
Better call George Gardi
Chi è George Gardi, il procuratore che da anni porta l'Italia in Turchia.
Per capire cosa stia facendo George Gardi al Galatasaray, bisogna tornare indietro nel tempo di qualche anno, per l'esattezza dal campionato 2021-2022. Il Trabzonspor aveva vinto il campionato (grazie a Marek Hamšík e Gervinho, arrivati sul Mar Nero proprio grazie all’intermediazione del protagonista di questo racconto) con otto punti di vantaggio dal Fenerbahçe. Dietro di loro un sorprendente Konyaspor e l'Istanbul Başakşehir di Stefano Okaka. Il Beşiktaş campione in carica arriva soltanto sesto e, scorrendo la classifica, il Galatasaray si incontra soltanto oltre la metà - al tredicesimo posto - uno dei peggiori piazzamenti della storia del club più titolato di Turchia.
Un’annata così deprimente (leggermente sollevata dal cammino in Europa League, in cui il Galatasaray vince il girone con la Lazio e viene eliminato agli ottavi dal Barcellona dopo aver pareggiato al Camp Nou) porta a stravolgere il board della società, fare tabula rasa e ripartire da zero: cambia la presidenza - si insedia l’attuale presidente Dursun Ozbek al posto di Burak Elmas - e anche la direzione sportiva, che viene affidata a Erdem Timur, figura fondamentale nel ritorno alla vittoria del Galatasaray.
È in questo nuovo contesto che si trova spazio George Gardi, intermediario speciale, nato a Firenze e laureato all'European School of Economics di Milano, capace di portare sotto la Torre dei genovesi calciatori che diventeranno simbolo del trionfo nel campionato successivo e colonne portanti della squadra dominante tutt'ora in testa alla Süper Lig, dopo aver concluso negli anni una lunga serie di operazioni che hanno portato calciatori dei principali campionati europei in Turchia e viceversa: le principali, Mario Gomez dalla Fiorentina al Beşiktaş nell'estate 2015, Samir Nasri e Jérémy Ménez all'Antalyaspor nel 2017 e Eljif Elmas dal Fenerbahçe al Napoli nel 2019.
In una sola sessione, quella dell'estate 2022, George Gardi riesce a trasferire al Galatasaray un terzetto di nomi impensabili o quasi fino a quel momento, tutti strettamente legati alla Serie A italiana: Lucas Torreira, di proprietà dell'Arsenal ma reduce da un'ottima stagione alla Fiorentina; Dries Mertens, svincolato dopo 9 anni 295 partite e 113 gol con la maglia del Napoli e soprattutto Mauro Icardi, ormai ai margini del Paris Saint-Germain di Pochettino.
L’affare più iconico: Mauro Icardi.
La stagione 2021-2022 di Mauro Icardi, la terza sulle rive della Senna, è un’annata piuttosto magra: 30 presenze tra campionato e coppe - molte da subentrato - e solamente cinque gol segnati, quattro in Ligue1 e uno in Coppa di Francia. Fino alla fine di agosto sono poche le squadre interessate al centravanti argentino (complice un contratto da dieci milioni di euro netti a stagione) e nessuna lo è con sufficiente convinzione da convincere il PSG, il giocatore e il suo entourage.
È in questo momento che il DS Erden Timur, di concerto con George Gardi, fiuta la possibilità di un grande affare e, dopo i primi approcci di metà agosto, comincia la propria opera di persuasione. Nel giro di una settimana, quando ormai quasi tutti i paesi europei hanno chiuso la propria finestra di calciomercato, l'accordo viene concluso il 7 settembre - prestito secco con i parigini che contribuiscono al 60% del suo ingaggio - e dieci giorni dopo Mauro Icardi esordisce davanti ai suoi nuovi tifosi, dando inizio a una storia d'amore che dura (nonostante qualche scricchiolio emerso proprio in questi giorni) ancora oggi.
Non è infatti un caso se, ad ogni gol segnato da Mauro Icardi, gli altoparlanti del RAMS Park suonino sempre la stessa canzone Aşkın Olayım (“Lascia che sia il tuo amore”), diventata simbolo del legame tra l'argentino e i tifosi del Cimbom. Un amore viscerale, incondizionato, che dopo la prima stagione in prestito ha portato Mauro Icardi a rifiutare ricche offerte dall'America e dall'Arabia, per essere riscattato e restare a Istanbul (mantenendo comunque uno stipendio faraonico per il calcio turco, lo stesso che prendeva al PSG). Icardi, più di qualsiasi altro giocatore, è diventato il simbolo del nuovo Galatasaray, fatto confermato anche dalle parole di Osimhen che, al suo arrivo in giallorosso, ne ha subito parlato come uomo copertina della squadra allenata da Okan Buruk.
Soltanto nell'estate 2022, dunque, le intermediazioni di George Gardi la direzione sportiva guidata da Erden Timur, hanno ricostruito il Galatasaray costruendo una spina dorsale che nei tre anni successivi si è trasformata ina legacy: Icardi, Torreira e Mertens sono diventati i "senatori" di questa squadra, creando un "polo italiano” nello spogliatoio di una squadra che, nelle stagioni precedenti, aveva cercato di puntare sul meglio che potesse offrire il calcio turco senza ottenere i risultati sperati.
Zaniolo, Osimhen, Dybala, Morata.
Neanche sei mesi dopo, a gennaio 2023, il Galatasaray decide di proseguire la sua campagna di acquisizione di scarti di lusso della Serie A italiana e bussa alla porta della Roma per Zaniolo, ormai un paria a Trigoria, Dopo una breve trattativa, riesce a portarlo ad Istanbul per una cifra vicina ai sedici milioni di euro: un trasferimento record per il calcio turco che proietta il Galatasaray in una dimensione diversa, capace di attrarre non soltanto calciatori già affermati o ultratrentenni, ma anche giovani in fase di lancio della propria carriera. Come successo per Icardi, Torreira e Mertens, anche alla firma del contratto di Niccolò Zaniolo era presente - insieme al presidente Dursun Ozbek - anche George Gardi.
Quello che emerge dalla figura di George Gardi è la sua grande opera di raccordo tra la Turchia e l'Italia, la sua capacità di oliare i giusti ingranaggi e premere i giusti pulsanti per concludere operazioni che soddisfino le necessità di entrambi, garantendo buoni incassi per i venditori, ottimi contratti per i giocatori e nomi di altissimo livello per le squadre acquirenti. Sempre, o quasi, coinvolgendo squadre e professionisti legati al nostro paese.
Nelle due sessioni di mercato di questa stagione, poi, George Gardi è riuscito a portare al Galatasaray due attaccanti di livello internazionale, probabilmente i nomi più altisonanti nella storia del calcio turco, talmente ingombranti da portare a chiedersi cosa li abbia convinti a venire a giocare in Turchia: Álvaro Morata e Victor Osimhen. La risposta a questa domanda è relativamente semplice: il Galatasaray ha dimostrato di essere un ottimo posto per rilanciarsi, ricevendo uno stipendio all'altezza delle proprie pretese, giocando le coppe europee, vivendo da idoli assoluti della tifoseria e da stelle del campionato senza però subire la pressione delle big d'Europa. Prima di chiudere per Morata, per altro, George Gardi era vicino addirittura a Paulo Dybala, tanto che l'agente della Joya era stato ospite al RAMS Park per una partita.
🦁 Dybala'nın temsilcisi Carlos Novel, İstanbul'a geldi ve Galatasaray-Trabzonspor maçını RAMS Park'ta izledi.
— Sabah Spor (@sabahspor) December 18, 2024
Carlos Novel'in, yönetime isteklerini dile getirdiği, Okan Buruk'un ise oyuncuyla görüşüp ardından diğer şartlara göre planlama yapacağı öğrenildi. Dün de menajer… pic.twitter.com/lkmhINUj30
George Gardi in un paio di stagioni ha accresciuto di diversi ordini di grandezza l'appeal del Galatasaray, riportando in auge un club che neanche un decennio fa aveva in rosa calciatori come Didier Drogba, Wesley Snejider, Emmanuel Eboué, insieme al talento, tutto turco, di Burak Yılmaz, con Roberto Mancini come allenatore. Insomma, l’opera dell’agente Fifa che sta conquistando la platea anatolica sta riavvicinando l’atmosfera di quel dream team, capace di battere in casa il Real Madrid al ritorno degli ottavi di finale di Champions League.
La sua stima da parte della dirigenza Cimbom è tanta che, dopo le dimissioni dell’ultimo DS del Galatasaray Cenk Ergün (uomo di fiducia del presidente Ozbek Dursun) dovute al fallimento delle trattative per l’arrivo di Zalewski nell'ultimo mercato estive, si era seriamente pensato di assumere George Gardi direttamente come Direttore Sportivo, ma alla fine entrambe le parti hanno preferito proseguire collaborando in maniera indipendente.
George Gardi infatti, come già detto, è un intermediario e non un dipendente del Galatasaray. Anche quest'anno ha lavorato in varie operazioni dei rivali storici, portando ad esempio Filip Kostic dalla Juventus alla corte di José Mourinho. Insomma, siamo davanti ad un maestro nell’intermediazione calcistica, che ha trovato nella Turchia una grande occasione per rilanciare calciatori ex Serie A, in un campionato che sta crescendo e che, media e arbitri permettendo, continuerà a crescere anche il prossimo anno, quando la lega sarà ridotta a diciotto squadre. George Gardi rappresenta a pieno il risveglio calcistico turco dopo un torpore durato 5-6 anni.
Nuove figure in un calcio sempre più eterogeneo e policentrico.
Quella di George Gardi è solo l’ultima delle figure entrate nel mondo del calciomercato per raccogliere le esigenze particolari di determinate squadre e paesi, costringendoci in un certo senso a una riflessione più ampia: contano solo i cinque campionati principali?
Una domanda che, per chi è abituato a seguire Serie A, Premier League, Bundesliga, Liga o - al massimo dell'esotismo - Ligue1, può avere una risposta immediata. Invece, il caso di questo operatore di mercato, dimostra come sia sempre più necessario osservare al di là della nostra comfort zone calciofila, prestando grande attenzione alle numerose opportunità che oggi il calcio offre su scala globale. George Gardi ha dato un grande contributo alla crescita del Galatasaray come marchio internazionale, attirando nuovi ricchissimi sponsor come SOCAR (compagnia energetica statale dell'Azerbaijan) che hanno visto negli arrivi di Icardi&co. una vetrina internazionale, in un processo che sta autoalimentando lo sviluppo di tutto il campionato.
Più che un semplice intermediario calcistico, George Gardi si è rivelato un profondo conoscitore delle esigenze e dei metodi di un calcio turco in evoluzione, che desidera mostrare a tutta Europa la propria crescita attraverso infrastrutture d'avanguardia, nuove generazioni di calciatori di grande talento, ma che, contemporaneamente, ha ancora necessità di immettere competenza ed esperienza dall'estero.
Le innumerevoli trattative per calciatori che all'apparenza possono sembrare fuori portata - come Dybala, McTominay o Gündoğan limitandoci agli ultimi mesi - non è solo desiderio di farsi notare con nomi altisonanti e presentazioni meravigliose, davanti a migliaia di tifosi all'aeroporto internazionale Atatürk. Così come l'acquisto di calciatori (o allenatori) di secondo o terzo piano del calcio italiano (e non solo) da parte di tante altre squadre meno ricche del Galatasary non è mera pigrizia. C’è dell’altro, ovvero la volontà di crescere come movimento acquisendo know how ed expertise già pronte da nazioni calcisticamente più sviluppate, in modo da arrivare a competere con loro il prima possibile.
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