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God Save the Premier
, , 4 Febbraio 2025

God Save The Premier #15 - Stay Humble


Il dominio dell'Arsenal, la dichiarazione d'intenti del Liverpool, il centravanti dello United e altro dalla settimana di Premier

Buongiorno appassionati di calcio inglese (e non),

sono Paolo Bellini e questa è God Save the Premier, una rubrica che vi terrà compagnia fino a fine stagione per raccontarvi con cadenza settimanale tutto quello che succede nel massimo campionato inglese di calcio. Uscirà ogni martedì, per darvi il tempo di recuperare dal solito weekend impegnativo a base di Premier e divano.

La rubrica sarà strutturata in questo modo: un tema centrale (nell'uscita di oggi: Il dominio dell'Arsenal, due o tre avvenimenti che hanno attirato l'attenzione, spesso situazioni di partite, descritte in poche righe ma nella maniera più esaustiva possibile (oggi: Il Liverpool continua a marciare, e Lo strano caso del centravanti del Manchester United)

Spiegazione terminata, cominciamo!

Il dominio dell'Arsenal

Il 5-1 perentorio con cui l'Arsenal ha schiantato il Manchester City domenica si può riassumere con un cartello mostrato da un tifoso dell'Arsenal, "Stay Humble", riferito ad Haaland e allo scambio di "complimenti" che l'attaccante norvegese ha avuto nella partita del girone di andata con Gabriel, ma in una prospettiva più generale può far riferimento a tutta la stagione dei Cityzens, in Premier e in Europa.

Una "statement win", che ridimensiona una squadra che aveva guadagnato 14 punti sui 18 disponibili nelle ultime 6 partite, mentre manda di diritto alla rincorsa dei Liverpool un Arsenal che ha perso solo una della ultime ventuno partite tra tutte le competizioni, la semifinale di andata di Carabao Cup contro il Newcastle (se non consideriamo la sconfitta ai calci di rigore in FA Cup contro il Manchester United, finita in pareggio nei tempi regolamentari).

Una sconfitta netta, la più grave subita da Guardiola non solo in Premier League ma in assoluto da quando ha iniziato ad allenare - non ha mai perso con quattro gol di scarto da quando ha cominciato la sua carriera da tecnico nel 2007 - e la più larga concessa ai Gunners dal 2003, quando il Manchester giocava ancora la vecchio Maine Road.

È la quarta volta quest'anno che il City ha concesso quattro gol in una partita tra Premier e Champions League e la consapevolezza del tecnico catalano sullo sciogliersi della sua squadra nei momenti di difficoltà, la dice lunga sullo stato mentale prima ancora che fisico dei suoi giocatori: "È successo per tutta la stagione, stiamo regalando troppe cose, siamo consapevoli che questo non può succedere."

La gara è iniziata come peggio non poteva per il Manchester City, con un passaggio di Stones per Akanji al 2' che lo svizzero non è riuscito a distribuire ai suoi centrocampisti, perdendo il contrasto contro Trossard; il pallone è quindi finito tra i piedi di Rice e prima il passaggio in avanti per Havertz e poi quello al centro per Ødegaard, il quale ha battuto Ortega in uscita. Un canovaccio visto più volte negli ultimi mesi, lo svantaggio subito nei primi minuti per errori individuali nell'impostazione dal basso.

Dopo il vantaggio, l'Arsenal ha abbassato leggermente il suo baricentro per contenere l'eventuale risposta del Manchester City, che però non è mai arrivata dal gioco e dall'impostazione, bensì da un colpo di testa di Gvardiol da calcio d'angolo respinto con un colpo di reni da Raya al 22'.

Qualche minuto dopo è stato l'Arsenal che ha avuto la possibilità di raddoppiare, ma Havertz ha sciupato una ghiotta occasione in area di rigore, nata di nuovo da un errore nell'uscita dal basso della squadra di Guardiola, con Ortega che tenta di servire Kovacic, il quale però viene anticipato in scivolata da Rice, con la palla che finisce tra i piedi di Havertz, che calcia a lato tentando di incrociare sul palo più lontano.

Al 44' è ancora Raya a salvare i suoi su un tiro di Savinho deviato, ma l'ex portiere del Brentford non può nulla al 54' quando Haaland anticipa in area Saliba e segna la rete dell'1-1, tornando ad esultare alla sua maniera (un'esultanza che tornerà nella partita, ma in modo un po' diverso) nella sua posizione tipica di yoga. La situazione di parità dura però meno di un minuto, perché Foden sbaglia un passaggio orizzontale che diventa preda di Thomas, il quale tira dal limite dell'area trovando la deviazione fortuita di Stones che mette fuori causa Ortega.

Dal pareggio in poi è un monologo dell'Arsenal, con Lewis-Skelly, Havertz e il neo-entrato Nwaneri che portano il punteggio finale sul 5-1, una punizione severa per Guardiola e i suoi, colpevoli tuttavia di non essere riusciti a rialzare la testa dopo il secondo gol subito.

Se fino a settimana scorsa l'Arsenal poteva contare su una potenziale futura stella come Ethan Nwaneri, dopo il match di ieri si è aggiunto in questo insieme anche Martin Lewis-Skelly, non solo per la prima rete trovata con la maglia dei Gunners, non solo per l'esultanza à la Haaland - tra l'altro, nell'episodio della gara di andata con la scaramuccia tra Gabriel e Haaland, è stato proprio Lewis-Skeely, allora debuttante con la maglia dell'Arsenal, ad andare faccia a faccia con l'attaccante norvegese, un discreto armadio di 194cm per 88kg - ma soprattutto per la costanza di rendimento mostrata quando è stato impiegato, il che gli è valso un posto da titolare anche ieri, in una delle partite più sentite dell'anno, costringendo Calafiori ad accomodarsi in panchina.

Cosa trarre da queste prestazioni, per entrambe le squadre?

L'Arsenal esce dall'Emirates Stadium con un boost di fiducia enorme, dopo aver dimostrato ancora una volta che difficilmente sbaglia l'approccio delle partite importanti, specialmente in Premier League. L'infortunio di Saka, che si sta rivelando più grave del previsto (dovrebbe rientrare solo ad aprire), sta mettendo a dura prova le rotazioni di Arteta, il quale ha sia in attacco che in difesa i giocatori contati, e il mercato invernale non ha portato nessun colpo per ampliare la rosa.

Il Manchester City, invece, perde tutta la spinta positiva acquisita nelle ultime sei partite, subendo una sconfitta netta nell'intensità quanto nel risultato finale. Una parte della rosa è probabilmente all'ultimo ballo a Manchester e l'altra parte, quella nuova, deve ancora abituarsi all'atmosfera della sala da ballo, il tutto con 115 capi d'accusa che potrebbero bloccare le sessioni di mercato per gli anni a venire.

Quindi, cosa fare di questo Manchester City? Prendere quel che viene, ma non ditelo a Guardiola, perché settimana scorsa il "quel che viene" è stato nuovamente il Real Madrid, per i Play-offs di Champions League, estratto dall'urna di Nyon.

Il Liverpool continua a marciare

La partita di sabato era considerata un banco di prova importante tanto per il Liverpool quanto per il Bournemouth, da un lato per confermare ancora il proprio dominio sulla Premier, dall'altra per misurare la solidità delle ambizioni di qualificazione europea.

Le Cherries arrivavano si presentavano davanti ai propri tifosi forti di una striscia di imbattibilità che durava da undici partite, iniziata con le vittorie in casa contro Arsenal e Manchester City e proseguita, anzi col senno di poi terminata, con gli scalpi illustri di Newcastle (4-1 a St. James Park) e Nottingham Forest (5-0 settimana scorsa al Vitality Stadium).

I Reds erano reduci da diciotto partite senza sconfitte tra Premier e coppe, l'ultima delle quali subita in casa proprio contro il Forest, e si preparavano al match di sabato consapevoli di stare affrontando la squadra, esclusi loro stessi, più in forma di tutto il campionato. È stata tutto sommato una partita giocata alla pari, risolta però dall'unica differenza in campo: una squadra aveva Salah, l'altra no.

Mi rendo conto che riassumere una sfida così citando solo la doppietta di Salah è un po' riduttivo, ma l'egiziano è il capocannoniere della Premier con 21 gol all'attivo ed è la quinta volta che arriva a questo traguardo nel massimo campionato inglese, sedendosi al tavolo con giocatori del calibro di Shearer, Henry, Aguero e Kane. Le due reti di ieri gli hanno anche permesso di arrivare a 178 gol segnati in Premier tra Chelsea e Liverpool, uno in più di Lampard e sei in meno di Agüero, quinto nella classifica all-time.

Il Bournemouth non ha giocato una brutta partita, anzi, ma si è scontrato contro la superiorità e la praticità del Liverpool: la posizione più larga di Gravenberch rispetto a MacAllister per contrastare Kluivert e i continui lanci lunghi, mirati, di Alisson per scavalcare il pressing della squadra di Iraola hanno fatto alla fine la differenza: le Cherries hanno preso due pali con Semenyo e Tavernier (più un errore clamoroso di Kluivert sulla ribattuta), i Reds hanno siglato due gol con Salah.

Non è un ridimensionamento per il Bournemouth, ma solo una presa di coscienza che il Liverpool rimane una squadra superiore nonché nettamente la più forte di questa Premier League.

Lo strano caso del centravanti del Manchester United

Amorim è stato criticato nelle scorse settimane per le sue scelte di formazione e di gestione dei suoi uomini, ultima ma non meno importante quella che ha costretto Rashford ad accasarsi all'Aston Villa.

Domenica contro il Crystal Palalce, il tecnico portoghese ha scelto di iniziare la partita senza sia Højlund che Zirkzee, 100 milioni di prime punte in panchina, affidando il ruolo di falso nove a Mainoo. Lo United nei primi 45' ha avuto il 66% di possesso palla, tirato 10 volte, ma nessuna nello specchio della porta, infatti la prima subita da Henderson è arrivata al 50' da Bruno Fernandes.

Che Amorim non prediliga nessuno dei due ex attaccanti della Serie A è abbastanza evidente, ma tenerli in panchina per 70' minuti contro il Crystal Palace e inserirli solo negli ultimi 20' non ha aiutato la capacità dello United di generare situazioni pericolose, non a caso gli xG della partita di domenica si riassumono in un misero 0.43.

Il trio Diallo, Mainoo, Garnacho è stato contenuto agevolmente da Richards, Lacroix e Guehi e la scelta iniziale del tecnico portoghese è stata "spiegata" proprio da lui con "Oggi abbiamo scelto di giocare con Kobbie, di usare le sue caratteristiche, niente contro Rasmus o Josh. Non significa che se giochi con due attaccanti, segnerai più gol".

Beh, una giustificazione non troppo convincente, specie vista la non pericolosità di tutta la squadra durante la partita, dato che i Red Devils hanno perso ancora punti in Premier, con la doppietta di Mateta che ha risolto la partita ad Old Trafford.

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