
Napoli-Juventus 2-1, Considerazioni Sparse
Prima sconfitta in campionato della Juventus, contro un Napoli in missione che non molla un centimetro.
Se nella sfida d'andata di 4 mesi fa Juventus e Napoli puntarono, riuscendoci, solo ad annullarsi vicendevolmente, il canovaccio del ritorno è gioco forza cambiato: se da una parte c'è un Napoli che non può permettersi battute d'arresto, visto che la corsa per lo scudetto non ammette soste; dall'altra c'è una Juventus che non si è mai fermata in Serie A, ma che col suo incedere pachidermico ha accumulato un ritardo preoccupante anche nei confronti del quarto posto. E nel primo tempo le attese non sono state disattese, con la Juventus che finalmente è riuscita ad essere la creatura agognata da Thiago Motta: dominante nel possesso, feroce in pressione, pericolosa quando si affaccia in avanti. Il Napoli, dal canto suo, fatica a trovare le contromosse adeguate, complice anche un Lobotka costantemente schermato e quindi alienato dal gioco.
Proposta costante da parte delle sue squadre, fasi offensive che riescono ad eludere le contromosse delle retroguardia avversarie, ma far gol si dimostra da subito difficilissimo. Il merito è dei due portieri in campo, che assolvono in maniera perfetta ai loro compiti: se da un lato Di Gregorio riesce a sputare via dalla porta a due centimetri dalla linea un colpo di testa a botta sicura di Lukaku, è la parata di Meret quella che finirà tra le migliori giocate dell'intera stagione: il riflesso col quale riesce a recuperare la posizione dopo la finta di corpo di Yildiz, bloccando poi un tiro a botta sicura, è una giocata che rappresenta un prodigio di tecnica e senso di posizione.
Detto di un bel primo tempo della Juventus, chiuso in vantaggio grazie all'ultimo arrivato Kolo Muani, scelto con grande coraggio da Thiago Motta alle spese del bomber Vlahovic, nel secondo è il Napoli a venir fuori con prepotenza: gli azzurri hanno aumentato drasticamente i giri del motore, raggiungendo dei ritmi che sono sembrati semplicemente insostenibili per gli avversari, costretti prima ad abbassarsi di diversi metri nelle posizioni medie in campo, poi a capitolare sotto i colpi dei padroni di casa. Il lavoro di Conte, dopo una prima fase di stagione in cui i suoi hanno palesato più di una difficoltà nonostante i risultati portati a casa, sta finalmente portando i suoi frutti: la squadra ha mostrato non solo quantità, ma anche qualità e pulizia nelle giocate.
In particolare la seconda rete, trovata su rigore da Lukaku, nasce da un'azione figlia dei progressi tecnico-tattici degli azzurri: certo, la finta di McTominay è una prodezza della qualità tecnica dello scozzese, ma il pallone arriva in area grazie a due giocate di Politano e Lukaku provate e riprovate più volte in allenamento, con pulizia e tempismo impeccabili. Non mancheremo di sottolineare la prestazione straordinaria (ma non è una novità), del solito Anguissa, per il quale vale la pena essere blasfemi: il 99, oggi, in campo è stato uno ma, vista la sua capacità di essere dentro alla partita lungo tutta l'ampiezza del campo, anche trino.
È una gara che lascia un segno importante nella stagione: la Juventus, alla prima sconfitta stagionale e lontana 16 punti dalla vetta, ha finito gli alibi ed è costretta a guardarsi allo specchio e capire cosa vuole essere da grande. Il contributo dei nuovi, in questo senso, saranno fondamentali per dare una nuova pelle e chissà, magari una nuova verve alla squadra. Ma soprattutto ci restituisce un Napoli che non si pone più limiti, quantomeno in campo: gli unici limiti, infatti, sembrano essere prettamente numerici, ovvero in una rosa che, tra partenti, rimpiazzi mai arrivati e infortunati, sta diventando sempre più risicata, tanto che si è dovuto attendere 80 minuti per vedere un cambio da parte di mister Conte. Un'emergenza alla quale la dirigenza deve porre rimedio: sarebbe delittuoso, adesso, lasciare questo handicap addosso ad una squadra che sta facendo un lavoro eccezionale.
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