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Hellas Verona Fiorentina 1-0
, 23 Febbraio 2025

Hellas Verona-Fiorentina 1-0, Considerazioni Sparse


L'Hellas fa l'impresa, e con un secondo tempo monumentale torna a vincere in casa dopo 5 mesi.

"P**ca miseria il Verona meriterebbe di vincere", è stato questo il messaggio arrivato in qualche misteriosa chat verso il minuto 70 di Hellas Verona-Fiorentina, poco dopo la chiusura alla disperata di Ranieri su una conclusione di Sarr, atto finale di un'altra ripartenza elegante dei gialloblù orchestrata da Suslov. Perché il Verona, a secco di vittorie al Bentegodi da novembre e con uno score casalingo recente a dir poco drammatico, trova le forze per fare una partita più che meritevole, tanto sul profilo dell'applicazione tattica e dell'agonismo, quanto per l'intensità mostrata nel secondo tempo, con molte più idee e soluzioni da mettere in atto dei viola anche per far male in avanti.

Zanetti prepara un piano gara con un focus prettamente difensivo, per arginare l'emorragia di punti (e gol subiti): Tchatchoua cambia corsia per fissare Dodô in maniera non dissimile da quanto fatto da Diao in Fiorentina-Como, e Duda appena può va a schermare Beltran per togliere fosforo alle uscite centrali dei viola. Questi accorgimenti, che ridisegnano gli scaligeri in un 5-1-3-1 in fase difensiva, inaridiscono il possesso palla gigliata, in grado di pungere solo grazie alla grande mobilità di Folorunsho sulla sinistra, in grado tanto di aprire la corsia per Parisi (chiamato a sostituire lo squalificato Gosens) quanto di smuovere le linee avversarie attaccando la profondità.

Le difficoltà della Fiorentina nel costruire gioco portano a ripetersi lo stesso scenario in atto ogni volta che i viola sfidano una "piccola" (non me ne vogliano gli amici veronesi): un primo tempo scialbo anche al netto di alcune occasioni create (quali il blitz immediato di Kean e lo scorpione in area di Folorunsho), e una ripresa che finisce per rianimare gli avversari, per fargli credere che in fondo "si può anche vincere". In questo, impressionante il dato che vede nel secondo tempo i viola creare appena 0.04 xG (un solo tiro, la punizione al 60' di Mandragora fuori di molto) contro l'1.04 dell'Hellas arrivato a calciare 6 volte, in ultima quella decisiva di Bernede nel recupero. E in questo impressionante la prestazione di Tomas Suslov, vero trascinatore e leader tecnico dei suoi, onnipresente in campo in entrambe le fasi e ricamatore d'assalto delle feroci transizioni messe in atto dall'Hellas nella ripresa.

Ai viola sarebbe servito un cambio di passo dopo l'intervallo, e soprattutto il rapido inserimento di qualcuno, che fosse Pongracic nei due di difesa o Fagioli nella coppia di mediana, che si assumesse le responsabilità di accelerare i tempi di uscita dal basso e non desse il tempo al Verona di compattarsi con facilità, situazione che ha agevolato per l'Hellas la presa dei riferimenti a uomo sui quali la Fiorentina a sofferto. In questo, il più curioso contrappasso sta nella prestazione di Nicolas Valentini: arrivato a gennaio a Firenze e girato a fine mese in prestito proprio in quel di Verona, l'argentino da terzo di sinistra ha quasi sistematicamente murato Zaniolo, riuscito solo in un paio di occasioni a sfuggirgli senza particolari esiti. Ma al di là delle prova individuali (inutile citare ancora quella di Suslov), la squadra di Palladino (ora al terzo ko di fila) sembra essersi infilata in una spirale di paura e di scarsa propensione ad assumersi rischi in campo: sempre alla ricerca dell'equilibrio difensivo, i toscani sembrano soprattutto tornati, come in avvio di stagione, a non aver idee su come attaccare il campo senza gli strappi individuali di Kean e Dodô.

Piove sul bagnato in casa gigliata. L'uscita dal campo proprio di Moise Kean, figlia di un violento colpo subito alla testa che ha provocato non solo un vistoso taglio, ma anche un probabile trauma cranico (con il gelo sceso sul Bentegodi quando il giocatore, pochi minuti dopo il rientro in campo a seguito della medicazione, si è accasciato a terra), non solo spegne del tutto i viola nella ripresa, ma oltre a riportare alla mente brutte immagini rischia di lasciare Palladino di nuovo senza riferimento offensivo. L'ingresso del 2006 Caprini nel finale ha avuto il sapore di obbligata mossa della disperazione, in una - ulteriore - partita che il tecnico non è riuscito a preparare trasmettendo idee e principi più proattivi alla squadra. Al netto di una giornata dove i passi falsi delle rivali europee si sono sprecati, la Fiorentina sembra sempre più in difficoltà nella corse per le coppe, con alle porte un marzo colmo di impegni a dir poco complicati.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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