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Mourinho Turchia
, 14 Gennaio 2025

No, la Süper Lig non è truccata


Mourinho, da quando guida il Fenerbahçe, si è unito a una narrazione distorta del campionato turco.

Lo scorso giugno, Jose Mourinho diventa allenatore del Fenerbahçe Spor Kulubu, la principale squadra della parte asiatica di Istanbul, con sede a Kadıköy - l'antica Calcedonia - presso lo stadio Şükrü Saraçoğlu. Il suo arrivo sulle sponde del Bosforo ha segnato un momento cardine per il calcio e per i tifosi turchi in generale, non tanto e non solo per il profilo di Mou, ma per una gestione mediatica decisamente sopra le righe, che seguendo una retorica ormai consolidata, misura le ambizioni della sua squadra in opposizione a un avversario "imbattibile" come il Galatasaray.

Da diversi anni oramai - quantomeno dal 2018, anno di inizio della presidenza di Ali Koç al Fener - il Galatasaray è accusato dai rivali di ricevere favori arbitrali e di avere pesante influenza all'interno della Federazione, a discapito del Fenerbahçe e di tutte le altre società. Jose Mourinho, che è sempre stato una volpe della comunicazione, sta sapientemente cavalcando l’onda complottista sollevata dai media gialloblù e dai tifosi, ma soprattutto dalla nuova dirigenza del club, rappresentata da due tra gli uomini più ricchi e influenti del paesee.

Come accennato, dal 2018 il presidente è Ali Koç, rampollo della terza generazione della famiglia più ricca e importante di Turchia, che ha avviato un processo di modernizzazione della squadra, sia a livello sportivo che manageriale; il ruolo di vicepresidente, invece, è ricoperto da Acun Ilıcalı, ex giornalista sportivo arrivato a possedere un gran numero di emittenti televisive che trasmettono dagli USA alla Romania passando per Germania e Brasile.

Conosciuto in patria come Media Mogul, è certamente una delle voci più rilevanti nel paese, capace di muovere grandi masse di opinione e le cui emittenti, da ormai qualche anno, sostengono la narrazione sulle irregolarità del Galatasaray. Questa premessa è molto importante per sottolineare che Josè Mourinho, questa volta, può contare su solidi alleati nelle sue battaglie antisistema combattute a colpi di microfono e frasi ad effetto,

Come aveva già fatto in Italia (ricordate il gesto delle manette nella semifinale di Coppa Italia contro la Sampdoria?) Mourinho sta accusando sistema calcio tutto, spostando l'attenzione dai risultati - parzialmente deludenti - in campionato verso questioni extra campo.

In un momento dove il campionato turco sta acquisendo una certa popolarità anche all'estero (di sicuro anche grazie all'arrivo Mourinho e atri nomi "grossi") parlare di campionato truccato è però un’arma a doppio taglio, considerando poi che il Galatasaray di Okan Buruk sta viaggiando su ritmi mai visti in Turchia - al momento è a 50 punti in 18 partite, +11 dal Fenerbahçe secondo - e che, quest’anno, il livello si è complessivamente alzato e diverse squadre (in primis Göztepe, Eyüpspor e Samsunspor) stanno dimostrando di poter lottare per un posto in Europa.

Da Trabzon alla gara contro Hatay.

Dopo la vittoria 2-3 in casa del Trabzonspor dello scorso 5 novembre, arrivata all’ultimo respiro grazie a un gol di Amrabat, José Mourinho ha rilasciato una delle sue classiche dichiarazioni incendiarie: a causa di un rigore (effettivamente abbastanza chiari) non assegnato e due rigori (anch'essi abbastanza solari) fischiati a favore degli avversari, l'allenatore portoghese ha accusato non troppo velatamente la federazione turca di mandare appositamente arbitri inadeguati (effettivamente in Turchia si sta promuovendo una nuova classe arbitrale molto giovane) apposta per compiacere il Galatasaray.

Se questo non bastasse, Mou ha rincarato la dose, affermando che "il campionato turco non è visto da nessuno" e che per questo, per mostrare al mondo l'ingiustizia, avrebbe pubblicato il rigore incriminato nelle sue storie di Instagram, affinché tutto il mondo potesse vedere gli errori commessi dagli arbitri turchi.

Sempre contro il sistema, come quando era alla Roma e si ergeva da difensore del gruppo squadra e del tifo giallorosso. Una strategia comunicativa che a Istanbul ha trovato terreno più che fertile, in particolare per una squadra di grande tradizione che non vince il campionato da un decennio (l'ultimo trionfo risale al 2013/2014) e che spesso indica i rivali del Galatasaray come l’origine di tutti i mali.

Ovviamente, nessuno sta derubando nessuno e non c'è alcuna prova che i giallorossi di Galata stiano truccando il campionato ma, specialmente in un momento in cui il Galatasaray domina il campionato macinando record su record, questa narrazione aiuta a distogliere l’attenzione dai problemi ed esalta quanto di buono sta facendo il Fenerbahçe. Tuttavia, la retorica di Mourinho e della dirigenza, sembra che alla lunga stia stancando il pubblico.

I tifosi pare si stiano pian piano accorgendo che il Fener potrebbe comunque fare di più con a disposizione un organico di tutto rispetto, specialmente in Europa League, dove sono arrivate prestazioni poco soddisfacenti (2 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte in 6 partite) che stanno facendo rischiare un'eliminazione precoce mentre il Galatasaray è lanciato verso il passaggio diretto agli ottavi di finale.

L'ultimo tassello di questa vicenda è stato inserito la scorsa settimana, dopo la vittoria in casa per 2-1 contro l’Hatayspor. Nelle interviste post partita il tecnico portoghese, interrogato da un giornalista sulle cause di un distacco così pesante dalla prima in classifica, ha risposto dicendo che sarà molto difficile colmare il gap in campionato finché una squadra sarà molto più "tutelata" delle altre.

L'approccio bellicoso e vittimista di Mourinho non è certamente una novità in Turchia, ma sta contribuendo a inasprire gli animi e a spingere allenatori e dirigenti delle squadre più seguite a concentrarsi sempre più su arbitri e arbitraggi dopo ogni sconfitta, alimentando in un clima provinciale che non aiuta nessuno e soprattutto mette ulteriore pressione sui giovanissimi arbitri, che di sicuro hanno commesso errori plateali in questi primi mesi di Süper Lig, ma senza avvantaggiare qualche squadra in particolare, come dimostra, ad esempio, un gol convalidato al Trabzonspor in casa del Galatasaray, segnato dopo che il pallone era uscito di 80cm. L'atteggiamento vittimista e di contrapposizione quasi violenta nei confronti di arbitri e federazione, alla lunga, rischia di danneggiare tutto ciò che di buono è stato fatto per la crescita interna e internazionale del campionato turco.

Una narrazione condivisa

Come già detto, non è solo Mourinho né la dirigenza del Fenerbahçe a lamentarsi degli arbitraggi con questi toni. Ultimamente lo ha fatto molto anche la dirigenza del Trabzonspor, la cui società dovrebbe piuttosto chiedere scusa ai propri tifosi per una gestione raffazzonata, priva di una seria programmazione a medio-lungo termine, piena giocatori di valore ma priva di una guida tecnica adeguata; oggi sono allenati da Şenol Güneş, bandiera del Trabzonspor da giocatore ed ex CT della Turchia, ma ormai ultrasettantenne che non raggiunge risultati notevoli dai tempi dei due campionati vinti consecutivamente con il Beşiktaş tra 2015 e 2017.

Oggi il Trabzonspor è dodicesimo in classifica, a +6 dalla zona retrocessione e soprattutto a -14 dalla zona Europa League, pur avendo la quarta rosa del campionato per valore economico. Risultati difficilmente imputabili a una congiura arbitrale, come invece la dirigenza cerca di far passare al proprio pubblico.

Turchia Mourinho
Dati Transfermarkt

Sembra improbabile, dunque, che le vittime designate dal complotto federale siano proprio Fenerbahçe (che per altro ha perso solo due partite in campionato, entrambi i derby contro Galatasaray e Beşiktaş, senza aver subito errori arbitrali) e il Trabzonspor, che in questa stagione nonostante enormi investimenti che hanno portato al rinnovamento dell'80% della rosa, stanno compiendo un harakiri tecnico-tattico che sta minando le aspettative per questa stagione e, con tutta probabilità, anche per le successive, visti i mancati ritorni economici.

Una retorica dannosa

Grazie a una riforma già avviata, dalla prossima stagione il massimo campionato turco sarà portato da venti a diciotto squadre (attualmente sono diciannove) e le ingenti somme pagate da BeIn-Sport per i diritti televisivi (quasi 600 milioni di euro per l’esclusiva) permettendo ingressi ancora più ingenti e che sembrano poter crescere visto il successo di pubblico in Europa dell'est e Medio Oriente. Questo progetto, cui principale promotore era proprio Ali Koç, si basa sull'idea che in Turchia ci fossero troppe società professionistiche e che l'elevato numero di squadre diminuirebbe la competitività e la capacità di investimento economico dei club.

In questo momento, dunque, sia la nazionale guidata sapientemente da Vincenzo Montella e ricca di talenti come non accadeva da decenni, sia il la Süper Lig, capace di attrarre sempre più nomi di livello internazionale come Icardi, Immobile, Osihmen e lo stesso Mourinho, stanno iniziando a muovere i giusti passi per diventare moderni e competitivi, le continue proteste il costante richiamo ai brogli sono strategie controproducenti che ne minano la credibilità alla radice.

Non è questo il momento (se mai ce ne fosse stato uno), pertanto, di insistere con una comunicazione miope, buona solo per trarne un presunto vantaggio sull'immediato nascondendo la polvere sotto il tappeto, ma che rischia di danneggiare lo sviluppo del calcio turco nel suo complesso.


  • Roma, 1997
    Conoscitore del calcio, specialmente il calcio delle periferie d'Europa.
    Fondatore di Kulup Turkiye su Ig

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