
5 anni di Merce Funebre
Il disco di debutto di Tutti Fenomeni spegne cinque candeline.
La prima volta che ho ascoltato Merce funebre, la prima volta che ho conosciuto la musica di Giorgio Quarzo Guarascio, ero su un volo Barcelona-Bari, di ritorno dal viaggio dei 18 anni, con tutto ciò che ne consegue: facilmente impressionabile, irrefrenabilmente curioso, voglioso di scoprire cose nuove possibilmente arrivandoci per “primo” e custodendo gelosamente quel segreto. Avevo scoperto dell’esistenza di questo giovane artista appena da qualche giorno: aveva invaso le mie sfere di interesse andando ospite a La Riserva, noto podcast di varietà calcistico, dove gli avevano chiesto della sua passione per la Lazio ma anche del nuovo disco appena uscito e di mille altre amenità. Le sue parole, ma più di ogni altra cosa la fragranza che si lasciava dietro dopo averlo sentito parlare, mi avevano lasciato un’ottima impressione: perché non esplorare anche le velleità artistiche di questo personaggio?
È così che mi approcciavo a Merce Funebre, di questo artista dal nome stranissimo, con una copertina surreale e ambiziosissima, mai ascoltato prima di allora, opera prima di Quarzo Guarascio. La sua lazialità non mi interessava, né nel bene né nel male: sono un tifoso della Roma molto atipico, a cui la Lazio è quasi più indifferente. E poi la musica è musica, il tifo è un’altra sfera. Piuttosto mi interessava la religiosità con cui il Guarascio approcciava questa sua passione per il calcio: il fatto di essere profondamente interessato a tematiche come la filosofia contemporanea e la musica classica ma anche alle spizzate di testa di Milinkovic-Savic mi affascinava assai. La produzione di Nicolò Contessa, in tutto questo, era il bollino di garanzia: non ho mai ascoltato assiduamente I Cani, ma insomma, anche solo perché fa figo dirlo, "L’ha fatto con Contessa il disco, potrà mai essere brutto?". I presupposti, insomma, erano dei migliori.
Non avrei potuto sapere, però, che la mezz’ora abbondante passata ad ascoltare Merce Funebre avrebbe segnato profondamente la fine della mia adolescenza, il lockdown eccetera, e probabilmente un'evoluzione a 360° della mia stessa persona. Motivo per cui, a 5 anni esatti dalla sua uscita, lo sento ancora così vivo.
Ho scelto 5 pezzi dall'album, in ordine sparso, per evidenziare il mio legame con Merce Funebre.
VALORI AGGIUNTI
Money quote: “Non voglio più studiare solo dai riassunti”
Che genere è Merce funebre? Guarascio nasce nella trap, anni prima, collaborando con i Tauro Boys, ma la presenza di Contessa lascerebbe immaginare una transizione verso l’indie: le tematiche affrontate nelle 11 tracce dell’album, le sonorità, il timbro di Guarascio lasciano indicare quella direzione. Alla seconda traccia, però, arriva la prima sorpresa: Valori aggiunti campiona ampiamente Enjoy the silence, dichiarando una certa volontà di lambire anche l’elettronica. Il riferimento alla traccia dei Depeche Mode non si limita, però, alle sonorità: viene citata pesantemente nel videoclip del pezzo.
Valori aggiunti, però, si discosta dal brano anni '90 per una certa vitalità sottostante, che deve a sua volta combattere contro il nichilismo moderno: se per Dave Gahan le parole sono unnecessary, Giorgio Guarascio in Merce Funebre vuole comunicare solo coi gerundi ed esprime la grande gioia di essere vivi, contrapposta alla presenza dei poeti vivi che hanno aggettivi per gratificare i nuovi primitivi. Se da un lato sembra cedere alla superficialità dei suoi giorni (Voglio incidere solo dischi brutti/Così sarò sicuro di piacere a tutti), dall’altro Guarascio sembra non arrendersi: il video si chiude con la visita di Tutti Fenomeni a una presunta tomba di Giacomo Leopardi, con la promessa di andare a fare il mondo bello.
METABOLISMO
Money quote: “Siamo tutti creativi, siamo tutti timidi/Viscidi burattini si fingono senza fili”
Quando è partito questo brano, mentre le parole scorrevano e mi laceravano dentro, ho capito che stavo ascoltando qualcosa. Qualcosa di diverso. Tutta la speranza e l’ottimismo di Valori aggiunti? Via, buttati, dimenticati. Metabolismo è un’ammissione di impotenza, la realizzazione dell’insignificanza dell’esistenza umana e del suo passaggio sulla Terra. Parte di un metabolismo più grande, in cui siamo cellule innamorate di un mondo accidentale. Un brano riflessivo, cupo ma leggero, ricco di citazioni ma al tempo stesso un po’ canzonatorio, battiatesco nell’accezione più positiva del termine.
Curiosamente, in Marce Funebre sembrano anticipati alcuni dei tic del linguaggio poi sdoganati anni dopo nella lingua italiana: se in Valori aggiunti ci sono i demoni alla porta ripresi dalla Dark Polo Gang, qui troppi cuochi rovinano il brodo. Cosa staranno cucinando....
DIABOLIK
Money quote: “Mediocri governano la nostra estetica”
Il pezzo forse meglio riuscito di Merce Funebre, secondo me il più iconico. C’è tutto: romanticismo, nonsense, un sound riuscitissimo (tra Reykjavik e Diabolik ritorna prepotentemente l’elettronica), un titolo evocativo e versi memorabili. Diabolik è un brano che ricorda come l’uomo si sente triste quando è libero, triste nella prigione (si potrebbero aprire scenari interpretativi infiniti: parla di relazioni sentimentali? Lavoro? La scoperta della condizione di mortalità?), che la spazzatura assume immagini sempre più nitide (si torna alla critica della società moderna), che ricalca la metamorfosi kafkiana, assumendo in questo caso le sembianze di un piccione, probabilmente l’animale più squallido in cui ci si può tramutare. Torna, però, un ottimismo di fondo: tramonta il sole anche nel giorno peggiore.
Deludente, invece, la spiegazione di Guarascio dietro il verso sulle donne a cui non piace il calcio perché sono furbe: probabilmente lui stesso riesce a vivere questa passione in maniera monodimensionale (“Il problema non è tanto che vedo la Lazio, il problema è che dal venerdì al lunedì mi vedo tutte le partite” ha detto in un’intervista) senza esplorare la complessità del Gioco.
Proprio Diabolik, in questo senso, offre una chiave di lettura che ho sempre custodito con dolcezza: quel Ti amo solo dopo il novantunesimo mi ha sempre fatto pensare a Felipe Caicedo, centravanti di scorta di quella Lazio. Proprio in quella stagione, la disgraziata 2019/20 in cui i biancocelesti lottarono per lo Scudetto prima del crollo post-lockdown, l'ecuadoriano aveva risolto diverse partite proprio grazie a reti nei minuti di recupero, diventando eroe epico minore di una squadra che i tifosi laziali porteranno sempre nel cuore e che tutti gli altri ricorderanno sempre con stima. Ecco: per me amare dopo il novantunesimo ha sempre significato esserci quando l’amato più ne ha bisogno, supportarlo nei momenti di emergenza, togliergli le castagne dal fuoco. Come faceva Caicedo all’epoca di Merce Funebre.
[P.S.: quando, a dicembre 2021, è arrivato al cinema il Diabolik dei Manetti Bros., ho sperato dal profondo del cuore che questa canzone facesse parte della colonna sonora. Non è andata bene].
FILOSOFIA
Money quote: “L’unica filosofia che studi sono i milioni in banca di Jovanotti”
Il pezzo più cazzone e troll di Merce Funebre, ma non per questo privo di significato. Molto ricorsivo nella struttura delle strofe, quasi a sembrare una filastrocca. Un riascolto a posteriori verrebbe quasi da assimilarlo a tv off, contenuta nel nuovo album di Kendrick Lamar, per la critica all’omologazione sociale sottostante e l’ossessività con cui ripete i suoi refrain (it’s not enough e turn his TV off da un lato, l’unica filosofia che studi sono i milioni in banca di Jovanotti dall’altro). Interessante la strada che prende Guarascio nella critica alla pretenziosità culturale (anche questa parecchio rintracciabile in Kendrick): “Il mondo è pieno di cretini che mi stanno antipatici/Ce ne sono altri che se non fossero istruiti direbbero meno stupidaggini”. Un pezzo divertente che ogni tanto mi rimbalza in mente, così, senza motivo. Chissà come avrà reagito Cherubini quando avrà ascoltato quel verso.
TRAUERMARSCH
Money quote: “Carlo Magno era molto rock/Mentre Napoleone era più tipo un rapper/Anche Mozart ha fatto pop/Richard Feynman non ha fatto lettere”
Se Diabolik è il più iconico, Trauermarsch è senza dubbio il più ambizioso e sofisticato (assieme a Metabolismo) dell’intero album. Così come in altri pezzi di Merce Funebre, Guarascio pesca a piene mani dall’immaginario teutonico, a partire dal titolo, ribadito nel ritornello (sarcasticamente autocelebrativo: si torna alle radici trap di Tutti Fenomeni), nel quale cita Papa Benedetto XVI. Le strofe, invece, riciclano uno dei giochini preferiti di Millenials e Zoomer: calare personaggi del passato remoto in realtà odierne per creare un senso di spaesamento ironico. Notevoli anche la base (sulla quale ci sono passaggi di Mozart e Chopin) e il videoclip della canzone: nel finale è citata una delle più famose scene di Eyes Wide Shut (film che chiude la filmografia di Stanley Kubrick, così come questa canzone chiude Merce Funebre).
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.











