
La nuova vita di Gabigol
Dopo aver lasciato la sua firma sulla storia del Flamengo, Gabigol se n'è andato - sbattendo la porta - al Cruzeiro
Lo scorso 10 novembre, il Flamengo stava festeggiando la vittoria della Copa do Brasil sul campo dell’Atlético Mineiro, alla fine di una gara di ritorno molto tesa in cui la rete dell’ecuadoregno Gonzalo Plata aveva chiuso i conti aperti una settimana prima a Rio de Janeiro, con il 3-1 del Maracanã.
La coppa nazionale in Brasile è un trofeo molto sentito - anche in termini economici, dato che la vincitrice si è intascata un premio di circa 15 milioni di euro, il doppio di quanto offre la Coppa Italia - e riscattava parzialmente una stagione travagliata per i rubronegros, ormai lontani dalla vetta del Brasileirão ed eliminati a sorpresa nei quarti di finale di Libertadores dal Peñarol.
Pochi minuti dopo il fischio finale, però, già si parlava d’altro: intervistato a bordo campo nel bel mezzo delle celebrazioni, Gabigol ha colto l’occasione per annunciare che non rinnoverà il contratto in scadenza a fine anno, togliendosi anche qualche sassolino dalle scarpe. Reduce da due stagioni disastrose a livello realizzativo - non segnava su azione da cinque mesi - Gabigol è riuscito magicamente a mettere la propria firma anche su questa finale, segnando i primi due gol della gara di andata.
Predestinato
Quando l’intervistatore gli chiede se si aspettava un finale di stagione del genere, non si trattiene: “sì, perché credo che Dio sia molto giusto; avevamo un allenatore che non mi rispettava come giocatore - Tite, esonerato un mese prima - e in alcuni momenti anche la dirigenza non mi ha supportato, ma credo che Dio sia molto giusto e le cose succedano come devono succedere”. Nella notte, mentre iniziavano a circolare le indiscrezioni circa il suo prossimo trasferimento al Cruzeiro, Gabigol inaugurava il suo canale ufficiale su YouTube.
Sulle note di un malinconico Tim Maia - “è in questo momento che un uomo piange, il dolore è troppo forte per me” - compare una riproduzione in CGI dello stesso Gabigol, seduto su una poltrona al centro di una stanza buia, di fronte alle quindici coppe conquistate in sei stagioni con il Flamengo.
Ai suoi lati, due lavagne in cui compaiono l’elenco dei suddetti trofei e alcune frasi autocelebrative e piuttosto ripetitive: “miglior marcatore brasiliano nella storia della Libertadores - 31 gol”, “miglior marcatore del Flamengo in Libertadores - 30 gol”, “17 gol nelle finali in carriera”, “16 gol nelle finali col Flamengo”, “sesto marcatore nella storia del Flamengo” (con annessa classifica), “miglior marcatore del Flamengo nel secolo - 160 gol” e un fantasioso “sesto giocatore con più gol in finali nella storia del calcio”.
Entrambe le lavagne conducono l’attenzione dello spettatore, attraverso delle frecce, a un riquadro con la scritta “predestinado”.
Quello di destino è un concetto centrale tra i movimenti evangelici, che in Brasile stanno raccogliendo enormi consensi promuovendo la cosiddetta teologia della prosperità, una visione del mondo che, come scrisse Gianfranco Ravasi sul Sole 24 Ore, “canonizza una concezione neoliberista e meritocratica secondo la quale la ricchezza sarebbe il segno di una benedizione divina che premia la fede del soggetto col benessere, il successo economico-sociale, la salute, la prosperità appunto. Povertà, malattia, miseria, infelicità sono, al contrario, espressioni del giudizio e della maledizione divina, per cui è necessaria la conversione e il discepolato”.
Questi precetti hanno trovato terreno fertile tra i calciatori brasiliani, molti dei quali attribuiscono alla fede il successo professionale che li ha elevati rispetto ai contesti spesso svantaggiati in cui sono cresciuti, ma Gabigol sta facendo della predestinazione un vero e proprio brand.
L'origine del mito
La leggenda ebbe inizio con la finale di Libertadores del 2019, quando con due gol nei minuti finali sfilò la coppa dalle mani del River Plate.
Non che Gabriel Barbosa si fosse mai distinto per la sua modestia, ma a partire da quella notte la sua megalomane rappresentazione di sé stesso è risultata più credibile, anche perché in altre due finali continentali ha segnato altrettante reti: una inutile nella sconfitta del 2021 contro il Palmeiras, l’altra di nuovo decisiva l’anno successivo, nell’1-0 sull’Athletico Paranaense.
Nel 2021 l’etichetta di “predestinado” viene formalizzata con un’omonimo documentario in quattro episodi prodotto dalla Globo, che racconta il viaggio dell’eroe partendo dalle origini, passando per le difficoltà europee fino alla Gloria Eterna del Monumental di Lima.
Per chi non lo ha seguito fuori dall’Europa è difficile cogliere la portata del suo mito presso la torcida del Flamengo, dove ormai è secondo solo a Zico per idolatria.

Mentre salutava il suo pubblico in campo, il canale YouTube è diventato il mezzo principale in cui sublimare le emozioni legate alla separazione e cementificare la sua legacy. In due mesi ha pubblicato altri undici video, tra cui un’altra miniserie - stavolta autoprodotta - che ripercorre la sua storia col Flamengo tra immagini inedite, interviste e retroscena. L’episodio finale è interamente dedicato all’ultima partita di campionato contro il Vitória, in cui la curva gli ha dedicato una gigantesca coreografia raffigurante quello che è ormai il suo logo personale, l’iconica posa con cui esulta contraendo le braccia per flexare i bicipiti.
All’ingresso in campo per il riscaldamento, c’è una sequenza in slow motion in cui, accompagnato dai genitori e dalla sorella, si concede una rapida sessione fotografica con i quindici trofei; la madre indossa una maglietta con la scritta “PREDESTINADO 91:23”, dove 91 e 23 sono due tra i salmi più citati tra i movimenti evangelici.
In campo e fuori
Cresciuto nelle giovanili del Santos con il mito di Neymar - che nel 2013 lo “battezzò” tagliandogli i capelli - Gabigol ne ha seguito le orme anche fuori dal campo, dove la cura che sta dedicando al suo personal branding è un chiaro tentativo di costruirsi un personaggio che trascenda il mondo del calcio.
Gabigol vuole mostrarsi alla moda, diventare un’icona di stile attraverso frequentazioni mondane, acconciature eccentriche e un abbigliamento che strizza l’occhio allo streetwear del mondo NBA.

Grande appassionato di musica - spaziando da hip hop e trap a generi locali come il pagode e la musica popular brasileira -, un video sul suo canale racconta la genesi del pezzo “Sei lá” (“Che ne so”) pubblicato nel 2021 sotto lo pseudonimo di Lil Gabi in collaborazione con il producer carioca Papatinho.
Nel video i tre si esibiscono nei tipici atteggiamenti da trapper, e la parte cantata dall’atleta contiene immancabili rimandi alla sua ricchezza - “butto via i soldi solo perché il mio conto è troppo pieno [...]” - e alle sue possibilità con le donne - “faccio un party con le bitches nude [...] questa bitch mi guarda, vuole succhiarmelo”.
“Traje do Flamengo”, uscita l’anno successivo, viaggia sulle stesse frequenze - “un milione è poco perché sono il numero 9 [...] ti mostro la mia Land Rover [...] sta con me chi se lo merita, guarda cosa ho conquistato” - mentre l’ultimo singolo “Mais uma estrela” è un'ulteriore elegia della sua esperienza flamenguista - “me ne sto andando e non so se torno, ho fatto il massimo che potevo per questo club” - che prosegue in un più prosaico “ho sbagliato in alcuni atteggiamenti ma fa parte della gioventù”.
Una stagione tribolata
Le ultime due stagioni, come detto, sono state molto negative a livello individuale: ai soli 16 gol segnati (7 dei quali su rigore) in 72 partite tra campionato, Libertadores e Copa do Brasil, si sono aggiunti alcuni episodi extra-campo che hanno messo a dura prova la sua immagine.
La stagione era iniziata con una squalifica - poi sospesa - che lo avrebbe tenuto fermo fino ad aprile 2025 per una grottesca vicenda occorsa durante un controllo antidoping dello scorso anno. Secondo i rapporti su cui si basava la denuncia, il calciatore avrebbe danneggiato in diversi modi il lavoro degli agenti, mandando loro di rispetto e non seguendo le procedure indicate.

Oltre a non presentarsi prima dell’allenamento come i suoi compagni, al termine della sessione avrebbe ignorato i funzionari per andare a pranzo; quando questi finalmente sono riusciti a intercettarlo, li avrebbe trattati con arroganza, irritandosi quando uno di loro lo ha accompagnato in bagno - come da prassi - per la raccolta delle urine e consegnandoglielo aperto, contrariamente alle istruzioni ricevute.
La squalifica non era quindi legata ai risultati delle analisi, bensì alla supponenza con cui avrebbe cercato di evitare o ritardare il controllo, e al tentativo di nascondere i genitali al momento della raccolta, considerato dal Tribunale come un potenziale tentativo di frode dell’esame.
Tornato in campo dopo la sospensione della squalifica - motivata con la necessità di ulteriori verifiche e approfondimenti sul caso - Gabigol è subito incappato in un altro scandalo, in seguito alla pubblicazione di una foto in cui, a casa con gli amici, indossava la maglia del Corinthians, il secondo club con più tifosi in Brasile dopo lo stesso Flamengo.

Anche in quel caso, la gestione della vicenda è stata grottesca: dopo che il suo entourage lo aveva pubblicamente definito un fotomontaggio, Gabigol è stato costretto ad ammettere la veridicità dell’immagine, scusandosi con i suoi tifosi in un’intervista nella quale ha aggiunto che “ovviamente” la sua prima reazione è stata un tentativo di negare il fatto, e che tra ragazzi di periferia è normale indossare maglie di squadre diverse. Il problema è che, oltre a essere un ragazzo di periferia, Gabigol era un giocatore del Flamengo col contratto in scadenza, e che da tempo si parlava del Corinthians come prossima probabile destinazione.
Alla fine non è chiaro se intendesse mandare un messaggio alla dirigenza del Flamengo, o allo stesso Corinthians, o se davvero non avesse pensato alle possibili conseguenze (o alla possibilità che qualcuno potesse fotografarlo in un contesto privato) ma l’episodio gli è costato una multa pari al 10% dello stipendio e soprattutto la perdita della maglia numero 10, che aveva ereditato a fine 2022 dopo il ritiro di Diego Ribas.
Risplendere
Il primo di gennaio, le tonalità dei suoi canali social sono virate verso il blu: con un contratto da quasi 5 milioni di € annui fino al 2028, al Cruzeiro Gabigol è diventato il secondo giocatore più pagato in Brasile dietro a Memphis Depay, al Corinthians dallo scorso settembre.
Presentato al Mineirão davanti a oltre 40'000 persone, Gabigol si è detto entusiasta di essere allenato da Fernando Diniz, la cui posizione non sembra però solidissima. La nuova proprietà non sta risparmiando investimenti - dal Flamengo è arrivato anche il difensore Fabrício Bruno, nel giro della nazionale, mentre la trequarti è stata rinfoltita con gli esperti Eduardo, Dudu e Bolasie - e non sembra disposta a portare pazienza verso un allenatore che notoriamente ha bisogno di tempo per modellare la squadra.
Con la sua indole associativa e un po’ anarchica, Gabigol sembra avere caratteristiche idonee per Diniz, che però dovrà trovare il modo di non deragliare come accadde lo scorso anno al Fluminense, dove pochi mesi dopo aver vinto la Libertadores è stato esonerato con la squadra in zona retrocessione. L’ultima versione del suo Flu era una squadra dal possesso palla sterile e molto vulnerabile in transizione, anche a causa dell’età media avanzata; vista la campagna acquisti, qualcuno intravede il rischio che la storia possa ripetersi.
In ogni caso, per Gabigol da grandi onori derivano grandi responsabilità: la sua “aura” gli ha garantito un grande contratto, ma ora dovrà far parlare il campo con una continuità che gli manca ormai da qualche anno. Riuscirà a ritrovarla?
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