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Torino Genoa
, 9 Febbraio 2025

Torino-Genoa 1-1, Considerazioni Sparse


Il Torino ci prova, il Genoa resiste: un punto a testa per tener lontana la zona rossa.

All’Olimpico Grande Torino va in scena una sfida tra due squadre in via di guarigione. Da una parte il Torino, imbattuto nelle ultime 6, che dopo la caduta libera conseguita all’infortunio di Zapata è ripartito da un nuovo modulo tattico e da uno spirito battagliero; dall’altra il Genoa che con Vieira ha acquisito quella continuità e quella solidità che erano mancate a inizio stagione. Entrambe si sono allontanate ultimamente dalle sabbie mobili, e questa sera fanno un altro passetto in questa direzione, spartendosi la posta con un 1-1 figlio di due reti rocambolesche, su cui ha probabilmente da recriminare maggiormente il Torino, sia per prestazione e sia anche per un finale rovente segnato da due contatti più che dubbi in area genoana, su cui Feliciano e la sala VAR prendono decisioni che lasciano perplessi nell’epoca in cui non ci si può neanche più sfiorare senza rischiare il penalty.

Il Torino post derby è una squadra molto più battagliera ed anche più ordinata in campo: il 4-2-3-1 disegnato da Vanoli si poggia su un giocatore cardine per ruolo e su un’attitudine al sacrificio che nella prima parte di stagione non si vedeva. Maripan in difesa, Ricci a centrocampo e Vlasic davanti sono i 3 giocatori che alzano il tasso qualitativo della compagine granata, che nei primi 60’ di fatto domina la partita. Il pareggio nasce da un errore madornale di Saul Coco, ma anche dopo la rete genoana il Torino non demorde e prova a portarla a casa, a conferma dell’atteggiamento volitivo: nel finale Casadei rischia di bagnare l’esordio insaccando di testa, e soprattutto nel recupero Adams e Sanabria vengono strattonati in area senza alcuna sanzione. Inevitabile il rammarico, ma questo punto di fatto permette al Torino di cristallizzare la distanza dalla zona salvezza e conferma che, pur in mezzo a molteplici difficoltà, la strada è tornata ad esser quella corretta.

Il Genoa di stasera è probabilmente il peggiore dell’era Vieira, perché nella prima ora di gioco non riesce a reggere il ritmo imposto dal Torino e sembra soffrire sia il palleggio sia le verticalizzazioni avversarie. In attacco, la trequarti composta da Miretti e Vitinha (e Messias in seguito) non impensierisce mai la retroguardia granata, ma è bravissimo Pinamonti a sfruttare il disimpegno errato di Coco siglando una rete da vero bomber. Per i rossoblù si tratta di un punto d’oro, che arriva in una serata in cui non hanno prodotto xG e che conferma quanto abbiano trovato una solidità anche nelle serate meno performanti: Vieira, anche grazie al rientro di alcune frecce importanti al suo arco, ha reso il Genoa arcigno e più difficile da affrontare, e pazienza per chi cerca lo spettacolo, perché l'uscita dalle sabbie mobili è, in questo momento, un'evidenza.

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Promossi e bocciati: partendo dalle ovvietà, promosso Pinamonti che si dimostra cinico sfruttando l’unica occasione a disposizione, ed è uno dei pochi ad esserlo nel Genoa assieme al baluardo Badelj. Dietro la lavagna invece ci finiscono sia lo sfortunato Thorsby sia i due trequartisti Vitinha e Miretti. In loro compagnia, sul lato granata, ci finiscono Saul Coco, reo del pasticciaccio brutto, e Pedersen, che non si capisce che meriti abbia per calcare un campo di Serie A. Migliore in campo Maripan, che pur sfortunato nella deviazione del gol avversario, si dimostra un leader difensivo d’altri tempi: si conferma anche Vlasic, e non è un caso che la crescita del Torino combaci con la sua. Da rivedere Adams, generosissimo ma spuntato, ed anche Casadei, che gioca pochi minuti ma fornisce una prestazione incoraggiante. Brutto parlare degli arbitri, ma l'operato di Feliciano e dei suoi assistenti è un assist perfetto a chi nutre delle perplessità sulla qualità arbitrale e sull'utilizzo del VAR: doveva esser visto sul campo dal direttore di gara ed eventualmente rivisto in una saletta in cui, probabilmente, sono mancati il coraggio o la corrente elettrica per trasmetter le immagini.

Al primo gol del Torino, l’esultanza della Maratona intonava il consueto ritornello anti-Cairo. Per l’ennesima volta, in una sessione di mercato, il presidente granata non si è smentito, offrendo un saggio di tutto quanto lo rende detestabile all’ambiente: ridursi all’ultimo giorno comprando in saldo giocatori di utilità non primaria rispetto al progetto, senza colmare i buchi realmente esistenti nel roster. Il centravanti atteso da Ottobre non è arrivato, con il povero Salama che si presta più a calembour che ad una effettiva esigenza tecnico tattica, e la tanto osannata operazione Casadei (che sarà anche futuribile, ma ricordiamo, contava 0 presenze in Serie A prima di stasera) induce il popolo granata a pensare che non sia altro che un preludio all’addio di Ricci. Vanoli dovrà continuare a far le nozze con i fichi secchi, come tutti i suoi predecessori ed anche di più, mettendosi il prima possibile al riparo dalla zona a rischio: ed è molto apprezzabile come, con una rosa così povera a disposizione, sia riuscito comunque a ritrovare il bandolo della matassa dopo mesi tempestosi partendo, quantomeno, dalla coesione e dallo spirito di squadra.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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