
Lazio-Fiorentina 1-2, Considerazioni Sparse
La Fiorentina rialza la testa all'Olimpico: battuta la Lazio con un finale al cardiopalma.
Quando la testa fa la differenza. O quando gli episodi fanno la differenza. Questa è un po' la sintesi di Lazio-Fiorentina, una partita che prima ci mostra uno show di applicazione e consapevolezza da parte di una Viola nuovamente fiorita dopo un periodo travagliato; poi ci offre una gara sanguigna, nervosa, combattuta al limite del lecito, che vede una Lazio frustrata nel suo tentativo di rimonta, tentativo accesosi realmente nel pieno recupero con il gol di Marusic e spentosi sul palo interno di Pedro subito prima del fischio finale.
Nella gara della squadra di Palladino c'è tutto quello che non appariva da tempo: intensità, applicazione, sacrificio, concretezza, attenzione. Sono quei 20 minuti iniziali che marchiano a fuoco la sfida dell'Olimpico, dove la Lazio viene sorpresa con sistematica facilità dalle verticali che la Fiorentina con insistenza cerca e trova sugli esterni. Si è vista, anzi rivista come nella gara ottobrina contro il Milan, l'abilità dei viola di manipolare la pressione avversaria per uscire sugli esterni e aprire le corsie, per compattarsi in maniera asfissiante quando è senza palla. Palladino ci è riuscito con scelte diverse (Colpani fuori, Folorunsho a destra), alcune scommesse vinte (Pongracic titolare, Beltran esterno alla Bove) ma soprattutto con una qualche scintilla che ha scosso la squadra in settimana. Della necessità di aiutarsi di più nelle difficoltà aveva parlato Gosens dopo Fiorentina-Torino: questo è stato il vero fattore in più dei gigliati rispetto alla scialba e tremebonda prestazione contro i granata.
Sarà l'iniziale panchina di Rovella, saranno i postumi del successo in Europa League contro il Real Sociedad, ma alla Lazio di Baroni è mancata quell'intensità nella prima pressione che l'ha contraddistinta, soprattutto nel primo tempo. Se le difficoltà dei biancocelesti nel trovare quelle tracce verticali, necessarie all'innesco di Castellanos e Dia, è tanto merito di una Fiorentina tornata finalmente attenta e diligente nel tenere le giuste distanze tra i reparti, senza palla i capitolini sono sembrati soffrire di una mancanza di reattività, di verve, che i viola sono riusciti ad amplificare con un'approccio ben più lucido e fiducioso delle ultime gare.
La ripresa è un lungo ma improduttivo monologo di una Lazio chiamata alla rimonta. C'è un cambio di passo evidente nell'approccio dei biancocelesti, guidato dal rientro in campo dopo l'intervallo con Pedro e proprio Rovella nell'undici di gioco; ma c'è anche tutta la crescente insofferenza nel non riuscire a trovare una situazione pulita, una palla scoperta, una soluzione realmente pericolosa negli ultimi metri. La squadra di Baroni cumula tentativi di conclusione e minuti di possesso palla, in un crescendo di nervosismo diffusosi in campo tra entrambe le compagini (complice la conduzione arbitrale di Rapuano), ma senza riuscire a impegnare realmente De Gea. Il secondo tempo puramente speculativo dei viola è sintomo di una Lazio che spinge ma un solo tiro nello specchio (fino ai minuti finali) dice anche di una Fiorentina capace di inaridire gli sviluppi avversari. Nel caos finale poi una mano agli ospiti la dà la fortuna, oltre a un De Gea oggi non troppo brillante ma capace di farsi perdonare la poca reattività sull'1-2 biancoceleste.
L'uomo della partita è soprattutto Lucas Beltran. Il keypass che propizia il gol del vantaggio viola firmato da Adli, il sigillo sul raddoppio, e una gara condita da un enorme, decisivo lavoro senza palla fatto di pressione e corse all'indietro, emblema di una Fiorentina letale nell'avvio di gara e disposta a sacrificare tutto per difendere il risultato. L'esperimento dell'argentino dirottato - in fase di non possesso - a fare l'esterno di sinistra sembrava un rischio, visti i precedenti negativi contro Bologna e Vitoria Guimaraes. In questa gara invece Beltran, che oggi appare sempre più indispensabile alla squadra per l'intensità che riesce a dare al gioco in entrambe le fasi, diventa la soluzione ai problemi irrisolvibili sul come supportare una fase difensiva già apparsa distratta e titubante. Quei falli spesi giocando quasi da quinto, a ridosso della propria linea di fondo, a prendersi qualsiasi sganciamento del terzino avversario (imitato in questo dal dirimpettaio Folorunsho) dicono tutto su una partita encomiabile per quantità e qualità.
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