
Roma-Juventus femminile: il film della gara
La pioggia che crea coreografie di ombrelli sulle tribune del Tre Fontane fa da sfondo all’ennesimo duello tra Roma e Juventus, vinto dalle giallorosse per 3-1
Ancora una volta Roma-Juventus è una sfida scudetto, ma al contrario di quanto è successo all’Allianz, stavolta è la Roma che porta a casa i tre punti. La Juventus perde per la prima volta in stagione, interrompendo una striscia di 14 risultati positivi. Eppure i favori del pronostico erano per le bianconere, che affrontavano il primo vero match point scudetto con la serenità – come detto anche da Canzi stesso – di chi sa che ha un ampio vantaggio da gestire. La Roma, invece, arrivava alla partita ferita e nervosa: la sconfitta contro l’Inter della settimana precedente ha interrotto l’imbattibilità casalinga delle giallorosse che (in campionato) durava da oltre due anni; l’ultima sconfitta era del dicembre 2022 proprio contro la Juventus.
I punti di distanza tra Roma e Juventus oggi sono 7, quelli tra Juventus e Inter sono 4. La partita del Tre Fontane ha assottigliato le distanze in classifica, mettendo in difficoltà per la prima volta in questo campionato le bianconere che dopo ogni partita avevano raccolto solo conferme e certezze. Invece, sotto la pioggia romana, Bonansea e compagne hanno mostrato le loro fragilità, fin qui nascoste, realizzando di non essere indomabili.
“Oggi si è vista la Roma che vogliamo essere” ha detto Linari a fine partita: una Roma che sa quello che vuole, una squadra matura, che sa controllare la partita e portarla dalla sua parte. Ma cosa ha fatto la Roma per vincere contro la Juventus?

Il gol all’inizio e la verticalità
La Roma ha vinto giocando meglio della Juventus, riuscendo a cambiare a seconda delle varie fasi della partita, come se man mano si asciugasse la pioggia che cadeva addosso. Già dopo pochi secondi si intravede una delle situazioni che ha permesso alla Roma di avere la meglio sulla Juventus: conquistata una rimessa laterale sulla trequarti bianconera, procede al consolidamento del possesso verso la propria metà campo, arrivando fino alla portiera Kresche. Qui le giallorosse attirano su di loro la pressione della Juventus, che si scopre e non è ben messa. Minami, appena riceve palla, verticalizza su Viens che, appoggiandosi su Lenzini come se fosse una poltrona ergonomica, controlla la palla e scarica su Dragoni. La numero 15 giallorossa attacca lo spazio che si è creato a centrocampo e in corsa controlla la palla con la coscia destra e allunga su Kullberg toccandola ancora.
Sulla lunetta dell’area di rigore sfiora la palla quel tanto che basta per eludere la doppia chiusura di Kullberg e Bergamaschi aprendosi uno spiraglio per tirare e lo fa, di punta come a calcetto, ancora con il destro, anticipando tutte – anche la portiera bianconera, che non può nulla su questa palla che a tutta velocità finisce sotto la traversa. Dragoni apre il match con il suo primo gol in Serie A, nella partita più importante dopo appena 3 minuti, diventando la più giovane a segnare un gol in campionato – 18 anni e 73 giorni.
La Roma, fiduciosa del gol, diventa sempre più pericolosa: Giugliano fallisce un tiro al volo su cross di Thøgersen, per due volte Viens non trova il gol del raddoppio, colpendo anche una traversa e Corelli ha una buona opportunità ma Peyraud Magnin copre bene il suo palo. La squadra di Spugna piega l’inerzia della partita dalla sua parte, quasi forzando sui punti deboli della Juventus che, finora, non erano stati toccati, e quasi sempre allo stesso modo: attira su di sé la Juventus che esce forte in pressing e verticalizza appena può su Viens, l’asse attorno cui la squadra gira e si muove, e grazie al gioco di protezione palla e di sponde della canadese, sfrutta gli spazi che si aprono in cui le giallorosse si infilano, come se fossero dei disegni da colorare. In particolare, Dragoni (3/3 passaggi lunghi) e Minami (8/13 passaggi lunghi) verticalizzano maggiormente – e con più precisione – riuscendo ad allungare il campo.
Le fasce, in particolare la destra, e il centrocampo
Se è vero che la Roma ha spesso giocato su Viens in verticale, è anche vero che non è stata l’unica soluzione usata dalle giallorosse per spezzare la difesa bianconera. A centrocampo (dove le giallorosse da poco hanno perso Kumagai) si presenta con il trio Greggi-Giugliano-Dragoni. La mancanza di un vero filtro davanti alla difesa è stata compensata dalla fluidità posizionale delle tre giallorosse, che non hanno mai dato punti di riferimento alla Juventus. Il dinamismo di Greggi, in questo meccanismo, ha bilanciato la qualità offerta da Dragoni e Giugliano che per caratteristiche sono meno propense alla fase difensiva. Giugliano, invece, partendo da regista non è mai rimasta nella stessa zona, imposta la manovra e riesce a far superare il pressing bianconero in modo pulito, facendosi trovare anche nei pressi dell’area per rifinire il gioco. Dragoni, invece, pur partendo da destra entrava spesso dentro al campo riuscendo a gestire molte situazioni di forte pressione. Infatti, tra le tre, la giovane classe 2006 è quella che ha perso meno palloni.
Sulle fasce la Roma – come sempre – ha scartato come la carta di un cioccolatino le coperture delle bianconere. A sinistra con il duo Di Guglielmo-Haavi, con la norvegese a fare il solito lavoro di incursioni, larga sulla fascia, e l’italiana a cucire il gioco entrando dentro al campo. Sulla fascia destra, invece, la coppia Thøgersen-Corelli è stata più fluida e imprevedibile per la difesa bianconera. Corelli a volte rientrava dentro al campo, liberando la corsia per le discese in solitaria di Thøgersen, attaccando bene alle spalle di Krumbiegel. In alternativa, la Roma, con rapidi cambi di gioco, riusciva a rendere Corelli più pericolosa, mettendola in condizione di poter tirare in porta o puntare Boattin. Se c’è stata una zona del campo in cui la Roma è stata sempre pericolosa, ed è sembrata che avesse più spazio e giocatrici per attaccare, è stata proprio la fascia sinistra. Con Corelli prima e Glionna poi, le giallorosse qui hanno trovato la vera chiave per mettere in difficoltà la Juventus.
Il secondo gol della Roma nasce proprio dall’unione di tutti questi elementi. Haavi dà il via a una rapida transizione, superando nel breve Thomas appena entrata. La norvegese taglia il campo e quasi per inerzia – complice la stanchezza – riesce a servire, cadendo, Giugliano sulla trequarti. La 10 giallorossa stoppa la palla e si gira servendo Glionna sulla fascia. Glionna punta Boattin e a piccoli passi entra in area di rigore affrontando la Juventina 1vs1. Con una finta di corpo Glionna salta Boattin, mette la palla al centro e Giugliano arriva sola e puntuale con il sinistro per segnare il gol del vantaggio.

Cosa non ha funzionato nella Juventus?
La Juventus arrivava a questa sfida in parziale emergenza, specialmente nel reparto difensivo. Le assenze di Cascarino e Calligaris hanno pesato e in un terzetto di difesa messo a dura prova dal gioco di sponde e attacchi alla profondità di Viens. Quella che ha sofferto maggiormente è stata Boattin, adattata a terza di difesa ma fin troppo spaesata e senza riferimenti solidi a cui appoggiarsi per poter giocare come sa fare. Non a caso è dal suo lato che la Roma ha creato più pericoli. La numero 13 bianconera ha vinto solo 5 duelli su 12 e subito 4 dribbling, andando ogni volta in difficoltà.
La squadra di Canzi non è stata capace di aggiustare in tempo la partita. Le bianconere hanno mostrato un certo disagio nel dover aprire la difesa della Roma facendo girare la palla, senza mai trovare una soluzione a una Roma molto organizzata in fase difensiva quando si metteva con un blocco medio basso. In generale, la Juventus ha perso i duelli individuali: Cantore è stata oscurata dalla marcatura di Di Guglielmo e, a centrocampo, l’inferiorità numerica non ha permesso a Schatzer e Caruso di trovare i riferimenti in mezzo al campo, costantemente circondate da giallorosse. Male anche sulle fasce, dove Bergamaschi e Krumbiegel si sono sempre fatte sorprendere alle spalle, dando l’impressione di non sapere neanche chi dovessero rincorrere.
Vangsgaard è stata l’unica tra le bianconere capace di vincere la propria sfida con Linari, ma molto spesso si è trovata isolata, ed è stata mal servita per poter creare qualche problema. Proprio da lei, però, è nata un’occasione sfruttando una situazione di gioco che la Juventus (colpevolmente) non ha ricercato spesso. Al 10’ un lancio lungo di Lenzini, a scavalcare il centrocampo giallorosso, trova la punta danese che con abilità si stacca dalla marcatura di Linari, controlla e serve Caruso nella cosiddetta “zona 14”. La bianconera serve immediatamente Bonansea che controlla e tira ma trova un’ottima risposta di Kresche. La Juventus poteva e doveva sfruttare di più questo tipo di situazioni.
D’altronde, forse proprio lo stesso Canzi non ha letto al meglio la gara. La poca adattabilità al contesto del match da parte delle bianconere è un problema che già è costato caro in Champions, e che anche oggi è emerso come un limite. Il cambio a fine primo tempo – Beccari per Bergamaschi – è stato forse più deleterio che altro, non tanto per quello che ha aggiunto alla partita la 18 bianconera – poco se non una sterile marcatura su Giugliano e il fallo da rigore su Haavi – quanto per non essere stato risolutivo nella zona di campo dove la Juventus era più in difficoltà, ossia sul lato sinistro.
Il gol del pareggio di Bonansea è arrivato quasi per caso, rimettendo in qualche modo in piedi la partita, ma la Juventus ha continuato a soffrire e ad agire in modo confusionario non riuscendo mai a cambiare l’inerzia della partita.

Lo scudetto, una corsa a tre
La Roma non ha mai smesso di essere considerata tra le favorite per lo scudetto, ma serviva una prestazione come questa, in uno scontro diretto, per avvalorare questa frase che, con il passare delle settimane e il distacco che aumentava, iniziava a diventare sempre più vuota e quasi ridondante. La partita persa contro l’Inter appena una settimana prima lasciava presagire che la stagione delle giallorosse fosse quasi finita in anticipo di qualche mese. La Juventus sembrava sostanzialmente solida del proprio primo posto e l’Inter non sembrava un problema per lei.
Questa partita potrebbe rilanciare la Roma e aprire una piccola crisi per la Juventus con l’Inter che, dopo aver fatto il colpaccio al Tre Fontane, potrebbe approfittarne e consolidare il proprio secondo posto puntando al sorpasso sulla Juventus. La squadra di Canzi dovrà lavorare e non lasciare alcun dettaglio indietro: il rischio è quello di dilapidare in poche partite il vantaggio che la teneva saldamente al comando della classifica, e la serenità di cui parlava Canzi stesso può trasformarsi in ansia e paura.
La Juventus, per quanto costruito fin qui, rimane saldamente la favorita per lo scudetto ma inizia a sentire, per la prima volta, il fiato sul collo di chi rincorre. Il campionato di Serie A femminile, specie per come è strutturato, si gioca molto sugli scontri diretti e tutte le squadre in corsa si sono scoperte fallibili sotto questo punto di vista, complice l’innalzamento del livello del campionato.
Venerdì si gioca Inter-Juventus, sarà un altro colpo di scena in questo campionato oppure sarà la partita in cui le bianconere riprendono in mano le redini del campionato?
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