
Juventus-PSV 2-1, Considerazioni Sparse
La zampata di Mbangula consegna alla Juventus un piccolo ma prezioso vantaggio, in vista del ritorno in casa del PSV.
Sono passati 3 anni dall'ultima volta che la Juventus è scesa in campo per una fase ad eliminazione diretta in Champions League. In un certo senso, per tutto quello che sta rappresentando questa stagione, sembrano passati 3 anni anche da quel Juventus-PSV di metà settembre, giocata in quell'atmosfera di fine estate, tra curiosità e speranze, che avvolgeva la nuova Juventus di Thiago Motta. Nel mezzo solo 5 mesi, ma anche un mare di cose: la partita è molto diversa dalla prima giornata di questa Champions League, quello che invece non cambia è la vittoria dei bianconeri, vittoria che dà un piccolo vantaggio in vista della trasferta di Eindhoven. E la Juventus ne ha bisogno.
Se la Juventus è cambiata, anche il PSV di Peter Bosz ha studiato, e si ripresenta a Torino più consapevole di come affrontare la squadra di Motta, meno propensa a concedere tutti gli spazi che aveva lasciato ai bianconeri nel precedente incontro, anche a costo di lasciare un po' più di campo. Thiago Motta sembra aspettarselo e ha l'idea di allargare tanto la difesa degli olandesi, difendendo sempre a 4, ma attaccando con una specie di 3-4-1-2 che disperde un po' le qualità Yildiz a sinistra, molto distante dalla porta, ma esalta la corsa di Weah sulla destra (più efficace se può arrivare da dietro), e l'intelligenza di McKennie tra le linee. È proprio l'ex Schalke, come spesso accade tra i più positivi, a lasciare la firma. E non è un caso.
Se i primi 10 minuti avevano lasciato pensare ad una Juventus arrembante, aggressiva sul primo pressing e di grande ritmo, il primo tempo non è esattamente la conferma delle sensazioni iniziali: il PSV sa far male e la gara è ben diversa dalla pacifica sgambata di metà settembre, ma nel complesso i bianconeri portano negli spogliatoi un buon primo tempo. È la ripresa a far ricadere la squadra di Thiago Motta nei suoi soliti vecchi peccati: non è un cattivo approccio, ma basta poco ad un vecchio volpone come Ivan Perisic per mostrare a tutti il motivo per cui Lloyd Kelly, scaraventato titolare in Champions, aveva collezionato fin qui appena 300 minuti in stagione. L'ennesima rimonta subita è una doccia fredda, sembra il giorno della marmotta, il solito spartito che si ripete come un incubo.
Con un inchino ai suoi tifosi Samuel Mbangula Tshifunda festeggia la rete che tira fuori la Juventus dall'ennesimo finale psicodrammatico davanti al proprio pubblico: una zampata di grande importanza, ma la vera lezione la dà Chico Conceição, con una giocata estemporanea che dimostra che in queste partite (quelle che contano per la situazione, non solo per l'avversario) non basta avere un buon piano. È un'altra zingarata di Federico Gatti (forse il vero leader in campo di questa squadra) a spezzare i torpori e dare il via all'azione che porta sul fondo il portoghese. Un break, una giocata improvvisata, ma quello che serve per scuotere la Juve ed evitare di passare l'ennesimo finale di partita a non sapere come uscire dall'impasse di una difesa schierata e un risultato da muovere.
Se c'è un dato più significativo degli altri, stasera il dato è probabilmente questo: è la prima volta in tutta la stagione che la Juventus vince tre partite consecutive. Il fatto che questo accada a febbraio inoltrato dice molto sulla travagliata annata dei bianconeri ma, a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, c'è un filo rosso che collega i tre successi che compongono questa statistica. La volontà di invertire la tendenza, di superare la difficoltà: con l'Empoli la Juventus ha rimontato uno svantaggio iniziale, con Como e PSV si è trovata per l'ennesima volta a farsi rimontare un vantaggio, ma ha avuto la forza di riprenderselo, come tante volte in stagione non era successo. Se c'è qualcosa da cui ripartite, è probabilmente questo.
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