Logo sportellate
Sampdoria singapore
, 31 Gennaio 2025

I problemi della Samp sembrano non finire mai


Dopo l'arresto di Ferrero e un fallimento sfiorato, la Sampdoria ha di nuovo una situazione societaria poco trasparente

Il 12 giugno 2014 all’ora di pranzo i telefoni dei tifosi sampdoriani squillavano all’impazzata. Messaggi e chiamate di amici, parenti, chat di compagni di stadio, avvertivano di accendere la televisione e sintonizzarsi su uno dei canali locali: in una conferenza stampa a sorpresa, Edoardo Garrone stava annunciando che, dopo più di dodici anni, la sua famiglia aveva ceduto il controllo dell’Unione Calcio Sampdoria.

Di fianco a lui, l’acquirente: tale Massimo Ferrero detto Er Viperetta, produttore cinematografico di scarso successo, sostanzialmente uno sconosciuto. Se, dopo le sue primissime dichiarazioni, la reazione dell’ambiente blucerchiato fu innanzitutto di sdegno per i suoi modi volgari e per le frasi irrispettose della piazza e della sua storia, le prime indagini giornalistiche sul nuovo proprietario destarono una certa preoccupazione.

Il passaggio di mano era stato siglato con un accordo tutt’ora inspiegabile: nonostante l’ottima situazione finanziaria dei Garrone la società era stata regalata, i debiti ripianati dalla vecchia proprietà che, a quanto pare, aveva garantito per le fideiussioni degli anni successivi nonché lasciato "una dote di 65 milioni di euro per la continuità aziendale” a disposizione di Ferrero, le cui condizioni economiche effettivamente non sembravano essere sufficienti a possedere e gestire una squadra di Serie A con timide ambizioni europee. Una modalità di cessione strana, stranissima, su cui giornalisti e tifosi della Sampdoria continuano a fare e farsi domande senza ricevere risposta alcuna.

Dopo alcuni anni soddisfacenti, in cui l’ottimo lavoro di player trading portati avanti dal DS Carlo Osti aveva garantito buoni posizionamenti e l’acquisto di giocatori di grande prospettiva (Muriel, Bruno Fernandes, Skriniar, Praet, Zapata e altri), le preoccupazioni di (alcuni) tifosi e giornalisti a lungo additati come “gufi” si rivelarono più che corrette: il 6 dicembre 2021 la Guardia di Finanza arrestava Massimo Ferrero, accusandolo di reati societari e bancarotta fraudolenta. L'imprenditore romano è costretto a giocare a carte scoperte e, finalmente, a rivelare il suo bluff.

Massimo Ferrero è al verde e la Sampdoria rischia seriamente il fallimento. Un anno e mezzo più tardi, dopo mesi e mesi di pseudo trattative con arabi e americani, dichiarazioni, proteste e iniziative dei tifosi, conferenze stampa di Edoardo Garrone, minacce e altre reazioni istintive di un ambiente nel panico, in una calda serata di fine maggio 2023 il presidente ad interim Marco Lanna comunica che l’U.C. Sampdoria passerà in mano ad Andrea Radrizzani – all’epoca ancora proprietario del Leeds United – e Matteo Manfredi, amministratore unico di Gestio Capital Ltd, una società finanziaria che offre sevizi di gestione patrimoniale indipendente e personalizzata “per un numero limitato di imprenditori e famiglie”.

Tuttavia, è parso subito chiaro come Gestio Capital non fosse grande e solida a sufficienza per gestire una situazione come quella della Sampdoria, che aveva accumulato oltre 90 milioni di euro di debiti e un perdite per oltre 24. Riguardo alla questione, Manfredi è sempre stato abbastanza chiaro: non sarebbe stata direttamente la sua compagnia a sostenere economicamente Blucerchiati spa (la società proprietaria del club) ma – secondo la propria “natura” – avrebbe cercato di attrarre investitori interessati a puntare i loro soldi su un piano di salvataggio, ristrutturazione e rilancio della Samp.

Infatti, appena un anno dopo l’acquisizione, il valore dei beni immobilizzati da Gestio Capital era aumentato di quasi venti volte (da 2 a 35 milioni di sterline) che aveva permesso un aumento di capitale e un’emissione di obbligazioni fondamentali per scongiurare il fallimento immediato dei blucerchiati. Fino a qui, tutto bene.

Sampdoria Radrizzani Manfredi
Andrea Radrizzani (a destra) e Matteo Manfredi (a sinistra)

Poche settimane fa Il Secolo XIX ha pubblicato i risultati di un’indagine sugli investitori da cui provengono i milioni che hanno salvato la Sampdoria – quindi, de facto, i proprietari – e ciò che è emerso è quantomeno sconcertante. Attraverso uno schema di società con sede in Lussemburgo (fatto già emerso a novembre 2024 e mai nascosto dal presidente Manfredi) Blucerchiati spa è passata in mano a un’altra società, Kick Off Ventures, di cui gli azionisti di maggioranza era quindi i reali proprietari della Sampdoria.

Questi azionisti, si è scoperto, sono tre investitori di Singapore – Joseph Tey Wei Kin, Pang Sze Khai e Lee Kok Leong – i cui nomi erano emersi nell’enorme mole di documenti dei cosiddetti Panama Papers e che sono soci nella società singaporiana Octava Private Ltd, che investe in settori diversissimi: dal farmaceutico all’immobiliare, dal car sharing agli e-games e all’informatica.

I nomi e le facce dei tre investitori non dovrebbero essere nuovi ai tifosi del Doria o a chi segue queste faccende, dal momento che più di una volta sono stati visti al Ferraris insieme a Manfredi e Radrizzani. Proprio quest’ultimo ha da circa un ventennio stretti legami con la città-stato asiatica e probabilmente non è un caso che, dopo l’arrivo del trio singaporiano, abbia silenziosamente ritirato il proprio impegno in blucerchiato (altra faccenda che meriterebbe delle domande e delle risposte). Secondo le dichiarazioni dello stesso Manfredi, inoltre, la maggior parte dei 100 milioni investiti finora da Gestio Capital (quindi da Kick Off Ventures) nella Samp provengono proprio da investitori non specificati di Singapore. Fino a qui, più o meno, tutto bene.

Come spesso accade quando manca trasparenza in superficie, però, più si va a fondo più le acque si fanno torbide. Secondo l’inchiesta di Josimar – che consiglio a tutti di leggere per intero qui – Joseph Tey Wei Kin, Pang Sze Khai e Lee Kok Leong sono i proprietari/gestori di FUN88, un’agenzia di scommesse tra i leader nel settore che, nonostante le partnership in Premier League con squadre del calibro di Burnely e Tottenham, opera in maniera spaventosamente oscura se non chiaramente illegale nei mercati asiatici e non solo. Le attività dell’azienda sono concentrate principalmente su India, Cina e altri paesi del sud-est asiatico in cui le scommesse sportive sono, molto semplicemente, illegali.

Sampdoria Singapore
I tre azionisti singaporiani ospiti di Manfredi e Radrizzani all'Olimpico per Roma-Sampdoria di Coppa Italia

Come se non bastasse, i siti messicani, indiani, vietnamiti e thailandesi di FUN88 millantano di operare con una licenza del Montenegro che, però, risulta non esistere più almeno dal 2020. Il sigillo che appare sui siti web di FUN88 è quindi un falso scrive in maniera lapidaria Josimar e – per farla breve – “è quasi certo che i proprietari nascosti della Sampdoria, Joseph Tey Wei Jin, Pang Sze Khai e Lee Kok Leong, siano tutti coinvolti nella gestione di FUN88, un operatore di scommesse sportive illegale che non ha licenza in Italia, il che lascia noi – e la Sampdoria – con una serie di domande scomode.

Perché gli uomini d'affari di Singapore coinvolti nelle scommesse sportive illegali dovrebbero investire 100 milioni di euro in un club italiano in difficoltà che non ha alcuna possibilità di essere redditizio a medio termine? Le autorità di regolamentazione italiane e il tribunale di Genova avrebbero approvato il cambio di proprietà della Sampdoria se questi tre uomini fossero stati coinvolti nell'acquisizione fin dall'inizio? Probabilmente no.”

Alle domande poste da Josimar, ne andrebbero aggiunte diverse altre, che su Catenaccio e in generale su Sportellate ci poniamo da molto tempo. Come è possibile che il calcio italiano di alto e altissimo livello, pur vantandosi (a ragione!) di essere un’eccellenza del settore a livello mondiale, continui ad essere così permeabile a personaggi e investimenti loschi, ai limiti della legalità o addirittura ben al di fuori di essa?

Dopo il periodo dei grandi fallimenti o quasi-fallimenti di inizio duemila – Lazio, Parma, Napoli, Fiorentina, Torino, eccetera – e la continua, tragica e inesorabile, sparizione di società storiche (dal 2000 a oggi si contano circa 150 fallimenti nelle serie professionistiche italiane, una media di 6/7 l’anno con un picco di 26 nel 2013) le istituzioni calcistiche non riescano ancora a costruire un sistema di “filtri” per impedire o ridurre drasticamente l’ingresso di proprietà opache, poco solide, con attività illegali alle spalle o addirittura rapaci? Sarà mai possibile costruire una struttura che impedisca ai vari Ferrero, 777 o a strani personaggi da Singapore di controllare e rischiare di far fallire aziende che sono innanzitutto parte fondamentale della cultura immateriale di questo paese per centinaia di migliaia o milioni di persone?


Questo articolo è uscito originariamente su Catenaccio, la newsletter di Sportellate. Per ricevere Catenaccio gratuitamente o leggere i numeri arretrati, puoi cliccare qui

  • Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce in ritardo per lo scudetto ma in tempo per la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio nel 1998, puntuale per la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua imperterrito a seguire il calcio e a frequentare Marassi su base settimanale. Oggi è interessato agli intrecci tra sport, cultura e società.

pencilcrossmenu