
Fiorentina-Como 0-2, Considerazioni Sparse
Il Como si fa grande e torna a vincere fuoricasa dopo cinque mesi. Fiorentina non pervenuta.
L'ultimo successo del Como lontano dalle mura amiche risaliva al 24 settembre 2024, il 2-3 contro quell'Atalanta ancora ingolfata di inizio stagione, per quella che era stata la prima delle sue cinque (da ora sei) vittorie in Serie A. Perché il Como è una squadra che ancora, a metà stagione inoltrata, non riusciva del tutto a tenere il passo con le proprie ambizioni di lungo termine, quelle di tenersi ben oltre la lotta retrocessione forti di un gioco propositivo e moderno, nonché di un organico - tecnicamente ed economicamente - ben più ricco delle altre squadre da parte destra della classifica. Questa vittoria contro la Fiorentina, una vittoria prepotente e dominante dove i lombardi hanno invertito i ruoli con i toscani, giocando da "grande" contro una "piccola", può essere un indizio di cosa in futuro vorranno essere i lariani.
In casa viola, serviva qualcosa di diverso per sopperire l'assenza di Kean e affrontare la squadra di Fabregas, qualcosa di più elaborato della "semplice" sostituzione del centravanti viola con Zaniolo in veste di vertice, fatta lasciando intatto quell'approccio in prevalenza reattivo e attendeista. Serviva qualcosa che servisse anche a mettere basi per il prosieguo dell'annata, con un organico che ora vede presenti una pletora di centrocampisti e trequarti, e poche opzioni (per non dire nessuna) sulle corsie esterne. Palladino invece non si scosta dal 442 da trincea che tanto bene fece all'Olimpico contro la Lazio e al Franchi contro l'Inter, a costo di incastrarci a forza i giocatori, e ritrovandosi con una squadra priva di idee di fronte a un Como aggressivo e che con grande facilità muove la palla da una parte all'altra del campo.
Dura poco, pochissimo la Fiorentina. Il tempo di una manciata di minuti, o di un paio di esibizioni sul palco di Sanremo nella versione dai ritmi serrati di Carlo Conti. Ritmi che invece ha fatto propri il Como per tutta la gara, facilitato da una passività dei viola senza palla tale da lasciare veramente perplessi. Paura di scoprirsi? Maggior attenzione alla saturazione degli spazi? Difficoltà a prendere i riferimenti? Complicato stabilirlo con certezza. Per i viola, sembra più che altro una soluzione comfort quella della doppia linea serrata in non possesso, da usare indipendentemente dal livello e dalle caratteristiche dell'avversario. Un qualcosa alla fine di prevedibile che il Como - come l'Inter nel ritorno di San Siro - ha mosso e aggirato con facilità, levando al contempo ai toscani qualsiasi velleità di andare in verticale. In questo, il gol di Diao che sbloccava la partita assumeva però un sapore di psicodramma: dopo una mezzora passata a giocare nella propria metà campo, la Fiorentina prendeva gol in contropiede da un calcio piazzato a favore (tragicomico Mandragora nella situazione).
L'idea di difendere bassi e giocare sulle transizioni è appetitosa contro le squadre posizionali (e quella di Fabregas lo è), ma se non riesci a uscire dalla pressione feroce che portano queste squadre diventa un problema (perché Fagioli trequartista e non a gestire l'uscita palla?). Tantopiù se non hai un vertice a cui appoggiarti. Questo è successo alla Fiorentina, apparsa senza Moise Kean una squadra normalizzata e orfana di una soluzione sicura. Questo è un sottotesto della stagione viola che alle volte passa un po' in sordina: l'esplosione di Moise Kean comporta anche una sorta di "dipendenza" tecnica dallo strapotere dell'ex Juve, un sistema che alle volte sembra funzionare soprattutto grazie a lui. Giusto valorizzare uno dei tuoi migliori giocatori, ma la sua assenza ha messo a nudo la povertà di idee dei gigliati, specie se messa a confronto con l'armoniosa coralità del Como di Fabregas.
La prova della squadra ospite si potrebbe descrivere a colpi di aggettivi per i singoli. Caqueret? illuminante. Da Cunha? onnipresente. Smolcic? impeccabile. Assane Diao? dittatoriale. Nico Paz? paradisiaco. Non c'è un singolo giocatore lariano, in qualsiasi zona del campo, che non sia sembrato superiore alla controparte viola. Nello specifico del primo dei marcatori di giornata, il modo in cui Diao per tutta la partita ha schiacciato, saltato, ripreso, superato Dodô, tenendolo spesso e volentieri bloccato e levando l'unica altra opzione per la Viola in uscita (ovvero con gli strappi palla al piede del brasiliano), è stato uno dei fattori a favore della squadra di Fabregas. Per il secondo, ovvero Nico Paz, parla anche solo il gol: un bellissimo tiro a effetto dal limite dell'area. Ma quante volte il Como ha trovato facilmente quella soluzione sulla trequarti? E quante volte la Fiorentina ha perso quei palloni sanguinosi in quella zona di campo? La fortuna aiuta gli audaci, dicevano gli antichi. Il Como è stato audace, la Fiorentina no.
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