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Inter Fiorentina Arnautovic
, 11 Febbraio 2025

Inter-Fiorentina 2-1, Considerazioni Sparse


L'Inter riaggiusta il tiro e vendica il ko di Firenze.

Dopo la roboante vittoria viola dello scorso giovedì, Inter e Fiorentina replicano a San Siro in una partita a dir poco - non poteva esser altrimenti - carica di tensioni, sfogate in campo quanto ai microfoni nel dopogara. Partita che si aggiudicano i nerazzurri grazie alla rete dell'uomo che non ti aspetti: Marko Arnautovic. Cinquanta minuti scarsi per lui a cavallo dell'intervallo, subentrato a metà primo tempo per il malconcio Thuram e uscito a sua volta per acciacchi muscolari a tredici dalla fine. Giusto il tempo per trovare il suo primo, pesantissimo gol in campionato, dentro una prestazione forse minimale, ma decisiva per i nerazzurri in ottica lotta scudetto.

Palladino per la trasferta a Milano fa proprio il motto "squadra che vince non si cambia": dentro lo stesso undici del 3-0 di quattro giorni prima, con la sola eccezione della ricomparsa di Moreno dal primo minuto (alla seconda presenza in campionato) al posto dello squalificato Comuzzo. L'idea è di replicare, sugli stessi concetti, la stessa prestazione del Franchi, puntando su una grande densità difensiva e sul togliere soluzioni in profondità alla manovra interista. Se possibile, la cerniera difensiva viola a questo giro è ancora più stretta, con la scalata a cinque dietro divenuta sistematica e ben poche licenze di risalita ai componenti del suo blocco basso. Ma per la squadra gigliata non era banale ripetere quella prova di difesa e transizioni encomiabile; questa gara anzi forse ci ha raccontato di una Fiorentina che, seppur a tratti e solo nel secondo tempo, si è trovata persino più leggera e a suo agio nel provare a giocare senza elmetto in testa e fuori dalle trincee.

Una differenza sostanziale per l'Inter l'ha fatta il maggior ritmo avuto tanto nella circolazione della palla quanto nella riaggressione, nonostante in certi frangenti abbia peccato di frenesia (perfino suo malgrado alimentata da un Inzaghi teso come una corda di violino in panchina). C'è stato un cambio di marcia a livello di intensità dei nerazzurri, che ha soprattutto levato modo ai viola di provare a ripartire in verticale e di potersi sfogare dalle sue lunghe situazioni da difesa posizionale. Se Beltran a Firenze era stato decisivo come direttore d'orchestra delle ripartenze gigliate, in terra lombarda è incappato in tanti errori di gestione e soprattutto in tanti duelli persi in mezzo al campo, aggredito con sistematicità da tanti uomini nerazzurri. Perso quel riferimento, la Fiorentina ha faticato tantissimo nell'uscire dalla pressione per innescare Kean e "spaventare" l'Inter, mentre i nerazzurri hanno avuto modo per azzannare a ripetizione il dispositivo difensivo avversario, meno attento dell'ultima uscita, senza più correre quei rischi di gestione delle transizioni negative che a tratti le si presentano da inizio stagione. Forse non un caso che l'Inter rispetto a Firenze si presentasse lasciando fuori De Vrij, Bisseck e soprattutto Frattesi, per tornare a Pavard, Acerbi e soprattutto Barella ad agire nelle zone centrali.

Certo, non mancavano potenziali fattori di psicodramma per la squadra di Inzaghi, capace nei primi venti minuti di colpire due pali e andare ancora vicino al gol con Lautaro (dopo pochi secondi) e Barella (pregevole tentativo in rovesciata), ma senza trovare la rete. L'elemento psicologico poteva essere una croce pesante da portare per l'Inter, alleviato almeno in parte dal rocambolesco gol sblocca-gara (autorete di un distratto Pongracic, viziata da un corner malamente assegnato ai nerazzurri) ma ripresentatosi al pari su rigore di Mandragora (e qui si attende se mai l'AIA chiarirà i parametri di valutazione dei falli di mano, con almeno tre decisioni differenti in questa ultima giornata di campionato). Forse alla Fiorentina, alla ripresa dopo l'intervallo, è mancato il coraggio di provare a dare una spallata a un'Inter ben più reattiva ma non del tutto in controllo: gli ingressi in forze della batteria qualitativa dei viola (Folorunsho, Cataldi, Fagioli e Zaniolo) sono arrivati tutti dopo l'ora di gioco.

Detto che l'Inter, nonostante la sberla di giovedì, si ritrova grazie a questa vittoria pienamente a contatto con la testa della classifica (vedendosi però purtroppo per lei riconfermata la sua dipendenza da certi elementi, a dispetto della profondità della rosa e del jolly serale di Arnautovic), la Fiorentina esce da questa Firenze-Milano andata/ritorno rinfrancata nello spirito ma con dei punti in sospeso per il futuro, specialmente a livello tattico. Palladino ha dovuto improvvisare in questi quattro giorni una squadra estremista per approccio e uomini, probabilmente necessaria per affrontare l'Inter ma che non può essere la Fiorentina dal vestito buono. L'improvvisa abbondanza di giocatori tecnici in mezzo al campo apre quesiti nuovi per i viola in termini di equilibri da trovare e potenziali elementi-chiave da valorizzare. Passata la tempesta nerazzurra, è tempo di mettere il vestito buono per la corsa Champions.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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