
Napoli-Udinese 1-1, Considerazioni Sparse
Un Napoli apparso pericolosamente stanco e privo di soluzioni impatta su una solida Udinese.
Vivaddio il mercato di riparazione (capitolo storicamente delicato in casa Napoli, e anche quest'anno non ha fatto eccezione) si è chiuso, lasciando la parola al solo e unico giudice insindacabile del gioco del calcio, ovvero il campo. Che, per la verità, un verdetto piuttosto importante nei giorni immediatamente precedenti a questa gara lo aveva pur emesso, lasciando il Napoli di Conte primo in classifica, senza fastidiosi asterischi a trascinare un carico ingombrante di "se" e di "ma". Un attestato importante per gli azzurri, che hanno la grande occasione per trovare nuova linfa nella lunga rincorsa al titolo, necessaria per mettere su mattoni su mattoni e altri gradi di pressione per chi si trova ad inseguire.
È proprio la linfa vitale quella che agli azzurri, drammaticamente, manca: il Napoli è una squadra che ha scelto una ragion d'essere in campo, che le ha portato tante soddisfazioni in questo scorcio di campionato, fatta di pressione alta portata sin dalle prime fasi, chiedendo ai centrocampisti McTominay e Anguissa un lavoro dispendiosissimo che necessita di collaborazione, in termini di corsa, anche agli esterni sia alti che bassi. Sudore e sacrificio che, quando tutto va bene, non pesano affatto e anzi diventano quasi piacevoli, ma che prima o poi si presentano come uno scotto pesante da pagare.
Di tutto questo ne approfitta l'Udinese: una squadra che, di certo, sa cosa fa e sa farlo molto bene, visto che nel primo tempo i friulani hanno impegnato tante volte gli avversari, con 6 tiri scoccati di cui 3 indirizzati verso la porta difesa da Meret. Una sofferenza che il Napoli non viveva proprio dalla sfida dell'andata, segno che la squadra di Runjaic sa quali corde andare a pizzicare. In particolare, quelle della gran prestanza fisica dei suoi giocatori, capaci non solo di resistere al Napoli, ma anche di costringere gli avversari a lunghe fasi di rincorsa e di affanno, allontanando così il Napoli dalla sua porta e portando a casa un punto strameritato.
Se quindi da una parte c'è un'Udinese che fa tutto quello che deve e lo fa bene, dall'altra c'è un Napoli che è apparso stremato e poco lucido, incapace di cambiare il ritmo e imprimere il suo marchio sulla partita. La corsa degli azzurri, come ribadito da Conte nel post-partita, resta straordinario (sette vittorie consecutive e due pareggi nelle ultime nove gare, con la sconfitta che manca da inizio dicembre), tuttavia il dubbio che insorge in questo momento è che il Napoli abbia raggiunto il suo limite massimo, oltre il quale non è possibile andare. Un limite non solo fisico, ma anche tattico: nonostante le sostituzioni (stavolta particolarmente precoci rispetto al solito), il Napoli non è riuscito a trovare, nelle caratteristiche dei nuovi entrati Raspadori e Ngonge, soluzioni alternative per sbrogliare una matassa ingarburgliatissima. Nemmeno l'ingresso "mistico" di Okafor, apparso ancora in ritardo di condizione dopo le note vicende di mercato tra Milan e RB Lipsia, ha scosso gli azzurri nel finale.
In una gara intensa e interessantissima dal punto di vista tattico, ci sono comunque delle individualità importanti che hanno saputo indirizzare, nel bene e nel male la gara: se da un lato McTominay continua a spadroneggiare in mezzo al campo, dall'altro va sottolineata la prova solida e concentrata di Solet, capace di rendere nullo il contributo di Lukaku alla gara; allo stesso modo Ekkelenkamp e il suo destro eccezionale sono dei giustizieri severissimi per le disattenzioni di Juan Jesus e Mazzocchi, autori di sbavature magari lievi, ma che sommate tra loro hanno finito per pesare tanto sull'economia del match.
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