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Red Star FC Parigi
, 4 Febbraio 2025

Red Star FC, un club tutto valori e storia


Il Red Star FC, primo club di Parigi, è molto lontano dall'essere il PSG degli sceicchi o il Paris FC di Arnault

Ogni capitale europea, di norma, è rappresentata da almeno un club calcistico fondato più di un secolo fa, ricco di trofei, di storia, e di tifosi. Questa regola vale per città come Madrid, Amsterdam, Londra, Lisbona, Roma, Atene, Istanbul, Mosca, e molte altre; esiste tuttavia un'esclusa illustre: Parigi.

Se si conosce un minimo la travagliata tradizione calcistica transalpina, infatti, si saprà che tra fallimenti societari, scandali, poco professionismo, e rari successi internazionali, le big di Francia sono storicamente squadre come lo Stade de Reims, il Saint-Étienne, il Bordeaux, il Nantes, e il Marsiglia. La squadra più titolata della nazione, il PSG, nasce solo nel 1970 da una costola del Paris FC, club fondato giusto un anno prima proprio con lo scopo di rilanciare il calcio professionistico nella capitale. Prima del '69, tuttavia, non c'era il vuoto.

Il primo club di Parigi è il Red Star FC, fondato nel 1897 dal "nonno" del calcio Jules Rimet, assieme a suo fratello Modest. Presidente della FIFA dal 1921 al 1954, presidente anche della FFF (la federazione calcistica francese) dal 1919 al 1942, creatore nel 1930 della Coppa del Mondo che ha portato il suo nome fino al 1970, Rimet ha sempre creduto in un calcio inclusivo, anti-classista, educativo, e socialmente impegnato, ed è con questa filosofia sportiva che creò il Red Star.

Tutto è riassumibile nelle parole di Rimet: "allenare il corpo, risvegliare la mente". Nel corso degli anni il club non ha mai abbandonato questi ideali, li ha anzi portati sempre più al centro del proprio progetto, unendoci poi un profondo antifascismo e un fortissimo legame con ambienti progressisti di sinistra. Vale la pena spendere due parole sul nome e sul logo del club. Il nome Red Star, in lingua inglese in una nazione che non tollera l'utilizzo di termini non in lingua francese, viene scelto proprio per dare un'aria internazionale e cosmopolita al club, in linea coi valori di Rimet.

Rimet Parigi Red Star FC
Jules Rimet con in mano l'omonima coppa

Il logo invece, rappresentante ovviamente una stella rossa, potrebbe trarre in inganno se associato agli ideali socialisti della squadra: secondo la leggenda viene scelto dai fratelli Rimet in seguito ad un consiglio della loro governante inglese, che viaggiava spesso su battelli della compagnia Red Star Line.

Dal punto di vista dei titoli, la storia del Red Star è più che modesta. Gli unici trofei importanti vinti dai Parigini sono cinque Coppe di Francia conquistate negli anni tra le due guerre mondiali, quando nella rosa figurava anche Helenio Herrera, all'epoca ancora giocatore. Da lì in avanti, tante stagioni passate in seconda divisione e anche qualche retrocessione nella terza. La stagione 2024-25 la sta giocando mediocremente da neopromossa in Ligue 2, campionato nel quale milita anche il Paris FC, squadra acquistata di recente da Bernard Arnault e Red Bull. Nonostante questi poveri risultati sportivi, i tifosi sono sempre stati numerosi ed estremamente attivi, rendendo l'atmosfera delle gare interne una delle più calde di Francia. I motivi di questo attaccamento vanno ricercati quindi nella tradizione extra-sportiva del club.

Primo elemento cardine per il Red Star: lo stadio Bauer. Viene eretto nel 1909 a Saint-Ouen-sur-Seine, comune nella periferia nord di Parigi, per dare al club una nuova casa in sostituzione del vecchio stadio ai piedi della Torre Eiffel; da qui, il Red Star non si è più mosso. L'impianto ha ospitato alcune partite di calcio delle Olimpiadi del 1924, cosa tra l'altro resa possibile proprio da Jules Rimet, che spinse nel 1908 per l'introduzione di un torneo calcistico amatoriale all'interno delle Olimpiadi. Il Bauer ha ospitato anche un'amichevole tra Brasile ed Andorra dei mondiali del '98, per la quale scesero in campo Ronaldo, Rivaldo, Taffarel, Aldair, Cafu, Roberto Carlos, Dunga, Bebeto, solo per citarne alcuni.

Gli highlights dell'amichevole Brasile-Andorra giocata nello stadio del Red Star FC

Tuttavia, l'importanza di questo stadio non è legata a questi avvenimenti, bensì al nome di due vittime del regime nazista: Jean-Claude Bauer e Rino Della Negra. Il primo era un medico ebreo comunista che partecipò alla resistenza parigina, e che venne di conseguenza fucilato dagli invasori tedeschi, diventando un eroe locale. Il secondo, figlio di immigrati Italiani, di mestiere faceva il calciatore e giocò per qualche partita proprio nel Red Star, prima di decidere di lasciare tutto per entrare a far parte della resistenza, venendo anch'egli fucilato dai nazisti. A Bauer venne intitolato l'intero impianto, mentre Dalla Negra è il nome della tribuna dei tifosi di casa. Durante le partite interne, vengono lanciati un gran numero di cori dedicati sia allo stadio, sia a Della Negra.

Secondo elemento cardine: Saint-Ouen. Il comune che ospita il Red Star da più di un secolo è speciale, e di conseguenza lo è anche il legame che unisce i suoi abitanti alla squadra verde-bianca. Si tratta di una zona storicamente povera, piena di migranti e di operai, cosparsa di case popolari e sede di un mastodontico mercatino delle pulci. Non risulta quindi strano sapere che dal 1945 al 2014 questo comune cosmopolita e lavoratore abbia avuto ininterrottamente sindaci comunisti.

Questa composizione sociale variegata e allo stesso tempo piuttosto povera ha da subito sposato senza fatica i valori originari del club, contaminandolo a sua volta con una forte componente politica di sinistra ed estrema sinistra, anti-capitalismo, lotta sociale, anti-razzismo, e anti-fascismo. Dal 1909 quindi il Red Star e Saint-Ouen sono una cosa sola, tant'è che a più riprese il club ha avuto "93" nel nome (AS Red Star 93, Red Star FC 93), che sta ad indicare proprio il dipartimento numero 93 nel quale è situata la cittadina.

Calcio Ligue 2 Red Star FC
Lo Stade Bauer

Terzo elemento cardine: gli ideali. Non esiste il Red Star senza i propri tifosi, e non esistono tifosi del Red Star indifferenti. Essere tifoso del Red Star significa non solo supportare una squadra di calcio, ma innanzitutto credere in delle idee: nell'uguaglianza, nell'aiuto reciproco, nello stare dalla parte dei più deboli, nello schierarsi sempre, nell'anteporre i propri ideali al raggiungimento di qualsiasi traguardo, nello sguazzare fieramente nelle serie inferiori.

Il club, e la tribuna Della Negra in primis, promuovono quotidianamente iniziative benefiche come le raccolte di beni di prima necessità in occasione delle partite, ma anche collaborazioni con le scuole, programmi di aiuto ai piccoli imprenditori locali, e così via. Essenziale in questo ambito è il programma "Red Star Lab", che organizza durante le vacanze estive workshop a sfondo culturale ed artistico sia per giovani Parigini, sia in giro per l'Europa.

Il Red Star è diventato quindi un club di culto, paragonabile ad altre realtà come il St Pauli in Germania, il Royale Union Saint-Gilloise a Bruxelles o il Bohemians a Dublino. Da poco, il Red Star ha intrapreso - come ha fatto anche il St. Pauli - un progetto di rebranding con l'obiettivo di far sopravvivere i valori della squadra e di legarli non più solo ad una lontana eco della seconda guerra mondiale, ma anche a sfide più attuali. Ad occuparsi di ciò è stata Kappa, che quando c'è da ammodernare un club rispettandone i valori e la storia non sbaglia mai, come sanno bene i tifosi del Venezia e del Kallithea.

Alcuni supporters hanno storto il naso di fronte a questa iniziativa, ma mai quanto di fronte all'acquisto del club da parte di 777 Partners. La compagnia di investimento, tralasciando le varie vicissitudini legali e la pochissima trasparenza (ne sanno qualcosa a Genova, sponda Grifone), non ha sicuramente vedute conciliabili con quelle dei tifosi verde-bianchi, dichiaratamente anti-capitalisti e che hanno sempre preferito sacrificare i sogni di gloria sportiva pur di stare con la coscienza pulita. Non sorprende che i dintorni del Bauer siano pieni di sticker anti-777, visto anche che la compagnia americana ha deciso di ristrutturare l'intero impianto aggiungendo un enorme centro commerciale all'ingresso (quantomeno non è stata toccata l'imponente casa popolare che svetta su un lato del campo).

Il futuro del Red Star, comunque, non sembra in pericolo, così come non lo sembrano i valori che rappresenta. È sicuramente vero, però, che si prospettano delle sfide all'orizzonte. Una è legata senza dubbio ai proprietari, che non penso potranno essere mai accettati dalla comunità dei tifosi, ma che allo stesso tempo hanno già investito una quantità di denaro non indifferente nel progetto. Un'altra riguarda Saint-Ouen e l'effetto di gentrificazione che sta vivendo negli ultimi anni: Parigi è sempre più cara, secondo alcune classifiche sarebbe la città più cara del mondo con Hong Kong e Zurigo, perciò gli abitanti si stanno spostando a vivere sempre più in periferia, occupando zone come Saint-Ouen e facendone crescere il costo della vita e i prezzi degli immobili.

La conseguenza di questo effetto è duplice, poiché il Red Star sta acquistando nuovi tifosi dalla upper-class, ma allo stesso tempo i tifosi tradizionali tendono a riconoscersi sempre meno nella cittadina e nella squadra stessa, sempre più "imborghesite". Impossibile sapere fino a che punto si spingeranno queste problematiche, ma per il momento è giusto godersi questo club divenuto ormai mitico.


  • Nasce nel 2001 a Monza. Ha un santino di Ricardo Quaresma nel portafoglio. Grande fan dei gesti tecnici fini a sé stessi. Oltre al calcio, grande appassionato di musica triste e di film noiosi.

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