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God Save the Premier
, , 25 Febbraio 2025

God Save The Premier #17 - Red Velvet


Il Liverpool è sempre più vicino al titolo, l'Arsenal senza armi, il mercato dell'Aston Villa e altro dalla settimana di Premier.

Buongiorno appassionati di calcio inglese (e non),

sono Paolo Bellini e questa è God Save the Premier, una rubrica che vi terrà compagnia fino a fine stagione per raccontarvi con cadenza settimanale tutto quello che succede nel massimo campionato inglese di calcio. Uscirà ogni martedì, per darvi il tempo di recuperare dal solito weekend impegnativo a base di Premier e divano.

La rubrica sarà strutturata in questo modo: un tema centrale (nell'uscita di oggi: La corsa al titolo può considerarsi conclusa?, due o tre avvenimenti che hanno attirato l'attenzione, spesso situazioni di partite, descritte in poche righe ma nella maniera più esaustiva possibile (oggi: Un Arsenal senza armi, Rashford e Asensio, due stelle a Birmingham e Thriller a Newcastle)

Spiegazione terminata, cominciamo!


La corsa al titolo può considerarsi conclusa?

"Tre giorni fa abbiamo pareggiato sul campo dell'Aston Villa e la gente mi diceva che non eravamo in una buona posizione e poi tre giorni dopo abbiamo vinto e le cose cambiano di nuovo." ha detto Arne Slot nel post-partita contro il Manchester City.

La considerazione di Slot non tiene, volutamente, conto del passo falso dell'Arsenal contro il West Ham e dei problemi offensivi (ci arriviamo) che la formazione di Arteta dovrà affrontare da qua a fine stagione.

Con la vittoria di ieri sul Manchester City, la prima a Etihad dopo quasi un decennio, il Liverpool si sta sempre più indirizzando verso la conquista della Premier League, con 11 punti di vantaggio sui Gunners -nonostante la partita in più giocata in settimana contro l'Aston Villa, visto il prossimo impegno nella finale di Carabao Cup contro il Newcastle - e una serie di 23 gare senza sconfitte in Premier League.

Contro il Manchester City, Slot ha scelto di sacrificare un attaccante in favore di un centrocampista, utilizzando Jones e Szoboszlai come "numeri 10" e Salah e Diaz aperti sulle fasce, un sistema utilizzato qualche volta in pre-stagione, ma sintomo di come l'allenatore olandese stia continuamente evolvendo la struttura di gioco dei suoi, modellandola a seconda dell'avversario.

Il match di domenica è stato indirizzato dai Reds già nel primo tempo, con Salah e Szoboszlai che hanno segnato e si sono assistiti a vicenda per piegare la resistenza della squadra di Guardiola.

Al 14' uno schema su calcio d'angolo ha portato all'1-0, con MacAllister che ha servito l'ungherese che a sua volta ha scaricato per l'egiziano per il tiro, deviato da Aké, conclusosi alle spalle di Ederson. Con quello sul campo del City, Salah è arrivato a 30 gol stagionali e 241 con la maglia del Liverpool, agguantando Gordon Hodgson al terzo posto nella lista dei marcatori di tutti i tempi del club; considerando anche gli assist, sono 50 le partecipazioni alle reti quest'anno, e Fenway Sport Group, ad oggi, nonostante questi dati senza senso, sta ancora pensando se rinnovare o meno per i prossimi due anni l'ex giocatore della Fiorentina.

Il 2-0 al 37' è l'immagine della facilità di calcio del Liverpool e della qualità messa in campo sul terreno di Manchester: Alexander-Arnold lancia sulla fascia un pallone che coscientemente Szoboszlai smette di rincorrere, andando a posizionarsi al centro; il passaggio diventa preda di Salah che punta Gvardiol, lo manda fuori posizione con una sterzata e serve l'ex Lipsia per il raddoppio, con un tracciante a chiudere sul primo palo impossibile da prendere per Ederson.

La vittoria contro il Manchester City è forse la partita migliore, se rapportata al livello dell'avversario affrontato, che il Liverpool abbia messo in mostra quest'anno. Il doppio vantaggio nel primo tempo poteva portare alla frenesia di dover chiudere la gara, al più presto, prima di rischiare di essere recuperati, come successo settimana scorsa contro il Wolverhampton. Mentre ad Etihad, i Reds nella ripresa hanno lasciato sfogare i Cityzens, contenendoli senza enormi problemi e facendo scivolare la partita verso il triplice fischio finale, grazie alla propria capacità di gestione e alla consapevolezza acquisita in questa striscia di imbattibilità di 23 partite in Premier.

La corsa al titolo pare aver svoltato prepotentemente verso Liverpool, anche per demeriti delle inseguitrici, e il ventesimo titolo di campione di Inghilterra - ma solo il secondo dal 1988 - è sempre più vicino a essere posizionato nella bacheca di Anfield.

Un Arsenal senza armi

Prima del match contro il West Ham, l'Arsenal era reduce da 15 risultati utili consecutivi in campionato, che gli avevano permesso di mantenersi nello specchietto retrovisore del Liverpool e potenzialmente a -5 prima di questo turno di Premier, stante la sconfitta del Liverpool in settimana contro l'Aston Villa.

Sabato contro il West Ham, tuttavia, lo 0-1 firmato Bowen e la conseguente prima sconfitta in campionato da inizio novembre, ha costretto Arteta e i suoi a guardarsi allo specchio: "Sono molto deluso, ovviamente, e anche molto arrabbiato", ha detto l'allenatore dell'Arsenal nella conferenza stampa post-partita. "Non abbiamo raggiunto i livelli adeguati oggi e sono responsabile per questo, quindi sono molto, molto arrabbiato".

Perché i Gunners non hanno perso contro gli Irons a causa della fragilità difensiva o dell'espulsione di Lewis-Skelly, né per una serie di sfortunati eventi: hanno perso perché Havertz, Jesus, Saka e Martinelli erano infortunati e, sebbene l'infortunio del tedesco sia arrivato successivamente alla chiusura della finestra di mercato invernale, nessuno ha pensato fosse buona cosa acquistare una punta di ruolo per sopperire alla mancanza, ormai di un paio d'anni, di un centravanti di ruolo.

Non è un caso infatti che contro il West Ham siano subentrati Zinchenko, Lewis-Skelly e White, oltre a Sterling, semplicemente Arteta non ha attaccanti a disposizione, e si è affidato, come nel finale del match vinto contro il Leicester, a Nwaneri sulla destra, Trossard sulla sinistra e Merino come falso nove, à la Havertz per intenderci.

Ma senza un vero attaccante, l'Arsenal si preclude di cambiare il proprio modo di giocare, di allungare la squadra con un attaccante che attacca la profondità, che riceve e difende palla, facendo salire la squadra, limitandosi quindi (anche se a volte è un bel limitarsi) alla costruzione di un'elaborata manovra offensiva, con il "falso 9" che svuota lo spazio per gli inserimenti o gli accentramenti dei compagni.

Una mossa che, a mio avviso, doveva essere già stata fatta tanto tempo fa e che ora si sta rivelando ancora più scellerata, tanto più che ad oggi i Gunners si ritrovano a -11 dal Liverpool capolista, sebbene con una partita in meno, e le loro speranze di agguantare la vetta del campionato si stanno via via restringendo.

Rashford e Asensio, due stelle a Birmingham

La partenza di Jhon Duran a gennaio - che ha lasciato l'Inghilterra per la Saudi Premier League - è stata un duro colpo, perché privava la squadra di un'arma letale in uscita dalla panchina, un giocatore che era in grado di scompaginare le carte e decidere le partite subentrando, tanto da avere la media gol più alta in campionato rispetto ai minuti effettivamente giocati.

Ma gli arrivi di Asensio e Rashford, oltre a quello di Malen, hanno dato un'altra dimensione alla squadra di Emery, portando a Birmingham due stelle, ritrovatesi in fasi della carriera simili con poco minutaggio impiegato nelle rispettive ex squadre.

Un primo tempo chiuso 0-1 sabato contro il Chelsea, con una prestazione tutt'altro che positiva, si è trasformato in una necessità di rivalsa che si è vista nel secondo tempo, con l'inserimento dell'ex Manchester United ad amplificare ancora di più la quantità di talento che ha in questo momento a disposizione dell'Aston Villa.

I Villans hanno fallito per la ventiquattresima volta su 27 partite in Premier League nel tenere la porta inviolata, colpa dell'errore del reparto difensivo e di un posizionamento errato di Mings e Konsa nella rete subita da Enzo Fernandez.

Nella ripresa, però, l'ingresso di Rashford ha fatto cambiare marcia alla squadra, e non è un caso che entrambi gli assist per la doppietta di Asensio siano arrivati da lui; certo, Filip Jorgensen ha dato una grossa mano facendosi scivolare il tiro dello spagnolo alle proprie spalle, ma il loro impatto su questo momento della stagione dell'Aston Villa è indubbio.

La formazione di Emery ha tutte le carte in regola per terminare al quarto o al quinto posto, distanti soli 2 punti, quelli valevoli per una qualificazione in Champions League l'anno prossimo, e il sorteggio per gli ottavi di finale della vecchia Coppa Campioni è stato benevolo per la squadra inglese che, con buona pace dell'Atalanta, affronterà il Bruges, ampiamente alla loro portata.

La stagione sembrava essersi messa sui binari sbagliati, ma con i nuovi innesti il Villa può tornare a puntare all'Europa che conta, sia quest'anno che il prossimo.

Thriller a Newcastle

Nel pomeriggio di domenica il Newcastle ha vinto un'importante partita che l'ha riportato al quarto posto, in zona Champions, a pari-merito con il Manchester City quarto.

IL 4-3 con cui la squadra di Howe ha battuto il Nottingham Forest è un po' la fotografia della stagione dei Magpies: una squadra in grado di giocarsela con chiunque, ma anche fragile, con poche sicurezze, tanto da essere sconfitta, per esempio, 4-0 proprio dal City, che non era nel suo massimo momento di forma, per usare un eufemismo.

Il vantaggio di Hudson-Odoi al 6' ha vanificato il buon inizio del Newcastle, arrivato come un fulmine a ciel sereno in un avvio in cui il Forest stava concedendo agli avversari di fare la partita. Tra il 23' e il 34, tuttavia, la squadra di casa ha segnato quattro gol e ha ribaltato la partita come un fazzoletto: prima il pareggio di Miley, poi il raddoppio con la coscia di Murphy e successivamente la doppietta di Isak hanno lasciato di sasso Nuno Espirito Santo e i suoi - per i meri numeri, Isak è arrivato a 21 gol in stagione tra tutte le competizioni e a 50 gol in Premier League, settimo giocatore nella storia del massimo campionato inglese a raggiungere questo traguardo con meno partite all'attivo.

Nel secondo tempo il 2-4 di Milenkovic e il 3-4 di Yates hanno dato speranza e vigore ad una potenziale rimonta del Forest, ma alla fine il Newcastle è riuscito a portare a casa i tre punti e a battere una diretta avversaria per le prime posizioni del campionato.

Al termine della partita, Eddie Howe a commentato: "Partita pazzesca. Abbiamo visto il meglio e il peggio di noi, davvero. Pensavo che fossimo stati eccezionali nel primo tempo, tutto ciò che non eravamo stati contro il Manchester City nell'ultima partita. Dinamici, fluidi, abbiamo giocato con velocità ed intensità. Ma non abbiamo tenuto lo stesso ritmo nel secondo tempo, abbiamo perso lo slancio e poi non siamo riusciti a riprenderlo".

C'è pochissimo tempo per i Magpies per riassestarsi, perché già mercoledì andranno ad Anfield per affrontare il Liverpool, terminando un periodo di quattro partite folli in cui hanno affrontato Arsenal, Manchester City, Nottingham Forest e, appunto i Reds. E sempre a metà marzo, poi, la squadra Slot sarà l'avversaria a Wembley nella finale di Carabao Cup, dove i Magpies cercheranno di sollevare un trofeo 56 anni dopo l'ultima volta, la Coppa delle Fiere nel lontano 1969.

Long Story Short

  • Davvero stiamo paragonando Darwin Nunez a Andy Carroll?
  • Il Manchester City ha vinto solo 2 degli 8 incontri quest'anno contro le altre 5 delle "big-six", entrambi contro il Chelsea
  • Jarrod Bowen è arrivato a 50 gol in Premier League
  • Da quando è arrivato all'Aston Villa, Rashford ha creato le maggiori "grandi occasioni" nella Premier
  • Le parole di Lopetegui al Guardian sul suo licenziamento al West Ham
  • Al Manchester United hanno ridimensionato anche i pasti
  • Tutti i record stabiliti da Salah nella partita contro il Manchester City

Going deep

  • I movimenti di Marco Asensio che gli hanno permesso di segnare la doppietta decisiva contro il Chelsea
  • L'ascesa incontrastata di Bryan Mbuemo
  • Rashford aveva solo bisogno di giocare

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