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Coppa Italia Conegliano
, 10 Febbraio 2025

Coppa Italia Volley Femminile, Considerazioni Sparse


Conegliano fa un altro passo nella storia: è la prima società a vincere per 7 volte la Coppa Italia di volley.

Come Conegliano nessuno mai: con la vittoria della 7° Coppa Italia, il club veneto batte il record che finora apparteneva a Ravenna e Bergamo (ferme a 6) ed entra di diritto nella storia della competizione, dopo esser entrata da quella principale in quella del volley femminile. Nella Final Four disputata all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (BO), la Prosecco Doc ha ottenuto due vittorie piene, prima in semifinale contro la Igor Novara, poi nella finalissima con la Numia Vero Volley Milano: sotto gli occhi del CT Velasco, la squadra di Daniele Santarelli aggiunge un altro trofeo al suo ricchissimo palmarès, mostrandosi ancora più dominante del previsto ed annichilendo le velleità di tutte le avversarie trovate sul cammino. Una dimostrazione di forza disarmante, suggellata dal fatto di non aver perso nemmeno un set nell’arco delle 48h della manifestazione, che mantiene le venete salde sul trono del volley nazionale, senza se e senza ma.

La finalissima si preannunciava scoppiettante, perché se da un lato della rete la Prosecco Doc non aveva bisogno di presentazioni, dall’altro c’era una Milano piena di stelle, con le campionesse olimpiche Orro, Egonu, Sylla e Danesi, che poteva contare anche parzialmente sulla rientrante Pietrini. Il primo set è stato combattutissimo, ma la squadra di Stefano Lavarini non ha saputo chiudere a suo vantaggio i tre set point, ed ha dovuto arrendersi al cinismo tipico della grande squadra mostrato da Conegliano, che ha portato la frazione dalla sua per 37-35, dopo una maratona estenuante. Dopo questa battaglia, la Numia Vero Volley ha subito nettamente il contraccolpo psicologico, permettendo alla squadra di Daniele Santarelli di menare le danze e chiudere la contesa in 3 soli set (con un doppio 25-20). Se cercate la voce “mentalità vincente”, sul dizionario, troverete questa conduzione di gara del club veneto, capace di resistere, conquistare strenuamente un set lungo e difficile e poi stabilizzare la sua superiorità.

Novara e Scandicci hanno lasciato la Final Four anzitempo, sconfitte nelle semifinali del sabato: entrambe le squadre, però, sebbene in modo diverso, hanno onorato le armi più che degnamente. Per le piemontesi, l’impresa era dannatamente ardua, trovandosi accoppiate con la cannibale Conegliano: la squadra di Lorenzo Bernardi, pur sconfitta per 3-0, ha dato filo da torcere alle campionesse in carica in ogni frazione, soccombendo solo nei finali di set. Per quanto riguarda la Savino del Bene, invece, il rammarico è legato esclusivamente al risultato maturato nel tie-break, perché la battaglia di quasi 3 ore con la Numia Vero Volley è stata sportivamente spettacolare: le toscane hanno poco da rimproverarsi, e si confermano, insieme a Milano, una delle due antagoniste principali allo strapotere della Prosecco Doc. Dopo una semifinale così estenuante, si sapeva che la finalista uscente, oltre alla difficoltà di affrontare Conegliano, avrebbe dovuto far i conti con l’elemento stanchezza, che probabilmente per Orro e compagne è stato uno dei molti fattori decisivi nel match domenicale per il titolo.

Guardando alle individualità, il tavolo della finalissima era zeppo di campionesse: Paola Egonu, pur sconfitta, è stata la top-scorer del match con 24 punti (28%), facendo segnare a tabellino grossomodo le stesse percentuali di Isabelle Haak (21 punti e 27%) in una sfida tra opposti di altissimo livello che ha trovato il suo culmine nel finale di primo set. Se si parla di opposti va fatta però anche una menzione per Kate Antropova che, nonostante l’eliminazione, in semifinale ha messo a terra 30 palloni, confermandosi ad un livello eccellente. Tornando alla finalissima, a fare la differenza sono state, numericamente, Sarah Fahr e Gabi: la centrale azzurra ha fatto segnare un devastante 51%, e la schiacciatrice brasiliana ha messo a terra da sola 15 punti, gli stessi che Milano ha siglato con la somma dei suoi martelli, con il merito ulteriore di chiudere quel primo set estenuante con un colpo da far vedere e rivedere a chi ama questo sport. Se ci chiedessero però quale sia il reale segreto di Conegliano, vincente oramai da tantissimo tempo, indicheremmo due atlete che sul tabellino compaiono molto poco: il libero Monica De Gennaro ed il palleggiatore Asya Wolosz sono la costante dei successi delle pantere, e benché tutti i giocatori attorno a loro cambino anno per anno, costituiscono il centro di gravità permanente (assieme al tecnico Santarelli) dei successi della società di Maschio e Garbellotto.

Che dopo le Olimpiadi il volley vada a vele spiegate era cosa nota, ma vedere quasi 20.000 persone riempire in due giorni la Unipol Arena ne è la vivida conferma: sia al maschile sia al femminile, la pallavolo ha fatto registrare un aumento degli iscritti e degli appassionati negli anni che ha avuto sicuramente un booster dal successo olimpico, ma è figlio di una crescita organica consolidata e seguita per anni. Certamente, la buona organizzazione degli eventi è un tassello fondamentale, con questa manifestazione che ha fatto da traino anche per la finale di Coppa Italia di A2, vinta dall’Omag San Giovanni in Marignano, e per lo stage di Julio Velasco (presente in osservazione a tutte le gare) con le migliori atlete della cadetteria. Altrettanto sicuramente, il fatto di avere una realtà dominante a livello planetario come Conegliano è un ulteriore valore aggiunto, ma non dobbiamo dimenticarci che anche quello veneto è un percorso vincente figlio sì di investimenti importanti, ma strutturato, rafforzato, stabilizzato nel corso di anni di lavoro costante e continuo. Ora l’Imoco deve trovare del posto per questa storica Coppa in una bacheca stipata di trofei: oltre alle 7 Coppe Italia, figurano 8 Supercoppe, 7 Scudetti, 3 Mondiali per Club e 2 Champions League, in una epopea che non sembra minimamente destinata a terminare.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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