ago-dic 2024)Dimarco (dic 2024 - oggi)
xA0.240.14
xAG0.340.1
SCA da passaggio2.821.53
Tocchi nel terzo offensivo3224

Emblematica l'ultima partita giocata contro il Genoa: 0 cross completati su 9, simbolo di una precisione bassissima nel fondamentale in questi ultimi mesi, e l'Inter ovviamente ne risente. A comandare questo crollo però sembra poter essere un fattore fisico. Fino a dicembre giocava 79.6' a partita, includendo diverse partite senza essere sostituito; da dicembre ha cominciato a giocare molto meno, attorno ai 64' di media. Ha senso pensare che non riesca a trovare la miglior condizione, e che questo incida sulle prestazioni?

Bastoni, Barella, Calhanoglu: i jolly offensivi dell'Inter

A costo di sembrare ripetitivi, l'effetto dell'atteggiamento avversario più remissivo quando affronta l'Inter è visibile scorrendo anche i dati di Bastoni, Barella e Calhanoglu.

Il primo sta risentendo della mancanza di spazio (ed efficacia) della catena di sinistra: riesce ad entrare in area molto meno. Effettua leggermente più passaggi chiave e passaggi verso l'area grazie al maggior possesso palla interista e, come tutti i difensori e centrocampisti, tocca più palloni nel terzo centrale del campo rispetto all'anno scorso. Bastoni riceve però meno passaggi progressivi ed entra molto meno in area palla al piede (0.78 volte a partita quest'anno, 1.39 nel 2023/24).

Bastoni rimane comunque un jolly offensivo di primissimo livello: sta comunque trovando le soluzioni per rendersi pericoloso, con dribbling (rischiosi) in fascia grazie ai quali riesce a crearsi lo spazio per condurre (ricordiamo la giocata su Conceição in Juventus-Inter che porta al passaggio sbagliato verso Lautaro) o con cross dalla trequarti pericolosi.

A questo proposito c'è un suo dato curioso: effettua meno cross dello scorso anno (2.44 a partita, 3.02 la scorsa stagione), ma più cross verso l'area (0.88 contro 0.56): Bastoni crossa più dalla trequarti (i cutback, passaggi a rimorchio, non sono considerati cross verso l'area). Il braccetto di scuola Atalanta ha sfornato un paio di assist quest'anno: per Thuram contro il Torino e per Dumfries contro la Lazio, senza considerare quello per Lautaro contro lo Sparta Praga.

Se gli esterni latitano nel creare occasioni, sono i centrocampisti a dover prendere le redini creative del gioco: sia Calhanoglu che Barella lo stanno facendo, a differenza di Mkhitaryan, che sembra regredito e non poco.

Calha tocca più palloni nel terzo offensivo e porta più palla, beneficiando dello spazio che gli viene concesso; effettua più filtranti dello scorso anno ma soprattutto ben 4 passaggi in più verso l'ultimo terzo, oltre al dato delle SCA da passaggio (su azione, non piazzati) altissimo, quasi quanto il primo anno all'Inter, quando giocava mezzala.

Anche Barella ha alzato il suo raggio di azione: tira molto più dalla distanza, per trovare soluzioni alternative, ma i dati che sorprendono di più sono quelli sui cross e quelli sui filtranti. All'Inter non ha mai crossato così tanto eccetto nel 2022/23, e soprattutto non ha mai cercato l'imbucata così tanto. Cerca il filtrante quasi una volta a partita, il doppio rispetto all'anno scorso (0.38): l'Inter cerca di sfondare più centralmente.

L'Inter è meno brillante, ma sul pezzo

Considerando i tanti impegni nel calendario, i vari infortuni, il fatto che per alcuni la stagione è cominciata abbastanza presto, e il fattore "pancia piena", che ha portato ad approcciare l'anno un po' a rilento, l'Inter sta indubbiamente disputando un buon campionato anche a livello offensivo.

Fortunatamente i grandi periodi realizzativi di Thuram e Dumfries hanno "nascosto" le cose che non andavano e che adesso sono uscite più allo scoperto; la panchina dell'Inter non sta dando un grande apporto a livello realizzativo, considerando ciò che ci si aspettava da Frattesi ma soprattutto da Taremi.

L'iraniano manca troppo di cattiveria sottoporta non solo nella realizzazione vera e propria (non ha ancora segnato su azione in campionato e in Champions) ma anche nel procurarsi palle gol. Taremi fa molta fatica ad attaccare la porta coi tempi giusti: spesso e volentieri arriva all'appuntamento col pallone in ritardo, a volte non ci arriva affatto.

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Lautaro attacca il primo palo; Taremi è a rimorchio, ma non attacca la porta o il secondo palo e rimane alle spalle; Dumfries mette la palla in area ma non c'è nessuno.

All'Inter servirà ritrovare gol e fiducia nelle riserve se vuole ritagliarsi un posto da protagonista nelle tre competizioni in cui è ancora è in corsa, ma non solo. Sarà fondamentale che Lautaro ricominci ad avere con costanza palle gol importanti e che, ovviamente, le converta, senza segnare solo gol più complicati poco replicabili nel lungo periodo; Thuram deve ritrovare la vena realizzativa persa nel 2025, in generale sarebbe bello (ed efficace) ricominciare a vederli più collaborativi nello stretto, alternandosi di più nei compiti di raccordo e attacco profondità.

Inzaghi inoltre dovrebbe cominciare a ragionare sulla titolarità di Mkhitaryan, forse il giocatore più in difficoltà quest'anno: l'Inter pecca spesso di decision making nella rifinitura, e l'armeno è il più vistoso in merito, essendo il primo a portare il pallone nelle transizioni artificiali che i nerazzurri creano. Anche per ridare vitalità a una catena di sinistra che sta faticando a trovare ritmo contro difese più passive, sarebbe forse il caso di esplorare con più costanza l'uso di Zielinski in quella posizione.

A ogni modo, se l'allenatore piacentino è riuscito a trasformare l'Inter in una macchina così ben oliata negli anni, probabilmente saprà perfezionarla per affrontare al meglio ogni tipologia di avversario. L'Inter ha cambiato abito rispetto al passato - o meglio, forse ha perso un po' di armonia nell'indossarlo - ma niente le sta impedendo di lottare per lo scudetto: la strada per la seconda vittoria di fila però rischia di essere ben più tortuosa. In una stagione in cui l'Inter si gioca tanto, cercare di aggiustare più dettagli possibili sarà il mantra di Simone Inzaghi.


  • Reggino classe 2000, dopo aver mollato l’aspirazione di diventare calciatore sogna di riscendere in campo come Match Analyst, nel mentre scrive articoli.

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