
Questa brutta Juventus ha un solo responsabile?
L’eliminazione dalla Champions League della Juventus per mano del PSV crea fratture forse insanabili.
La stagione della Juventus era certamente iniziata con altre speranze e premesse. I bianconeri, dopo l’Allegri-bis durato 3 anni che aveva letteralmente spaccato in due la tifoseria, avevano scelto di affidare questo nuovo ciclo a Giuntoli e Thiago Motta. Il DS ex Napoli aveva già lavorato nella passata stagione con il tecnico livornese, ma era stato praticamente immobile sul mercato. L’allenatore italo-brasiliano, invece, ha portato il Bologna a giocarsi la Champions League, ed era visto come la figura giusta per guidare la Juventus.
La rivoluzione è presto fatta: ben 13 nuovi arrivi tra prestiti e acquisti a titolo definitivo, ma soprattutto 20 (!) giocatori che avevano fatto l’ultima preparazione con Allegri ceduti definitivamente o temporaneamente. I bianconeri, inoltre, hanno anche costruito la rosa con la 2° età media più bassa in Serie A e una delle più verdi nella storia della Champions League.
Si può quasi dire che la i tifosi della Juventus abbiano peccato di hybris. Non si tratta di voler cercare alibi: la dirigenza bianconera comunque ha investito molto già nella prima sessione di mercato in questo progetto tarato su 3 anni, ed è lecito attendersi quantomeno gli obiettivi minimi. Fatte queste premesse, però, come ci si poteva aspettare un’annata perfetta e senza macchie?
Uno dei problemi principali della Juventus è stata la mancanza di continuità. Spesso abbiamo visto i bianconeri fornire grandi(ssime) prestazioni per poi capitolare la gara successiva, non riuscendo a replicare gli aspetti positivi del match precedente. 3 gli esempi lampanti: a inizio ottobre la Juventus vince una gara pazzesca a Lipsia, ma incappa in un pari in casa contro il Cagliari 4 giorni dopo; a fine ottobre pareggia 4-4 con l’Inter dando prova di un’ottima capacità di reazione, ma sbatte sul Parma 3 giorni più tardi; a metà dicembre, il 2-2 con il Venezia poche lune dopo aver trionfato tra le mura amiche dell’Allianz Stadium per 2-0 contro il Manchester City. Ecco arrivato ora il 4° momento: dopo aver trionfato nel Derby d’Italia, i bianconeri capitolano a Eindhoven.
La Juventus ha salutato la Champions League ai play-off perdendo per 3-1 ai supplementari contro il PSV. Nonostante il 2-1 maturato in suo favore all’andata e le 4 vittorie consecutive, i bianconeri si sono sciolti come neve al sole mostrando tutti i limiti caratteriali e tattici che hanno caratterizzato la stagione da fine ottobre ad ora. Trovare un solo responsabile, o un capro espiatorio, è però la cosa più errata che ci possa essere in questo momento.
In questo momento il mondo giornalistico e quello social stanno già servendo la gogna mediatica a Thiago Motta. Il tecnico italo-brasiliano è stato tutt’altro che infallibile: alcune scelte lasciano imperterriti. Da una parte l’ennesima e inspiegabile esclusione di Khephren Thuram dall’undici titolare: il centrocampista francese è l’unico che nella mediana bianconera sa garantire fisicità e dinamismo, ha una progressione eccellente e offre equilibrio tra entrambe le fasi. Perché è rimasto ancora in panchina? Un simile discorso si può fare anche su Yildiz, relegato fuori dai titolari come contro l’Inter.
Inoltre c’è la questione delle sostituzioni. Il momento del pareggio di Weah doveva essere il turning point della gara, l’episodio che doveva far prendere in mano la partita e strappare il pass per gli ottavi di finale. Così, però, non è stato. Poco prima della punizione che ha portato alla rete dello statunitense, Thiago Motta stava per inserire sul terreno di gioco Thuram, Yildiz e Mbangula. Dopo il pari il mister bianconero ha deciso di ritardare i cambi e di non toccare l’undici che era in campo. La Juventus doveva aggredire la gara e prendere in mano il pallino del gioco, ma si è abbassata a protezione dell’1-1 ed è arrivato il destro ravvicinato di Saibari che ha portato la partita ai supplementari, dove poi il PSV ha dominato.
Possiamo finalmente escludere il fatto che Vlahovic fosse il principale problema di questa squadra. Kolo Muani è un attaccante più funzionale del serbo a ciò che richiede Thiago Motta - è un creatore migliore sia per sé stesso che per i compagni -, tuttavia era ben chiaro che non bastasse cambiare la prima punta per far girare magicamente tutto. L’attaccante francese porta una grandissima prima pressione e attacca in modo magistrale la profondità, ma rimane comunque poco premiato per gli sforzi che fa.
La difesa bianconera continua ad essere costruita con cecità. Le lesioni del legamento crociato anteriore di Bremer e Cabal hanno creato una frattura insanabile nella retroguardia bianconera, che ha perso tutto lo smalto e la compattezza dell’avvio di stagione. È pure ingeneroso attaccare un ragazzo come Savona, proiettato in una dimensione ancora non sua da un giorno all’altro, oppure uno come Cambiaso, che sta giocando sotto infiltrazioni alla caviglia e continua a dover fare gli straordinari giocando anche come centrocampista centrale. Il mercato in entrata dei bianconeri è stato insufficiente: gli infortuni di Renato Veiga e Kalulu non hanno fatto altro che peggiorare la sensazione.
Due parole sulla “dirigenza” (termine che metto volutamente tra le virgolette essendo un concetto astratta che alla Juventus ormai non esiste più)? Obbligatorie. Oggi l’allenatore e la squadra sono lasciati completamente da soli. Nonostante i disastri che hanno poi compiuto a causa della pandemia e dell’affare Ronaldo che si è rivelato un investimento disastroso, i bianconeri avevano cominciato il proprio ciclo dal 2011 in poi facendo riferimento a una dirigenza forte e competente a livello calcistico. Nedved, Paratici e Marotta erano uomini di calcio, con esperienza sul campo come i primi due o nella gestione di società sportive come l’attuale presidente dell’Inter.
Oggi, che competenze hanno i vari Scanavino, Ferrero, Calvo o Elkann? È importante anche sottolineare il fatto che da inizio stagione non si sono mai degnati di mettere la faccia davanti alle telecamere per mostrare quantomeno vicinanza e fiducia. Post Maccabi Haifa abbiamo visto Andrea Agnelli parlare davanti ai microfoni, assumendosi le responsabilità del momento negativo. Oggi invece che cosa abbiamo davanti ai nostri occhi se non una Juventus completamente svuotata di ogni passione?
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