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Warriors Celtics
, 21 Gennaio 2025

Warriors-Celtics 85-125, Considerazioni Sparse


I Boston Celtics passeggiano a San Francisco grazie a un terzo periodo esplosivo: demoliti i Golden State Warriors.

È anche difficile provare a raccontarla, una gara del genere. I Boston Celtics volano a San Francisco per cominciare il loro secondo road trip ad ovest e nella prima gara di questo poker di trasferte passeggiano al Chase Center. I Golden State Warriors (che stanotte erano privi di Green, Kuminga, Anderson e Podziemski) vengono completamente annientati da Tatum e compagni che, dopo un primo tempo offensivamente non eccelso, sprigionano tutto il loro talento nel terzo periodo prendendo il largo. Gara che lascia due certezze: da una parte abbiamo dei Celtics che stanno disputando una Regular Season a giri bassi, che sono incappati in diverse sconfitte molto evitabili, ma che quando decidono di giocare per vincere hanno pochissimi rivali. Dall’altra, invece, abbiamo una Golden State che è lontanissima parente, a tratti irriconoscibile, di quella che abbiamo ammirato negli scorsi anni sia per questioni anagrafiche che per cambiamenti di roster, ma siamo sicuri che una sola trade cambierebbe il volto della squadra?

A fare la differenza questa notte è stato il 3° periodo. Boston usciva dall’intervallo lungo già in vantaggio di 15 punti grazie ad un primo tempo offensivamente disastroso di Golden State. I Celtics stavano viaggiando con il 29% da tre, ma avevano costruito le loro fortune con delle ottime transizioni difensive e attaccando bene il ferro quando rifiutavano l’opzione di sparare dall’arco. I Warriors, dal canto loro, hanno disputato due primi quarti orrendi mostrando un attacco poco fluido commettendo moltissimi turnover e soprattutto segnando solamente 3 triple su 24 tentativi. Non ha aiutato, per ovvi motivi, nemmeno il 31% dal campo: simbolo di un roster che in attacco ha ormai pochissimi bocche di fuoco. Andrew Wiggins ha oramai giusto il viso di quel giocatore che nel 2022 si dimostrò il secondo giocatore più importante nella run playoff che ha portato quella Golden State al suo quarto titolo in sette anni. Questa notte il canadese ha totalizzato solamente 4 punti tirando 0/4 da tre punti e con il 9% dal campo venendo anche costantemente battuto in difesa dagli esterni dei Celtics.

Dopo un primo tempo così Boston ha preso il largo. Il terzo periodo è stato un autentico dominio sia offensivo che difensivo di Tatum e compagni. Cerchiamo di spiegarlo innanzitutto con i numeri: 66% sia da tre punti che dal campo, 11 assist complessivi, 3 rubate, 4 stoppate e field goal di Golden State tenuti al 39%. Quando i Celtics giocano così è veramente impossibile stargli dietro, specie perché trovavano sempre il modo di fare male alla difesa degli Warriors. Hanno iniziato a cercare Curry per sfruttare le sue carenze difensive ed il mismatch fisico che i vari Tatum, Brown o Porzingis hanno a loro favore. Dopo di che, nel tentativo di nascondere il suo giocatore migliore, Golden State ha provato a difendere a zona, ma Boston segnava quando e come voleva. Il terzo periodo si è concluso con un netto 43-24 in favore dei Celtics, un +34 complessivo che ha dato il via ad un lunghissimo garbage time nell’ultimo quarto.

Lato Golden State: una trade basterà? Sia Stephen Curry che Steve Kerr nelle scorse settimane sono stati molto chiari riguardo qualche possibile trade ora che la deadline si sta avvicinando: gli Warriors faranno delle mosse sul trade market solamente con la sicurezza di apportare qualche miglioramento decisivo al fine di costruire una contender. Fare uno scambio tanto per il gusto di farlo, quindi, non è contemplato. Ad oggi, però, ci sono delle trade che renderebbero Golden State una contender immediata? Probabilmente no. Avevano accostato anche gli Warriors a Jimmy Butler, ma trattare con Pat Riley non è di certo semplice e non farà sconti a nessuno. Qualora dovesse chiedere in cambio ad esempio Wiggins, Kuminga ed anche delle scelte allora Golden State sarebbe subito pronta a contendere in questa Western Conference?

Questa notte si sono visti i veri Celtics. Nelle ultime cinque gare, prima del match di stanotte, Boston aveva perso contro Sacramento, Toronto ed Atlanta dimostrando poca voglia di vincere e mettendoci anche pochissimo effort nel farlo. Kristaps Porzingis aveva alzato la voce nel post gara contro i Raptors affermando che questa Boston non aveva né spirito e né animo. Parole pesanti che, però, hanno rianimato l’ambiente. I Celtics hanno dominato la gara sin dalla palla a due e sono passati a San Francisco grazie ai 22 punti di Jayson Tatum ed ai 18 di Kristaps Porzingis. Fondamentale, come sempre, anche l’impatto dalla panchina di Payton Pritchard, sempre più candidato al premio di Sesto Uomo dell’Anno. Comincia nel migliore dei modi il viaggio ad ovest di Boston che ora volerà a Los Angeles pronta ad affrontare prima i Clippers e poi i Lakers in back to back.


  • Nato nel nuovo millennio in provincia di Torino. Appassionato di sport, romanticismo, scrittura e di tutto ciò che è argentino.

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